Fa strano, nel duemilaquattrodici, ritrovarsi a dover ricordare alla gente che i libri non si bruciano, eppure a questo punto siamo. Chiamatela, se volete, involuzione.

Rizzoli questa mattina ha comprato (vabbè, comprato, il gruppo editoriale è lo stesso) una pagina sul Corriere della Sera per lanciare l’hashtag #ilibrinonsibruciano su Twitter, e ricordare tangenzialmente che i libri in genere vanno o letti o usati per pareggiare le gambe del tavolo, non dati alle fiamme.

Il caso è nato quando un tizio di nome Francesco Neri, militante del Movimento 5 Stelle, ha bruciato un libro di Corrado Augias, in reazione alle parole dello stesso Augias che accusava il partito di Grillo di essere intrinsecamente fascista nei modi e nelle azioni.

Lo so, l’ironia della situazione è all over the place.

Giuro che io ci provo a stare fuori dalla politica, ma la situazione in questo caso è troppo succulenta. Il Movimento 5 Stelle mi sta sul cazzo, è un branco di inutili lavativi troppo ignoranti per fare politica e inadatti al ruolo di opposizione democratica. Non ho per loro, e soprattutto per i loro leader (sorry, “semplici portavoce”), il benché minimo rispetto.

Ma da qui a tirare in ballo il paragone con Hitler e i roghi nazisti di libri ce ne corre. Primo perché il partito di Grillo non ha la coerenza intellettuale del partito nazista. Senza voler fare apologia di un bel niente, il nazionalsocialismo hitleriano era per lo meno un movimento organizzato, con idee costituenti repellenti quanto vi pare, ma pur sempre precise. I cinquestelle manco quello.

Secondo, perché a bruciare il libro di Augias è stato un singolo idiota e non l’intero partito, anche se nessuno ai vertici si è preso la briga di condannare il gesto e, anzi, ho letto commenti entusiasti da parte della base. Il punto è che il Movimento 5 Stelle è un continuo alternarsi di gente che cerca di fare il maschio alfa, tipo quello che dice “i politici sono delle merde” (Alessandro di Battista, recente primadonna del partito e, cosa abbastanza ironica, vicepresidente della Commissione Affari Esteri, pertanto un politico, e pertanto merda), o quello che dà del boia al Presidente della Repubblica. Gente che fa così giusto per far vedere che ce l’ha grosso, così in vista delle prossime parlamentarie potrà contare su un maggior supporto “popolare” in virtù della sovraesposizione mediatica. Duh.

Con me i paragoni col fascismo lasciano sempre il tempo che trovano. Non era ai tempi fascista Berlusconi, troppo preoccupato di farsi i cazzi suoi, così come non lo è ora Grillo, troppo stupido per esserlo. Sul serio, gente, smettetela di tirare in ballo il fascismo come unico elemento di critica. Voglio dire, non è che ci voglia poi molto per criticare i cinquestelle, no? Basta guardare il nulla abissale che è il loro contributo all’attuale legislatura. E non fatemi nemmeno parlare delle frasi sulla Boldrini. La Boldrini sono riusciti a farmi venire simpatica. La cazzo di Boldrini.

Resta, quindi, l’immagine del libro bruciato. Bruciato da un idiota, ma cambia poco. Bruciare i libri è prima di tutto una mancanza di rispetto nei confronti del libro quale oggetto di diffusione della cultura. Sarà che io amo circondarmi di libri, ho cominciato da bambino e col cazzo che ho intenzione di smettere, ma per me bruciare un libro equivale a un cristiano che sente bestemmiare in chiesa, durante la messa. È sacrilego. Bruciare un libro è come dare fuoco a un amico, a un compagno, e forse anche a una parte di sé stessi.

Nemmeno il più becero dei romanzi merita questo destino. Non Fabio Volo, non Terry Goodkind, non Stephenie Meyer, non E.L. James.

Quindi, per tirare le somme. Gente, calmate le vostre tettine, il Movimento 5 Stelle non è più fascista di quanto lo era ai tempi Berlusconi (cioè molto poco). Inoltre, ricordatevi la legge di Godwin: il primo a fare un’analogia con Hitler è quello che ha perso il dibattito.

E, per quanto riguarda Francesco Neri, nemmeno lui è un fascista. È solo qualcuno di cui avere pena.