Mi rendo conto che quest’anno ho parlato molto poco di film, eppure ne ho visti abbastanza, incluso un paio che avrebbero meritato una menzione. Da Jodorowsky’s Dune al quasi fighissimo Mercenaries della Asylum (no, dico, guardate il cast), fino al miglior film dell’anno che per me è, senza partita, Boyhood di Richard Linklater.

Per cui, mentre il resto del mondo sta impanicandosi per comprare gli ultimi regali di Natale (me incluso – ma in realtà devo solo trovare la voglia di andare in una tabaccheria seria a comprare sigari cubani per mio padre), parliamo un po’ di un bel film che ho visto di recente.

Coherence, scritto e diretto da James Byrkit, è un film indipendente a bassissimo costo, girato nella casa del regista, con un cast di suoi amici (uno dei quali è Xander di Buffy), e con dialoghi quasi del tutto improvvisati. Si tratta di una pellicola cross-genere. IMDb lo chiama un thriller fantascientifico, mentre per me è un film marcatamente horror, che pone parecchia enfasi sull’elemento suspense.

In breve, di cosa parla Coherence? È la storia di un gruppo di amici nel pieno dei loro trent’anni che si incontra una sera per una cena in compagnia. Tutto inizia nel più normale dei modi, e l’unico conflitto sembra essere la presenza di un’ospite sgradita alla protagonista perché è la ex del suo attuale fidanzato. Garbatamente, quasi di passaggio, il film ci informa, per bocca di uno dei personaggi, che quella sera una cometa passerà vicinissima alla terra. Per breve tempo l’attenzione si rivolge a quel fenomeno astronomico e ad altri simili (l’evento di Tunguska), e viene messa la pulce nell’orecchio allo spettatore che, quando una cometa passa così vicina alla Terra, possono verificarsi delle non meglio precisate stranezze, ma poi la serata ritorna sui consueti binari. Fino a che la corrente non salta all’improvviso, e la casa si trova immersa in un’oscurità innaturale.

Il film procede in un crescendo di tensione e mistero, e ogni volta che si trova una risposta si aprono tre domande nuove.

Coherence mi è piaciuto, e ve lo consiglio caldamente, perché riesce a fare tanto con i ridottissimi mezzi di una pellicola a micro budget (102.000$). Tutta la prima parte del film è, in sostanza, una dimostrazione da manuale di come creare senso di tensione, suspense e pericolo imminente. Per restrizioni di budget e scelte stilistiche il film non ha che una location, la villetta, e di questo limite fa la sua forza, costringendo lo spettatore a un’ignoranza degli eventi ancora maggiore di quella dei protagonisti. Funziona perché batte sul tasto principale della paura, ossia la “paura dell’ignoto” di lovecraftiana memoria. Costringendo in questo modo il punto di vista, il film ha l’effetto di aumentare il senso di inquietudine dello spettatore. E, anche quando qualcosa succede, questa ci viene raccontata dai protagonisti. Ad esempio, quando qualcuno dice: “Fuori c’è una zona di oscurità più intensa del resto, ed è tutto buio tranne una casa in fondo alla via”, quello che in realtà il film chiede allo spettatore è di immaginarsi l’oscurità più nera del nero e la casa illuminata immersa nelle tenebre. È una mossa geniale, perché lascia allo spettatore la libertà di colmare l’ignoto con la propria fantasia. E, per com’è la situazione in quel momento, la fantasia dello spettatore a tutto penserà, fuorché a cose tranquillizzanti.

Senza voler spoilerare troppo, la seconda parte del film si incanala, più che nella fantascienza, nella fisica quantistica. La spiegazione finale non è del tutto inaspettata (quest’anno avevo già visto un film che percorreva lo stesso terreno, The One I Love) ma funziona. E, anzi, pone una domanda che personalmente non avevo mai pensato di pormi, ma che, ora che ci penso, è piuttosto affascinante: e se fossimo noi così come siamo la peggiore versione possibile di noi stessi?

Il consiglio è, ovviamente, di recuperare in qualche modo Coherence. Dico in qualche modo perché non è attualmente prevista un’uscita italiana, ma il film è disponibile on demand e, arrrr, tramite torrent. Non solo è un gran bel film horror o di fantascienza, che dir si voglia, ma è anche un magistrale esercizio di suspense e, lo ripeto, la prova che si possa ottenere molto con le poche risorse che si hanno a disposizione.

La nota finale è che ho passato i momenti in cui non cercavo di risolvere il mistero del film a tentare di capire chi fosse l’attrice protagonista. Ha una faccia famigliare che so di avere visto da qualche parte (specialmente il naso e alcune espressioni facciali) ma non mi viene dove. Se vi capitasse di guardare il film e doveste avere lo stesso senso di deja-vu, fatemelo sapere.