L’altra sera ho visto una cosa tangenzialmente collegata all’universo del fantasy che mi lasciato basito. E, no, non sto parlando del mezzo stupro di Jaime ai danni di Cersei che Benioff & Weiss si sono inventati nello scorso episodio di Game of Thrones. Quello, per quanto poco piacevole, è servito a ricordare al pubblico che anche in personaggi che risultano gradevoli, come appunto Jaime, ma anche Sandor Clegane e Ygritte, c’è un buon quantitativo di malvagità che non esita a venire a galla.

Sto parlando in realtà delle recenti nomination agli Hugo Award, ossia il più prestigioso premio letterario della letteratura del fantastico.

E non è perché tra i romanzi nominati non ce ne sia nessuno di quelli che io personalmente considero i migliori dell’anno passato (niente NOS4A2 di Joe Hill, niente Guy Gavriel Kay, e così via), quello non è un gran problema.

Dunque, tra i nominati abbiamo tre romanzi fantascientifici, Ancillary Justice dell’esordiente Ann Leckie, Neptune’s Brood di Charles Stross, e Parasite di Mira Grant (aka Seanan McGuire, aka la persona più sgradevole mai nominata a un premio letterario, Harlan Ellison incluso), un urban fantasy a tinte noir, Warbound di Larry Correia, e uno di quei fantasy epici con il Prescelto che deve sconfiggere il Signore Oscuro.

Il fantasy in questione? La Ruota del Tempo.

E, no, non l’ultimo volume della ruota del tempo, Memoria di Luce, scritto da Brandon Sanderson a partire dalle note del defunto Robert Jordan, pubblicato a gennaio del 2013 e quindi tecnicamente eleggibile per il premio. No, intendo proprio l’intera serie della Ruota. Tutti i romanzi che a compongono, da L’occhio del mondo del 1990 a quello finale.

L’idea è nata dai fan, come un modo per onorare Jordan con un premio letterario che, nel corso della sua lunga carriera, non ha mai vinto. Stando a un’interpretazione creativa del regolamento, l’intera Ruota del Tempo può essere considerata non come una serie, ma come un lungo romanzo pubblicato a puntate.

Il che a mio avviso è una stronzata, e anche poco rispettoso di chi scrive romanzi in serie e se li vede nominare a svariati premi letterari perché sono sufficientemente validi in sé da sostenere la competizione – cosa che i romanzi di Jordan apparentemente non erano. Un premio speciale sarebbe stato ok, una nomination competitiva del solo Memoria di luce anche. Questa roba che hanno fatto? No.

Il perché ciò mi lascia basito è presto detto. A parte il fatto che, fin dove ho letto io, ossia il secondo volume, la serie è tutt’altro che meritevole di stare nella cinquina dei nominati, il problema è un altro. Una cosa del genere me l’aspetto in Italia, dove il finale a tarallucci e vino e grandi risate è la norma. Gli Hugo, con tutti i loro – innegabili – difetti, restavano pur sempre un premio letterario con un minimo di autorevolezza. Autorevolezza che ora vedo piegarsi al fanservice. Perché per me piegare le regole in questa maniera ha, francamente, poco senso e fa cadere il premio Hugo al livello di credibilità del Premio Simpatia della Sagra della Trippa di Orzinuovi.

E adesso scusate, devo andare a far campagna affinché le Cronache del Mondo Emerso vengano considerate un romanzo a puntate e pertanto nominate al Premio Italia.