Questo post, assieme a quelli che seguiranno, è piuttosto lungo e contorto. Ma parla di una cosa che ci piace tanto: Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di George R.R. Martin. Si tratta di una serie di articoli ad alto contenuto complottista. Roba che al confronto Roberto Giacobbo quando parla di alieni suona razionale ed empirico. Per cui, preparate i vostri cappelli di carta stagnola e seguitemi nei miei vaneggiamenti.

La prima volta che ho letto il quarto volume delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco (ossia l’ottavo e il nono nell’edizione italiana, rispettivamente intitolati Il dominio della regina e L’ombra della profezia) ne sono rimasto, come molti altri, più che deluso.

È facile spiegare perché. Intanto sembra non succeda niente: Brienne viaggia alla ricerca di Sansa, Jaime viaggia per le terre dei fiumi, Samwell viaggia verso Vecchia Città, Sansa fa cose (ma nemmeno troppe) a Nido dell’Aquila, eccetera. La sensazione generale è che si parli tanto senza dire niente. Del resto nei piani originari del cicciopanzo bretellato, questo romanzo e il suo fratellino (“ino” tra virgolette, dato che è un tomo di 1100 pagine) La Danza dei Draghi non dovevano esistere. Originariamente ci doveva essere un salto temporale di qualche anno tra la fine di Tempesta di Spade e quello che doveva essere l’inizio di una seconda trilogia, il cui punto di partenza sarebbe stato l’arrivo di Daenerys a Westeros, e tutto quello che era successo nel mentre sarebbe stato raccontato via flashback.

Oltre all’apparente assenza di trama, i protagonisti di questo romanzo non mi sono mai sembrati un gruppo vincente. A fare da padrona è Cersei, che è sempre riuscita a generarmi odio fisico perfino quando non era POV. Poi abbiamo due personaggi che a me in tutta sincerità non piacciono per niente, ossia Jaime e Samwell. Personaggi che potrebbero essere fighi ma che sono intrappolati in trame noiose, tipo Arya e Brienne. E personaggi che sulla carta sembrano fighi ma ancora non posso esserne certo per via del poco spazio che è stato dato solo, come ad esempio Asha e Victarion Greyjoy e Arianne Martell.

Insomma, un romanzo in cui non succede niente, con dei protagonisti che non mi vanno a genio. Due stelline su cinque giusto perché sei GRRM e tanti saluti.

A una prima lettura un ragionamento del genere poteva anche starci. Ora che l’ho riletto con un po’ più di calma, però, mi rendo conto che Il Banchetto dei Corvi è quel genere di storia in cui la vera storia è tra le righe. Assieme alla Danza dei Draghi, questo romanzo è quello in cui, leggendo con attenzione, si possono cogliere il maggior numero di dettagli che offrano risposte (o per lo meno indizi) sui grandi misteri della serie.

Ci sono molte domande in Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco alle quali i lettori bramano il momento in cui verrà data risposta. Chi sono i genitori di Jon Snow? Qual è il grande piano di Peryr Baelish? Esiste davvero Azor Ahai rinato e, se sì, di chi si tratta? Qual è il significato delle visioni di Daenerys nella Casa degli Eterni? Cosa sta pianificando Doran Martell? E Euron Greyjoy? E Illyrio Mopatis e Varys? E gli uomini senza volto? E queste sono solo le prime domande che mi sono venute in mente. Ce ne sarebbero a dozzine di altre.

Se questo romanzo non ci fornisce risposte chiare ed esaustive – che dubito avremo mai del tutto – per lo meno ci offre qualche indizio per metterci sulla buona strada.

Dopo gli eventi dei primi tre libri, il romanzo si apre a Vecchia Città, sede della Cittadella, dove si formano e risiedono i maestri, e seggio ancestrale della famiglia Hightower. E non solo si apre, perché anche il capitolo conclusivo si svolge all’ombra dell’Alta Torre. La Cittadella è uno di quei luoghi di estrema importanza per la storia delle Cronache, di cui tuttavia sappiamo molto poco e abbiamo visto ancora meno. Fino all’arrivo di Samwell a Vecchia Città, e con l’eccezione del prologo di AFFC, non abbiamo occhi all’interno della Cittadella, eppure è palese che qualcosa di importante stia accadendo da quelle parti.

Tra gli accoliti, i novizi e i maestri della Cittadella incontriamo un terzetto di personaggi che, sono pronto a scommetterci, avrà un peso importante nell’economia generale della serie.

Il primo è Pate, il ragazzo dei corvi di maestro Walgrave, che alla fine del prologo viene ucciso da un uomo identificato come l’Alchimista, salvo poi ricomparire vivo e vegeto alla fine del romanzo. Quasi come se qualcuno ne avesse preso le sembianze. E chi conosciamo in grado di prendere le sembianze altrui? E, più nel dettaglio, chi conosciamo che abbia “il viso di un uomo giovane, ordinario, guance piene e un accenno di barba”, e soprattutto con “la pallida traccia di una cicatrice” che “gli segnava la guancia destra. Aveva il naso adunco e folti capelli neri, arricciati dietro le orecchie. Una faccia che Pate non riconobbe.” Ma la riconosciamo noi, che ci ricordiamo quanto visto da Arya in ACOK:

Jaqen H’ghar si passò una mano sul volto, dalla fronte scivolando fino al mento. E dove quella mano passò, ogni cosa subì un mutamento. Le gote si fecero più rotonde, gli occhi più ravvicinati, il naso divenne a uncino, una cicatrice apparve sulla guancia destra, là dove nessuna cicatrice era mai esistita. E quando l’uomo di Lorath scosse il capo, i suoi lunghi capelli lisci, metà rossi e metà bianchi, si dissolsero. Al loro posto, apparvero corti riccioli, neri come l’inchiostro.

Orbene, pare proprio che Jaqen H’ghar si trovi a Vecchia Città, dietro le mentite spoglie di Pate, il ragazzo dei corvi. E visto che Jaqen H’ghar fa parte degli uomini senza volto, significa che il dio dai mille volti ha interessi alla Cittadella. La domanda ora è: quali?

La seconda personalità di rilievo a Vecchia Città è l’arcimaestro Marwyn, non a caso detto anche Marwyn il mago. Marwyn è interessante per molti motivi, il primo dei quali ci riporta indietro fino ai tempi di AGOT, e lontano fino al mare Dothraki.

“Dove hai imparato le arti guaritrici, Mirri Maz Duur?”
“[…] un maestro delle Terre del Tramonto aprì per me un corpo e mi mostrò tutti i segreti che si celano al di sotto della pelle.”
“Un maestro?” intervenne ser Jorah Mormont.
“Marwyn, diceva di chiamarsi.”

Dunque Marwyn e Mirri Maz Duur si sono incontrati ad Asshai, dove la maegi è stata sua allieva (e dal quale, presumo, ha imparato la lingua comune). Anni dopo, Mirri Maz Duur e Daenerys si incontrano per caso in una città degli uomini agnello costruita in territorio dothraki, e quindi obiettivo ideale per una razzia. Grazie alla conoscenza della lingua comune e, in parte, alla garanzia di aver studiato presso un maestro della Cittadella, cosa che impressiona Jorah, Mirri Maz Duur entra nelle grazie di Daenerys, salvo poi tradirla, causare la morte di Drogo e, indirettamente, la nascita dei draghi. Si tratterebbe senza dubbio di una bella coincidenza. Se nelle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco esistessero le coincidenze.

Maestro Marwyn è anche proprietario di una candela di vetro. Le candele di vetro sono un antico artefatto d’ossidiana che permette di comunicare attraverso grandi distanze e anche influenzare i sogni. E chi altri utilizza una candela di vetro? Quaithe, in ADWD. Dall’incontro semi-onirico di Quaithe e Daenerys intuiamo (sempre con quel piccolo sforzo di immaginazione che il magico mondo delle teorie sulle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco richiede) che non è la prima volta che la misteriosa visitatrice del buio di Asshai ha utilizzato le sue arti magiche per influenzare i sogni di Daenerys – e, attraverso questi, di incanalare le vicende della principessa Targaryen su determinati binari. Ma sull’argomento sogni approfondiremo più avanti. Per ora basti sapere che Marwyn, così come Quaithe, utilizza una candela di vetro, il che lo rende a tutti gli effetti uno dei personaggi più importanti nell’economia della serie.

La candela di vetro ci viene descritta da Samwell nel capitolo conclusivo di AFFC. E, quando il giovane Guardiano ne è al cospetto, succede una cosa interessante:

Alleras indicò la candela nera.
Sam fissò per un momento la strana fiamma pallida, poi ammiccò e distolse lo sguardo. Fuori dalla finestra si stava facendo buio.

Tenete presente che l’avventura di Samwell a Vecchia Città è cominciata di mattina, e sono trascorse solo alcune ore dal suo arrivo. Non abbastanza perché fuori faccia buio. Sam ha perso, senza rendersene conto, la buona parte del pomeriggio, il tutto fissando la candela. Tempo durante il quale Marwyn è andato al porto, ha preso la Vento di Cannella e ha fatto rotta verso la Baia degli Schiavisti. Da notare che sulla Vento di Cannella si trovano non solo Gilly con il figlio di Mance, ma anche il cadavere di Aemon Targaryen. Qualora Marwyn decidesse di utilizzare la magia del sangue, di sangue reale ne avrebbe in abbondanza.

È interessante anche notare che nelle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco c’è già stato un momento, in ACOK, in cui un personaggio ha perso la cognizione del tempo:

Catelyn non si rese nemmeno conto che i canti avevano avuto fine. Erano passate molte ore, eppure parvero niente più che un battito di ciglia quando Brienne venne a bussare alla porta.

Qui Catelyn non è alla presenza di una candela di vetro, ma nel paragrafo precedente viene descritta la luce della luna. La luna è un elemento che spesso nel romanzo è associato a Quaithe. E qual è la prima decisione che Catelyn prende dopo aver perso la cognizione del tempo per alcune ore? Quella più insensata e dannosa per la campagna di Robb, liberare Jaime Lannister dalla sua prigionia. Una decisione che, ad esempio, è me è sempre sembrata forzata e irrazionale – e forse ci avevo visto giusto, perché non è stata presa razionalmente da Catelyn ma dopo essere stata ammaliata da qualcuno o qualcosa.

L’importanza di sogni e visioni e la loro influenza sulle azioni dei personaggi è un tema che ricorre spesso nella serie, come vedremo in seguito.

Marwyn, torniamo a lui, è anche collegato, forse con un po’ di ginnastica mentale (per lo meno in uno dei casi), ad altri due personaggi: Qyburn e Rodrik Harlaw. Il collegamento con Harlaw è abbastanza labile, in effetti – Asha Greyjoy ci descrive lo zio intento a leggere il Libro dei Libri perduti, scritto da Marwyn. Il Libro dei Libri perduti contiene dei frammenti di un testo più antico, Segni e portenti, che fa riferimento alle visioni profetiche di Daenys Targaryen precedenti al disastro di Valyria. Per la cronaca, Rodrik Harlaw, lord di Dieci Torri, è il principale sostenitore di sua nipote Asha all’acclamazione di re, ed è quindi un oppositore della “vecchia via” di razzie e pirateria incarnata da Victarion Greyjoy. È anche colui che suggerisce ad Asha di recuperare Theon per invalidare l’elezione di Euron, in quanto un’acclamazione di re non è valida se uno dei candidati non è presente.

Qyburn e Marwyn si sono certamente incontrati alla Cittadella. Marwyn viene menzionato casualmente da Qyburn in un dialogo con Jaime Lannister in ASOS:

Agli arcimaestri la mia linea di pensiero non piaceva. A Marwyn sì, ma era l’unico.

E forse i legami tra i due si fermano a una sorta di mutua solidarietà e rispetto tra due sapienti che sono considerati, per un motivo o per l’altro, al di fuori dell’establishment della Cittadella. O forse c’è qualcosa di più. Del resto Qyburn è membro dei Guitti Sanguinari di Vargo Hoat, responsabili di aver tagliato la mano della spada Jaime Lannister. Il che è strano, perché il gesto dei Guitti è in controsenso con la loro indole di mercenari: non varrebbe, Jaime Lannister, più soldi tutto intero? Senza contare che Roose Bolton, che impiegava i Guitti al tempo dei fatti, è furente con Vargo Hoat per il gesto.

Roose Bolton allungò un braccio, strappò la corda con un gesto secco e gettò l’arto putrefatto verso Vargo Hoat. “Porta via questa cosa. La sua vista mi offende.”

L’unico che sembra guadagnare da questo evento è proprio Qyburn, che grazie alle sue capacità di guaritore segue Jaime ad Approdo del Re per poi diventare maestro dei sussurri del consiglio ristretto di Cersei. Ed è proprio Cersei che, imprigionata dall’Alto Passero, gli detta un messaggio per Jaime in cui supplica il fratello di tornare nella capitale per essere il suo campione nell’imminente duello ordalico che proverà la sua innocenza o colpevolezza di fronte alle accuse mosse dal Credo. Solo che la notte prima di ricevere il messaggio Jaime ha un vividissimo sogno di sua madre Joanna e, dopo aver letto il messaggio, decide di ignorarlo. Il che costringerà Cersei a servirsi di ser Robert Strong quale suo campione. Solo che ser Robert Strong è in realtà il corpo rianimato di Gregor Clegane (rianimato da Qyburn), e Gregor Clegane è morto, la sua testa inviata a Doran Martell. Sembra quasi che Qyburn abbia un piano ben preciso per far scoprire nella maniera più eclatante possibile che Cersei Lannister ha mentito ai Martell, e impedire ogni possibile tregua tra la corona e Dorne. Forse in preparazione del grande piano di Doran Martell?

Ah, e per la cronaca, un’altra decisione importante manipolata tramite un sogno vivido. Mi domando se nell’apparizione di Joanna Lannister non ci sia lo zampino di qualcuno in possesso di una candela di vetro…

Chiudiamo la triade della Cittadella con l’accolito Alleras. Che altri non è che Sarella Sand, figlia naturale di Oberyn Martell e membro delle Serpi della Sabbia. Un momento, vi starete dicendo, come fa Alleras, accolito maschio alla Cittadella, a essere Sarella, figlia femmina della defunta Vipera Rossa. Beh, intanto entrambi hanno padre dorniano e madre delle Isole dell’Estate, entrambi hanno tratti somatici simili, ed entrambi hanno dimestichezza con le armi. Poi abbiamo la “profezia” di maestro Aemon: “L’enigma è la sfinge, non l’enigmista”, e Alleras è soprannominato proprio la Sfinge. Oh, e poi c’è il trascurabile fatto che ALLERAS è SARELLA scritto al contrario.

Quindi abbiamo Doran Martell che ha piantato una figlia di suo fratello Oberyn alla Cittadella, estremamente vicino a maestro Marwyn. Tra parentesi, anche Oberyn ha trascorso del tempo alla Cittadella, arrivando anche a forgiare sei anelli della catena di maestro, come ci ricorda Tyrion in ASOS, per poi annoiarsi e partire per Essos, dove:

“Era stato soldato nelle Terre Contese al di là del Mare Stretto, cavalcando per un periodo nei ranghi dei Secondi Figli, una delle più celebri compagnie di ventura di quelle regioni…”

I Secondi Figli sono la compagnia di Ben Plumm il Marrone e Mero il Bastardo del Titano, attualmente a servizio di Daenerys.

“… prima di formarne una propria.”

E che fine ha fatto questa compagnia di mercenari formata da Oberyn Martell? E se vi dicessi che ho il sospetto si tratti di qualcuno che conosciamo già piuttosto bene?

Visto che questa specie di analisi si è già dilungata parecchio, e visto anche che ho molte cose da dire ancora, chiudiamo qui la prima parte. Nella seconda, data di pubblicazione tbd (la sto ancora scrivendo), ci allontaneremo da Vecchia Città per spostarci a Dorne, per analizzare uno dei personaggi più affascinanti del romanzo, ossia il principe Doran Martell – e il suo grande piano per vendicarsi dei Lannister.