D’accordo, mettiamo da parte le manovre di palazzo nostrane (e comunque il Partito Democratico, almeno come conta dei morti, a GRRM gli fa un baffo), e dedichiamoci al recap di And Now His Watch Is Ended, episodio quattro della terza stagione di Game of Thrones.

Cominciata un po’ con calma, la stagione ci ha regalato per la prima volta un momento davvero FUCK YEAH – e se tutto va come si intuisce dal promo, la prossima puntata non sarà da meno.

Ma andiamo con ordine.

A King’s Landing, tra un set stupendo e un paesaggio incantevole, è tutto un intricarsi di complotti. A farla da padrone, come sempre, Varys il ragno tessitore, ma comincia anche a farsi sentire il peso, ingombrante per i Lannister, della famiglia Tyrell, con l’energica Olenna e la smaliziata Margaery in testa. Due grandi nodi al centro delle macchinazioni della corte: Sansa Stark, erede presunta del Nord, e re Joffrey, o meglio, chi lo manipolerà al posto di sua madre Cersei.

Capitolo Sansa. Da una parte c’è il piano di Littlefinger di portarla con sé nella Valle, da sua zia Sarah Palin, piano che però viene spifferato a Varys da Ros. E, per la cronaca, HBO, Ros che mostra a Varys l’inventario della nave di Littlefinger e Varys che le risponde “I’m missing something obvious you’re about to point out?”. Varys non si perde per strada i dettagli. Mai. (Ah, e basta con ‘sta cosa del pirillo di Pod, per piacere.)

Comunque, Littlefinger va fermato perché il suo vero piano è quello di controllare (anche usando il suo pene) Sansa Stark, che è l’erede presunta del regno del Nord. E quale modo migliore di farlo se non promettendola a Loras Tyrell (e, grazie a dio, semplificando uno dei più inutili triangoli amorosi della storia della letteratura ever)?

Sansa, che ha il peggiore gay radar di sempre, è contenta fin quasi alle lacrime quando la futura regina (e neo amyketta) Margaery glielo comunica. Ma i Tyrell pensano davvero di fare i conti senza i Lannister? Poveri illusi…

Dall’altra parte c’è Joffrey, sempre più manipolato da Margaery e sempre più lontano da Cersei. Questa volta, la futura regina, durante una visita al tempio di Baelor (ambientazione davvero spettacolare, vedere per credere) riesce perfino a farlo salutare la plebaglia. Segue rabbia di Cersei, perché non sia mai che il suo amorino diventi lo 0.01% meno merdina di quello che è. E, da brava Lannister, non le resta che andare a lagnarsi da papà Tywin. Che, sorpresa sorpresa, si dimostra ancora una volta l’unico Lannister con una parvenza di cervello (e va bene, c’è anche Tyrion), e sostanzialmente le ricorda che se Margaery ha un influsso positivo su Joffrey, forse tanto male non è.

Ma basta con gli intrighi (come se non fossero l’unica ragione per cui seguo la serie), e spostiamoci nel reparto action. Questa, direi, è stata una puntata ben bilanciata.

Partendo da titolo, che ovviamente fa riferimento a un confratello dei Guardiani della Notte che non è più. Durante la sosta da Craster, infatti, le cose vanno storte. E Torchwood e Confratello-di-cui-non-ricordo-il-nome #15 fanno una carneficina. Samwell riesce a salvarsi, portando pure in salvo Cassie di Skins e il neonato, mentre il Lord Comandante Mormont viene ucciso. Ma per lo meno ha una morte badass.

Un po’ di delusione, invece, per l’epilogo della fuga di Theon e Barry, che si conclude come tutti sospettavamo con Barry che riporta Theon nella sua prigione e lo accusa di aver ucciso le guardie. Ma non prima che Theon si sia pianto un attimino addosso ricordando quanto si stava bene con vice-papà Ned Stark (in più, ora un potenziale alfiere degli Stark sa che Bran e Rickon non sono morti come tutti credono). Delusione per tre motivi. Il primo è che, l’ho detto, è stato un po’ scontato e in qualche modo anticlimatico (non conta che già lo sapessi, un climax è un climax). Secondo, perché Barry ancora ufficialmente non è uscito allo scoperto come Ramsay Snow – e quindi ho sempre l’ansia che tirino fuori un’altra Talisa. Terzo, direttamente collegato al precedente, non sono molto sicuro che book-Ramsay si sarebbe comportato così come ha fatto show-Barry. Per quel poco che l’ho visto in A Dance With Dragons, Ramsay mi è sembrato uno psicopatico totale, incapace di provare empatia. Barry invece è puccipuccioso. I prossimi episodi mi smentiranno? Speriamo di sì.

E poi abbiamo il clou. Ovvero DRACARYS, MOTHERFUCKER.

Con un colpo di genio che anche mio cugino di cinque anni avrebbe potuto escogitare, Daenerys scambia il drago con l’intera legione degli Unsullied e poi ordina agli schiavi, ora sotto il suo indiscusso comando, di massacrare i loro ex padroni. E per tutta la scena non ho avuto che due pensieri: 1) il budget per gli effetti speciali si è effettivamente incrementato; 2) le lance non sono l’arma ideale per il corpo a corpo. Ah, e anche DATE UN EMMY A EMILIA CLARKE, possibilmente nella categoria Best Overacting With Facial Expressions.

Inquadratura finale con uno shot che promette mari e monti e che, invece, si rivelerà fuffa. Giusto per concludere il post in maniera ciclica, con un velato rimando al PD.

Noterella di colore locale. Ho cominciato a seguire Defiance. Se cercate fantascienza talmente trash da sublimare nell’eccelso, beh, l’avete trovata.