Ho letto di recente alcuni articoli sulla cattiva influenza che Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di Giorgino Martin avrebbe sul fantasy in generale. Articoli, preciso, sia in lingua inglese – dove tiene banco da parecchio e ha strascichi ancora adesso il dibattito sul “grimdark” portato avanti, tra gli altri, da Joe Abercrombie – sia, più di recente, in italiano.

Si tratta, in generale, di letture interessanti, con motivazioni che, in gran parte, mi sento di accogliere. Ad esempio, il fatto che le Cronache, grazie all’estrema popolarità della serie televisiva, avrebbero generato un gran numero di cloni di bassa lega. Per la serie, siamo vissuti fino a ora in un mondo pieno di cloni di bassa lega di Tolkien, perché farci del male riempiendoci di cloni di bassa lega di qualcos’altro?

Qui mi devo mettere in mezzo pure io. Saranno svariati annetti che, come conferma la sezione “Cosa sto scrivendo” là in alto, sto lavorando a un fantasy di quelli belli grossi che di tolkeniano non ha proprio niente. E immagino di non essere il solo. A mia difesa posso solo dire che accostare le centotrentamila parole del mio romanzo a metà con le Cronache significa guardare solo una parte del cielo. Ho cominciato a scrivere il romanzo, all’epoca sotto forma di racconto breve, su un quaderno su cui prendevo gli appunti di storia della sociologia all’università. Ovvero quando ancora di Game of Thrones (come molti, il ciccione bretellato non me lo filavo neanche di striscio prima dell’avvento della serie tv) non c’era traccia. Ai tempi le mie ispirazioni erano costituite da un’altra saga letteraria appena conclusa, la Torre Nera di Stephen King, e il videogame Dragon Age: Origins (a sua volta successore spirituale di Baldur’s Gate, e quindi ispirato a Dungeons & Dragons, il che fa di me un bell’ipocrita, suppongo).

Tutto questo per dire che ognuno ha le proprie fonti di ispirazione, e che magari un romanzo che suona martinesco non lo è affatto o non lo è volutamente. Martin, in fin dei conti, non ha inventato un bel niente. Lui stesso ha dichiarato più volte di avere un debito nei confronti di Jack Vance, con il suo ciclo della Terra Morente in generale e il personaggio di Cugel l’Astuto in partucolare, e ai Roi Maudits di Maurice Druon, serie di romanzi storici che racconta la caduta della dinastia capetingia in Francia dopo la maledizione scagliata dal Gran Maestro templare Jacques de Molay contro re Filippo il Bello (libri che, per inciso, mi piange il cuore non si trovino più in italiano, quando invece la Harper Collins ha colto al balzo l’occasione e ne ha pubblicata sia una ristampa cartacea che una prima edizione digitale). Tra l’altro, come ha fatto notare Abercrombie sempre a proposito della polemica sul grimdark, c’è poco da prendersela con Martin o con lui stesso se spopolano fantasy brutti sporchi e cattivi, visto che il sottogenere di cui Martin e Abercrombie sono nomi di punta deve moltissimo a Michael Moorcock, uno a cui la sofisticatezza di Tolkien andava ben poco a genio.

Il che ci riporta alla questione dei cloni di bassa lega. Esiste gente che, ispirata da Game of Thrones, si è data al fantasy brutto sporco e cattivo. E questo è un bene, che piaccia o meno. Quando un’opera letteraria ispira la creatività di altri è sempre qualcosa di positivo, perché significa che ha fatto breccia nell’immaginazione, ha completato il processo comunicativo che dovrebbe essere alla base di ogni forma di scrittura, narrativa o meno.

Ma da qui a dire che, visto che le Cronache hanno successo, così accadrà per le opere da esse derivate, ce ne corre. Specialmente non da noi in Italia. Non accadrà mai, facciamocene una ragione. Per il semplice motivo che agli editori non interessa un fantasy politico militaresco influenzato da Giorgino Martin.

Agli editori interessano sì i cloni, ma quelli di The Hunger Games, al momento. E sono disposti a pubblicare qualsiasi cosa per quanto becera e cretina, stile il precedentemente recensito Garden di Emma Romero, purché sia una distopia. Con una protagonista donna forte e indipendente (che, al contrario di Katniss Everdeen, non è ne forte e indipendente, ma solo un altro ingranaggio di un triangolo amoroso, because reasons).

Game of Thrones sta avendo il suo momento, ma gli editori italiani non sono interessati, spiacente, esercito di cloni. E anche nel campo degli ebook autopubblicati (quelle cose che puzzano perché non sono fatte di vera carta, FYI) le cose non stanno messe meglio. E sì che gli ebook autopubblicati dovrebbero essere spazzatura in cui si riversa qualsiasi cosa. Ma lo sapete nella classifica dei dieci libri digitali dei più venduti di Amazon qual è l’unico che assomiglia vagamente a Il trono di spade di George R.R. Martin? Il trono di spade di George R.R. Martin, che mentre sto scrivendo occupa la posizione numero 9.

Non esistendo – o non essendo sufficientemente popolari, il che, nel mondo dell’editoria, equivale a non esistere affatto – questi fantomatici cloni delle Cronache, non capisco come possano trovare sostegno affermazioni del tipo “ah, ma per colpa di Game of Thrones il fantasy diventerà una cosa piena di alberi genealogici, ingarbugliamenti politici, personaggi sagaci e sesso lesbo”. Nah, a quello ci pensa la mano invisibile dell’economia (e la mano idiota delle case editrici italiane).

Per cui, sì, il successo di Game of Thrones (che dipende da molti altri fattori che non sono gli ingarbugliamenti politici e il sesso lesbo – in origine era di quello che volevo parlarvi, ma poi il post ha acquistato vita propria) ha dato origine a creazioni derivate. Come è successo a Tolkien e a Twilight, è vero, ma anche a Star Trek e ai My Little Pony, senza che questi ultimi andassero a intasare il mercato editoriale.

E, siccome non tutti siamo Terry Brooks, la popolarità di Game of Thones non mi preoccupa neanche un pochino. Mi colpisce, semmai, l’ottusità del mercato editoriale che, salvo rari casi (la Gargoyle che pubblica in Italia Abercrombie probabilmente spinta dal successo di Martin), è troppo impegnata a scaccolarsi l’ombelico per rendersi ancora una volta conto che qualcosa sta cambiando.

Per la cronaca, questo è il mio primo post dopo eoni (il che è male) perché sono stato impegnato a scrivere (il che è bene).