Spero non ci sia bisogno di spiegarvi la differenza tra un libro e un fumetto. Che poi ce ne sono più di una, ma quella sostanziale è che un fumetto non è altro che un libro per gente pigra, e pertanto ogni persona di cultura come il sottoscritto dovrebbe starne il più lontano possibile e giudicarlo con la dovuta spocchia.

Ma viene in momento in cui anche il più snob dei critici letterari deve scendere, ahimè, a compromessi. E il momento è giunto.

Attualmente mi ritrovo impegnato nella lettura di quel mattonazzo millepaginario che è La via dei re di Brandon “Logorrea che neanche Stephen King quando pippava” Sanderson, ed è passato un po’ di tempo da che ho recensito qualcosa. Il che va a discapito del mio blog, giacché un blog letterario senza recensioni è utile quanto i capezzoli sulla tuta di Batman. Qualcosa dovevo fare, ma cosa? La rubrica “La figa della settimana”? No, mi serviva qualcosa da recensire. E visto che con un vero libro ci sto mettendo troppo, meglio passare a un libro per pigri.

Già, ma quale? Già mi sto abbassando al livello di chi legge, ewww, fumetti, non posso mica mettermi a leggere The Walking Dead o, che dio ce ne scampi, supereori del cazzo. No, avevo bisogno di qualcosa di artistico e pretenzioso.

Ed è stato allora che mi è stato segnalato Cesare di Fuyumi Soryo.

Fuyumi Soryo è un’autrice di fumetti per jappominkia (da qui in poi manga), che ha deciso di dedicare il resto della sua carriera a compilare una biografia a fumetti di Cesare Borgia, a partire dalla sua gioventù all’università di Pisa. Si tratta di qualcosa che potrebbe andarmi a genio, in effetti.

Cesare Bogia non è il mio personaggio storico preferito, quel posto spetta di rigore all’imperatore romano Eliogabalo, ma visto che l’unica opera narrativa su Eliogabalo è un romanzo di Claudia Salvatori (l’incompetente che ha scritto Abel, una delle prime recensioni di questo blogghino), per parafrasare Montanelli, turiamoci il naso e leggiamo libri per pigri.

Stringiamoci la mano. Facciamoci forza a vicenda. Recensiamo un fumetto.

La scheda del libro

チェーザレ 1―破壊の創造者 1 di Fuyumi Soryo
Pubblicato in Italia da Edizioni Star Comics, in Giappone da Kodansha Ltd.
Anno 2007
224 pagine
Il libro su Amazon

Che cosa succede

Il primo volume della serie si apre una mattina di novembre 1491 a Pisa, dove il giovane Angelo da Canossa (nessuna parentela con Matilda) è in procinto di prendere parte alla sua prima giornata da studente universitario, un lusso che è riuscito a permettersi grazie al contributo finanziario della famiglia Medici, presso la quale suo nonno lavorava in qualità di carpentiere.

Ben presto scoprirà che la vita universitaria è organizzata in gruppi e gerarchie molto ferree. Gli studenti sono divisi, ad esempio, in gruppi a seconda della regione di provenienza. Angelo si ritrova a far parte del gruppo fiorentino, al cui capo si trova Giovanni de’ Medici, figlio di Lorenzo e futuro cardinale. L’altro gruppo principale degli studenti pisani è quello degli spagnoli, capeggiato dal giovane Cesare Borgia, figlio del potente cardinale Rodrigo.

Complice il non proprio amichevole atteggiamento tenuto da Giovanni e dal resto degli studenti fiorentini nei suoi riguardi, Angelo si avvicina a Cesare e, pian piano, impara a conoscere il suo mondo – e le macchinazioni politiche che l’hanno creato – rimanendo nello stesso tempo sempre più affascinato dal suo indiscutibile carisma.

Che cosa ne penso

Ci sono due livelli di giudizio per un fumetto, quello artistico e quello narrativo.

Sbrighiamo le incombenze e diciamo subito che, dal punto di vista artistico, Cesare esce promosso a pieni voti. Ogni tavola è di una bellezza e di una cura al dettaglio impareggiabile. Ogni. Singola. Tavola. I paesaggi, in particolare, sono delle piccole opere d’arte. I personaggi sono tutti un po’ troppo bellini per i miei gusti. Tutti, dal ricco nobile al povero morto di fame hanno lineamenti puliti che neanche i diciottenni in un porno ghei. Ma del resto non ricordo di aver mai visto un protagonista di anime o manga che potrei definire brutto senza se e senza ma.

Il vero problema di questo primo volume di Cesare è evidente quando si guarda all’aspetto narrativo del fumetto. Ovvero l’assenza di tale aspetto.

Il volume uno di Cesare serve soprattutto come introduzione ai personaggi e all’ambientazione. E si vede. Ma tanto. Ad esempio, seguiamo le vicissitudini dell’impacciato Angelo durante il suo primo giorno di università, e viene difficile non sentire gli echi di qualcosa di moderno, il primo giorno di liceo di Giovannino da Caltanissetta, più che della vita accademica della Pisa cinquecentesca.

Allo stesso modo, sempre per inquadrare situazioni e personaggi, il fumetto fa spesso ricorso a straziante exposition. Non di rado avviene, infatti, che un personaggio si metta a parlare raccontando la backstory di questo o quel personaggio, o di questa o quella organizzazione.

Ad esempio, capita di sentire un personaggio, la governante di Angelo, parlando con sé stessa, dire:

Mio Dio… Speriamo che vada tutto bene…
Avendo perso precocemente la madre, ed essendo cresciuto spensieratamente sotto la custodia del nonno…
…Il signorino Angelo è un po’ un sempliciotto…

Il che è doppiamente atroce, dato che a) nessuno nella vita vera parla così, e b) sono le stesse azioni di Angelo nel corso della storia a mostrarci che è un sempliciotto poco avvezzo alle sottigliezze della diplomazia, non c’è assolutamente bisogno che la governante ce lo venga a dire.

E no, il fatto di essere un libro per pigri non è una scusante per utilizzare male gli strumenti della narrazione.

In conclusione

Il progetto di Cesare è ambizioso e unico nel suo genere, e in virtù di ciò assolutamente interessante, per lo meno dal mio punto di vista.

Sono più che ben disposto a dare a questo primo volume il beneficio del dubbio – non fosse altro che ho acquistato i primi quattro su Amazon – ma come inizio non è certamente una partenza col botto.

Al di là dell’eccellenza delle tavole, le gambe narrative su cui poggia la storia sono fragiline. Il volume si limita a presentare i personaggi principali e dà un’infarinatura politica per capire, immagino, ciò che verrà in seguito. Ma, al di là di questo, la storia non c’è.

Il secondo volume, di cui ho già letto una cinquantina di pagine, sembra già percorrere la strada giusta, e quindi il qui presente volume uno è molto probabilmente una partenza un po’ goffa per una serie che ha molte cose interessanti da dire.

Voto finale