Ah, finalmente è Natale! Quel magico periodo dell’anno in cui ci sentiamo obbligati a comprare regali inutili per fare bella figura con persone della cui opinione di norma non dovrebbe fregarci niente e di cui cerchiamo invece disperatamente l’approvazione.

E quale miglior modo per celebrare la festa più importante della cristianità se non ricordando che le sue intere fondamenta sono tutte invenzioni fabbricate a regola d’arte da individui con un agenda politica ben diversa da quella predicata da colui che fu il primo cristiano, ossia Gesù di Nazareth?

Ebbene, il mio consiglio natalizio questa volta non è un romanzo fantasy ma un saggio storico, genere da cui mi sono di recente scoperto piuttosto affascinato, che affronta la storicità di colui che a Natale compie gli anni, ovvero Gesù.

Il saggio in questione si chiama Gesù il ribelle – Vita di un uomo nella Palestina dell’anno zero (titolo originale Zealot: The Life and Times of Jesus of Nazareth) è edito in Italia da Rizzoli e si tratta di uno dei libri migliori che io abbia letto quest’anno. L’autore è Reza Aslan, persiano naturalizzato statunitente che non solo ha una carrettata di lauree in storia delle religioni, ma è anche stato da sempre, per sua stessa ammissione e pur essendo musulmano, fortemente affascinato dalla vita e dalle opere del Gesù della chiesa cattolica.

Gesù il ribelle ci porta in una Palestina occupata dai romani e dilaniata dai conflitti tra la popolazione occupata e l’invasore straniero e anche tra le lotte intestine di stampo politico-religioso tra le varie fazioni degli israeliti. Ed è in questo contesto che si inserisce la figura di Gesù. Non un mistico asceta conscio della propria divinità, come ci tramandano i testi sacri, ma un predicatore itinerante autoproclamatosi discendente di re Davide e condannato a morte dall’establishment filo-romano con l’accusa di aver tentato di istigare una rivolta popolare facendosi passare per il legittimo re dei giudei (da cui la targa I.N.R.I. posta sulla croce, a identificare il crimine del condannato a morte, di modo che funga da monito per altri potenziali rivoluzionari, che sta per Iēsus Nazarēnus, Rēx Iūdaeōrum, ossia Gesù Nazareno, re dei giudei.)

Per comprendere una figura storica è sempre necessario inquadrare per prima la società a essa contemporanea, e una buona parte di Gesù il ribelle è dedicata proprio a descrivere il funzionamento della macchina politico-religiosa che era la Giudea occupata dai romani. Gesù di Nazareth, in un’analisi assolutamente non inedita ma a mio avviso presentata di modo da essere accessibile anche per il lettore che non va tanto d’accordo coi tomoni divulgativi.

Per me che ho dato la bellezza di tre esami di teologia (media del ventisette, bitches!), e che quindi ho avuto modo di incamerare una visione di Gesù più metafisica che umana, questo libro è stata una ventata d’aria fresca. Ceto, che Gesù non sia il personaggio di cui si parla nei Vangeli basta un filo di logica per capirlo, ma Reza Aslan espone le sue tesi in maniera coerente, organica e mai polemica (l’intento di Gesù il ribelle non è screditare il cristianesimo, semmai contestualizzarlo), e quindi risulta doppiamente efficace.

Lo ripeto a scanso di equivoci e nonostante l’ironia del titolo e dei primi paragrafi: Gesù il ribelle non vuole essere un libro per spocchiosi atei quindicenni, ma l’analisi di una figura storica sulle cui spalle (e, a volte, anche a scapito della quale) è stata edificata un’intera religione. Anche se, va detto, in un’Italia in cui l’alternativa biografica su Gesù sono i romanzi di Sandro Mayer, basta poco a sentirsi intellettuali.