Ho visto il nuovo episodio di Game of Thrones, intitolato “Home” e devo dire che mi è piaciuto più del precedente. E prima che diciate beh, ovvio, non c’erano né Daenerys né le Serpi, sappiate che, anche se non ci voleva poi molto, non è solo per questo.

Ho apprezzato soprattutto la recitazione di Peter Dinklage e Carice Van Houten nelle rispettive scene, e in maniera particolare lo scambio di battute tra Alfie Allen e Sophie Turner. D’altro canto ci sono state alcune cose che proprio non ho gradito, molte delle quali già viste nel precedente episodio, ma altre sono nuovi sviluppi.

Ma procediamo con un po’ d’ordine.

L’episodio si apre con la visione di Bran che riporta il giovane Stark a Grande Inverno, al tempo in cui suo padre e i suoi zii avevano più o meno l’età di lui e i suoi fratelli all’inizio di AGOT. La scena, immagino, serve a illustrare per bene in cosa consistono i poter di Bran e Bloodravern e aprire la via a quello che sarà l’importante flashback della Torre della Gioia nel prossimo episodio.

Tra le altre cose, a Grande Inverno incontriamo il giovane Hodor, che nella serie si chiama Wylis ed è in grado di parlare, mentre nei libri il suo vero nome è Walder e, che mi risulti, non si è mai fatta menzione del fatto che sapesse esprimersi con altre parole che non fossero “Hodor”.

Finita la visione, il Corvo (interpretato, per la cronaca, da Max von Sydow) ammonisce Bran di non restare troppo tempo “sotto il mare”, il che mi è sembrato un modo di dire curioso, specialmente per uno che vive da secoli nelle Terre dell’Eterno Inverno. Nei libri, a usare spesso la locuzione “sotto il mare” è Macchia, il giullare di Shireen Baratheon.

Bran chiede di Mera e i due parlano per un po’. Ora, nella serie tv Jojen è morto ucciso da una palla di fuoco o qualche cazzata simile che si sono inventati D&D. Nei libri, a questo punto, è vivo. A meno che non si voglia dare credito alla teoria secondo la quale Bran ha “mangiato” Jojen per attivare i suoi poteri. Praticamente, per risvegliare il suo dono, a Bran viene fatta mangiare qualcosa che potrebbe essere una pasta (non a caso descritta del colore del sangue), che gli causa una visione al seguito della quale Mera e Jojen sono misteriosamente assenti. Ora, le prove a supporto di questa teoria sono più che altro relative al comportamento quasi rassegnato di Jojen (lui che soleva ripetere di sapere quando sarebbe giunta l’ora della sua morte) e al tono cupo dello stesso capitolo, ma è qualcosa che non mi sento di scartare a priori per un buon motivo: la magia in ASoIaF.

La cosa più importante, infatti, è che l’omissione di Jojen e del suo possibile sacrificio dalla storia di Bran mette in luce una delle più evidenti discrepanze tra Game of Thrones e Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco. Mentre nella serie tv la magia è qualcosa di grandioso e stupefacente, nei romanzi è sé grandiosa e stupefacente, ma anche e soprattutto confusa e onerosa. Nel senso che richiede sacrifici pesanti da parte di chi la compie, non di rado umani. Questo aspetto separa le Cronache da parecchia altra letteratura fantasy, dove la magia si ottiene con un’agitata di bacchetta magica (o secondo cavillose regole burocratiche se ti chiami Brandon Sanderson). Ma riprenderemo questa discussione più avanti, perché non è solo qui che si verifica questa tendenza.

Alla Barriera, intanto, procede tutto come è lecito aspettarsi, con Edd e Tormund a guida dei Bruti che spodestano ser Alliser Thorne. C’è anche Wun Wun per cui per me è ok.

Ad Approdo del Re vediamo che, dopo gli eventi della stagione precedente, Cersei è diventata una barzelletta deambulante per il popolino, ma ser Robert Strong è pronto a difendere il suo onore – per quanto improbabile ciò possa essere.

È il giorno dei funerali di Myrcella (di Trystane si parla solo di sfuggita ma è meglio così, perché se ripenso a Dorne mi inalbero) e Tommen sceglie proprio quel giorno per proibire a Cersei di uscire dalla Fortezza Rossa. E far rispettare il proprio volere con le guardie. Non è male vedere un Tommen più autoritario rispetto al bambino goffo e cicciottello dei romanzi, peccato che tutta questa forza interiore sia venuta fuori adesso e non quando l’Alto Passero ha fatto arrestare Cersei e Margaery.

Nel tempio di Baelor, Jaime si confronta prima con Tommen e poi con l’Alto Passero. Qui continua la caratterizzazione oscena di Jaime da parte di D&D che nega tutti gli sviluppi che il personaggio ha avuto, invece, nei romanzi, in particolare AFFC. C’è da dire che questa differenza, pur essendo un peccato, è in parte spiegabile perché anche Cersei è un personaggio diverso rispetto ai libri. È di sicuro molto meno pazza e paranoica, ma anche un essere umano migliore, per lo meno nei confronti della sua famiglia.

Ma la prima scena veramente da pollice in su ha luogo a Mereen, dove Tyrion ha un faccia a faccia niente meno che con Rhaegal e Viseryon. Ora, chi ha letto i libri sarà senza dubbio rimasto con il fiato sospeso per una buona parte della sequenza, non fosse altro che la discesa nella fossa dei draghi ricorda molto quella compiuta da un altro personaggio, Quentyn Martell, che fa (forse) una fine molto brutta. Ma questa volta va tutto bene – il personaggio più amato della serie non viene ucciso, strano, eh? – e Tyrion ci racconta di quando lui sognava di cavalcare un drago. Questo potrebbe portarci a speculare che Tyrion sia uno dei tre destinati a cavalcare i draghi (le tre teste del drago profetizzate a Daenerys nella Casa degli Eterni) quando non sia addirittura un Targaryen segreto – figlio nientemeno che di Aerys il Folle e quindi fratellone di Daenerys.

Personalmente la teoria di Tyrion Targaryen mi è sempre suonata come wish fullfilment da parte dei lettori. Non c’è niente di concreto che la dimostri, e anzi tutti gli indizi a suo sostegno potrebbero essere spiegati in altro modo. Nella serie tv però… chissà. Come non escludo a priori che Sandor tornerà dai morti per combattere il fratello Gregor come campione della Chiesa, non posso rifiutare l’idea che D&D decidano di partire per la tangente e fare del personaggio più popolare anche un fantino di draghi.

A Braavos Arya viene ancora una volta attaccata dalla ragazza della casa del Bianco e del Nero e, ancora una volta, la gente intorno a lei non muove un dito, il che mi era suonato strano nel primo episodio e mi suona strano ancora adesso. Qui sembra succedere qualcosa di interessante con l’arrivo di Jaqen H’gar (che, lo ricordo, nei libri è alla Vecchia Città) ma immagino si dovrà attendere l’episodio successivo prima di scoprire di preciso cosa.

Succosi sviluppi hanno luogo invece a Grande Inverno, dove è nato il figlio di Roose Bolton e Fat Walda. La gioia del neopapà è però di breve durata perché, in una scena che presenta molte simmetrie con le Nozze Rosse, Ramsay lo pugnala a tradimento, con la complicità di Harald Karstark (che nei libri non esiste e in ogni caso l’unico figlio superstite di Rickard Karstark è prigioniero dei Lannister) e ordina al maestro di annunciare ai lord che Roose è stato avvelenato dal nemico (quale nemico però non ci è dato sapere).

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Per Ramsay è ora il momento di andare a fare le congratulazioni alla neomamma Fat Walda e al nuovo fratellino. Che puntualmente vengono dati in pasto ai cani, lasciando Ramsay signore unico del Nord.

Avrei una cosa da dire al riguardo, ma prima un appunto. Non ho mai visto un’immagine più inquietante di Ramsay Snow con in mano un neonato.

Ora. Le mie rimostranze. Io ho i miei seri dubbi che Roose Bolton sia talmente idiota da sottovalutare la follia di suo figlio in modo tale da lasciarsi uccidere. Però può starci, soprattutto con la complicità dei Karstark. Quello di cui non mi capacito – e che non ha una piva di senso – è come speri Ramsay di farla franca con l’omicidio della matrigna. Fat Walda non è una cicciona qualsiasi, è una Frey, e non solo: è colei che lega il casato dei Bolton con quello dei Frey, sancendo l’alleanza che a malapena riesce a controllare il Nord. Senza contare che, come dice lo stesso Ramsay, Frey e Manderly sono le famiglie con più uomini da mandare in combattimento. L’uccisione di Fat Walda e del piccolo Bolton non hanno alcun senso pratico, anche ora che tecnicamente la guerra contro Stannis è finita. Certo, nei libri si lascia intendere uno sviluppo simile (anche se io penso succederà l’opposto, ossia Roose si sbarazzerà di Ramsay), ma raccontata così questa storia non ha un briciolo di senso e sembra messa lì solo per scioccare lo spettatore – cosa che D&D hanno preso a fare sempre con più frequenza.

Poco più a nord, Brienne Sansa Pod e Theon pianificano il da farsi. C’è una bella scena tra Sansa e Theon al termine della quale l’erede dei Greyjoy decide di non proseguire verso la Barriera e di fare ritorno a casa. Il che apre uno scenario interessante: nei libri Theon è prigioniero di Stannis e Euron è stato già da tempo eletto re delle Isole di Ferro, tanto che il piano di Asha è quello di utilizzare il fratello per invalidare la nomina dello zio, in quanto un precedente storico stabilisce che se non tutti i papabili sono presenti all’acclamazione di re, la stessa è da considerarsi nulla. Nella serie tv invece l’acclamazione deve ancora svolgersi e con Theon diretto verso le Isole di Ferro, chissà cosa succederà.

E, a proposito di Isole di Ferro, dopo anni la serie fa di nuovo ritorno a Pyke, dove Asha/Yara comunica al padre Balon (menzionando pigne e rocce, un riferimento ai libri) che Deepwood Motte è stata espugnata e con essa l’ultima presenza degli uomini di ferro sul continente. Nei libri Dagmer tiene saldamente Piazza di Torrhen, ma qui Dagmer è probabilmente morto dopo il saccheggio di Grande Inverno.

Lasciata Asha, Balon si avventura su un ponte sospeso e lì incontra suo fratello Euron Occhio di Corvo che (dopo aver anche lui citato alcune frasi dei libri) lo getta a mare, uccidendolo. Nei romanzi la morte di Balon Greyjoy non è mai mostrata e c’è il forte sospetto che Euron ne sia sì il responsabile, ma che per farlo si sia servito degli uomini senza volto, pagandoli con un uovo di drago – un plot che l’adattamento televisivo ha del tutto abortito.

A questo punto ho quasi paura di vedere che cosa D&D faranno con Euron, quale decideranno sarà il suo obiettivo e come proseguirà la storia. Per quanto abbiamo visto finora, potrebbe finire pugnalato da Theon nel prossimo episodio.

E chiudiamo con quella cosa che tutti sapevamo sarebbe successa ma che la serie ha tolto a GRRM il gusto di rivelare per primo (così impara ad adagiarsi sugli allori e impipparsene delle deadline). Torniamo alla Barriera, dove sorprendentemente Davos ha perdonato Melisandre per aver mandato a morire i suoi figli nella battaglia della Baia delle Acque Nere, il suo re Stannis nella battaglia di Grande Inverno, e aver sacrificato Shireen al Signore della Luce. Acque passata, suppongo. Perché ora Davos vuole che Melisandre resusciti Jon Snow. Solo che la fede di Melly ha cominciato a vacillare pesantemente lo scorso episodio, e non è convinta di avere un tale potere (e lasciatemi dire che Carice Van Houten è fantastica nell’incanalare il sentimento di impotenza del proprio personaggio).

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Così Davos, Melly, Edd e Tormund si chiudono in una stanza assieme a Spettro e al corpo di Jon Snow, e Melisandre invoca l’aiuto di R’hllor per riportare in vita il lord comandante dei Guardiani della Notte. Dovrebbe essere una scena potente, ma io sono distratto da una cosa: ho visto le foto su GQ, e corcazzo che quelli sono i pettorali di Kit Harrington.

E, niente, alla fine, come tutti sapevamo, Jon Snow ritorna in vita. Resta da vedere, come dicevo sopra, se l’essere stato resuscitato cambierà la sua personalità. Nei libri ciò accade per Lady Stoneheart e Beric Dondarrion, nella serie tv dobbiamo rimetterci al buon cuore di D&D e io ormai ho pochissima fiducia nel fatto che riescano a trasporre fedelmente i temi delle Cronache. Tanto più che ritorna l’idea secondo cui la magia, nei libri, è qualcosa di sporco e pericoloso e confuso, nozione completamente ignorata nella trasposizione televisiva.

Sarà interessante vedere come Game of Thrones gestirà il ritorno di Jon Snow, anche perché sia i Bruti sia i Guardiani della Notte non vedono di buon occhio i morti che ritornano in vita. E, in ogni caso, è praticamente certo visti gli sviluppi di questo episodio, che presto le truppe di Ramsay marceranno alla volta del Castello Nero.