Salve, cari lettori e lettrici, e benvenuti nel nuovo anno. In trepidante attesa di sapere quale sarà il nuovo agghiacciante trend letterario dell’anno (personalmente l’anno scorso, sovrastimando di parecchio l’impatto dell’imminente film, ero certo ci sarebbe stato il boom della space opera per teenager alla Ender’s Game – ed ecco perché i miei amici mi chiamano Nostradamus), parliamo di qualcosa di completamente differente.

Di Long Live the Queen, per la precisione. Un giochino che ho visto in evidenza tra gli altri cinque milioni di prodotti in saldo su Steam e che ho colto l’occasione di accaparrarmi.

Long Live the Queen è una visual novel del 2012 sviluppata dalla Hanako Games e, come molti titoli del genere, utilizza una grafica fumettosa in stile anime. Se ancora non avete idea di cosa sto parlando, eccovi uno screenshot random:

Vedete che pucciosità? C’è il rosa, ci sono i cuoricini, e la protagonista è una giovane principessa con gli occhioni luccicanti che nemmeno Margaret Keane (oh, sì, adesso non sapete chi è, ma aspettate agosto, quando uscirà il film di Tim Burton…), che passa il suo tempo a studiare, ballare, passeggiare nel giardino…

E poi muore, trapassata da una spada.

E poi muore ancora, bruciata viva da un’incantesimo.

E poi ancora, infilzata da una freccia vagante.

E poi ancora, e ancora, e ancora.

Long Live the Queen è il Dark Souls delle visual novels.

In Long Live the Queen si vestono i panni tutti rosa e carucci di Elodie, principessa del regno di Nova. A seguito della morte della madre, Elodie è chiamata a diventare regina, ma non prima del compimento del suo quindicesimo anno d’età. Il che significa che alla futura regina mancano ancora quaranta settimane prima di venire incoronata. Quaranta settimane fatte sì di studio e svago, ma anche di complotti e sotterfugi.

E, soprattutto, di omicidio.

Perché, vedete, i nobili del regno di Nova sono più imparentati dei genitori di Carlo II di Spagna, e quindi più o meno tutti possono avanzare pretese sul trono, una volta tolta di mezzo Elodie. E non esiteranno a farlo, nelle maniere più disparate.

Per far valere il suo legittimo diritto a regnare, e soprattutto per non finire due metri sotto terra, Elodie può contare solo su sé stessa e su una serie di abilità che l’aiuteranno a sopravvivere alle quaranta settimane di reggenza.

Più che una visual novel, in effetti, Long Live the Queen è un gioco di strategia. Il giocatore deve procedere per tentativi scegliendo, di settimana in settimana, le materie di studio di Elodie, che vanno dalle più classiche, come politica interna ed estera, intrigo, buone maniere, danza e portamento, alle più mascoline, come scherma, tiro con l’arco, strategia militare e navale, fino all’immancabile capatina nel fantasy, con abilità magiche e di divinazione.

Migliorandosi in una materia si sblocca dal guardaroba reale un nuovo vestito, che non solo è puccioso, ma fornisce pure un boost all’abilità che può sempre far comodo.

Ma è anche l’umore di Elodie a influenzare la sua capacità di apprendimento. Gli eventi che le capitano durante il gioco affliggono la sua personalità e quindi il suo rendimento accademico. Ad esempio, all’inizio del gioco, subito dopo la morte della madre, Elodie è depressa, e questo assegna un modificatore negativo all’apprendimento di portamento, e quindi bisognerà far svagare la futura regina fino a renderla allegra per insegnarle con successo l’abilità.

In Long Live the Queen si muore. Tanto. Nemmeno in Tempesta di spade c’erano così tanti monarchi assassinati. E ogni volta si deve ricominciare da zero, perché spesso non è un solo turno a fare la differenza. Spesso un’azione intrapresa all’inizio del gioco si ripercuote letalmente su Elodie durante la trentesima settimana. E a volte basta un niente per mandare in vacca una partita ben riuscita, come quella volta che stavo preparando la principessa Puccipù per un imminente duello a singolar tenzone e ho inavvertitamente trascurato di insegnarle per bene le buone maniere di corte. Così, quando Elodie si è vista recapitare dei cioccolatini da un ricco mercante di un regno straniero, da grezza maiala che era ha deciso di ingozzarsi nella sala del trono anziché contenersi. Ed è morta avvelenata.

Il costante ricominciare daccapo può essere tedioso, perché ogni volta bisogna ripetere scene già viste, ma basta anche una minima differenza nelle abilità di Elodie, e anche la più trita delle situazioni portare a conseguenze inedite – e non necessariamente letali. Anche se ho calato la mano su quanto Elodie sia inevitabilmente destinata a soccombere, la morte prematura non è che uno dei tanti possibili epiloghi della storia. E anche morire non è così monotono. Stando agli achievements in game ci sono ben undici morti differenti, tutte da provare!

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Insomma, io in genere non sono un gran fan di tutta ‘sta roba per giappominkia, ma per Long Live the Queen faccio volentieri un’eccezione. C’è molto più di quanto appare in superficie. Al di là degli abbellimenti visivi che danno il diabete, c’è un gioco di intrighi e strategie a tinte dark e permeato da una sottile vena di humor nero che non guasta mai.

Long Live the Queen è ancora in saldo su Steam fino a domani, ma non costa più i quattro euro che ho pagato io quando era tra i flash sales.