Ovviamente sapete che non guardo Rai 3 perché è un covo di luridi comunisti, ma in questi giorni è successo qualcosa di importante: la terza rete Rai ha mandato in onda un programma intitolato Masterpiece. Il programma è un interessante mix di pretenzioso e nazionalpopolare, perché è un reality show che ha per protagonisti aspiranti scrittori, ossia gente che fa cultura.

Che il web insorgesse c’era da aspettarselo – il web insorge per ogni minima scorreggia –, ma le reazioni suscitate dal programma sono state talmente forti da offuscare addirittura la notizia della morte di Doris Lessing.

E quindi ora è mio dovere guardare e programma in questione, un reality show culturale, e di farne un’acuta analisi. Per l’unica ragione veramente importante: parlare sul blog di qualcosa di tendenza aumenta le visite, e io sono un’attention whore.

Ok, prima cosa, rai.tv, perché cazzo devo installare Microsoft Silverlight per guardare un video in streaming? PornHub è più efficiente di te. Sappilo e traine le debite conseguenze.

Ok, partiamo dalla giuria “senza precedenti”.

Giancarlo De Cataldo. Che è un giudice (e quindi comunista) e uno scrittore. Nonché autore one hit wonder di Romanzo criminale.

Taiye Selasi è la prestigiosa giudice internazionale. Di lei non viene menzionata nessuna pubblicazione, ma solo name dropping di persone che la trovano eccellente. Sapete perché? Perché ha pubblicato un solo romanzo, La bellezza delle cose fragili. Nel 2013. Se non ci credete andate a cercarla su wikipedia italia… oh, no, la sua pagina non esiste perché non sono soddisfatti i criteri di enciclopedicità.

Il terzo giurato è Andrea De Carlo. Che, essendo il più figo dei giurati si becca la canzone più figa, Baba O’Riley degli Who.

Per cui è come un X-Factor che in giuria ha i Proclaimers (che sono fighi, ma che all’attivo di notevole hanno solo I’m Gonna Be), i Bläue (che sono un gruppo indie catalano di grande talento e che spacca dal vivo; li ho sentiti una volta mentre ero in vacanza a Barcellona e poi ho dovuto cercare su Youtube per essere certo che esistessero davvero e non fossero solo delle allucinazioni alcoliche), ed Elio.

E non voglio dire che la giuria sia scarsa, assolutamente, ma… non è poco rappresentativa? Sono tre scrittori. Bravi quanto volete, attivi quanto volete, ma pur sempre scrittori. Perché non c’è un agente letterario? Perché non c’è un editore (magari uno della Bompiani, visto che è la casa editrice che pubblicherà il romanzo vincitore)? Perché non c’è un editor? Pensare che lo scrittore esista avulso dall’editore, dall’editor e dall’agente è una pia illusione. Tanto più che, alla fine della fiera, saranno editori agenti e critici a valutare uno scrittore, non altri scrittori.

Oh, c’è Massimo Coppola di ISBN che fa il coach. I like it.

Allora, le prove, dopo il superamento di un’audizione, sono una prova di scrittura a tempo e “un’avvincente testa a testa finale” che mi sa di altro modo per dire prova di scrittura a tempo. Perché scrivere significa scrivere in fretta, no? Grazie di non farmi pesare che ho gettato la spugna col NaNoWriMo, Masterpiece.

Il primo concorrente, Daniel Agami, è awkward, per mancanza di un termine migliore. Assomiglia a Tim Burton. Ha un sacchetto pieno di libri dei giudici, in un gesto che Coppola ha definito, trovandomi virtualmente concorde, leccaculismo. Parlano un po’ della vita dello scrittore e poi del suo romanzo, L’amore prima di fare l’amore.

OVAZIONE (metaforica) PER LA SELASI che, quando De Cataldo ha preso a descrivere il romanzo come: “Viaggio mitologico e immaginifico dell’eroe attraverso la vita, dalla culla alla polvere, con verosimile palingenesi. Geometrico e dominato in ogni suo istante dalla voce dell’autore”, ha risposto: “Bellissimo a parte il fatto che non ho capito niente della trama”

Il problema del romanzo, dice De Cataldo, è che il romanzo non ha una vera e propria trama. Ma è un errore su cui si può passare sopra, no? La trama non è importante, se c’è la critica sociale, ricordate?

Il tizio legge un brano del romanzo. È pomposo e inutile.

SELASI: Daniel, che cosa fai nella tua vita?
DANIEL: Ah, io soffro.

DE CARLO: Nel suo romanzo ci sono molte metafore a sfondo sessuale.
DANIEL: Perché io faccio poco sesso, però lo immagino molto.

Anche io, ma poi mi masturbo, non scrivo romanzi.

La Selasi pare il giudice più concreto, quando fa notare che un romanzo pieno di “sperimentazioni postmodene” è evitabile.

SELASI: “Perché le parole sono scritte così [in diagonale]? Non è arte, è letteratura.

DE CATALDO: Beh, però potrebbe anche ricordare Sterne, una gestione innovativa dello spazio.
SELASI: Era innovativa. Anni fa.

De Carlo dice che il tizio è pieno di difetti ma si sforza anche di essere originale. In altre parole scrive di merda, però continua a provarci.

E alla fine Daniel Agami viene promosso all’unanimità. Anche se i tre giurati hanno detto, nell’ordine, che il romanzo non ha una storia ma è solo un lungo pippone metafisico, che è inutilmente sperimentale e che è pure scritto maluccio.

Restate sintonizzati per il prossimo reality show di Rai 3: “Tanto ci pensa l’editor”!

La seconda concorrente è Romina Questa ed è un’operaia. Che snocciola la storia della sua vita come se fosse un caso umano. Ed è la seconda. Il suo romanzo si intitola Il segreto della quercia e, udite udite, è un fantasy. Quindi verrà automaticamente bocciato.

Legge un pezzo del romanzo e una cosa salta subito agli occhi: la protagonista del libro è un alterego dell’autrice. Inoltre, lo stile non sembra malaccio, pur essendo abbondantemente introspettivo. Also, c’è critica sociale, e quindi forse può passare per fantasy-che-non-è-veramente-fantasy, e quindi è ok. Dopotutto, se i giudici hanno promosso il tizio di prima…

Mi piace che la tizia ha scritto un intero romanzo su quanto sia orribile la vita in fabbrica e il suo cavallo di battaglia è proprio il continuo martellare su questo aspetto della sua vita: che lavorare in fabbrica è deumanizzante e detestabile. Cosa ironica, visto che si tratta della stessa fabbrica in cui tornerà a lavorare l’indomani. Ora, uno è liberissimo di detestare il suo posto di lavoro, ma andarsene a lamentare in televisione? Io non mi stupirei se il giorno dopo la trasmissione questa tizia sia stata mandata a casa.

Ma, soprattutto, i tre giudici parlano più della vita dello scrittore che non dell’opera in sé. Un po’ come la scuola italiana.

E alla fine, uno facendo un comizio da sindacalista passivo-aggressivo, l’altra sminuendo l’elemento fantastico ed enfatizzando che il romanzo racconta una storia vera, eh, non è mica un libro per bambini, e l’altro perché la tizia è una donna forte ed emancipata, i tre giudici approvano all’unanimità.

La terza concorrente si chiama Gulia Terrana e ha scritto un romanzo intitolato La Commedia Terrena. Non si fermano a dire di cosa parli il romanzo, ma pare che abbia qualche legame con la Commedia di Dante. Ne leggono un piccolo brano che, in tutta onestà a me non sembra scritto poi male, ma subito la Selasi dice niet. De Carlo addirittura dice che si tratta potenzialmente del peggior libro candidato a masterpiece (lel, quando dico io una cosa del genere SONOSOLOINVIDIOSO™, quando la dice De Carlo è ok perché è un giudice di Masterpiece). E anche de Cataldo dice no. Tizia ritorce: “Non si dice a prescindere [ciò che ha detto De Carlo], nessun essere umano dovrebbe dire una cosa del genere”. Certo, come no.

La prossima è una tizia che ha scritto chick-lit (intitolato M’N’M – Mama Non M’ama). Il brano che legge è osceno e De Carlo fa notare che in molta letteratura giovanile, l’adolescente è un bamboccio imbecille. E dopo la stanno prendono un po’ per il culo, e la parte è lol. Due no e un sì, eliminata.

Tocca ad Antonio Landino, cinquantunenne palermitano che di lavoro gioca a carte. Il suo romanzo si intitola Il premio finale, un poliziesco. Ne legge un pezzo, e suona esattamente come ogni altro noir del mondo. Salta fuori che il tizio è stato in carcere e c’è un momento in cui non ho capito se sta minacciando De Cataldo (magistrato) o che altro.

DE CARLO: Quando lei ha definito l’esperienza più importante della sua vita ha detto, stare tredici anni chiuso in una scatola di cemento. Cosa significa questo?
ANTONIO: Secondo lei cosa potrebbe significare?
DE CARLO: Eh… significa che non l’aveva scelto lei di stare dentro quella scatola.
ANTONIO: Esatto.
DE CATALDO: E magari c’era un po’ di fresco e il sole si vedeva a scacchi.
ANTONIO: Lei sembra del mestiere.
DE CATALDO: Eeeh, c’ho qualche pratica.
ANTONIO: Allora può darsi che abbiamo qualche conoscenza in comune dall’altra parte…

Occhei… *si allontana indietreggiando lentamente*

Seguono dieci minuti di digressione su uno scrittore esordiente andato in carcere. Non una parola sul suo romanzo. E alla fine passa.

Per cui, per ora, cosa abbiamo sentito? Tizio depresso che scrive pretenzioso, passa. Operaia che fa tanto lotta sindacale, passa. Ex carcerato dalla parlantina sciolta, passa. Tizie generiche senza storia tragica alle spalle, rimbalzate. E, in tutto questo, si è parlato della vita personale dello scrittore. Al massimo della visione che ha del mestiere di scrivere. Di ciò che scrive in sé mai (anzi, solo una volta, per prendere per il culo l’autrice di chick-lit). Io sono una persona estremamente fortunata: ho avuto una vita normale, un’infanzia e un’adolescenza felici, nessuno dei miei genitori è morto, non ho mai avuto esperienze tragiche né particolarmente drammatiche. La cosa più vicina al dramma che mi è capitata è stata fare un indicente d’auto un annetto fa. Un indicente d’auto talmente grave che non si è nemmeno aperto l’airbag. Anche se avessi scritto Furore, o Il buio oltre la siepe (e il mio livello di scrittura è ben inferiore, abissalmente inferiore), ho come l’impressione che a Masterpiece sarei stato allegramente mandato a casa con le pive nel sacco. Sono una persona normale, e normale in termini televisivi significa noioso.

In altre parole, Masterpiece è Amici di Maria de Filippi, ma senza la tensione omosessuale.

Il prossimo tizio, Livio, ha scritto un fantasy che suona idiota. La Selasi fa notare che ci sono un sacco di libri così (fantasy) soprattutto per i bambini, ma non solo. Oh, sciocco Livio, non lo sai che il fantasy è un genere di stupide storielle che scrivono solo i falliti? Non lo sai che la vera Arte è di nicchia e culturalmente simbolica? Vai, va’, eliminato.

Segue Francesco, che si masturba. E quindi tifo per lui.

COPPOLA: Ho letto che ti astieni dall’attività sessuale.
FRANCESCO: Pratico la masturbazione. Non compulsiva.
COPPOLA: Too much information.

Non fare domande di cui non vuoi conoscere la risposta, Coppola.

Legge un brano del suo romanzo, Nuovo nichilismo solidale, e suona un po’ noiosetto. Lo dice anche De Cataldo. Selasi lo definisce un esercizio intellettuale. E infatti lo promuovono appieno.

Prima dello stacco pubblicitario si annuncia che a eleggere il vincitore assieme ai giurati sarà Elisabetta Sgarbi. Che è la direttrice editoriale Bompiani. E almeno è qualificata per guardare un romanzo anche da un punto di vista diverso da quello della parola scritta su carta. Ma che tanto alla fine tenterà di tirare fuori il caso umano dentro all’autore.

Nuova tizia, ha scritto un romanzo autobiografico su una malattia.

COPPOLA: E questa malattia è…?
MARTA: L’anoressia.

De Carlo dice no, perché il romanzo è importante ma è scritto male. Selasi dice sì perché il romanzo è importante. De Cataldo fa una filippica sui media contemporanei e poi, senza parlare del romanzo, dice no. Bocciato. Ma… PLOT TWIST! De Carlo cambia idea. La tizia anoressica passa il turno. E il romanzo viene inviato ai concorrenti di Tanto ci pensa l’editor.

Datemi fuoco.

Tocca alla fisioterapista gnoc… palermitana, che ha scritto un romanzo che suona abbastanza banale. Viene fatto notare dai giudici (anche da De Cataldo, che fino a ora ha parlato solo per immagini banali). Bocciata.

Segue tizio con la pashmina. Si chiama Lilith e probabilmente il suo romanzo è la storia di come ha fatto a sopravvivere trent’anni con un nome del genere. No, è un diario. Lilith legge e suona come uno che ha letto Bukowski. O Fabio Volo. Di Carlo fa notare che il libro racconta una cosa che era già stata scritta, ma nonostante ciò tizio passa.

Altro inciso. Sono quasi tutti romanzi scritti da casi umani, che raccontano la storia della loro casoumanità. Non sono romanzi, sono memoriali. Addirittura i giudici enfatizzano la vita che emerge dai romanzi dei concorrenti. Ma essere uno scrittore non è soltanto mettere nero su bianco la propria vita. Quante volte può raccontare, la tizia anoressica, la storia di una tizia anoressica? La vita di ognuno al massimo è buona per una storia, un romanzo, dopodiché lo scrittore deve camminare con le proprie gambe. Questo cosiddetto talent finora non ha premiato nessuno per aver raccontato una storia, ha premiato solo trasposizioni più o meno velate su carta del caso umano che è la vita dell’autore. Mettiamo anche che la tizia anoressica vinca e pubblichi un romanzo, mettiamo che abbia successo. E dopo? Quando Bompiani vorrà un uovo romanzo della vincitrice di Masterpiece? Cosa scriverà la tizia a cui è stato detto che ha raccontato quella che potrebbe essere l’unica storia che è in grado di raccontare, perché le appartiene?

Lo stream ha cominciato a fare i capricci e non so se vale la pena continuare a perdere tempo e guardare questo programma. Ma teniamo duro che ci sono le valutazioni finali.

Carcerato passa, pashmina passa, Tim Burton dei poveri non passa (perché il suo romanzo non è sincero, ossia non racconta di una struggente vicenda autobiografica), anoressica passa, operaia passa (anche se le viene detto che scrivere fantasy è stato un errore perché indebolisce la storia, perché IL FANTASY È UN GENERE PER BAMBINI E SFIGATI CAPITO??!!!!!!?!!!!????!), masturbatore non passa. Rimangono in quattro.

Siamo arrivati a metà episodio ed è ora delle prove di scrittura. Coppola porta i concorrenti in coppie a fare un’esperienza “intensa”. Ovvero politicamente corretta. La prima coppia, carcerato e anoressica, viene portata in un centro sociale gestito da preti. Operaia e pashmina sono in un posto pieno di vecchi sciuri che ballano, un locale dei favolosi anni Sessanta. GET IT? Sono una proletaria e uno scappato di casa mandati a descrivere un posto borghese!

(Sulla parte criptomoralista sui poveri-zingari-siamo-tutti-fratelli preferisco stendere un velo pietoso)

Da una parte la prova porta gli scrittori al di fuori della propria zona di comfort, costringendoli a scrivere qualcosa che non sia una descrizione di quanto sono casi umani. Ma d’altra parte perpetua l’idea idiota e da sinistronzi radical-chic (ehi, è pur sempre un programma di telekabul) che fare letteratura significhi affrontare temi di pregnanza sociale.

Sto guardando Coppola in balera e un’aspirante scrittrice che fa la lotta greco-romana. Perché? Come si collega tutto ciò con la scrittura? Sapete come ho avuto l’idea per il romanzo che sto scrivendo adesso? Non andando in giro a parlare con la gente, ma standomene a casa, su Twitter, quando ho letto male un cinguettio della NASA che parlava di un satellite metereologico. Esatto. Beh, c’è da dire che il mio è un abbozzo di romanzo fantasy, per cui è merda per decerebrati, anche questo è vero.

COPPOLA: Questa aspirante scrittrice è stata portata qui [in balera] per fare esperienze. Mi raccomando Romina, cerca di tirare fuori emozioni, storie.

MA PORCO ZIO GENTE, SCRIVERE NON SIGNIFICA FARE INCHIESTA SOCIALE O DI NAVIGARE LA MISERIA UMANA ALLA RICERCA DEL DRAMMA. SCRIVERE È ANCHE QUELLO, MA NON SOLO. NON SOLO E NON SOPRATTUTTO. SIETE UN PROGRAMMA CHE PARLA DI SCRITTURA MA SIETE I PRIMI A NON SAPERNE UN CAZZO.

Terminata questa parte inutile, scatta la sfida a tempo. Trenta minuti per scrivere un testo relativo all’esperienza vissuta. Una prova che non indica in alcuno stracazzo di modo la capacità che uno ha di scrivere bene, ma al massimo di scrivere in fretta. Anoressica e carcerato devono immedesimarsi in uno degli ospiti del centro sociale e scrivere all’esterno, mentre pashmina e operaia devono scrivere di loro stessi che guardano ballare i loro genitori alla balera. Sono già annoiato.

Stanno scrivendo sul PC in uno studio con luci drammatiche e gente intorno. Che non è esattamente la condizione lavorativa ideale di molti scrittori. Intanto i giudici parlottano manco fossimo a Project Runaway, un reality show molto migliore, in cui per lo meno si possono vedere i frutti del lavoro dei concorrenti. È qui infatti che televisivamente Masterpiece toppa: il pubblico può vedere un abito realizzato da uno stilista, o una torta, o sentire una canzone, ma non ha il tempo materiale per leggere un romanzo. I libri sono lenti, la televisione è veloce. Per questo non vanno in sintonia.

Arriva il momento della verità. La voce fuori campo parla di racconti, ma quelli che i tizi hanno scritto non sono racconti. Non hanno la struttura del racconti né l’ambizione di esserlo (spero). Ancora una volta, per essere un programma che parla di scrittura, Masterpiece ha delle lacune allucinanti e imbarazzanti.

Anoressica ha scritto il temino delle medie, pieno di frasi fatte e melassa. Carcerato è molto descrittivo, ma un po’ scolastico. Addirittura carcerato suona meglio quando parla nelle interviste che inframezzano il reality che quando scrive.

Valutazione. De Carlo fa la sceneggiata di strappare i fogli e dice le stesse cose che ho detto io. Hanno eliminato il carcerato, mentre l’anoressica viene messa sotto osservazione.

Gli altri due. Il testo di operaia è inutilmente poetico, è una descrizione, non un racconto. Ed è una palla. Pashmina parte con “Varco la soglia dell’ingresso”, segno che questo programma non ha bisogno di emozioni forti vere e sincere, ha bisogno di un fottuto editor. A parte l’errore, quello di pashmina è il migliore. Di tutti e quattro i testi presentati. Pur non essendo granché.

Fanno rientrare anoressica e Selasi le chiede perché il suo testo fa schifo. La risposta è illuminante.

MARTA: Per me scrivere è come fare la pipì. Devo farlo da sola.

Grazie, grazie di cuore per aver detto, pur senza dirlo, che le prove di questo talent show sono assurde e soprattutto non hanno nulla a che fare con il talento.

Pashmina passa e passa pure operaia. Anoressica viene eliminata, e dichiara:

MARTA: Io comunque quel romanzo lo voglio pubblicare, in un modo o nell’altro lo voglio pubblicare.

Certo, il tuo romanzo DEVE essere pubblicato, perché l’hai scritto, e quindi per forza deve essere letto dal pubblico. E, se posso consigliarti un editore, rivolgiti al Gruppo Albatros, lì vai sul sicuro.

Che due coioni. Andiamo avanti alla prossima prova. Pashmina e operaia vengono messi davanti a Elisabetta Sgarbi e devono convincerla a pubblicare il loro romanzo. E, finalmente, per la prima volta dall’inizio del programma, un’ora e nove minuti fa, agli aspiranti scrittori viene insegnato qualcosa di importante: scrivere è prima di tutto fare pompini metaforici agli editori. Entrambi blaterano un sacco di cazzate, e lo sanno. Alla fine la Sgarbi sembra più orientata a scegliere operaia.

Verdetto finale. Ma prima spremiamo ancora un po’ di dramma dai concorrenti. E alla fine vince pashmina, che passa al turno successivo e che si rivedrà nel finale. Per me, invece, Masterpiece è finito per sempre. Perché è davvero un pessimo programma.

E così questo è Masterpiece, un programma sulla scrittura che di scrittura non parla, preferendo sciacallare sul vissuto dei propri concorrenti, di cui sfrutta più che altro l’ambizione che non il talento. Ma degli aspiranti scrittori che vi hanno partecipato, che cosa ci dice?

La conclusione di questo post è anche la prima cosa che ho scritto: parliamo con sdegno di Masterpiece perché abbiamo bisogno non tanto di sentirci migliori dei casi umani deumanizzati da autori e produttori che partecipano a Masterpiece, ma perché ci si sente bene a riempirsi la bocca di parole come “cultura” e guardare la folla da sopra un piedistallo, beandoci non solo della posizione sopraelevata, ma anche e soprattutto della distanza che ci separa dal resto del volgo.

Non è tanto il bisogno di sentirci migliori dei partecipanti a Masterpiece a farci disprezzare il programma, ma quello di sentirci migliori dell’italiano medio, che è ciò che, in fondo in fondo, noi tutti siamo.

In sintesi, ai concorrenti di Masterpiece (e, per riflesso, alla folla che li schifa) non mi resta che dire: One of us, one of us, gooble gabble, one of us.

Noi vi accettiamo, casi umani di Masterpiece. Siete uno di noi. Quanto noi siamo uno di voi.

Piesse. Il fantasy è un genere per bambini e sfigati. Non dimenticatelo mai. Mai.