Immaginate di essere a una grigliata. Siamo pure tra Pasqua e 25 aprile, non dovrebbe venirvi troppo difficile. L’aria è calda e il cielo terso. Siete nel giardino, ospiti a casa di amici, ed è quasi ora di pranzo. A un tratto, il profumo di carne alla griglia vi riempie le narici e voi, con già l’acquolina in bocca, vi girate in direzione del barbecue. C’è un uomo che sta cucinando, sul momento non lo riconoscete, ma non ci fate nemmeno troppo caso a dire il vero, perché la vostra attenzione è tutta per la carne che si scotta sulla brace. Il cuoco ha appena messo a cuocere sei salamelle gonfie e lucide. Spettacolari. Poi, mentre la brace sfrigola ogni volta che del grasso cola giù dalla carne, l’uomo aggiunge alle salamelle anche alcuni hamburger rosati. A quel punto la griglia è quasi piena, e il vostro stomaco ha preso a brontolare. Nella mente vi fate due conti e giudicate che quelle salamelle sono belle che pronte, e tra poco il cuoco le toglierà dal fuoco e le servirà a tavola. Invece l’uomo alla griglia apre un’altra confezione di carne e mette a cuocere delle costine di maiale, poi delle bistecche sanguinolente di manzo e poi ancora degli hamburger, questa volta di suino. Da qualche parte spuntano dei wurstel e perfino delle salsicce bianche di Norimberga. C’è talmente tanta carne ammassata che la griglia non si vede più e il fumo fa fatica a salire. Ma il cuoco sembra infischiarsene, e continua a impilare salamelle, hamburger, tagliate, fiorentine, salsicce e anche una luganega arrotolata.

A questo punto un’obiezione si forma sulle vostre labbra: la carne è troppa, davvero troppa, per continuare ad ammassarla in quel modo. Perché non si mette a servire quella già cotta? vi domandate a disagio.

Vi avvicinate con circospezione ma il cuoco vi ignora. E alla fine la vostra attenzione si sposta dalla griglia al cuoco stesso. Girate attorno al barbecue e finalmente riuscite a vedere in volto l’uomo che imperterrito continua a mettere carne al fuoco come se da ciò dipendesse la sua stessa vita.

Lo guardate e alla fine capite. Tutto ha un senso.

Il cuoco è Robert Jordan.

E quello non è un barbecue, è la serie della Ruota del Tempo.

 

La scheda del libro

The Great Hunt (The Wheel of Time #2) di Robert Jordan
Pubblicato in Italia da Mondadori e poi da Fanucci, in USA da Tor e in UK da Orbit
Anno 1990
708 pagine
Prezzo di copertina 16.90€
Il romanzo su Amazon (non disponibile in edizione digitale)

Che cosa succede

Prima di cominciare vorrei far notare che l’intera serie della Ruota del Tempo è recentemente uscita in una nuova edizione (con nuove copertine, nel caso speravate di riuscire a completare la vostra collezione TIF Extra) con una traduzione rivista in collaborazione con gli appassionati del Save Moiraine Team. Avendo letto le traduzioni di G.L. Staffilano, non posso che essere loro grato.

Ok, torniamo alla reccy.

La grande caccia è il secondo volume della serie La Ruota del Tempo di Robert Jordan. O meglio, alla luce della recente nomination ai premi Hugo: La grande caccia è il secondo episodio del romanzo a puntate La Ruota del Tempo di Robert Jordan.

Dunque, dopo gli eventi narrati in L’occhio del mondo, Rand e compagnia sono finalmente al sicuro a Fal Dara, dove il nostro eroe riceve la visita nientemeno che della capa delle Aes Sedai, l’Amyrlin Seat, convinta pure lei che Rand sia il Drago Rinato. Neanche il tempo di tirare un po’ il fiato e la fortezza viene attaccata da trolloc e myddraal, che liberano Padan Fain, il venditore ambulante e amico delle tenebre già visto nel libro precedente, e sottraggono il pugnale magico che Mat aveva trovato a Shandar Logoth e a cui è indissolubilmente legato.

Peggio ancora, sparisce anche il Corno di Valere, che è il macguffin di riferimento per la presente avventura.

Lord Ingtar di Shinowa viene incaricato di recuperare il Corno, e Rand si unisce alla cerca perché dove c’è il Corno c’è anche il pugnale senza il quale l’amico Mat rischia di morire.

Mentre Rand, Mat e Perrin si avventurano per la quest principale, Egwene e Nynaeve partono assieme all’Amyrlin Seat dirette a Tar Valon, dove impareranno a utilizzare l’Unico Potere. Lì reincontriamo Elayne (uno dei pochi personaggi del libro precedente che mi era piaciuto senza se e senza ma), e i suoi due fratelli, che studiano per diventare Custodi.

Che cosa ne penso

Il mio giudizio sul secondo episodio della Ruota riecheggia quanto detto in occasione del precedente, ma con un distinguo.

Sebbene anche in questo romanzo sia evidente il grande potenziale che la storia indubbiamente ha, con il suo vasto cast di personaggi, ciascuno con la propria storia, il proprio futuro, e il proprio posizionamento all’interno del disegno generale della narrazione, come ho già detto all’inizio della recensione, la carne al fuoco è davvero tanta. Troppa.

Per dirne una, che Rand sia il Drago Rinato è chiaro fin dai primi capitoli di L’occhio del mondo. Ma Robert Jordan essendo Robert Jordan ha dovuto ritardare l’investitura definitiva dell’eroe nel suo ruolo di predestinato fino alla fine del presente romanzo. Che è prendersela decisamente troppo comoda.

In La grande caccia un ampio troncone dell’avventura si svolge in un universo alternativo, dove Rand incontra Selene. Che si vede lontano un miglio che è una dei cattivi. Ma nessuno sembra accorgersene. E alla fine si scopre che Selene è una dei cattivi. Uh, che colpo di scena.

Insomma, la sensazione generale che il romanzo mi ha lasciato è stata quella di essere un filler, un riempitivo in cui, sì, si approfondisce qualcosina del mondo in cui si svolge la storia, ma che, alla fine della fiera, sempre riempitivo rimane. E va da sé che avere un filler come secondo episodio non è proprio il massimo.

Poi ci sono tutte quelle situazioni che sanno di già visto e che mi aspetto da un paranormal romance scritto da un’autrice di fanfiction glorificata, non da uno che viene considerato il Grande del fantasy. Ad esempio la momentanea rivalità tra Rand e i suoi amici che deriva da una banale incomprensione che si sarebbe potuta risolvere in tre secondi se solo i personaggi si fossero presi la briga di parlare tra di loro. Ci saremmo risparmiati pagine di già sentito e angst (di cui faccio sempre volentieri a meno). Senza contare che uno dei temi dell’intera serie sembra essere “gli uomini non capiscono le donne”, che a me, scusate, fa un po’ cadere le palle.

Ciò detto, il romanzo ha comunque degli aspetti positivi. Ad esempio mi sono piaciute le scene in cui Lan insegna a Rand come diventare un combattente, e il finale è stato abbastanza epico. Ma da qui a dire che il romanzo è salvabile ce ne corre.

Inoltre lo stile di Jordan continua a non essere il massimo. C’era una frase in particolare che a me a fatto ridere:

La colonna giunse al villaggio di Medo, sulle rive del fiume Mora, un affluente dell’Erinin che correva lungo la frontiera fra lo Shienar e l’Arafel.

Mancava giusto Pdorr, figlio di Kmerr della tribù di Pstarr…

In conclusione

Robert Jordan deve darsi una mossa a far succedere qualcosa di succoso, perché, ora come ora, La Ruota del Tempo non mi sta acchiappando più di tanto. Voglio dire, i personaggi ci sono, gli sviluppi delle loro vicende personali pure, prospettive di evoluzione psicologica anche, manca solo che l’autore si decida a mettere in moto il tutto.

La grande caccia ha ancora del potenziale, come l’aveva L’occhio del mondo, ma, giunti al secondo volume, non si può più vivere di rendita. Qualcosa deve succedere, qualcosa che non sia poi risolto in trecento pagine per ritrovarsi allo stesso punto in cui si era all’inizio del romanzo.

Il più grande difetto di La grande caccia è che è un romanzo poco incisivo, sia preso da sé, che all’interno di una serie. Ecco, io non dico di decapitare Ned Stark, però perfino quella ciofeca della Spada della Verità, ora del secondo romanzo, le carte in tavola le aveva ribaltate un paio di volte. La Spada della Verità, gente. Scritta da quel tizio che proprio da Jordan si è “ispirato” a piene mani.

Io spero proprio che il terzo volume dia una scossa all’intera serie/romanzo a puntate, altrimenti c’è da sbattere la testa contro il muro. Oppure smettere di leggere la Ruota del Tempo.

Voto finale