Lo so che avevo detto che per un po’ avrei trascurato il blog causa trasloco, ma siccome quelle teste di minchia dell’Enel non sono in grado di fare il proprio lavoro, beccatevi una nuova recensione.

Sono tanti i cosiddetti grandi autori – sia prettamente fantasy che non – che ho letto eppure non ho mai recensito sul blog. Tolkien, ad esempio, o Ursula K. Le Guin, o Isaac Asimov. Il motivo è presto detto: quando si prende un romanzo che è un caposaldo della letteratura non solo di genere come Il signore degli anelli, c’è poco da scrivere a corredo di una recensione. O meglio, di roba da scrivere ce ne sarebbe, ma si tratterebbe di ripetere a pappagallo critiche che altri hanno già fatto meglio di me.

Anche Terry Pratchett, pur non avendo lo stesso peso letterario di Tolkien, è considerato un grande nome del fantasy. E ciò è piuttosto interessante, perché Pratchett scrive fantasy comico. Di solito la vita di chi scrive comedy è dura, perché la critica letteraria adora il dramma, la seriosità, la mestizia, la critica alla società contemporanea (possibilmente passivo-aggressiva), mentre la commedia è così frivola che non può che meritare poco più di una scrollatina di spalle. Eppure Pratchett è autore di una serie composta da quaranta e più romanzi ambientati nell’universo del Mondo Disco, tutti quanti pervasi da un’indiscutibile vena umoristica. E non umorismo qualsiasi, umorismo inglese, il più inesplicabile di tutti gli umorismi.

Ora, dovreste sapere per correttezza che Guida galattica per gli autostoppisti di Douglas Adams è uno dei miei romanzi preferiti di sempre. Uno di quelli che dovevo limitare le mie reazioni quando lo leggevo sui mezzi pubblici per non sembrare un idiota che scoppia a ridere da solo. Con Pratchett ci ho provato, ma non mi ha mai fatto lo stesso effetto. Il colore della magia e Tartarughe divine (il primo romanzo della serie e quello considerato il migliore dalla critica) mi hanno lasciato molto indifferente. Ma poi ho realizzato che forse il mio problema non era con Pratchett – andiamo, Pratchett piace a tutti, deve piacere per forza anche a me! – ma con la traduzione italiana dei due libri. Così ho preso uno dei libri non ancora tradotti in Italia, Going Postal, per vedere che effetto mi faceva Pratchett senza la barriera della traduzione.

Meglio? Peggio? Eh, in realtà… così così.

La scheda del libro

Going Postal di Terry Pratchett
Pubblicato da Doubleday
Inedito in Italia
Anno 2004
394 pagine
Prezzo ebook 4.38€
Il libro su Amazon (sia cartaceo che digitale)

Che cosa succede

Going Postal introduce un nuovo protagonista nella folta schiera di sottocicli che compongono la serie del Mondo Disco. Moist Von Lipwig (pronunciato con la V) è un truffatore incallito che, all’inizio del romanzo, si trova in procinto di essere impiccato per i crimini commessi. Moist viene “graziato” all’ultimo secondo e in maniera alquanto rocambolesca da lord Vetinari, il tiranno di Ankh-Morpork, che gli propone una scelta: Moist Von Lipwig potrà vivere e diventare il nuovo direttore dell’ufficio postale di Ankh-Morpork oppure uscire dallo studio di Vetinari attraverso una porta che dà su un abisso senza fondo.

L’ufficio postale di Ankh-Morpork, soppiantato dalla più moderna tecnologia dei clacks (una sorta di telegrafo composto da linee di torri che comunicano tra loro con un sistema di luci a semaforo), è letteralmente invaso da centinaia di anni di corrispondenza non recapitata, e l’unico aiuto su cui Moist può contare è la sua squadra composta da Groat, un postino anzianissimo che tuttavia non è mai stato promosso a senior, Stanley, un ragazzo autistico con la passione ossessivo compulsiva per gli spilli, e Mr. Pump, un golem incaricato da Vetinari di sorvegliare Moist e impedirgli la fuga.

A mettere i bastoni tra le ruote al nostro improbabile eroe è il suo principale competitor, Reacher Gilt, proprietario del sistema dei clacks e detentore del monopolio della comunicazione. All’inizio scettico riguardo all’eventualità di un successo di Moits, Gilt è costretto a ricredersi e a ingaggiare con il nuovo direttore generale delle poste una sfida dalla posta in gioco sempre più alta.

Che cosa ne penso

Ci sono tre tipi di British humor: quello che mi fa ridere, quello che non mi fa ridere e i Monty Python. Quello che mi fa ridere è in gran parte composto da Douglas Adams, The IT Crowd, John Oliver e Ricky Gervais. Quello che non mi fa ridere è Mr. Bean. E i Monty Python sono semplicemente troppo WTF per rientrare in alcuna categoria.

Terry Pratchett a me non fa ridere. Solo un sorriso qualche volta, ogni 200 pagine, quando, guardacaso, parodizza i cliché del fantasy (in Going Postal è presente uno dei miei preferiti: il vistoso mantello nero indossato dall’eroe per passare inosservato tra la folla). Lo stile è brioso, certo, e la lettura in lingua originale rende ancora meglio, ma alla fin fine di davvero divertente c’è poco.

Ad esempio i giochi di parole. Che io odio a morte. Ecco, Moist ha un nome brutto (con una traduzione un po’ a doppio senso), e ogni volta che si presenta viene posto l’accento su di questo. Tranne per il fatto che non è veramente divertente. È solo un gioco di parole alla Checco Zalone (che è l’anello di congiunzione tra il comico di Colorado Café e la merda), come il 90% dei nomi in questo romanzo e nel resto della saga.

Ma forse non fa ridere perché, in fondo, Going Postal non è un romanzo il cui scopo è quello di far ridere a crepapelle. Scritto nel 2004, quando le fondamenta della finanza internazionale cominciavano a scricchiolare, Going Postal è più che altro una parabola idealizzata sui vizi del capitalismo (incarnati da Reacher Gilt) e sulla redenzione (di Moist Von Lipwig). Moist è infatti convinto di essere un criminale galantuomo, un truffatore i cui reati non causano vittime. Quando però Mr. Pump gli fa notare che, a causa indiretta delle sue azioni 22,8 persone sono effettivamente morte, perché private dei loro possedimenti, Moist comincia a comprendere i suoi errori e comincia il suo cammino di redenzione, che passa per l’ufficio postale e i clacks di Gilt.

Per cui, sì, si tratta di un libro in cui la tanto temibile CRITICA SOCIAAAAALEH è predominante. Eppure è anche inserita con armonia all’interno della storia. Se un mese fa davo una stellina a I vivi i morti e gli altri di Claudio Vergnani, lamentandomi di come la storia esistesse solo come pretesto per dare al suo autore campo libero per infilarci di forza in gola la sua visione del mondo, lo stesso non si può dire di Going Postal. Qui la critica sociale va intuita – ed è possibile coglierla se si vuole leggere il romanzo con attenzione, e solo in quel caso, perché Pratchett non diventa mai un telepredicatore che ferma la storia per somministrarti la pappetta a base di pipponi moralisti. Se non si vuole leggere il romanzo con attenzione (perché può capitare), c’è comunque una storia al di là della morale. La morale non è lo scopo unico per cui Going Postal esiste, in sostanza.

Si tratta di una egregia applicazione di quella che ho deciso di chiamare la regola di China Miéville. Che è sostanzialmente:

I don’t think I’m patronizing or condescending to readers or trying to convince them of a particular political line. I’m trying to say I’ve invented this world that I think is really cool and I have these really big stories to tell in it and one of the ways that I find to make that interesting is to think about it politically. If you want to do that to, that’s fantastic. But if not, isn’t this a cool monster?

(Siriusli, China Miéville è un grande)

In conclusione

Resto della mia idea, trovo Pratchett tutto sommato un autore sopravvalutato e non capisco l’appeal del Mondo Disco. Ma a un livello di analisi più oggettivo, Going Postal, se si tralascia lo humor di bassa lega, resta pur sempre un romanzo brioso, con una serie di personaggi simpatici e interessanti e che consente (a chi vuole, e non con l’ingerenza e la supponenza tipici dell’autore medio italiano) di riflettere un attimo su temi anche di una certa importanza, come il capitalismo snaturato che ha condotto il mondo alla crisi economica globale e la capacità dell’uomo di redimersi e riparare ai propri errori.

Voto finale

Notarella conclusiva Di Going Postal c’è anche un adattamento televisivo prodotto da Sky. Gli effetti speciali sono un po’ campy, Moist e Stanley sono più vecchi di quanto non fossero nel libro, e Mr. Pump è un uomo in tuta di lattice, ma ci sono David Suchet nel ruolo di Reacher Gilt e Charles Dance nel ruolo di Vetinari. Quindi dateci un’occhiata.