Il 2013 è quasi finito e ancora non ho comprato i regali di natale né ho voglia di farlo. Sul blog ho recensito una ventina tra romanzi e racconti (mi pare siano venti tondi tondi, ma mi riservo un margine d’errore dovuto al fatto che non so contare oltre l’otto) a fronte dei quasi cinquanta letti quest’anno. Anche roba interessante, di cui però non mi sono preso mai la briga di fare una recensione.

Tra questi romanzi c’è River of Stars, la più recente fatica di quel mostro dell’historical fantasy che è Guy Gavriel Kay, che ho letto a fine agosto e di cui non ho mai parlato su questi schermi.

Fino a ora. Perché tra quella cagata di Masterpiece e altre cose, è un po’ che non posto una reccy come si deve. E questo è pur sempre un blog letterario. Si suppone.

La scheda del libro

River of Stars di Guy Gavriel Kay
Pubblicato da Penguin, inedito in Italia
Anno 2013
656 pagine
Il libro su Amazon, disponibile anche in formato digitale (che al momento costa 0.73€ in più del cartaceo, additiamo tutti insieme Amazon e ridiamo di lui)

Che cosa succede

Ambientato nell’impero Kitai, durante il regno della dodicesima dinastia, nello stesso scenario del precedente romanzo di Kay (ma molti secoli dopo), River of Stars è una cronaca della sanguinosa guerra che contrappone l’impero alle orde degli Altai, barbari provenienti dalle steppe a nord.

Ma è anche e soprattutto la storia di un’altra “guerra”, quella per il potere, che contrappone diverse fazioni della corte imperiale, in particolare l’anziano primo ministro Hang Dejin al vice primo ministro Angelino Alfano Kai Zhen.

Tra i due fuochi, un enorme cast di personaggi, dal giovane fuorilegge diventato comandante dell’esercito, alla moglie poetessa di un membro minore del clan imperiale, dall’intellettuale in esilio, all’ex soldato diventato fuorilegge.

Che cosa ne penso

Come forse avete notato, riassumere per intero la trama di River of Stars non è un’impresa semplice. Perché succedono tantissime cose, in un periodo di tempo molto esteso. Ci sono un’infinità di personaggi, alcuni dei quali compaiono solo per un capitolo o due, e una lunga serie di eventi, che parte dal giorno in cui un magistrato assolda il figlio quattordicenne di un suo sottoposto per accompagnarlo in un viaggio, a quando quello sesso ragazzo, ormai diventato adulto, è il comandante dell’esercito di Kitai e si trova ad affrontare un esercito invasore.

Tre imperatori si succedono nel corso del romanzo. Tre primi ministri, innumerevoli comandanti dell’esercito. Interi imperi vengono spazzati via, alleanze create e distrutte.

River of Stars è un romanzo enorme.

È opinione diffusa e generalmente accettata che il fantasy debba essere per forza di cosa lungo e impegnativo. E questo romanzo lo è. Ma è altresì consuetudine del genere, nata con l’enorme popolarità del Signore degli Anelli, che un racconto epico come quello della storia di Guy Gavriel Kay debba essere narrato nella forma di una trilogia.

Ora, non è che tutto il fantasy debba avere quel formato. Certe trilogie, ad esempio, sarebbero state migliori – o più inoffensive – se fossero state raccontate in un singolo romanzo.

Con River of Stars ho avuto, a tratti, l’impressone opposta. Per l’enormità della storia, uno o due seguiti ci sarebbero stati più che bene. Non che River of Stars sia una storia alla Borges, eh. Per intenderci, con storia alla Borges intendo un racconto che, per quanto geniale, assume la forma della sinossi, del riassunto. Se avete letto i racconti di Borges sapete cosa intendo. River of Stars è una storia corposa e che si snoda attraverso anni e avvenimenti, ma che è pur sempre organica- Si tratta sì di una storia molto estesa, ma non si ha mai la sensazione che manchi qualcosa, che l’autore si sia tirato indietro per evitare di allungare il brodo.

Al di là della sua lunghezza, River of Stars è anche un romanzo intelligente. Non perché la trama segua chissà quali complicate macchinazioni – in sé, a dire il vero, la trama risulta piuttosto semplice –, ma perché si tratta a tutti gli effetti di un romanzo scritto da una persona intelligente. E non di tutti gli scrittori si può dire che sono intelligenti. Uno può essere bravo perché è furbo, perché manipola i sentimenti del lettore, perché è virtuoso o semplicemente perché conosce i segreti del mestiere dello scrittore. Guy Gavriel Kay è intelligente.

Intelligente nel creare un’ambientazione che per il fantasy è di comprovata osticità. Ebbene sì, i fantasy con ambientazione orientale non tirano, ma ciò è forse perché sono scritti da giappominkia entusiasti. Guy Gavriel Kay sa quello che fa, invece.

Intelligente, e anche un filino sorprendente, nella scelta di personaggi e situazioni che possano facilmente risultare sgradevoli al pubblico e ribaltarle in modo da farle risultare interessanti e anche avvincenti. Ad esempio Ren Daiyan, che è un emblema di protagonista antipatico, per il quale tuttavia non è difficile provare empatia, dopo che il lettore l’ha visto crescere e maturare nel corso del romanzo. O anche il personaggio di Lin Shan e la costante misoginia di cui lei e le altre donna del romanzo sono vittime. In un’epoca di politically correct (fenomeno più sentito nella comunità anglosassone che da noi, a dire il vero) GGK non si fa remore a dipingere la società cinese classica per quello che era, con tutte le sue contraddizioni e i difetti.

Ma è intelligente soprattutto il linguaggio. Descrittivo, poetico, tanto ricco di foreshadowing quanto parco di azione, visto dall’occhio onniscente del narratore che, con la prospettiva della posterità, quasi fosse uno storico classico, ci racconta la storia di Ren Daiyan e del declino dell’impero Kitai. Guy Gavriel Kay è il più tolkeniano tra gli autori fantasy contemporanei, dove tolkeniano non significa tentare invano il plagio del Signore degli Anelli, come hanno fatto, stanno facendo e faranno in moltissimo, ma utilizzare una voce simile alla poetica di Tolkien. I continui inserimenti nel testo delle poesie di Lin Shan e degli altri poeti che affollano le pagine di River of Stars, mi hanno ricordato ad esempio le estenuati (e francamente fuori luogo) canzoni che con frequenza spezzano la narrazione dei romanzi di Tolkien. Associare a Guy Gavriel Kay a Tolkien non è un’esagerazione da parte mia (posto che, pur riconoscendone i molti meriti, a me Tolkien non ha mai fatto impazzire come scrittore, per cui non vedo dove stia il complimento, se proprio vogliamo); è stato Christopher Tolkien ad associare i due scrittori, quando ha chiesto a Kay, allora solo uno studente, di assisterlo nella compilazione del Silmarillion.

In conclusione

Una volta, non mi ricordo dove, ho sentito definire Guy Gavriel Kay come “il miglior autore fantasy di cui per un motivo o per l’altro non si è mai finito un romanzo”. C’è del vero, e River of Stars è un caso emblematico.

Nel romanzo non succede niente e succede tutto. Da una parte la visuale è immensa, sia geograficamente che storicamente, dall’altra la storia è narrata a frammenti, con grandi salti temporali, e non di rado eventi anche importanti avvengono fuori scena.

Di River of Stars è notevole la prosa, ricca e colta, quanto adatta al contesto storico che Kay ha scelto di rappresentare.

Si tratta anche di un romanzo ostico, e qui si ritorna alla definizione che ha aperto la sezione. I romanzi di Guy Gavriel Kay necessitano di una certa attenzione, vanno ben metabolizzati. River of Stars è una storia ambiziosa, raccontata su diversi strati, non di rado nascosti l’uno sotto l’altro. Una lettura abbastanza lontana dal fantasy d’evasione che consiglio di solito, ma che vale senz’altro la pena intraprendere.

Voto finale