Diciamo che indici un concorso. A tema generico “fantasy” perché vuoi che la gente partecipi, perché sei una realtà in crescita ma comunque non enorme da poterti permettere un contest a tema specifico. Diciamo che fai male i conti e sei letteralmente sommerso di racconti. Che devi valutare. Leggere e valutare, a essere precisi.

Ecco, questo è lo scenario ideale per la classifica: i 10 tipi di scrittore in cui non vorresti mai imbatterti quando giudichi un contest.

Tratto da una storia vera.

10) Quello che ha le potenzialità ma non si applica

Ti capita tra le mani questo racconto dalla trama potenzialmente originale, che però è scritto proprio da cani. Oppure quest’altro racconto che è chiaramente ispirato a una sessione di Dungeons & Dragons, eppure, se si gratta la superficie, si riesce a vedere del talento. Talento che, però, un giurato non può premiare. Un brutto racconto, per quanto pervaso da una vena di originalità o genialità, deve per forza essere scartato. E ti prudono le mani.

Quello che ha le potenzialità ma non si applica sta solo alla decima posizione perché, in tutta onestà, non si è macchiato di una colpa così terribile. Con un po’ di pratica e molta costanza è tranquillamente in grado di migliorarsi e far emergere quel talento che, nel racconto per il contest, si intravede e basta. Però, ecco, diciamo che quando ti capita tra le mani quel genere di racconto, un po’ l’autore ti viene da strangolarlo con i suoi stessi intestini.

9) Quello che ci deve infilare la scena di sesso

Non so se faccia rebbbel o che altro, ma alcuni autori che partecipano a contest, devono per forza inserire una scena di sesso nel proprio racconto. Ora, non prendetemi per un puritano se inserisco una tipologia di autori del genere in classifica. C’è però da dire che, il più delle volte, la scena in questione sarà superflua, messa lì così tanto per, oppure capita che l’amplesso abbia le sue motivazioni, ma sia lo stesso perfettamente evitabile.

Gente, in un racconto dovete dosare ciò che scrivete. E visto che il contest non è a tema erotico, in generale una scena di sesso è solo uno spreco di spazio.

8) Quello che “tanto ci pensa l’editor”

In teoria sarebbe la tipologia di scrittore peggiore, quello che ti invia un racconto pieno di errori, refusi, “d” euforiche, segni di interpunzione messi a cazzo, caporali fatti col maggiore e il minore. Ma il più delle volte quello che dice “tanto ci pensa l’editor” viene scartato al pronti via, quindi è solo una leggera perdita di tempo.

7) Quello che ricicla un racconto che ha scritto nel 1995

Ascolta, cicci, solo perché nel 1995 hai scritto “Dwight D. Eisenhower e la congiura dei criceti nazisti”, che nel tuo progetto originale doveva essere il primo racconto di un’antologia che rivedeva la storia dei presidenti degli Stati Uniti in chiave ucronico-zoofila – antologia che poi è morta sul nascere quando ti sei trovato bloccato nel bel mezzo di “Herbert Hoover e il sottomarino di Fu Manchu” e hai preferito dedicarti ad altro –, non significa che sei autorizzato a smerciare il tuo racconto per il mio contest. Anche se il tema è generico e un’ucronia retrofuturista magari potrebbe anche rientrarci.

Sarebbe carino che i racconti con cui si partecipa a un contest siano scritti proprio per il contest. Perché, a essere sinceri, la stragrande maggioranza delle volte si vede quando un racconto è scritto ad hoc e quando è un riciclo della preistoria.

6) Quello che scrive il racconto a scuola durante l’ora di trigonometria e poi te lo manda senza neanche rileggerlo

Tu, sì, proprio tu. Tu che scrivi il racconto durante l’ora di trigonometria e poi lo mandi senza neanche rileggerlo. Sappi che ti odio. Ti odio perché sei la somma di quello che recupera il racconto del 1995 e quello che “tanto ci pensa l’editor”, ma in più sei pure menefreghista quel tanto che basta per non prenderti nemmeno la briga di rileggere, perché “vediamo come va”.

Vedi di stare attento a scuola, piuttosto, che è meglio.

5) Quello che va fuori traccia

Non so voi altri, ma io le poche volte che partecipo a un concorso rileggo la traccia dieci miliardi di volte, ai limiti della paranoia. Perché l’ultima cosa che voglio è andare fuori traccia. So di non essere l’unico, ma mi duole ammettere che ho notato che i più se ne fregano. A loro basta leggere “tema fantasy”, et voilà, stanno già scrivendo un racconto. Poco importa che poi nel regolamento del concorso siano specificate delle limitazioni al tuo racconto. (O, anche peggio, quelli che, sì, se ne accorgono, ma le ignorano di proposito.)

In tutta onestà, mi dite perché io dovrei perdere tempo a leggere il vostro racconto quando voi non avete nemmeno letto per intero il bando?

4) Quello che scrive 300.000 battute (che avrebbero benissimo potuto essere 30.000)

Prima di tutto, non si sfora. Perché sul bando c’è scritto che il limite è un tot di battute e quindi quello deve essere. No, non si ammettono soglie di tolleranza. No, non si chiudono occhi. Perché se vuoi partecipare devi scrivere massimo X battute, se non ce la fai amen, nessuno ti punta una pistola alla testa.

In più, il più delle volte, chi scrive lungo, scrive troppo. Lo so per esperienza, perché IO sono uno che scrive lungo (e troppo). IO sono quello che ha avuto crisi mistiche quando gli è stato chiesto di scrivere un racconto sotto le 4000 battute. Però ricordate che un contest per racconti serve a testare la vostra capacità – indovina indovinello – nello scrivere racconti. Ora, scrivere racconti mica è facile, perché, al contrario dei romanzi, hanno una soglia massima di caratteri. Il che significa che l’autore deve essere in grado di condensare, chiedersi: “Il lettore deve proprio saperla tutta ‘sta roba?”. Il più delle volte la risposta è no, nel qual caso, non esitate a tagliare.

3) Quello che, nonostante tu gli abbia detto di non scrivere un fantasy pieno zeppo d’infodump, scrive un fantasy pieno zeppo d’infodump

E, sempre rimanendo in tema di cose che il lettore non muore dalla voglia di sapere, ecco che appare l’infodump.

Sul serio. L’infodump in un racconto.

Senti, genio, è un racconto. Devo trascorrere coi tuoi protagonisti sì e no dieci minuti. Non tararmi l’anima con la storia del mondo dall’alba dell’universo al giorno prima che il racconto prendesse il via, perché si tratterà immancabilmente di informazioni inutili.

2) Quello che proprio non sa scrivere

Partecipare ai contest è una palestra per uno che vuole fare lo scrittore. Perché hai molti limiti: una scadenza, un tema, un numero massimo di battute, magari anche alcuni elementi del plot prestabiliti.

Ora, se hai zero massa muscolare, non mi inizi a sollevare il bilanciere da 50kg. Perché sennò ti spezzi in due. Bisogna, piuttosto, partire per gradi.

Lo stesso dicasi di chi non ha ancora una buona conoscenza della grammatica, della sintassi e dei propri strumenti stilistici. In quel caso scrivi pure, ma non partecipare in alcun modo a una competizione. Prima di tutto perché fai perdere tempo a chi ti giudica. Ma poi c’è anche il fatto che non è un buon esercizio per te, perché a un concorso puoi o vincere o venire scartato. Non sai il perché. Piuttosto, fai leggere il racconto a un amico che ne sappia più di te, o postalo in uno dei millemila forum più o meno competenti di aspiranti scrittori.

Chi mi scrive “esteticamente era una bella ragazza” (citazione vera), non ha ancora i muscoli per affrontare un contest, c’è poco da girarci intorno.

1) Quello che, alla fine della fiera, scrive paranormal romance

Lo so, lo so che non sembra grave come tutto ciò che viene prima. Ma quello che, alla fine, scrive paranormal romance si piazza comunque in cima alla mia classifica.

Mettiamo subito in chiaro una cosa: il paranormal romance non mi piace. Non nego che esistano dei paranormal romance valevoli, ma il genere in sé non mi interessa. Eppure non è per un motivo di gusti personali che la mia posizione 1 è questa.

Tenete conto che, su cento racconti che arrivano per un contest a tema fantasy, in media ottanta sono paranormal romance. E sono tutti fottutamente uguali.

La questione, penso, sia che le autrici – inutile nascondersi dietro a un dito, si tratta sempre di scrittrici donne – scrivono influenzate da ciò che leggono. E ciò che leggono è molto spesso paranormal romance pubblicato dalla Fazi, dalla Piemme Freeway, o dalle altre centomila case editrici italiane che da anni sono alla ricerca di un clone di Twilight. Il che significa che tutti i racconti, scritti da persone influenzate dalle stesse letture (o dalle stesse serie tv, Supernatural nella fattispecie), presenteranno inevitabilmente delle similitudini. Non a livello di trama, ben inteso. Però ci sarà quasi sempre una protagonista donna, il più delle volte marysuesca, che incontra una seducente creatura soprannaturale, sempre maschio, sempre conscio del suo fascino, sempre arrogante.

Ed è qualcosa di problematico, perché mette in evidenza che il futuro della narrativa di genere italiana è tutt’altro che roseo – perché le autrici brave che partecipano ai concorsi con racconti paranormal romance ci sono, ma la loro vera bravura risiede nell’essere meno peggio della media generale, con forse una o due eccezioni. Ma non solo. Perché uno che indice un concorso, magari vuole fare un’antologia dei migliori racconti. Ed è costretto a scegliere se intitolarla “Antologia fantasy ma che all’80% è paranormal romance” oppure “Antologia fantasy che, per incorporare tutti i generi, è stata costretta a selezionare racconti bruttini solo perché non erano dei fottuti paranormal romance”.

Lo ripeto, a scanso di equivoci: a me personalmente il paranormal romance fa schifo, però non disprezzo a prescindere il genere, su un piano oggettivo. Disprezzo, invece, la monotonia che una sfilza di racconti paranormal romance tutti uguali, scritti da una sfilza di autrici che ha letto una sfilza di libri tutti uguali, immancabilmente mi suscita.