Lo so come vi sentite riguardo i manuali. Per alcuni sono estremamente importanti, per altri, invece, sono superflui. Per me l’unico manuale che va seguito alla lettera è la grammatica della lingua italiana (tranne dove dice che a sé stesso non va l’accento). Esistono comunque una serie di regole implicite, quando si scrive, che ogni scrittore dovrebbe sempre tenere presenti.

Ciò detto, non sono uno che legge manuali su manuali. Un manuale non ti aiuta a diventare scrittore, perché la conoscenza delle regole non sostituisce talento e creatività.

C’è tuttavia qualcosa di interessante nei manuali di scrittura curati da autori famosi. On Writing di Stephen King, ad esempio, è interessante perché contiene più autobiografia che consigli di scrittura. Ma, più di tutto, un manuale scritto da un autore famoso permette a chi lo legge di “spiare” all’interno della sua testa. On Writing mostra il modo in cui Stephen King si rapporta alle sue storie e all’atto dello scrivere, che è qualcosa di più significativo di un elenco puntato di cose da fare e da non fare quando si scrive un romanzo.

Ho recentemente letto Writing Fantasy & Science Fiction di Lisa Tuttle e ci ho trovato alcuni consigli, che condivido, su come scrivere meglio (molte cose sono già sapute e risapute, a dire il vero), e una serie di spunti per rapportarsi al mondo degli editori, degli agenti, degli editor, e dei colleghi scrittori in generale. Anziché fare una recensione del manuale, che mi sembra una cosa un po’ superflua, perché è la personale interpretazione della professione di Lisa Tuttle, non la fottuta Sacra Bibbia (cit.), ho isolato i consigli migliori nel testo e li ho infilati in una comoda lista numerata.

Eccoli a voi, presentati nell’ordine in cui compaiono nel manuale.

  1. Leggere il genere che si vuole scrivere. E non solo i classici, anche e soprattutto le ultime uscite.
  2. Non aspettarsi grandi ricompense economiche.
  3. Non è generalmente una buona pratica mischiare in una storia fantasy e fantascienza.
  4. Se il genere del tuo libro non rientra nel catalogo di nessun editore, non sbatterci la testa e aspetta, che tanto i trend letterari cambiano ogni dieci minuti.
  5. La lunghezza mediamente accettata dal mercato editoriale per un romanzo fantascientifico va dalle 60.000 alle 150.000 parole. Per un romanzo fantasy si va dalle 100.000 alle 300.000.
  6. Ciò detto, agli editori non piace pubblicare libri di mille pagine, a meno che non siano “l’ultimo romanzo di…”.
  7. Ogni romanzo di una serie deve essere una lettura soddisfacente in sé. Non è necessario che sia autoconclusivo, ma non deve nemmeno sembrare monco.
  8. Il sequel non deve dare per scontato ciò che è successo prima, e deve essere approcciabile anche da nuovi lettori.
  9. Non c’è niente di male a usare un archetipo di tanto in tanto.
  10. Parti dal personale. Scrivi ciò che per te è importante e non ciò che “dovresti” scrivere.
  11. Il fantasy/sci-fi di successo è famigliare a sufficienza dal non deludere le aspettative del pubblico, e innovativo a sufficienza da risultare sorprendente.
  12. Annotare idee, curiosità, citazioni può essere utile per trovare spunti da cui far nascere una storia.
  13. Leggi di tutto, anche al di fuori dal genere che scrivi, anche non fiction, inclusi articoli di giornali e di riviste.
  14. Scrivi tutti i giorni.
  15. È utile avere sempre un work in progress.
  16. Scrivi anche delle schifezze, per esercitarti.
  17. Un’idea brillante non sostituisce uno stile scadente o una trama debole.
  18. Non c’è bisogno di spiegare perché l’ambientazione di una storia è strutturata in un certo modo, fintanto che è credibile.
  19. Fare ricerca prima di scrivere ha il beneficio di arricchire le idee che già si hanno e di crearne di nuove.
  20. Non è consigliabile includere mappe, appendici e glossari quando si invia il manoscritto a un agente o editore.
  21. L’autore deve conoscere nel dettaglio il mondo in cui è ambientata la sua storia, il lettore non per forza.
  22. La descrizione va integrata nell’azione.
  23. Pochi vividi dettagli a volte sono meglio di lunghe ed elaborate descrizioni.
  24. Con POV a focalizzazione interna, inserire dettagli sull’ambientazione senza fornirne una spiegazione può risultare affascinante.
  25. A volte, raccontare è meglio di mostrare.
  26. È necessaria almeno un po’ di pianificazione prima di mettersi a scrivere.
  27. L’attenzione del lettore va catturata dalla prima pagina, e a volte un sussurro è più efficace di un grido.
  28. Le complicazioni della trama dovrebbero risultare dalle azioni dei personaggi, non da coincidenze.
  29. L’onestà con il lettore prima di tutto, anche nel plot. Un elemento importante per la storia deve essere consistente con l’ambientazione, non saltare fuori dal niente.
  30. Evitare come la pesta un plot che si complica perché il protagonista agisce da idiota.
  31. Il tema di una storia deriva dalla storia stessa, non viceversa.
  32. Il lieto fine piace sia al pubblico che agli editori.
  33. Evitare, se possibile, la risoluzione tramite deus ex machina. Oppure usarla con cautela, e sempre avendo cura di essere onesti col lettore.
  34. Evitare di narrare usando la seconda persona. La cara vecchia narrazione in prima o terza persona è preferibile.
  35. La prima persona è piuttosto indicata per mantenere una storia ambigua.
  36. Ci vuole una storia piuttosto forte per sostenere un narratore esterno non onnisciente, perché è difficile per il lettore entrare in sintonia con personaggi di cui conosce le azioni ma non i pensieri.
  37. Anche se il narratore onnisciente consente di farlo, cambiare il POV è da evitare all’interno di un singolo paragrafo o scena.
  38. Segnalare sempre quando il POV cambia (di solito con un’interruzione del testo o un nuovo capitolo).
  39. Passare dalla terza alla prima persona quando il POV è lo stesso è da evitare, a meno che non ci sia una ragione ben precisa.
  40. I dialoghi devono suonare naturali, ma non devono essere una copia di come parla la gente nella vita quotidiana.
  41. Leggere i nomi alieni o fantasy di personaggi/luoghi ad alta voce per accertarsi che non suonino ridicoli.
  42. Basare i propri nomi su un particolare linguaggio aumenta il livello di consistenza dell’ambientazione.
  43. Gli apostrofi non sono decorativi. Nei nomi vanno usati se e dove servono.
  44. Non c’è niente di male se il proprio stile richiama quello di un altro autore.
  45. Prima stesura. Seconda stesura. Terza stesura. Inframmezzate da letture attente e critiche.
  46. La revisione fatta al computer può imprigionare il testo, spingendo l’autore a cambiare solo poche cose anziché operare modifiche sostanziali.
  47. Il foreshadowing aggiunge qualcosa in più a un’opera di fiction.
  48. I suggerimenti dell’editor sono preziosi, ma non vanno sempre osservati religiosamente.
  49. A un certo punto la storia è finita. Cinquemila revisioni non hanno senso.
  50. L’unico modo per diventare scrittori migliori è scrivere con costanza e portare a termine quello che si comincia.
  51. Il racconto breve è una storia di meno di 7500 parole, la novelletta conta dalle 7500 alle 17.500 parole, e la novella dalle 17.500 alle 40.000. Oltre le 40.000 è un romanzo, sotto le 1000 si chiama “short-short”.
  52. Gran parte degli “scioccanti finali a sorpresa” ormai non è più né scioccante né a sorpresa.
  53. Leggere antologie multiautore di ultima uscita per tenere d’occhio il livello della concorrenza e i trend del mercato editoriale.
  54. Ai curatori di riviste USA piace la fantascienza, nella fattispecie l’hard sci-fi.
  55. Negli USA è davvero possibile farsi le ossa (e guadagnare qualcosina) scrivendo racconti per magazine e riviste. Se poi il racconto è pubblicato da una rivista di pregio (ad esempio il New Yorker), i guadagni sono anche significativi.
  56. Scrivere è un atto di comunicazioni. Una prima lettura da parte di un estraneo è tanto importante quanto la scrittura stessa.
  57. Il beta reader ideale è preparato, critico e simpatetico quanto basta per giudicare l’opera e non l’autore.
  58. È sempre una buona idea andare alle convention o alle fiere letterarie. E socializzare.
  59. A parecchi editori piacciono le lettere di accompagnamento, ma solo se sono semplici e succinte.
  60. Quando si quota materiale coperto da copyright è sempre necessario citare la fonte, ed è consigliabile avvisare l’autore e/o l’editore del materiale quotato.

Curiosità bonus: lo sapevate da cosa deriva la funzione copia-incolla del word processor? Quando ancora gli scrittori battevano a macchina, in fase di seconda stesura, anziché riscrivere enormi tronconi di testo con le opportune revisioni, tagliavano e incollavano (con forbici e colla) il loro dattiloscritto eliminando il testo superfluo.