E, niente, un giorno ti svegli e ti ricordi che ti sei scordato di recensire il nuovo romanzo di Joe Hill.

Sarà che, ora come ora, sto leggendo due libri uno più orrendo dell’altro (e Tarenzi l’ho messo un po’ in pausa non perché non mi piaccia, ma perché sono in un momento della mia vita in cui trovo insopportabile leggere romanzi cartacei – specialmente quando l’editore è così idiota da mettere l’ebook a 12€… vero Salani?), ma tornare di nuovo a pensare a NOS4A2 mi ha messo addosso una certa malinconia.

Ma lasciamo perdere e concentriamoci sulla reccy, che è meglio.

La scheda del libro

NOS4A2 di Joe Hill
Pubblicato in USA dalla William Morrow & Co., inedito in Italia
Anno 2013
692 pagine
Prezzo di copertina 17.33$
Prezzo ebook 13.59$
Il libro su Amazon (sia cartaceo che digitale)

Che cosa succede

Victoria McQueen, detta Vic o The Brat, non vive nella famiglia del Mulino Bianco. Sua madre è un’ossessa passivo-aggressiva con la quale è impossibile stare più di due minuti e suo padre ha un basso livello di sopportazione e la bottiglia e la manata facili. Nonostante il contesto famigliare in cui vive non sia dei migliori, Victoria è riuscita a sviluppare un particolare talento, quello di ritrovare le cose. E non si tratta di lavoro di investigazione, come in apparenza potrebbe sembrare. Victoria McQueen sale sulla sua bicicletta, attraversa un ponte (un ponte che, a dirla tutta, è crollato quando lei era bambina) e finisce nel posto esatto in cui si trova a cosa o la persona che sta cercando.

Vic è una delle pochissime persone allo stesso tempo benedette e maledette dalla particolare abilità di manipolare la propria creatività, il proprio inscape, per influenzare il mondo reale.

Un’altra delle persone con la stessa abilità di Vic è Charlie Manx, che è un serial killer. A bordo della sua Rolls Royce Wraith del 1938 targata NOS4A2, Manx rapisce bambini figli di genitori che reputa “inadeguati” e li porta in un suo inscape, il parco divertimenti a tema natalizio Christmasland, per risucchiare le loro energie vitali.

Il giorno in cui le strade di Vic e Manx si incrociano, tuttavia, è Vic ad avere la meglio, e Manx viene arrestato. Ma la storia non si conclude qui, perché, anni dopo, Charlie Manx riesce a fuggire e rapisce il figlio dell’unica persona che sia mai riuscito a sfuggirgli. Victoria si trova così coinvolta in una lotta contro il tempo per salvare suo figlio prima che Manx lo porti per sempre a Christmasland.

Che cosa ne penso

Partiamo dall’elephant in the room. Sì, NOS4A2 è scritto dal figlio di Stephen King e, sì, si vede l’influenza del padre. Ma penso anche che Stephen King avrebbe scritto NOS4A2 in maniera del tutto differente, cambiando personaggi, situazioni – e soprattutto allungandolo di duecento/trecento pagine – e ciò rende il libro così com’è molto più alla Joe Hill che alla Stephen King.

Insomma, Joe Hill è uno scrittore che ha indubbiamente dei debiti nei confronti del padre, ma possiede anche una dignità individuale, e perciò penso non sia giusto valutarlo alla luce (o all’ombra) di un genitore ingombrante come Stephen King. Ma King non è l’unica ispirazione che ho notato. Ad esempio c’è una citazione di una frase di Hemingway (She went to the river. The river was there.) – che però era citata da Stephen King in On Writing, quindi magari non vale.

Comunque sia, prendendo Joe Hill e togliendo Stephen King dall’equazione, che cosa ne penso di NOS4A2?

Che è il miglior lavoro di Joe Hill fino a ora. Sebbene non parta da una premessa intrigante come quella di Horns (La vendetta del diavolo in italiano), ossia “a tizio un giorno spuntano delle corna invisibili che tirano fuori il peggio della gente che gli si avvicina”, il modo in cui questa premessa viene concretizzata in una storia è molto più soddisfacente dello sviluppo di Horns.

I protagonisti sono senz’altro un punto di forza del romanzo. Dove magari Victoria McQueen non rimane più di tanto impressa – e non la definirei di sicuro una protagonista memorabile – è il cast dei coprimari a lasciare il segno. Uno su tutti Lou Carmody, ex compagno di Victoria e padre di loro figlio. Lou è il tipico bravo ragazzo dal cure d’oro, non è né bello né fascinoso come i protagonisti dei romanzi rosa, che tuttavia riesce a vincere il cuore di Victoria (sapete, come succede nella vita reale), e sfido chiunque a non restare in ansia per lui durante tutto il climax finale.

E poi, ovviamente, Charlie Manx.

Dalle biografie su internet leggo che Joe Hill ha dei figli, forse proprio dell’età del figlio di Vic. E non mi stupirei affatto se Charlie Manx fosse la personificazione di tutte le paure che un genitore ha quando alleva i propri figli. Preso da solo, Manx, con tutta la sua viscidezza bilanciata però da un gran fascino, è uno dei villain più inquietanti che abbia letto negli ultimi tempi. Ma si può leggere in lui anche una rappresentazione dell’orrore niente affatto soprannaturale che deve essere l’esperienza di perdere un figlio, o crescere un figlio con la prospettiva che un giorno si perda.

Per cui NOS4A2 ha dei grandi pregi che lo rendono senza dubbio una buona lettura. Per controbilanciare, che sennò poi dite che mi sono rammollito, c’è però un singolo aspetto che mi ha non dico infastidito ma quantomeno fatto scuotere il capo. Ovvero, Joe Hill ricorre troppo spesso al Manovratore (che è un personaggio di Inception, quello interpretato da Joseph Gordon-Levitt). Il Manovratore è una figura retorica che mi sono inventato adesso, e su cui andrò quanto prima a reclamare la proprietà intellettuale, che indica quel personaggio – come appunto JGL in Inception – il cui unico scopo ai fini della trama è fare il punto della situazione e aiutare il protagonista fornendogli nuove informazioni. Questo accade, in NOS4A2, ben due volte con la bibliotecaria balbuziente, la prima quando Vic è ragazzina, la seconda dopo il rapimento di suo figlio. Posso capire che il suo intervento faciliti lo scorrere della trama, ma per certi versi l’uso di personaggi del genere è un po’ uno stratagemma facilotto per il quale non ho molta simpatia, in tutta onestà.

In conclusione

NOS4A2 dimostra come Joe Hill stia maturando come autore. Il romanzo trova la sua forza non tanto in una premessa intrigante, come il suo predecessore, ma nello svolgimento della stessa, dimostrando che si può creare una bella storia anche partendo da qualcosa di semplice.

Joe Hill è riuscito a creare dei buoni personaggi, specialmente nel cast dei coprimari. Sono eroi vecchio stile – in un genere in cui spesso gli antieroi spadroneggiano – per i quali non è possibile non tifare. Contrapposto a essi c’è un antagonista memorabile come Charlie Manx, che è sia un ottimo antagonista preso da solo, sia come rappresentazione delle ansie che i genitori hanno nei confronti dei figli.

Il romanzo riflette anche sul ruolo dell’immaginazione, e forse non lo sapete, ma è da sempre uno dei miei temi preferiti. Non a caso due libri che adoro sono La stori infinita e La storia di Lisey, due “storie” che parlano entrambi del potere che l’immaginazione ha nel definire noi stessi e la nostra realtà.

Voto finale