dragonero-2-il-risveglio-del-potente-e1442898753658L’ultima volta che ho parlato di Dragonero è stato per recensire il romanzo La maledizione di Thule di Stefano Vietti. Anche se recensire non è forse la parola adatta, perché, in sostanza, il mio commento al riguardo è stato: ho dimenticato di cosa parlava il libro nel momento stesso in cui l’ho chiuso. Il che è vero, e resta vero anche adesso, ma è anche il motivo per cui ai tempi non ho scritto una recensione vera e propria ma più che altro un post sul personaggio e sulle possibili ragioni per cui l’adattamento è stato, a mio avviso, un fallimento.

Devo in ogni caso essere stato in minoranza a pensarla in quel modo, perché il romanzo ha avuto un buon successo, che ha spinto la Mondadori ha commissionare un altro seguito, che ho diligentemente acquistato e letto.

Dragonero – Il risveglio del potente è il secondo romanzo sulle avventure di Ian Aranill, uno scout dell’Impero Erondariano appartenente alla casata dei Varliedarto, ossia dei cacciatori di draghi. Scritto dal co-creatore di Dragonero, Luca Enoch, qui al suo primo romanzo in prosa, Il risveglio del potente vede Ian e i suoi compagni di avventura impegnati in un viaggio ai confini del mondo per riconsegnare un cucciolo di drago (e non un drago qualsiasi, ma un Potente, uno dei Grandi Draghi Senzienti) nella terra dei suoi simili, mentre un potere oscuro cerca in tutti i modi di impedirlo.

Già il fatto che di questo romanzo ricordi la trama la dice lunga sul mio giudizio. Ma per spiegare al meglio che cosa intendo, occorre fare una breve escursione nella storia di Dragonero.

Dragonero nasce nel 2007 come un romanzo a fumetti per la Sergio Bonelli Editore, si tratta di un fantasy molto alla Dungeons & Dragons, ma con l’appeal di essere la prima pubblicazione veramente fantasy della Bonelli (fino a quel momento la serie che più si avvicinava al genere era Zagor, che però è molto più legata all’avventura western tanto amata dai lettori della casa editrice di Tex). Il romanzo a fumetti è un successo, che spinge Enoch e Vietti a scriverne un seguito, che viene poi diviso in quattro albi a sé stanti quando, nel 2013, Dragonero diventa una serie a cadenza mensile.

Ora, di Dragonero io ho letto tutto il leggibile, dal romanzo a fumetti, alla serie regolare, ai due speciali annuali e al recente Dragonero Magazine. E, lasciatemi dire che il primo anno di Dragonero, a eccezion fatta dei primi cinque volumi, è di una noia mortale.

Già in generale leggere Dragonero è come uscire con una ragazza strafiga, che a ogni appuntamento te la fa annusare ma non te la dà mai. I primi albi di Dragonero sono questa sensazione, ma amplificata. La ragione risiede nell’approccio ultraconservativo adottato da Enoch e Vietti per tutelare la loro creazione (e, in parte, nelle tempistiche del fumetto italiano, che vogliono che una sceneggiatura sia pronta molti mesi, se non anni, prima che l’albo veda la luce in edicola). Da una parte posso capire il loro essere restii a dotare la serie di una forte continuity: la maggioranza dei lettori Bonelli è abituata a Dylan Dog (che di continuity quasi non ne ha) o a Tex (in cui è estremamente labile). Questo approccio ha permesso alla serie di tranquillizzare i lettori, quasi a dire loro: ehi, guardate che anche se sono una serie fantasy, un genere che la Bonelli non ha mai affrontato, non sono così diversa dal buon vecchio Tex. E in effetti Dragonero è per la maggior parte delle sue avventure un eroe senza zone d’ombra, che agisce sempre a servizio del bene, affrontando e sconfiggendo una minaccia che è sempre, anch’essa senza spazio a differenti interpretazioni, malvagia. E ogni tanto si tromba la procace fanciulla.

Dopo un po’ devono aver capito che la serie aveva la forza necessaria per reggersi sulle proprie gambe, e le storie hanno cominciato a farsi via via più interessanti.

Ma torniamo a Il risveglio del Potente.

Se La maledizione di Thule è figlia dell’approccio conservatore – si tratta di un’avventura senz’arte né parte né, soprattutto, rilevanza – Il risveglio del Potente pare essere figlio del “nuovo corso” di Dragonero. Intanto in questo romanzo ci sono i draghi. Che può sembrare una cosa da niente, ma va ricordato che i draghi occupano un posto molto importante nella mitologia di Dragonero, e lo stesso Ian è in possesso di poteri che lo legano ai draghi e che dai draghi derivano. In secondo luogo l’avventura ci porta oltre i confini del mondo, quasi letteralmente. Se gli eventi del romanzo sono in parte ispirati alla storia presente in Dragonero #11-12, sempre sceneggiato da Enoch, in Il risveglio del Potente ci spingiamo oltre, fino a esplorare territori che non solo non fanno parte dell’Erondar, luogo principale in cui è ambientata la serie, ma che finora sono stati solo menzionati di passaggio nel corso del fumetto. Il che è quasi una metafora per il modo in cui la serie sta evolvendo, espandendo i propri orizzonti.

Ciò detto, Il risveglio del Potente ha anche molti punti deboli, la maggior parte dei quali risiedono nella scrittura. Ora, Luca Enoch è un grande creatore, sceneggiatore e disegnatore. Le sue storie di Dragonero sono costantemente tra le mie preferite. Ma questo è un romanzo in prosa, Luca Enoch è un esordiente e, in quanto tale, compie errori da esordiente.

Del tipo che il novanta percento dei dialoghi, che pure andrebbero bene in un fumetto, in un romanzo suonano malissimo.

«Sapevo che avresti capito.» Il sorriso dell’anziano mago aveva disegnato una ragnatela di rughe sottili su tutto il suo volto. «Eviteremo una terribile catastrofe per gli uomini e per le altre razze con cui condividiamo questa terra!»

Ho semplicemente aperto il libro e preso il primo dialogo che ho trovato. A parlare è Alben, il potente luresindo (aka mago) alleato di Ian. La frase, che non è neanche una delle peggiori, è inutilmente enfatica e utilizza giri di parole che un essere umano non userebbe mai. Quella di Alben è una soddisfazione che avrebbe potuto essere fatta trapelare dalla descrizione delle sue azioni (cosa che non sempre è possibile in un fumetto, specialmente per le minuzie come questa) piuttosto che lasciargliela esprimere a voce. La frase non starebbe nemmeno male in un fumetto, ma in un romanzo è una nota stonata.

Ci sono inoltre dei veri e propri errori di sintassi che sono sopravvissuti all’editing (che secondo me Mondadori si è ben guardata dal fare, perché doveva risparmiare soldi per monopolizzare l’editoria italiana). Quello che più mi ha causato patimento spirituale e anche un po’ fisico è il seguente:

“Se i Khame avessero voluto che i maghi volassero” ripeteva ogni volta che i suoi Maestri lo incoraggiavano a impratichirsi di quella tecnica “gli avrebbero dato le ali!”

Una svista, se solo non si ripetesse, allo stesso modo, altrove.

Ian e Myrva si guardavano, sorridendo in silenzio, e ripensando a quante volte la madre gli aveva raccontato quella storia di ritorno dai suoi viaggi di studio, per farsi perdonare per le lunghe assenze.

Ma, al di là di tutto, c’è un netto miglioramento nella serie di romanzi, così come ce ne è stato uno nella serie a fumetti. Questo mi fa sperare che il terzo romanzo di Dragonero, già commissionato da Mondadori a Enoch e Vietti dopo il successo riscontrato al Lucca Comics, continui per la giusta via.

L’unico limite è che Il risveglio del Potente è molto meno accessibile rispetto al suo predecessore per chi non ha letto la serie a fumetti. Ci sono alcuni riferimenti al mondo e ai personaggi che il libro dà per scontati e che potrebbero lasciare spaesati un eventuale lettore. Voglio dire, non un lettore abituato a Malazan, ma magari qualcuno alle prime armi col genere.

Ma a questo si può porre rimedio, perché no, leggendo la serie a fumetti. Anzi, per venire incontro a questa necessità – e perché recuperare tutti i trentuno (quasi trentadue) albi finora usciti può essere, a seconda del metodo impiegato, costoso o difficile o entrambi – eccovi una read-list essenziale di Dragonero.

Partite con il romanzo a fumetti del 2007. L’edizione originale in bianco e nero è introvabile, ma è da poco uscita una riedizione a colori in volume di pregio che costa un po’ ma è bellissima e vale ognuno dei ventotto euro di prezzo. Poi passate alla serie regolare leggendo i primi Dragonero #1-4, che formano la Saga della Nera Signora, quello che doveva essere il secondo romanzo a fumetti poi splittato in quattro parti. Proseguite con Dragonero #5, Il raduno degli scout, che introduce nuovi personaggi e dà nuove informazioni sul mondo di Ian & soci. Non indispensabili ma comunque collegati agli eventi, sono Dragonero #10-11. Fondamentali poi per la storia sono Dragonero #15-16, in cui finalmente veniamo introdotti alla corte imperiale dell’Erondar. Non una delle migliori storie, ma rilevante ai fini della cronologia è Dragonero #21, Gli spettri del lago. In Dragonero #24, Attraverso l’Erondar, incontriamo nuovamente i personaggi del #5 e, nell’avventura di Gmor, succede qualcosa che avrà rilevanza per gli eventi a venire. Dragonero #27, Gli artigli del cervo, lo consiglio soprattutto perché vede al suo interno la migliore analisi psicologica di Ian (e i disegni di Luca Malisan sono stupendi). Leggetevi poi la storia contenuta in Dragonero Magazine #1, che fa da “teaser” per quello che probabilmente sarà il grande evento nel futuro della serie e, infine, Dragonero #30-31, che oltre a essere una gran bella storia venata di horror, ci rivela, finalmente, che cosa ci riserverà il 2016 di Ian e compagni (almeno spero).