Oggi volevo parlare di un argomento di capitale importanza. Vampiri nello spazio.

E, no, non si tratta di un’allegoria o di qualche contorta metafora. Intendo proprio vampiri nello spazio.

Dunque, immaginiamo un vampiro nello spazio. Come tutti ben sappiamo, le caratteristiche proprie del vampiro vogliono che egli sia sensibile (in un grado che va dal fastidio a morte per combustione) alla luce solare. Un vampiro in orbita attorno alla Terra dovrebbe essere spacciato nel momento in cui non frappone il nostro pianeta tra sé e il Sole.

E fin qui immagino siamo tutti d’accordo.

Il problema si pone quando prendiamo il vampiro del paragrafo sopra e lo spostiamo, ad esempio, sull’orbita di Titano, il più grande dei satelliti di Saturno. Da quelle parti il Sole non è più grande di una qualsiasi stella particolarmente brillante.

Ecco, a quel punto come ci regoliamo?

Sappiamo che, sulla Terra, i vampiri sono creature notturne, capaci di andare in giro una volta calato il sole senza che la luce delle altre stelle li danneggi. Dato che mi sembra improbabile che la vulnerabilità alla luce dei vampiri sia tale solo quando la luce in questione proviene dal Sole, perché in fin dei conti una stella è una stella, non mi resta che concludere che la luce delle altre stelle non sia sufficientemente intensa per avere effetti negativi sulla salute di un vampiro.

Quindi, stando al ragionamento qui sopra, un vampiro situato all’altezza di Saturno potrebbe osservare direttamente il sole senza percepire gli effetti deleteri dell’esposizione diretta alla luce. Che potrebbe sembrare poca cosa per noi mortali, ma per un vampiro deve essere qualcosa di epocale.

Riesco a immaginare un paio di scenari a tal proposito. Due writing prompt, se proprio volete.

Il primo riguarda l’atto stesso che consente a un vampiro di (ri)vedere il Sole. Un vampiro o un mortale con un minimo di spirito imprenditoriale potrebbe costruire una stazione spaziale orbitante attorno a Saturno che consenta ai vampiri, dietro lauto pagamento, di fronteggiare senza avere nulla da temere il proprio “nemico naturale”, oltrepassando quello che, sulla Terra, è per loro un limite invalicabile.

Il secondo è molto più fantascientifico, nel senso di svariati miliardi di anni nel futuro. È un dato di fatto che un giorno il Sole si gonfierà fino a inglobare la Terra, uccidendoci tutti. Questo posto che non ci distruggiamo a vicenda prima di allora. Ma ciò riguarda i mortali. Un vampiro non deve temere il surriscaldamento globale o la guerra nucleare, perché un vampiro è immortale. Però l’incenerimento da gigante rossa, quello sì che dovrebbe preoccuparlo. Quindi non è del tutto difficile immaginare che, in un futuro remoto, i vampiri saranno disposti a collaborare con gli umani alla costruzione di un qualche modo per scampare all’annichilimento. E i vampiri sono manodopera spaziale di prima qualità: infaticabili, superveloci, superforti, gli basta una tuta pressurizzata e poi via, a lavorare senza ossigeno che tanto non se ne fanno niente. Mettere in piedi un cantiere spaziale ancora una volta orbitante attorno a Saturno in cui vampiri e umani assemblino la nave-arca che salverà l’umanità dall’estinzione, è un’opzione da non prendere sotto gamba.

Ok, queste sono le mie elucubrazioni riguardo i vampiri spaziali. Scusate se il post è particolarmente bizzarro, ma da quando ho visto Only Lovers Left Alive di Jim Jarmusch (tra parentesi, Tilda Swinton e Tom Hiddleston BEST. VAMPIRES. EVER.) continuo a tampinarmi di domande al riguardo – anche se Only Lovers Left Alive parla di vampiri rockettari maledetti e non di vampiri IN SPAAAAAACE, ma vabbè.

Fatemi sapere se ho tralasciato qualcosa di importante, perché, sul serio, l’argomento è uno di quelli fondamentali di cui non si parla mai abbastanza.