Ho saltato le recensioni degli ultimi due episodi di Game of Thrones perché non avrei avuto molto da dire. Perfino The Bear and the Maiden Fair, quello scritto da Giorgino Martin, quello che nel climax aveva una scena con un fottuto orso, ecco, è stato un po’ una palla. Del resto in Game of Thrones succede una cosa a stagione, e succede sempre nell’episodio nove. Quest’anno l’episodio nove si intitolava The Rains of Castamere e vedeva al suo interno il Red Wedding.

Ovvero la tristezza.

La mestizia.

Lo sconcerto.

Sogni frantumati.

Speranze andate infumo.

Il rumore di mille piccoli cuori schiacciati sotto il tacco di George R.R. Martin.

Per quanto io abbia letto i libri, per quanto io abbia detestato Catelyn, per quanto io sia stato infastidito dall’ingenuità di Robb, per quanto io fossi psicologicamente preparato al Red Wedding, ossia il matrimonio Dothraki meglio riuscito della storia, è finita lo stesso che al termine dell’episodio ero pervaso da una tristezza incommensurabile.

Che cosa succede mi sembra quasi superfluo raccontarlo. Ma lo faccio lo stesso.

Alle Torri Gemelle dei Frey, Robb e compagnia si presentano con la coda tra le gambe da Walder Frey per chiedergli in prestito l’esercito, che servirà per un attacco a sorpresa a Castel Granito, e per sigillare il matrimonio tra Edmure Tully e Roslin Frey, in riparazione all’affronto generato dalle nozze segrete di Robb e Talisa. Nel frattempo, Arya e Gregor Clegane sono anche loro in viaggio verso le Torri Gemelle. Finisce però che il matrimonio è tutta una trappola organizzata da Tywin Lannister (vi ricordate che ha passato metà stagione a scrivere lettere?), Walder Frey e Roose Bolton. Robb viene ucciso. Catelyn viene uccisa. Talisa viene uccisa. Muoiono tutti, nella miglior tradizione delle Cronache. Solo Arya si salva per un provvidenziale ritardo, e ora è di nuovo ostaggio di Clegane.

Intanto, nei territori del Dono, Jon per poco non incontra i fratelli. Bran, Rickon, i Reed, Osha e Hordor si sono infatti riparati in un mulino abbandonato, quando vedono avvicinarsi la compagnia di bruti di cui fanno parte Jon e Ygritte. Hordor, spaventato da un temporale, rischia di farli scoprire, ma Bran prende in mano la situazione e warga nel suo corpo, zittendolo. Intanto, la copertura di Jon è definitivamente smascherata, quando uccide Orell. Salvato dall’intervento di Bran, che entra nella mente del suo metalupo per combattere al fianco del fratello, Jon si affretta in direzione di Castle Black, per avvisare i Guardiani che Mance Ryder è alle porte. Jon lascia però dietro di sé Ygritte, che lo guarda allontanarsi con il cuore spezzato.

E l’altro cuore spezzato dell’episodio è quello di Jorah Mormont che, dopo aver espugnato Yunkai in una rischiosissima azione assieme a Obama e Daario Naharis, l’unica cosa che si sente domandare da Daenerys è “come sta il mio mercenario che in teoria dovrebbe avere i capelli blu e la barba tripartita e che grazie a iddio non li ha perché sennò sembrerebbe un idiota?”

Nel frattempo, Sam e Cassie arrivano alla barriera. Niente di rilevante per quanto riguarda quella storyline.

In generale l’episodio è stato molto buono, anche se non superlativo come lo era stato Blackwater l’anno scorso. Ora, immaginiamoci per un instante The Rains of Castamere con la stessa struttura narrativa di Blackwater: un semi-bottled episode ambientato per intero durante il Red Wedding, con solo Robb, Cat, Edmure, Brynden, Talisa, lord Frey e lord Bolton, con al massimo qualche divagazione al di fuori delle Torri per sapere quello che fanno Arya e Clegane. Sarebbe stato un crescendo di tensione, l’atmosfera si sarebbe fatta sempre più opprimente, e avrebbe raggiunto il culmine quando l’orchestra avrebbe suonato The Rains of Castamere e poi, da lì, al contrario di Blackwater, la spirale sarebbe stata in discesa. Le vicende di Bran e Jon non sono state noiose o prive di eventi, badate, ma hanno reso molto meno angosciante ciò che stava succedendo al matrimonio, perché hanno separato l’azione. Inoltre ci hanno privato, a differenza di quanto non era successo in Blackwater, di una caratteristica che accomuna un po’ tutte le serie HBO: i monologhi. In The Rains of Castamere non c’è una Cersei Lannister che racconta a Tommen una fiaba metaforica poco prima di avvelenarlo. Non c’è un Varys che parla dell’angoscia che gli generino le campane di King’s Landing. Non c’è un Tyrion Lannister che cerca di ispirare la folla prima della battaglia.

E magari D&D non ci hanno nemmeno provato a fare di The Rains of Castamere un Blackwater 2, un po’ perché avrebbero rischiato di ripetersi, un po’ perché, ammettiamolo, gli Stark non sono interessanti come i Lannister e la corte di King’s Landing.

Come sempre in questa terza stagione che, nonostante un budget triplicato, sta vivendo un po’ di rendita, ci sono stati alti e bassi. Promosso il massacro finale, ma non gli ultimissimi secondi, quelli in cui Catelyn, ferita e ormai distrutta dalla morte di quello che crede sia l’ultimo figlio che le rimane, uccide la moglie di Frey e poi viene a sua volta sgozzato. Il ritmo dell’azione è stato strano, poco coordinato, a mio avviso. Prima Catelyn taglia velocemente la gola alla moglie di Frey, quasi con freddezza, mentre avrebbe dovuto metterci più rabbia, più disperazione, avrebbe dovuto esserci più sangue. Poi ci sono tre secondi in cui non succede niente, e sembra quasi che il video si sia incantato, e alla fine arriva un Frey e le taglia la gola stile “oh, ci eravamo dimenticati che ci fosse anche questa”. Non lo so, mi è sembrato un tempismo imbarazzante.

D’altra parte, e va sottolineato, l’episodio ha avuto i suoi momenti anche al di fuori del Red Wedding, come ad esempio la separazione tra Bran, che proseguirà oltre la Barriera assieme a Hordor e i Reed, e Rickon, che raggiungerà gli Umber (non Skagos come nei libri) assieme a Osha. I’m coming with you. I’m your brother, I have to protect you. Solo io ho il presentimento che in A Dream of Spring Rickon farà la sua (ri)comparsa trasformato in guerriero badass con doppia ascia a cavallo di un unicorno e salverà il culo a tutti dominando Westeros?

In ogni caso, questo è quanto. La serie ha raggiunto il suo punto più alto di shock e sconcerto. In futuro ci saranno ancora momenti memorabili (me ne vengono in mente una manciata) ma niente di questa portata, anche considerando che Feast e Dance sono più o meno un riempitivo che serviva a sciogliere il nodo di Mereen. L’attesa è per The Winds of Winter, che secondo me esce a maggio 2014. Lo so perché sono un Greenseer.