Orbene, oggi parliamo di un romanzo scritto addirittura da un ministro della cultura. No, non Nelle vene quell’acqua d’argento di quel ganassa di Dario Franceschini (sì, il tipo che strombazza ai quattro venti che ha abbassato al 4% l’IVA degli ebook salvo poi metterlo nel culo lubrificando con ghiaia a me e tanti altri che si sono visti aumentare il prezzo dei propri ebook auto pubblicati perché #unlibroèunlibromasolosehailcodiceISBNsennòcazzivostri), sto parlando del francese di Maurice Druon.

Druon, oltre ad aver ricoperto la carica di ministro della cultura tra il 1973 e il 1974 è stato anche autore di una serie di romanzi storici, intitolata I re maledetti, che narra la caduta della dinastia capetingia in Francia e l’ascesa dei Valois.

Tra le altre cose, I re maledetti è stato adattato in una miniserie televisiva (intitolata La maledizione dei Templari perché da noi era appena uscito Il codice Da Vinci e i templari andavano di moda), ma soprattutto, è accreditata da George “Er Bretella” Martin come una delle ispirazioni per la sua famosa e machiavellica serie fantasy. Tant’è vero che il blurb in copertina lo riporta: “Questo è il vero Trono di Spade”.

Che cosa succede

Due sono gli eventi (storici) di grande importanza affrontati nel romanzo. Il primo, motore dell’intera serie, è il processo ai cavalieri templari e la susseguente condanna a morte del Gran Maestro Jacques de Molay, il quale, come ultimo gesto di spregio nei confronti dei personaggi che architettarono la fine del proprio ordine cavalleresco, lanciò in punto di morte una maledizione contro il papa Clemente V, il guardasigilli francese Nogaret, lo stesso re di Francia Filippo IV e il resto della sua famiglia.

Il secondo evento è passato alla storia come l’Affare della Tour de Nesle. Per quanto ferreo e spietato fosse Filippo IV, i suoi tre figli Luigi, Filippo e Carlo, restavano dei bambocci. Sposati in giovane età con le figlie e la cugina di Mahaut d’Artrois, in realtà almeno due dei tre erano dotati di un palco di corna non indifferenti, perché Margherita e Bianca di Borgogna (mogli rispettivamente di Luigi e Carlo) si intrallazzavano, nell’eponima torre di Nesle, con i fratelli d’Aunay. Ovviamente l’adulterio viene scoperto, e diciamo che le cose non finiscono granché bene per le persone coinvolte.

Oltre a queste due storie principali, Il re di Ferro introduce anche elementi che saranno importanti per gli altri romanzi della serie, come le macchinazioni di Isabella d’Inghilterra e Roberto d’Artrois, e la figura dei banchieri lombardi Spinello Tolomei e suo nipote Guccio Baglioni.

Che cosa ne penso

Per prima cosa, tanto di cappello. Per essere un libro pubblicato nel 1965, poteva essere scritto in prosa molto più ostica. Invece no. Pur essendo palesemente una persona di elevata cultura, Maurice Druon non gioca a fare sfoggio di ingarbugliamenti pseudo-intellettuali. Se questo romanzo fosse stato scritto da Umberto Eco, ad esempio, sarebbe stato illeggibile (come lo è Baudolino, per capirci).

Seconda cosa, anche se questo blog normalmente tratta di fantastico e in particolare di high/epic fantasy (anche se poi non è così vero perché alla fine della fiera qui comanda io e faccio il cacchio che voglio) un romanzo come questo ci sta a pennello. Certo, non abbiamo il mago che casta lightning bolt, perché, you know, i maghi non esistono nella vita reale (volendo possiamo considerare la maledizione di Jacques de Molay una forma di magia, ma anche no, ok?). Ma in Il re di ferro ci sono tutte le altre cose che, quando leggo un romanzo fantasy, mi mandano in brodo di giuggiole.

Intanto ci sono intrighi da tutte le parti. Anche la minima cosa che succede in questo romanzo, tenendo conto di quello che poi storicamente si è verificato, scatenerà una catena di eventi che avrà ripercussioni sul futuro. In Il re di ferro Isabella e Roberto d’Artrois denunciano le principesse di Francia l’una per antipatia personale e l’altro per vendicarsi di Mahaut, che ha ereditato la contea di Artrois al posto suo. Ma facendo ciò hanno messo in forse la successione al trono francese e di Navarra.

Ovvio che intrighi del genere non funzionerebbero senza personaggi almeno un po’ memorabili. E il libro ne presenta almeno due. Da una parte abbiamo il già più volte menzionato Roberto d’Artrois, esuberante, ingegnoso e vero e proprio motore di gran parte dell’azione. Dall’altra c’è il re di ferro del titolo, Filippo il Bello, del quale seguiamo un’importante realizzazione sulla mortalità, la storia, e sulla percezione che un individuo dà agli altri in rapporto a quella che ha di sé stesso.

In conclusione

In soldoni, Il re di ferro si merita l’epiteto di “il vero Trono di Spade”. A prescindere dal fatto che io consideri quel particolare periodo della storia europea estremamente interessanti, si tratta di una storia piena zeppa di intrighi, alcuni dei quali avranno effetti a lungo termine sul resto della serie e non solo sullo svolgimento della trama del presente volume. I personaggi sono interessanti, e offrono spunti di riflessione che vanno al di là dell’immediatezza delle loro vicende. E, in fin dei conti, la prosa di Druon (e pure la traduzione italiana, per una volta) non è affatto male.

Quello che mi preoccupa è la Mondadori. Nel senso che la serie è uscita anni fa mi pare per la Sperling (ma non ci scommetterei la testa) ed è poi stata ristampata negli ultimi mesi dell’anno scorso in una nuova edizione proprio da Mondadori, con tanto di blurb di GRRM, comprensibilmente per fare cassa sfruttando il successo di Game of Thrones. Ora, l’edizione originale è introvabile, anche tra i pirati dei sette mari, mentre di quella nuova sono usciti solo i primi tre volumi della serie (che, per inciso, ho acquistato in blocco), I re maledetti, La regina strangolata e I veleni della corona. Piccolo problema, almeno stando ad Amazon, non sono previste ulteriori uscite, nemmeno in formato digitale. Il che mi riempie di angoscia e mestizia.

Perché il primo romanzo della serie è un vero e proprio volta pagine, che mi ha decisamente lasciato la voglia di proseguire nella lettura (cosa che poi, colpa mia, non ho effettivamente ancora fatto per una serie di altre incombenze che sono spuntate fuori – e perché, come un pirla, mi sono detto, massì, leggiamoci una cosa leggera: Il conte di Montecristo).

Voto finale