L’ultimo premio Nobel per la letteratura che conosco di nome è stato Mario Vargas Llosa. L’ultimo di cui ho letto qualcosa che mi è effettivamente piacuto, quel comunistaccio di Josè Saramago.

Se mi conoscete, sapete che gli scrittori premio Nobel non sono il mio pane quotidiano. Non perché, eww, hanno vinto il Nobel, quindi sono pretenziosi, fuggite sciocchi finché potete, ma perché spesso e volentieri uno scrittore premio Nobel non scrive roba che a me va di leggere. Quella volta che Saramago ha scritto una sorta di postapocalittico (sulla carta Cecità parla del collasso della società, se non vogliamo chiamarlo postapocalittico perché, in effetti, non vi è un’apocalisse di vasta scala, di certo non possiamo non chiamarlo speculative fiction) l’ho letto e mi è piaciuto parecchio.

Va anche premesso che il premio Nobel per la letteratura per me ha perso ogni parvenza di serietà quando a vincerlo è stato Dario Fo. E il premio nobel in generale quando Obama ha vinto nel 2009.

Però.

Però.

Statemi un attimo a sentire.

No, sul serio, compagni intellettuali, prestatemi orecchio.

Non è che ogni anno dovete scassare la minchia con Murakami.

Ogni.

Fottuto.

Anno.

L’abbiamo capito, vi piace Murakami. Del resto alcune delle trame alla base dei suoi romanzi non sono male, si dilunga spesso a parlare di gatti e, soprattutto, non è uno scrittore murikano, cosa che per l’intellettuale è un must.

Ogni anno l’angoscia della gente che, e chi è [inserire nome del vincitore]? Cosa aspettano a darci il Nobel a Murakami Haruki? Buuuuu, zero stelline.

Compagni intellettuali, sul serio.

Compagni intellettuali.

Lasciamo per un attimo perdere che a me Murakami non piace affatto. Ma proprio per niente.

Lasciamo perdere che ogni anno ci sono almeno tre scrittori che hanno lo stesso livello di popolarità internazionale di Murakami e che, a mio avviso, meritano il Nobel più di lui. Ossia Joyce Carol Oates, Margaret Atwood e Cormac McCarthy. E sono solo tre scrittori che conosco IO.

Ci sono trecentosessanta milioni di scrittori al mondo. Alcuni anche meritevoli. Alcuni bravi. Alcuni il cui corpo letterario incontra i criteri di merito perdurante e/o idealismo concernente i diritti umani che l’Accademia Svedese ha fissato per l’assegnazione del premio Nobel. Ecco, magari uno di questi è più meritevole di Murakami, ma siccome è una poetessa estone che non pubblica con Feltrinelli in Italia nessuno la conosce (posto che, buuu, che intellettuali siete se non siete appassionati di poesia estone?).

Patrick Modiano non lo conosce nessuno. E ‘sticazzi non ce li mettiamo? A parte che, a partire da oggi, già lo sento, Patrick Modiano è diventato lo scrittore preferito del 95% degli intellettuali che lo conoscevano quando ancora non era popolare. È davvero così male se uno dei più importanti (il più importante?) premi letterari internazionali guardi oltre l’ombelico della celebrità di massa?

Però, per favore, basta trifolare le gonadi ogni anno con la storia del Murakami favorito. Certe cose riserviamole solo quando sono dovute. Tipo per Tatiana Maslany agli Emmy.