La quasi totalità delle volte che, su questo blog, mi trovo a recensire l’opera di un autore italiano, si tratta di romanzi che in qualsiasi altro mercato editoriale del mondo sarebbero stati spernacchiati e tassativamente non pubblicati, vedasi il più recente exploit di Il sogno della bella addormentata di Luca Centi. Quei libri, insomma, che affronti partendo dal presupposto che siano fantatrash, e che non valgano la carta su cui sono stampati.

Per cui parliamo di autori meritevoli. A inizio anno mi ero segnato tre nuove uscite, scritte da altrettanti autori affermati, che non potevo assolutamente perdermi. La prima era I vivi, i morti e gli altri del veterano Claudio Vergnani, che si è rivelato un cumulo di fuffa con paternali e pipponi metafisici a ogni pagina. Il secondo era il tanto ritardato (doveva uscire nel 2012) L’età sottile di Francesco Dimitri, che ancora non ho letto. Il terzo, infine, è il qui presente Godbreaker di Luca Tarenzi.

Ricorderete Luca Tarenzi come l’autore del romanzo breve, ben recensito su queste pagine, Il sentiero di legno e sangue, una storia weird ispirata alla favola di Pinocchio. Ma Luca Tarenzi è soprattutto un autore di urban fantasy, un genere che, in Italia, è troppo spesso associato al paranormal romance e ad altre bimbominkiosità. Tarenzi sembra tuttavia essere l’eccezione, e Godbreaker ne è una conferma.

La scheda del libro

Godbreaker di Luca Tarenzi
Pubblicato da Salani
Anno 2013
477 pagine
Prezzo 15.90€
Il libro su Amazon (dove non figura l’edizone digitale, che trovate su Ibs a un prezzo che vi provocherà risate isteriche e facepalm incontrollabile)

Che cosa succede

La notte di capodanno, l’antico e potente dio Liàthan riceve la visita di un ragazzo. Il ragazzo lo sfida a tagliargli la testa con una spada e, in cambio, l’anno successivo il ragazzo si ripresenterà e sarà lui a tagliare la testa a Liàthan. Liàthan accetta la sfida, taglia la testa al ragazzo ma questo non muore, e allora Liàthan capisce che nel ragazzo scorre sangue divino e che la sfida che ha appena raccolto avrà conseguenze molto più serie di quelle che aveva immaginato.

Nel corso del romanzo, assistiamo a questa partita a scacchi tra Liàthan ed Edwin, il ragazzo, che si scopre essere il figlio semidivino di Liàthan e una donna mortale. Da una parte Liàthan si vede duramente colpito sul piano finanziario, e vede la sua reputazione crollare su sé stessa, mentre cerca disperatamente di fermare suo figlio; dall’altra, vediamo cosa Edwin è disposto a mettere in gioco per avere la sua vendetta.

E, mano a mano che la notte di capodanno si avvicina, non sono solo Liàthan ed Edwin a essere coinvolti in questa sfida, ma anche i molti dèi che popolano le città europee (Milano, Londra e Amsterdam in testa), e il destino stesso del genere umano.

Che cosa ne penso

Potrei premettere questa recensione dicendo che Godbreaker è il miglior romanzo fantasy italiano che abbia letto quest’anno, ma non vorrebbe dire granché – non per colpa di Tarenzi, ma a causa dell’infima qualità del fantasy italiano. Per cui dirò che Godbreaker è scritto nel modo in cui è lecito aspettarsi dall’autore di Il sentiero di legno e sangue, cioè bene. Tarenzi scrive bene, via. Non avrebbe la reputazione che ha se ciò non fosse.

Ciò detto, Godbreaker non è perfetto.

Da una parte, ho molto apprezzato l’atmosfera di un’Europa magica in cui il mondo degli uomini e quello degli dèi convivono, si intersecano e si influenzano. L’ambientazione e la commistione di riferimenti ad antichi culti pagani, divinità celtiche, precristiane, ma anche più moderne e addirittura lovecraftiane, è davvero il punto di forza del romanzo. Tarnzi ha la singolare abilità di dare vita al mondo fantastico delle sue divinità immaginarie, mischiandole anche alla modernità, come a dire che nemmeno gli dèi sono immuni al – e succubi del – progresso.

Dove il romanzo perde punti, è nello svolgimento della storia principale, e in particolare nel suo terzo atto. Che ora mi accingo più o meno a spoilerare. Ma poco, eh.

Godbreaker parte come la più classica delle storie di vendetta. Abbiamo in un angolo del ring il dio Liàthan, l’incarnazione del vizio e dell’arroganza. Sebbene appaia umano nel suo modo di comportarsi, non è comunque un personaggio che si può definire eroico. All’inizio della storia, ero personalmente convinto che Liàthan fosse l’antagonista, il cattivo. Per cui l’eroe doveva essere Edwin, il figlio semidivino, abbandonato e torturato da un dio crudele che indossava l’uniforme di un gerarca nazista. Ma poi, mano a mano che si prosegue nella lettura, l’immagine che dalla storia emerge di Edwin fa un po’ a pugni con quella tipica dell’eroe. Qual è la grande motivazione da cui è scaturito un piano di vendetta per il quale sono stati necessari cinquant’anni di preparativi? In breve, fuffa. E non fuffa perché l’autore non è stato in grado di inventarsi qualcosa di meglio, tutt’altro. Che se ci si fa caso è un’idea brillante. Non so se vi ricordate, ma quando recensivo Before They Are Hanged Best Served Cold (altra revenge tale, questa volta a opera di Joe Abercrombie) lamentavo il fatto che Monza non fosse una protagonista abbastanza gradevole per invogliare il lettore a seguirla nel corso della sua (legittima) vendetta. Con Godbreaker la situazione è capovolta: Edwin non è un personaggio arrogante o antipatico come potrebbe essere Liàthan, ma ciò nonostante, le sue motivazioni per volersi vendicare del padre sono futili. Il che lo fa apparire non solo meno eroico, ma anche e soprattutto simile al genitore. E porta anche noi lettori a domandarci: “E ora per chi dovremmo tifare? Per il dio arrogante e superficiale o per il semidio arrogante e superficiale?”.

Si tratta di uno sconvolgimento mica da ridere del canovaccio standardizzato di una storia di vendetta.

Il problema è che, a un certo punto, Tarenzi decide di introdurre e puntare i riflettori su un nuovo antagonista, il Dio Fungo (Best. Bestemmia. Ever.), che viene liberato da Edwin per inseguire la sua vendetta personale e ora minaccia di distruggere l’umanità. È a quel punto che Edwin e Liàthan devono mettere da parte le loro differenze e salvare il mondo. E così succede. Ed è banale.

Non perché sia una conclusione noiosa o a tarallucci e vino. Si tratta di un terzo atto più che discreto, ma che non è niente in confronto a quello che il romanzo avrebbe potuto essere se Tarenzi avesse continuato sui binari di Edwin vs. Liàthan.

In conclusione

Godbreaker ha tutto quello che si può desiderare in un romanzo urban fantasy. C’è una ammirevole commistione di modernità e leggenda, con mitologie che affondano le radici in diverse culture (dalla cultura celtica alla cultura pop), che contribuisce a creare un’atmosfera vivida e interessante. Abbiamo anche una storia di stampo classico, ma che nasconde l’abilità dell’autore nel caratterizzare personaggi al di là dello stereotipo. Una storia che avrebbe potuto però osare di più, anziché rifugiarsi nella zona di conforto del “il protagonista e l’antagonista devono unire le loro forze per salvare il mondo”.

Voto finale