È di nuovo il momento in cui mi improvviso blogger cinematografico. UIIIIIIIII

Siccome io sono hipster e gli Oscar sono la fiera del mainstream (e tanto non vince mai il film/attore per cui faccio il tifo), faccio due cose: primo, una lista dei migliori film dell’anno passato all’alba di marzo 2014, che già è originale di per sé; e secondo una lista dei migliori film che ho visto l’anno scorso e che dai premi Oscar non sono stati nemmeno sfiorati. Nel senso che non hanno ricevuto nemmeno una nomination.

Per cui, niente 12 Years a Slave, niente Gravity, perfino niente Before Midnight e niente Prisoners, che pure rientrerebbero in un eventuale classifica dei miei film preferiti dell’anno scorso.

La maggior parte dei film in lista sono piccoli film indipendenti – c’è un solo blockbuster – che dubito siano perfino usciti in Italia. Se mai usciranno, nei cinema o direttamente in home video, il mio consiglio è quello di darci uno sguardo.

8. Pacific Rim

Ebbene sì, cominciamo col blockbuster della lista. Oh, andiamo, è il film che il vostro bambino di otto anni interiore ha sempre desiderato vedere, e se dite il contrario siete persone noiose, e pure un filino puzzate. Pacific Rim è facilmente sintetizzabile in “robottoni spaccano culi a mostri e viceversa”. Ed è glorioso. Guillermo del Toro è riuscito, grazie a degli effetti speciali che mi stupisce l’Academy abbia snobbato in favore di Iron Man 3, a rendere alla perfezione la scala grandiosa nella quale avvenivano i combattimenti. Inoltre, un robottone usava una petroliera per percuotere un mostro, in virtù di ciò ogni vostra argomentazione contro questo film è invalida forever.

7. Mud

La grande scalata al successo di Matthew McConaughey, culminata con l’Oscar l’altra sera, è cominciata con questo film indipendente. Qui McConaughey interpreta Mud, un fuggitivo nascosto in un’isoletta disabitata nel Mississippi. A scoprire il rifugio di Mud sono due adolescenti, Ellis e Neckbone e tra i tre, ma soprattutto tra Ellis e Mud, si sviluppa un’amicizia che fa da sfondo alle vicende di Mud, inseguito dalla famiglia dell’uomo che ha ucciso e dal ricordo della donna che ama, e a quelle di Ellis, i cui genitori sono sul punto di separarsi e di trasferirsi lontano dal fiume, dove ha trascorso tutta la sua infanzia.

Mentre McConaughey è particolamente bravo in questo film (pur all’interno del suo range, che è il texano già visto in Dallas Buyers Club e True Detective) gli occhi sono tutti per il giovane esordiente Tye Sheridan, che in più punti gli ruba la scena.

Mi dicono dalla regia che il film dovrebbe uscire in Italia intorno a maggio.

6. The Place Beyond the Pines

Film obbligatorio con Ryan Gosling, perché Ryan Gosling è il meglio. Più un trittico che un film, The Place Beyond the Pines è una storia che, in buona sostanza, parla di come le colpe dei padri siano destinate a ricadere sui figli e di come sia difficile evitare che ciò accada. Ryan Gosling è un rapinatore di banche che cerca di fare la cosa giusta per la propria famiglia, finendo però per fallire ogni volta, Bradley Cooper è un poliziotto diventato eroe per un’azione che lui non percepisce come eroica, e Dane DeHaan interpreta il figlio di Gosling, che fa amicizia con il figlio di Cooper. The Place Beyond the Pines è estremamente valido non solo per il modo in cui la storia dei tre protagonisti è raccontata, ma anche per le interpretazioni di Gosling e DeHaan (non di Bradley Cooper, però, del quale ancora non so spiegarmi il successo).

In italiano ha il discutibile titolo di Come un tuono. Because reasons.

5. Fruitvale Station

Fruitvale Station è il resoconto delle ultime ore della vita di un ragazzo, Oscar Grant, che nella notte di capodanno 2008 è stato ucciso dalla polizia metropolitana di San Francisco. Il caso in sé è stato ed è tutt’ora estremamente controverso, perché da una parte è stato indicato come un vero e proprio abuso di potere motivato dal razzismo (Oscar Grant era nero) della polizia, mentre dall’altra si è detto si sia trattato di una tragica fatalità in cui un agente alle prime armi ha estratto la pistola anziché il taser.

Il regista Ryan Coogler riesce a trovare un equilibrio nella vicenda descrivendo i fatti in maniera oggettiva, senza porre giudizi di valore sulla tragedia. L’attenzione della pellicola è, invece, sulla figura di Oscar, un ragazzo che di certo uno stinco di santo non era, dipinto però come un essere umano, con pregi e difetti, e non come un simbolo di tensione razziale.

Michael B. Jordan, che già interpretava Wallace nella prima stagione di The Wire (serie tv, quella, che sì è un capolavoro, cari fan di True Detective che amate bagnarvi la bocca con iperboli), è perfetto nel ruolo di Oscar Grant, e la sua esclusione da tutti i premi cinematografici maggiori mi ha personalmente lasciato un po’ di amaro in bocca.

Il film dovrebbe uscire in Italia il 13 marzo con il titolo Prossima fermata Fruitvale Station.

4. The Spectacular Now

The Spectacular Now ha fatto furore al Sundance Film Festival, rassegna cinematografica patrocinata da Robert Redford che fa da vetrina per i film indipendenti, vincendo tra l’altro un premio speciale per i due attori protagonisti, Miles Teller e Shailene Woodley. E chi l’avrebbe mai detto che Amy di La vita segreta di una teenager americana sarebbe un giorno diventata un talento emergente di Hollywood?

La storia è quella di Sutter Keely, un ragazzo che non ha ben chiaro che essere popolari al liceo non vuol dire una beata fava, una volta che la scuola è finita e la vita vera ti reclama. Mentre aspetta la lettera di ammissione al college, Sutter stringe una relazione con l’introversa Aimee. Che non è proprio la tipica relazione romantica da film per teenager, e incanala invece la venatura distruttiva e disturbante di cui a volte l’amore si tinge.

3. The Way Way Back

Ancora un film di formazione (non sarà l’ultimo), ma un attimino più leggero di The Spectacular Now. Qui il protagonista è Duncan, ragazzo introverso costretto ad andare in vacanza con la madre, il suo fidanzato idiota e la figlia di lui. Mentre le cose tra sua madre e il suo ragazzo non vanno propriamente a gonfie vele, Duncan stringe amicizia con il manager di un parco acquatico, che lo assume a lavorare per lui.

The Way Way Back è un film dolceamaro sul passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Il cast è valido, specialmente per quanto riguarda i coprimari. Sam Rockwell è azzeccatissimo nella parte del manager del parco acquatico, e Allison Janney rulla nel ruolo della vicina, a dispetto del pochissimo tempo in scena. Bravo anche Steve Carell, qui in un ruolo, il fidanzato, un po’ meno simpatico si quanto ci abbia abituati. Sceneggiatore e regista è Jim Rash, il mitico Dean Pelton di Community nonché premio Oscar per la sceneggiatura di The Descendants.

Il film è uscito in Italia con il titolo C’era una volta l’estate.

2. The Kings of Summer

Di tutti i film di formazione presenti in lista, The Kings of Summer è probabilmente il più divertente.

La storia è quella di due ragazzi, Joe e Patrick, amici da sempre e con un difficile rapporto con le rispettive famiglie, che un’estate decidono di scappare, costruire con le loro mani una casa nella foresta accanto al loro paese, e restare a vivere là, lontano dai genitori e dalle loro vite quotidiane. A Joe e Patrick si aggiunge anche Biaggio, un ragazzo improbabile che sembra quasi vivere dissociato dal mondo. Ma, anche nella casa nel bosco, per i ragazzi non è tutto rosa e fiori, in particolare quando fa la sua comparsa Kelly, una ragazza di cui Joe è invaghito.

The Kings of Summer è un film estremamente divertente, ma anche amaro, a tratti. Un insieme di feels che personalmente non mi ha lasciato indifferente. Purtroppo è talmente indipendente che penso in Italia non uscirà mai.

1. Upstream Color

E il miglior film del 2013 snobbato (no, in questo caso letteralmente autoescluso perché non c’erano soldi per promuoverne la candidatura, il che è una parte triste e due parti squallido) dagli Oscar è Upstream Color di Shane Carruth, ovvero fantascienza surreale all’ennesima potenza.

Una donna, Kris, viene rapita e drogata con una sostanza contenente un parassita che la rende estremamente suggestionabile, e il suo sequestratore approfitta del suo stato mentale per farsi consegnare tutti i suoi risparmi. Una volta che il ladro ha finito il suo raggiro, Kris viene attratta da degli ultrasuoni fino a una fattoria, dove un altro uomo le estrae il parassita dal corpo e lo trasferisce in quello di un maiale. Kris si risveglia poi in un auto sul ciglio della strada, senza memoria di quanto è accaduto. È solo quando Kris incontra Jeff, anche lui vittima del parassita, e comincia una relazione con lui che i ricordi del ladro e della fattoria cominciano ad affiorare.

Upstream Color non è un film semplice. Su internet troverete svariate infografiche che tentano di spiegarlo (così come era accaduto per il precedente film di Carruth, Primer). Ma la sua bellezza risiede anche in questo. È un film ambizioso, che può lasciare perplessi (come The Tree of Life, verrebbe da dire, ma senza la pretenziosa banalità del film di Malick) per via dei molti strati, o cicli, della storia, e della narrazione frammentata e a volte inconsequenziale.

Il film non arriverà probabilmente mai in Italia, visto anche che Primer, del 2004, non è ancora stato distribuito.