(Questo articolo contiene spoiler sull’episodio, sui libri, e sul significato dell’esistenza.)

Ho salvato nelle bozze un articolo di circa 4000 parole su i Greyjoy e il loro ruolo nel gioco del trono che doveva essere il quarto e ultimo nella serie Il banchetto riletto. Il motivo per cui è ancora una bozza è semplice: mi sono reso conto che non so qual è il fine ultimo di Euron e degli uomini di ferro, non sono sicuro a cosa serva di preciso il corno, né di come si leghi la presenza di tutto il traffico marittimo nella Baia degli Schiavisti agli eventi dei libri.

Questo per dire, Le cronache del ghiaccio e del fuoco è una serie dai contenuti immensi, e non è sempre semplice sapere dove George “Pancino Rotondino” Martin vuole andare a parare. Specie quando mancano due romanzi alla conclusione.

D’altro canto, se sei pagato per scrivere un adattamento televisivo della sopracitata serie, riempire i vuoti è un po’ il tuo lavoro, non qualcosa che si può lasciare per mesi nella cartella bozze.

David Benioff e DB Weiss per certi versi hanno tutta la mia simpatia. Devono adattare una serie di romanzi enormi con una mole di caratteri per il tipicamente distratto pubblico televisivo. Per anni hanno cercato di fare del loro meglio, riuscendo a darci sia dei gran bei momenti, che delle sequenze, scene, e interi archi narrativi atroci. Ma, tutto sommato, se sono riusciti a fare di Game of Thrones un fenomeno culturale che ha lasciato il proprio marchio indelebile nella storia della televisione, qualcosa di buono devono averlo combinato.

Con l’inizio di questa sesta stagione, ieri, però, qualcosa è cambiato. La serie ha sorpassato i libri, e D&D dispongono ora di una libertà creativa enorme.

Stando a come si è presentato questo primo episodio di Game of Thrones stagione sei, tuttavia, non ne hanno fatto un buon uso.

Affatto.

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L’episodio chiude il cliffhanger della stagione precedente. Jon Snow è stato pugnalato dai suoi confratelli in nero guidati da ser Alliser Thorne. Nella serie tv la motivazione dei cospiratori è la decisione di Jon di permettere ai Bruti di varcare la Barriera e trasferirsi nel Dono. Mentre nel libro l’uccisione di Jon è accaduta perché, dopo aver ricevuto la misteriosa lettera rosa (la cui autenticità e paternità sono ancora oggetto di discussione) ha deciso di rompere il voto di neutralità dei Guardiani della Notte e marciare in direzione di Grande Inverno.

Se solo la serie si fosse presa il tempo di dare a ShowJon le stesse motivazioni di LibroJon – e per tanto a ser Alliser televisivo le stesse coontro-motivazioni di ser Alliser letterario – il discorso che il neo-comandante in pectore fa ai Guardiani non sarebbe suonato debole e ipocrita come è avvenuto nell’episodio. Anche perché suppongo che uccidere il Lord Comandante conti proprio come “disobbedire agli ordini”. Viceversa, avere un Jon determinato a rompere i voti dei Guardiani della Notte, avrebbe messo ser Alliser in una posizione ben diversa.

Mentre non ho nulla, per ora, in negativo da dire su Theon, Sansa, Pod e Brienne – anzi, mi pare quasi che la serie sia in grado di dare a Theon quella redenzione che la sua condizione attuale, nei libri, di prigioniero di Stannis, non gli consentirà di ottenere – non posso non soffermarmi sulla più grande vittima dell’episodio, ossia la caratterizzazione di Jaime Lannister.

Nei romanzi, Jaime Lannister non è andato a Dorne a recuperare Myrcella. Jaime Lannister è nelle Terre dei Fiumi a eliminare gli ultimi focolai di resistenza sopravvissuti alle Nozze Rosse. La maggior parte di questi capitoli sono concentrati in AFFC e sono un po’ noiosini da leggere, perché in pratica ci sono solo negoziati, descrizioni di eserciti a riposo, e di casati minori delle Terre dei Fiumi. Tanto è vero che l’unica scena a rimanere impressa è il confronto con i Westerling – e solo perché c’è chi cerca di leggere qualche indizio su Jeyne e la fuga del Pesce Nero.

Il viaggio di Jaime, però, è importantissimo perché serve a mostrare il cambiamento del personaggio. Ricordiamoci che la prima cosa memorabile che vediamo fare a Jaime in AGOT è spingere Bran giù dalla torre. Alla fine di ADWD si arriva quasi a provare simpatia nei suoi confronti – perché agli occhi del lettore Jaime è maturato, è diventato più compassionevole, e ha imparato a sue spese la futilità della guerra che in passato tanto amava. E, soprattutto, si è reciso il suo legame con Cersei, nel momento in cui Jaime rifiuta di rispondere alla lettera in cui la sorella gli chiede di venire a difenderla nel duello della fede ad Approdo del Re (è una separazione anche metaforica, perché ci viene narrato che, alla loro nascita, Jaime era stretto al piede di Cersei, e ora Jaime ha perso la mano e Cersei ha un’infezione al piede, a seguito della walk of shame, che potrebbe benissimo costringerla a un’amputazione, sancendo definitivamente la fine di questo legame).

La serie ignora tutto quanto, preferendo fare di Jaime e Cersei due struggenti amanti e Jaime è di nuovo il gioppino di Cersei e yadda yadda yadda. Uno spreco di potenziale assurdo.

E, a proposito di potenziali sprecati, Dorne.

Che dire di Dorne?

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Da lettore, se mi chiedessero, basandomi solo sui romanzi, qual è l’appeal di Dorne, la mia prima risposta sarebbe: sono personaggi fighi. Doran, Oberyn, Arianne, le Serpi, hanno tutti un certo non so che in grado di conquistare il lettore. Inoltre, ci deve essere un motivo se Giorgino “Signor Creosote” Martin ha prima introdotto Oberyn e la sua ricerca di vendetta per poi farlo morire, poi ha introdotto Arianne, e il suo piano di incoronare Myrcella, per poi farla fallire miseramente, quindi ha introdotto Quentyn e la sua missione di sposare Daenerys, per poi farlo arrostire da un drago. C’è la necessità – anche solo narrativa – che Dorne abbia un senso.

Un senso che la serie tv non è riuscita a dargli, e le scene che hanno visto protagonisti i dorniani in questo episodio mi sono sembrati soltanto un modo di chiudere in fretta la faccenda. Non ho intenzione di dileguarmi sui cinquecento problemi di coerenza e logica che il massacro dei Martell implicano (chi governa ora Dorne che la famiglia si è estinta? Come hanno fatto le due serpi ad arrivare sulla barca di Trystane se le avevamo lasciate sulla banchina a Lancia del Sole? Quante volte deve ripetere Giorgino “Pancia mia fatti capanna” Martin che l’uccisione dei consanguinei è il crimine più abietto che possa esistere nell’universo delle Cronache prima che entri nei cervelli di D&D? È ovvio che D&D o non hanno mai capito Dorne o l’hanno sempre trovata una distrazione da quelli che, secondo loro, sono i “protagonisti” della serie – un po’ come avevano fatto, anche se meno drasticamente, con gli uomini di ferro nelle passate stagioni. E tremo solo all’idea di vedere la loro interpretazione dell’acclamazione del re a Pyke, perché se io non ho idea di cosa sta succedendo con Euron e compagnia, vi garantisco che non ce l’hanno neanche D&D. E non che io sia un fine conoscitore della serie, è solo che non sono costretto da budget e tempistiche televisive come loro.

Per quanto riguarda il terzo “shock”, ossia la scena finale, devo ammettere che non ne sono poi così sconvolto. Anche se abbiamo visto Melisandre compiere incantesimi di illusione nei libri, nel mio piccolo credo abbiano fuso il personaggio con qualcun altro (probabilmente Quaithe, che potrebbe sì essere molto più vecchia di quello che sembra). Se ci pensate bene, i poteri di Melisandre, con una o due grosse eccezioni, possono essere imputati ad altre cause non magiche. La morte di Cortney Penrose, le visioni e previsioni del futuro, perfino la sua apparente resistenza ai veleni potrebbero essere spiegati in altri modi più razionali. Quello che mi ha sempre affascinato di Melisandre, e che di rado viene recepito, è che la sua non è una rappresentazione fedele al cento percento della dottrina di R’hllor. Melisandre è una fondamentalista religiosa, e le sue parole sono più che altro una sua interpretazione del credo.

Insomma, già dal primo episodio la sesta stagione promette male. Anche se nessuno, a parte Giorgino “Umberto Smaila” Martin, sa con precisione che cosa succederà in The Winds of Winter – che secondo me esce a fine anno, in tempo per Natale, dita incrociate – sono più che pronto a scommettere che nulla di quanto abbiamo visto riguardo a Jaime e Dorne si concretizzerà.

E questo è un bene, perché da lettore posso sia continuare a guardare la serie televisiva sia leggere i libri, senza avere spoilerato nulla che non sia già ovvio.