Questa non è la recensione di un libro fantasy, in effetti, il libro in questione non si avvicina al genere fantastico neanche quel poco che basta per classificarlo come un romanzo del realismo magico, alla Cent’anni di solitudine. È una recensione che non dovrebbe esistere su un blog specializzato in fantasy e sarcasmo.

E invece c’è. Perché? Perché mi piace cullare l’idea che chi visita queste pagine sia anche alla ricerca di consigli per le proprie letture future, e Il buio oltre la siepe di Harper Lee rientra in quella poco affollata categoria di romanzi che mi sento di consigliare senza riserve.

La scheda del libro

To Kill a Mockingbird di Harper Lee
Pubblicato da J.B Lippincot & Co.
Pubblicato in Italia da Feltrinelli
Anno 1960
290 pagine
Prezzo 8€
Il libro su Amazon

Prologo: L’edizione Feltrinelli

Nonostante questa non sia la recensione di un romanzo fantasy, cominciamo con qualcosa che fa tanto romanzo fantasy: un prologo che ha in sé solo un labile legame con ciò che verrà dopo. Questo prologo riguarda l’edizione Feltrinelli in mio possesso. Nella fattispecie la quarantesima edizione Universale Economica Feltrinelli del febbraio 2013. Nella fattispecie la quarta di copertina. Nella fattispecie questa:

2013-10-20 11.08.11

Due cose.

Per prima, e più evidente la parte sottolineata. Ehm… spoiler? Capisco che il romanzo possa parlare di molto più del processo a Tom Robinson, il negro accusato in questione, ma si tratta comunque di un buon troncone della storia, che ne occupa per lo meno un venti percento abbondante. Ti pare il caso, tizio che scrive le quarte di copertina, di spoilerarlo così allegramente? D’accordo, sarebbe come far finta di non sapere che il dottor Jekyll è anche il signor Hyde (ops, spoiler), però, se permettete, io non conoscevo che per sommi capi la trama di Il buio oltre la siepe, e mi sembra cretino che sia proprio la casa editrice che lo pubblica a spiattellarmela. Grazie tante. Che poi, a voler essere polemici, si tratta solo del modo di fare tipico della “cultura” italiana, per cui la storia è molto meno importante dei messaggi e delle morali che veicola, e allora si può anche svelarne una parte abbondante, perché tanto non è a questa che il lettore deve interessarsi, ma a i significati che le stanno dietro. E invece, indovinate un po’? Io ero preso dalla storia, e avrei preferito non sapere come sarebbe andata a finire. Gegni feltrinelliani.

Secondo, Barack Obama? Sul serio? C’è bisogno di scomodare il presidente degli Stati Uniti per pompare Il buio oltre la siepe? Come se non fosse un romanzo premio Pulitzer nonché una lettura obbligata per ogni studente statunitense. Davvero nominare Obama aiuta a vedere più copie? È il presidente degli Stati Uniti, non Oprah Winfrey. È come se nelle prossime ristampe di Misery di Stephen King la Sperling aggiungesse: “Il romanzo consigliato dall’autore del blog Il Sociopatico per farvi venire l’ansia di rimanere soli in casa (e farvela un po’ addosso)”.

Va bene, usciamo dalla zona Licia Troisi e continuiamo con la recensione vera e propria.

Che cosa succede

Stando alla logica di Feltrinelli e alla loro quarta di copertina, la storia di Il buio oltre la siepe dovrebbe essere nota a tutti. Per chi non la conoscesse… beh, qui sopra c’è una foto della quarta di copertina, servitevi pure.

Ok, per sommi capi, Il buio oltre la siepe ci racconta di tre estati nell’infanzia di una bambina, Jean Louise Finch, detta Scout, nell’Alabama degli anni Trenta. Scout vive assieme al padre avvocato Atticus, al fratello maggiore Jam e alla cameriera afroamericana Calpurnia. La vita scorre tranquilla e senza grandi sconvolgimenti. A occupare le giornate dei fratelli Finch e del loro amico Dill ci sono solo una serie di giochi, messe in scena teatrali e il mistero che circonda Boo Radley, fantomatico vicino di casa dei Finch che i bambini non hanno mai visto uscire di casa e su cui circolano numerose e inquietanti leggende.

Tutto cambia il giorno in cui Atticus Finch riceve dal giudice Taylor l’incarico di difendere d’ufficio un afroamericano, Tom Robinson, accusato dello stupro di una bianca, Mayella Ewell, di famiglia tutt’altro che rispettabile. Non è la prima volta che Scout, vivendo in quel tempo e in quel luogo, si trova di fronte alla discriminazione razziale, ma questa volta è la sua stessa famiglia ad esserne toccata, perché suo padre viene etichettato come amante dei negri e ciò si ripercuote anche su di lei e suo fratello.

Che cosa ne penso

È vero, come ci tiene a precisare la quarta di copertina della Feltrinelli dopo lo spoiler, che il processo a Tom Robinson non è che una delle tante vicissitudini che riempiono la vita di Scout. Si tratta senza dubbio della più notevole, e tuttavia non occupa che una metà scarsa del romanzo. Il resto del romanzo è una descrizione di eventi minori, che vanno da Boo Radley all’arrivo della zia Alexandra, dalle estati passate assieme a Dill agli autunni passati a scuola.

Il buio oltre la siepe ha una trama, un filo conduttore, benché non sia subito evidente all’inizio della storia, ma è anche e soprattutto un grande affresco di una società, di una cultura, collocata in un determinato tempo e in un determinato luogo. I Finch sono i protagonisti, ma il romanzo, attraverso gli occhi – e il linguaggio semplice, conciso e diretto di Scout– riesce talmente bene a incorniciare la trama all’interno di un contesto vivo e vibrante, che alla fine è tutto l’ecosistema che ruota attorno ai Finch a divenire protagonista.

La caratterizzazione dei personaggi, dai quelli maggiori ai coprimari, è talmente raffinata che, alla fine, la cittadina di Maycomb i suoi abitanti escono dalle pagine e si imprimono nella mente del lettore. Non a caso, Atticus Ross Finch è tutt’ora un esempio di integrità e morale che molti avvocati (e non solo) prendono a modello.

Viene da domandarsi se Il buio oltre la siepe sia un libro sul razzismo. In molti me l’hanno venduto come tale, non da ultima la Feltrinelli, che scomoda perfino Obama. Per come l’ho interpretato io, Il buio oltre la siepe non è il generico romanzo di condanna alle discriminazioni razziali, ci ho letto più che altro un messaggio di speranza nei confronti delle generazioni future affinché sappiano fare meglio di chi li ha preceduti. Si tratta a mio parere di un discorso molto più propositivo (e molto meno banale) di “il razzismo è brutto e cattivo”.

In conclusione

Al liceo eravamo in parecchi a essere invidiosi degli studenti statunitensi. Alcuni erano invidiosi per i balli scolastici e il prom di fine anno. Alcuni per la maggior fluidità del curriculum di studi e per i free period in mezzo alla mattinata. Altri perché, con cinquecento anni scarsi di storia, c’era molto meno roba da studiare. Io agli studenti statunitensi invidiavo le letture.

Mentre noi studenti italiani siamo (stati) costretti a leggerci quel mattonazzo inutile dei Promessi sposi – che poi leggere è una parola grossa, io i Promessi non li ho letti, ho solo studiato le note a margine dei capitoli che ci diceva la prof, per rosicare la mia sufficienza – la nostra controparte americana legge, nel senso proprio della parola, romanzi come Il buio oltre la siepe e ne discute con una persona il cui compito è quello di farti vedere oltre un testo, non costringerti a imparare a memoria la parafrasi della Divina Commedia perché guardate che all’interrogazione la chiedo.

Sarà perché le mie due prof di italiano erano una più incompetente dell’altra (e difatti una ora è diventata preside), ma in cinque anni non hanno saputo assegnarmi una lettura scolastica che lasciasse il segno. A parte Madame Bovary, che il segno l’ha lasciato ma sulle mie gonadi. Agli studenti USA invece fanno leggere Il buio oltre la siepe. Va’ a capire l’ingiustizia.

Il buio oltre la siepe ha più di cinquant’anni e non si sente. È estremamente scorrevole, e proprio in virtù della sua semplicità diviene ancora più efficace. I personaggi sono tutti riuscitissimi, non solo dal punto di vista della caratterizzazione psicologica, ed entrano in sintonia con chi legge fin dalle prime pagine. Ma il vero punto di forza del romanzo è l’atmosfera vibrante che circonda la trama principale, una di quelle cose che trasforma la lettura di un libro in un’esperienza.

Si tratta di uno di quei pochi romanzi che, a lettura finita, ti domandi perché non l’hai letto prima e ti viene voglia di consigliarlo a destra e a sinistra. Che è un po’ il motivo perché state leggendo questa recensione su un blog che di solito recensisce fantatrash.

Andate in pace. E, se siete capre come me e non l’avevate ancora fatto, leggete Il buio oltre la siepe.

Voto finale