The Tyrant’s Law è il terzo volume della serie The Dagger and the Coin scritta da Daniel Abraham. Segue The King’s Blood e precede The Widow’s House, che verrà pubblicato la prossima estate.

Di The Dagger and the Coin ho già recensito in maniera positiva il primo volume, The Dragon’s Path, e ora sono qui a recensire il terzo. Come mai non ho scritto una reccy anche per il secondo? Perché, detto pari pari, non ci sarebbe stato molto di più da aggiungere rispetto a quanto avevo scritto in precedenza. Come The Dragon’s Path, The King’s Blood era un buon romanzo fantasy di stampo classico, ben congegnato e con una buona dose di colpi di scena e ribaltamenti di situazione. Una recensione sarebbe stata solo il ripetere di quanto avevo detto per il primo volume della serie.

The Tyrant’s Law è un passo indietro. Da qui la necessità (si fa per dire, è un blog letterario, questo, non la corte internazionale dell’Aia) di una recensione.

La scheda del libro

The Tyrant’s Law (The Dagger and the Coin #3) di Daniel Abraham
Pubblicato da Orbit, inedito in Italia
Anno 2013
497 pagine
Il libro su Amazon (disponibile anche in formato Kindle, ma a un prezzo che sinceramente fa cadere i coglioni)

Che cosa succede

Alla fine di The King’s Blood, la situazione dei nostri POV principali era cambiata in maniera abbastanza drastica. Seguono spoiler di The King’s Blood. Duh.

Geder Palliako, sempre più dipendente dalla magia dei preti della Spider Goddess, si è ritrovato non solo a essere il reggente del trono di Antea fino al compimento della maggiore età del principe Aster dopo la morte di re Salomon, ma anche a essere oggetto di una congiura di palazzo che ha gettato la città di Camninpol nel caos della guerra civile per giorni e giorni. Congiura capitanata da Dawson Kalliam, che a causa del suo tradimento ai danni del regno è stato condannato a morte, lasciando la vedova Clara priva del sostegno economico su cui ha potuto contare per anni, costretta a vivere in quello che per lei è un nuovo mondo aiutata solo dalla sua abilità nella diplomazia e nell’intrigo. Cithrin, invece, è riuscita ad accrescere il suo peso all’interno della Medean Bank grazie anche al tempo trascorso assieme a Geder e al principe Aster durante i giorni di sommossa a Camninpol. Infine Marcus Wester, rimasto a Porte Oliva dopo la partenza di Cithrin, si è unito a mastro Kit, il teatrante ex prete della dea, per andare alla ricerca di un artefatto magico che possa porre fine al suo dominio.

The Tyrant’s Law segue più o meno scolasticamente i fili conduttori della trama riprendendo dalla cesura al termine di The King’s Blood. Geder continua a espandere da un lato i confini di Antea, invadendo le nazioni confinanti, e dall’altro il potere della dea, diffondendo il suo culto per tutto il regno. Clara è ancora intenzionata a vendicarsi dell’uomo che le ha portato via l’amato marito, ma dalla posizione in cui si trova ora, paria rinnegata dalla nobiltà anteana, è più difficile di quanto non pensi. Cithrin viene mandata da Komme Medean in persona a completare il suo addestramento nella filiale di Suddapal, città che ben presto si trova minacciata dall’esercito invasore di Antea. Marcus prosegue nella sua missione assieme a mastro Kit fino a scoprire inquietanti verità sulla dea e sul culto che le fa da seguito.

Che cosa ne penso

Quando ho definito la trama di The Tyrant’s Law come scolastica, l’ho inteso nel senso proprio del termine. Appare evidente che Abraham abbia inteso questo romanzo più come un anello di giuntura tra la prima parte della serie e il resto che altro. Viste le similitudini che accomunano i due autori, possiamo quasi dire che The Tyrant’s Law è un po’ come A Feast for Crows di George R.R. Martin. Nel senso che qualcosa succede, la trama va avanti, ma non c’è molto che possa considerarsi veramente interessante.

Tra tutti i personaggi, direi che quelli di cui ho preferito leggere le avventure sono stati, ancora una volta, Geder e Clara. Geder perché ormai è sbocciato in un antagonista vero e proprio, con tutta l’umanità e le motivazioni che volete, ma pur sempre un antagonista. Del resto Geder funziona proprio per questo, ed è bello accorgersi del progressivo “avvicinamento al lato oscuro” del personaggio nei piccoli dettagli che Abraham dissemina nel testo. Per esempio, nel libro precedente Geder aveva cura di correggere Basraship quando si riferiva a lui chiamandolo principe Geder, mentre ora non più, segno che il potere gli piace più di quanto non dia a vedere.

Clara, del canto suo, pur essendo inserita in un contesto improbabile, riesce a far fruttare le sue risorse, e a emergere su situazioni improbabili facendo ricorso alle sue sole forze. Anche se il suo piano di vendetta è ancora ben lontano dal realizzarsi, in questo volume Clara riesce comunque a mettere a segno una vittoria importante per la riuscita del suo piano.

D’altro canto, le avventure di Cithrin e, soprattutto, Marcus, sembrano soltanto un riempitivo messo lì per ricordare al lettore che, ehi, ci sono pure loro. Specialmente Marcus, che viaggia in lungo e in largo per la sua side quest alla ricerca della spada magica. Il tutto suona un po’ tirato per le lunghe e forse Abraham avrebbe dovuto condensare il romanzo sforbiciandolo di quel centinaio di pagine di troppo.

In conclusione

Che Daniel Abraham abbia architettato le sue serie nel minimo dettaglio non ci vuole molto a rendersene conto, dopotutto la pianificazione estrema è l’unico modo per mantenere la media di due/tre libri all’anno e non uscire di senno. Prova di questa pianificazione è anche, ad esempio, il fatto che tutti i capitoli di The Tyrant’s Law e dei romanzi precedenti hanno più o meno la medesima lunghezza, tutti intorno alle due-tremila parole.

Il problema quando una storia è così pianificata, però, è che le cose devono per forza succedere secondo un certo ordine, e non c’è possibilità di scampo. E anche quando la storia percorre strade poco interessanti, sei costretto a scriverle.

E non sto dicendo che The Tyrant’s Law sia un brutto romanzo, per carità. È solo che la tira un po’ per le lunghe, certe storie che sei costretto a seguire (la side quest di Marcus in primis) non hanno una conclusione che reputo abbastanza gratificante e, alla fine della fiera, in più punti sfiora pericolosamente la noia.

Riesce a salvarsi in extremis per il finale, in cui, come ho detto nel precedente post, la pistola di Cechov fa finalmente fuoco e succede qualcosa che finalmente potrà cambiare le carte in tavola nel sequel, The Widow’s House, che uscirà più tardi quest’anno.

Voto finale