nanowrimiStrano ma vero, quest’anno non ho ancora gettato la spugna e, complice il tecnico di Fastweb che se la sta prendendo molto comoda, sono arrivato al decimo giorno del NaNoWriMo puntuale come un treno di quando c’era lui (tranne per quanto riguarda le parole di oggi, perché in genere mi metto a scrivere di notte).

Per full disclosure, il romanzo che sto scrivendo non l’ho iniziato il primo novembre, ho semplicemente continuato il progetto su cui stavo lavorando al momento dell’inizio del NaNoWriMo, che ora come ora ha superato le 26.000 parole. Questo per due motivi: lasciare a metà un work in progress per cominciarne un altro mi sembra cretino e, anche supponendo di finire il NaNoWrimo, mi ritroverei solo con un testo di cinquantamila parole. E sapete come lo chiamo io un testo di cinquantamila parole? Un capitolo. Ok, sul serio, l’obiettivo del NaNoWriMo per me non è di lunghezza sufficiente a definirsi romanzo, per cui meglio aggiungere 50.000 parole a qualcosa su cui stavo già lavorando (e sperare di finirlo entro le centomila).

Anche se è presto per trarre conclusioni, va detto che ciò che esce dal NaNoWriMo, a prescindere dai requisiti di lunghezza, non è un romanzo. Si tratta al massimo di una bozza che poi andrà completamente riscritta con la consapevolezza di non avere la minaccia incombente delle tot parole quotidiane per i tot giorni del mese. Insomma, è un’ammasso di parole scritte di foga che poi andranno riviste con molta, molta calma. Va da sé che ritengo comunque il NaNoWriMo un buon esercizio per imparare quella costanza che separa gli scrittori di nome e di fatto da quelli che hanno l’hobby della scrittura.

Già che ci sono allego due articoli sul NaNoWriMo, perché sì.