L’altra sera è andato in onda il primo episodio di Flash. Se fossimo ancora in estate – e possiamo esserlo, con una buona dose di negazione – The Flash sarebbe stata una di quelle serie che avrei inserito nella lista di quelle potenzialmente trash da guardare.

Il pilot, in realtà, era leakato online tempo addietro, per cui c’è anche la possibilità che qualcuno di voi lo abbia già visto da parecchio. Del canto mio, ho aspettato la premiere televisiva per un semplice motivo: sono ossessivo-compulsivo.

Come ben sapete, Flash è uno spin-off di Arrow, e io di Arrow avevo guardato giusto i primi cinque episodi mettendoci subito una croce gigante sopra, perché delle avventure del giustiziere social justice warrior we are the ninety-nine percent, sinceramente, me ne fregava poco e niente. Tuttavia, mi sono detto, se non guardo la serie madre non ha senso seguire lo spin-off (shhh, nella mia testa ha senso), così ho recuperato Arrow. E devo dire che nella seconda stagione migliora, di poco ma migliora, non fosse altro che per l’introduzione di Felicity Smoak e perché quando si picchiano ci mettono un minimo di convinzione e quel pizzico di coreografia e stunt coordination che male non fa. E anche perché a me Colton Haynes fa ridere come parla tutto impostato. Tipo, dai tempi di Teen Wolf.

Anyway, gli episodi migliori della seconda stagione di Arrow, manco a dirlo, sono quelli con special guest star Berry Allen, ossia il giovante tecnico forense che un giorno diventerà Flash.

Di Flash c’è da notare anche un’altra cosa: è la prima serie tv basata su un fumetto di cui ho letto il materiale originario prima di vedere l’adattamento. Precisiamo però che di Flash ho letto solo una ventina di numeri, tutti New 52, e che l’unica cosa che mi è rimasta bene impressa è gorilla parlanti cazzutissimi.

Il che ci porta alla serie tv. Da qualche anno a questa parte la CW, il network su cui Flash va in onda, si è parzialmente reinventata da canale che manda in onda teen drama a canale che manda in onda serie di generi diversi ma comunque rivolte a un pubblico giovane. Nel palinsesto CW ci sono ancora troiate immani, stile Beauty and the Beast e Reign, ma anche serie di successo come Arrow e uno dei miei personali guilty pleasure, The 100, di cui ho già parlato in questi lidi fino ad alienarmi lettori.

The Flash si inserisce perfettamente nel quadro generale, in quanto fin dall’episodio pilota si dimostra una serie sì supereroistica, ma anche pregna di momenti stile soap opera che sono il cringe supremo – tipo Barry Allen che è innamorato di Iris, ma Iris non solo lo vede solo come un amico (stupida donna, come si permette di non essere un premo a beneficio dell’eroe?) ma se la fa anche col detective belloccio il cui unico crimine è non essere Barry Allen e pertanto si merita odio e deprecazione.

Ma andiamo con ordine. Barry Allen è un tecnico CSI – che dovrebbe essere CSU, come in Crime Scene UNIT, ma CSI è uno show famoso per cui cicciamocelo – il cui passato è segnato dalla misteriosa morte della madre e del conseguente arresto di suo padre. A seguito di un incidente all’acceleratore di particelle dei laboratori STAR, Barry Allen viene colpito da un fulmine ed entra in coma. Solo che il fulmine che l’ha colpito non è proprio un fulmine, e Barry Allen si ritrova a essere l’uomo più veloce del mondo. A differenza del suo amyketto del cuore Oliver Queen, che compare nel pilot in un cameo, Barry Allen decide di lasciar perdere il vigilantismo e di diventare un eroe a tutti gli effetti, qualcuno che possa dare speranza agli abitanti di Central City.

E il risultato del pilot, per me, è positivo. Con un solo, piccolo ma riferito al numero di informazioni, citazioni ed elementi che gli sceneggiatori hanno ritenuto di dover riversare nella prima puntata. Come per il pilot di Gotham, anche Flash è una sorta di tacchino ripieno il giorno del ringraziamento. Solo con rimandi all’universo DC anziché cranberry sauce.

Ma per il resto per me è una serie tv consigliata. Mi è piaciuto l’attore che interpreta Barry Allen (mi aveva già convinto in Arrow, a dirla tutta), ho approvato le scene d’azione, che rendono bene l’idea dell’uomo più veloce del mondo, e ho anche apprezzato il livello di autoconsapevolezza di uno show che va in onda sulla CW (“Lightning gave me abs?”).

Più di tutto, però, ho apprezzato il tono generale dell’episodio. Che, sorpresa sorpresa, è più leggero del resto della roba DC attualmente in circolazione. Da quando Nolan se n’è uscito con la sua trilogia del Cavaliere Oscuro (che, come tutti i film di Nolan sono troppo lunghi, infarciti di spiegoni a prova di idiota, e sopravvalutati), pare che tutti i film e i telefilm basati su personaggi DC debbano essere tetri e malmostosi. Vittima illustre Man of Steel, in cui Superman distrugge Metropolis che neanche Godzilla e uccide persone perché la trama dice così. Anche Arrow ha la sua buona dose di mestizia, seppur controbilanciata da qualche momento di leggerezza. In Flash non è solo qualche momento, è il tono generale. Come se qualcuno se ne fosse uscito con questa pazza idea che le storie di supereroi possono essere anche divertenti, pazzesco no?

In buona sostanza, a differenza della serie che l’ha originato, The Flash è partito con il piede giusto. Grant Gustin è sorprendentemente azzeccato nel ruolo di Barry Allen/Flash, e tra i coprimari ci sono alcuni attori niente male (Tom Cavanagh, che interpreta Harrison Wells, il capoccia dei laboratori STAR, e Jesse L. Martin, il detective West), l’azione c’è ed è sorprendentemente ben realizzata (Flash non picchia come Green Arrow, ma la scena dell’inseguimento in auto vale tutti i combattimenti Green Arrow vs. Deathstroke), inoltre, la serie è leggera e divertente. Che per me è una ventata di fresca novità nel tenebroso panorama degli adattamenti DC.

Ora, se solo riuscissero a trovare il budget per un certo gorilla parlante spaccaculi…