Mi fa un po’ ridere che l’ultimo episodio di Game of Thrones si chiami Oathbreaker perché a quanto mi è parso nessuno viene meno ai propri giuramenti. Però è indicativo del fatto che ormai D&D del materiale che stanno adattando non capiscono una fava e senza il ciccione bretellato che tiene loro le manine non sanno da che parte andare a parare.

Ciò detto, l’episodio mi è piaciuto abbastanza. Non sono successe cose degne di chissà quali note, ma per lo meno non abbiamo assistito all’indecorosa sequela di colpi di scena messi lì a caso solo per scioccare lo spettatore.

L’episodio comincia con Jon Snow che si risveglia dal sonno della morte e prende coscienza del fatto di essere ancora vivo. La più stupita, però, sembra essere Melisandre, che non solo ha ritrovato la fede perduta, ma soprattutto è ora convinta oltre ogni dubbio che Jon sia Azor Ahai rinato, destinato a impedire il ritorno della Lunga Notte.

Ma lo è davvero?

Stando alle parole della stessa Melisandre: “Quando la stella rossa sanguinerà e le tenebre si faranno più fitte, Azor Ahai nascerà di nuovo dal fumo e dal sale […]”, e ancora: “[…]Azor Ahai rinascerà tra il fumo e il sale per risvegliare i draghi dalla pietra”. Inoltre: “Negli antichi libri di Asshai sta scritto che verrà il giorno, dopo la lunga estate, in cui le stelle sanguineranno e il respiro gelido delle tenebre scenderà a incombere sul mondo. In questa ora terribile, un guerriero estrarrà dal fuoco una spada fiammeggiante.” Abbiamo quindi i quattro simboli di Azor Ahai rinato: la stella rossa, il sale, il fumo e la spada fiammeggiante, e un collegamento con i draghi. Inoltre Azor Ahai è legato alla discendenza di Aerys II e Rhaella Targaryen (i genitori di Rhaegar, Viserys e Daenerys), così come previsto a Jaehaerys II dal fantasma di Cuore Alto.

Assumiamo per un attimo che le profezie abbiano fondamento e vediamo se Jon si adatta a quelle su Azor Ahai rinato. Qui dobbiamo fare un po’ di ginnastica mentale per collegare Jon ai segni di Azor Ahai rinato, ma nel capitolo in cui viene tradito e pugnalato, “[…] davanti a lui venne a ergersi Bowen Marsh, con le guance rigate dalle lacrime”, “Nella gelida aria notturna, la sua ferita fumava”, inoltre ser Patrek della Montagna del Re indossa un mantello “disseminato di stelle azzurre” che però ora sono sporche di sangue, perché Wun Wun gli sta spiaccicando la faccia contro il muro. Abbiamo dunque il fumo (della ferita), il sale (delle lacrime) e le stelle che sanguinano. La spada fiammeggiante potrebbe essere Lungo Artiglio perché l’eroe della Lunga Notte (ovvero Azor Ahai) utilizzava una spada di acciaio di drago che potrebbe essere (secondo Sam e lo stesso Jon) acciaio di Valyria, ovvero il medesimo materiale di cui è fatta Lungo Artiglio. Il legame con i draghi e la discendenza da Aerys e Rhaella potrebbero essere entrambi spiegati nel momento in cui sapremo se R+L=J per davvero.

Questo, però, nei libri. La serie non ha mostrato la stessa attenzione ai dettagli. Jon è rinato e forse questo basterà per fare di lui Azor Ahai, tutto il resto, anche se menzionato più volte da Melisandre anche nella serie televisiva, viene comodamente dimenticato. Sempre ammesso che sia effettivamente Jon Azor Ahai rinato e non Daenerys.

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Dopo Jon ritroviamo Sam e Gilly in viaggio verso Vecchia Città dove Sam studierà per diventare maestro della Cittadella. È interessante notare l’inclusione della Cittadella ora che tutte le trame che lì convergono sono state abortite: Jaqen H’gar è a Braavos con Arya e non a Vecchia Città con le sembianze di Pate, le Serpi sono tre e sono a far casino a Dorne, per cui è improbabile che Alleras/Sarella esista, Marwyn non è mai stato menzionato e a questo punto dubito mai lo sarà.

Però resta il fatto che Sam deve diventare un maestro per aiutare Jon “quando verrà il momento”. Questo mi porta a pensare che la sua presenza alla Cittadella significhi comunque qualcosa. Sì, è probabile che serva anche come modo di introdurre i Tarly (e non vedo l’ora di vedere James Faulkner aka Papa Sisto di Da Vinci’s Demons all’opera), ma non mi sento di escludere del tutto che ci sia di più. Forse Sam scoprirà qualche conoscenza dimenticata sugli Estranei, sulla Lunga Notte, o perfino sui draghi.

E finalmente veniamo alla Torre della Gioia. Qui vediamo, attraverso la visione di Bran, un giovane Eddard Stark, affiancato da alcuni cavalieri, tra cui viene menzionato Howland Reed (gli altri sono William Dustin, Ethan Glover, Martyn Cassel, Theo Wull e Mark Ryswell), affrontano due cavalieri della guardia reale (nel libro sono tre: Gerold Hightower, il lord comandante, Arthur Dayne e Oswell Whent). Nella torre si trova Lyanna Stark, sorella di Eddard e rapita (per quello che ne sappiamo) da Rhaegar Targaryen, appena sconfitto e ucciso da Robert Baratheon nella battaglia del Tridente. Nella serie tv come nei romanzi Eddard e Howland sono gli unici superstiti. Ma per sapere chi/cosa abbiano trovato all’interno della torre occorrerà aspettare uno dei prossimi episodi (probabilmente il nono, visto che si prospetta una gran rivelazione).

Perché la Torre della Gioia è importante? Perché, come dovrebbero sapere tutti, è lì che si trova la risposta al grande interrogativo delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, un interrogativo a cui i fan cercano risposta più o meno dal 1996. La teoria più consolidata è R+L=J, ovvero che Jon sia figlio di Rhaegar e Lyanna. C’è tuttavia un’altra scuola di pensiero, più marginale, convinta che non sia Jon il bambino che Ned troverà una volta salito sulla torre, ma Daenerys (mentre Jon è possibilmente il figlio di Ned e Ashara Dayne). È tuttavia facile scommettere che Jon sia il bambino in questione. Il che servirebbe più che altro a comprovare il suo sangue Targaryen, che lo renderebbe propenso a cavalcare draghi, soddisfando altre due delle caratteristiche che, secondo la profezia, Azor Ahai rinato deve possedere. Non farebbe, invece, di Jon un erede al trono, perché Jon è un bastardo e pertanto escluso dalla linea di successione. In circostanze normali. Magari, con l’instabilità politica dei Sette Regni e il pericolo di un’invasione alle porte, il popolo preferirebbe essere governato da qualcuno con una pretesa al trono traballante ma che è anche l’eroe di cui parla la profezia, che non dal figlio del precedente re circondato da una corte di inetti e troppo giovane per sbarazzarsene. Per lo meno nella serie televisiva. Sono anzi più che convinto che Game of Thrones finirà con Jon e Daenerys uniti a governare Westeros, perché è esattamente il tipo di finale che mi aspetto da due come D&D che non hanno capito che il messaggio fondamentale di ASOIAF è “la guerra è brutta, yo” e “il sistema di governo basato sull’ereditarietà del potere e non sulla legittimazione popolare è brutto, yo”. Nei libri, probabilmente, sarà diverso. Di sicuro con un retrogusto amaro e meno definito.

Dall’altra parte del mondo, il khalasar di Moro ha condotto Daenerys a Vaes Dothrak, dove le Dos Khaleen la informano che, siccome non è tornata subito dopo la morte di Drogo, sarà sottoposta ai giudizi di tutti i khalasar. Il che a me sinceramente sa solo di modo per allungare il brodo fino all’inevitabile climax di fine stagione.

Va ribadito che il ritorno a Vaes Dothrak è importante per Daenerys, perché rappresenta la concretizzazione delle parole di Quaithe: “Per andare a nord devi andare verso sud, per raggiungere l’ovest devi dirigerti a est. Per andare avanti, devi tornare indietro.” E Daenerys indietro ci è tornata, indietro fino ad AGOT (o alla prima stagione di Game of Thrones, se vogliamo). Ora non le resta che andare avanti.

A Mereen assistiamo a un gradito ritorno, quello di Varys maestro delle spie, in grado di dispensare parole nel contempo melliflue e minacciose. In questo caso dirette verso una collaboratrice dei Figli dell’Arpia, quella che la scorsa stagione adescava gli Immacolati per poi farli uccidere. Dato che Game of Thrones finora ci ha privati di Ditocorto (che tornerà nel prossimo episodio), vedere un Varys in piena forma come non lo era dai tempi di Approdo del Re non può che fare piacere.

Dall’incontro con la donna, Varys scopre, mentre noi siamo intenti a guardare una scena profondamente inutile ma allegrotta con Tyrion, Missandei e Verme Grigio, che i Figli dell’Arpia sono finanziati da Astapor, Yunkai e i Triarchi Volantis. Il fatto che i triarchi cerchino di uccidere Daenerys e minare il suo regno in segreto mi suona molto logico: a Volantis buona parte della popolazione, inclusa una buona fetta della guardia, è fedele a R’hllor, per cui un’azione militare diretta contro quella che, per i preti rossi, è Azor Ahai rinata, sarebbe accolta con molto scontento popolare.

Ad Approdo del Re, intanto, scopriamo che Qyburn ha ereditato gli uccellini di Varys. Nei libri, in realtà, il network di spie a disposizione di Qyburn è molto meno vasto di quello di Varys – anche perché, io credo, lo scopo ultimo di Qyburn non è quello di servire Cersei, ma di aiutare i Martell nella loro vendetta contro i Lannister. Cosa che ovviamente non avverrà nella serie tv.

Irrompono in scena Cersei, Jaime e Robert Strong. Quello che mi lascia un po’ perplesso è la noncuranza con cui Cersei lascia intendere a tutti che, sì, Robert Strong è Clegane rianimato. Non che ci fossero molti dubbi, ma nei libri per lo meno si fa qualche scrupolo a presentarlo come tale. Non fosse altro che ha promesso la testa di Gregor Clegane ai Martell e il rivelare che Clegane è ancora vivo (seppure nella forma rianimata di ser Robert Strong) equivarrebbe a una conferma del suo aver mentito davanti agli dei e ai nobili. Infrangere giuramenti nei romanzi non è una cosa che i personaggi fanno con leggerezza, a differenza di quanto accade nella serie televisiva. Uh, forse è a questo che si riferisce il titolo?

Assieme a Robert Strong, Cersei e Jaime si recano a interrompere una seduta del consiglio ristretto dove ritroviamo nientemeno che Kevan Lannister, ora Primo Cavaliere, Mace Tyrell, tornato da Bravos, Pycelle, che ora scoreggia, e nientemeno che Olenna Redwyne. Cersei vuole sapere perché non è stata invitata alla seduta e Kevan le risponde che, cara mia, tu sei solo la madre del re, non hai un ruolo all’interno del consiglio ristretto, al che Jaime risponde un momento, io sì, sono il comandante della guardia reale. Pycelle balbetta qualcosa su Gerold Hightower che sedeva nei consigli di Aerys II, ma “con Robert era diverso”, e a me suona strano perché ho un ricordo abbastanza nitido di ser Barristan Selmy seduto insieme a lui, Ned Stark, Renly, Ditocorto e Varys nella prima stagione. Qyburn, che è maestro delle spie, avrebbe tutto il diritto di sedere nel consiglio, ma nessuno lo invita e lui non fa valere questo suo privilegio, va’ a sapere perché.

Dalla scena del consiglio ristretto apprendiamo due cose: Cersei e Jaime hanno perso tutto il loro potere e, cosa più importante, le Serpi ed Ellaria controllano Dorne, perché Dorne è un gazebo sulla spiaggia e gli Allyrion, i Jordayne, i Tolland, i Dalt, i Blackmont e gli orfani del Sangue Verde (giusto per menzionare le famiglie e fazioni più vicine a Doran Martell), nonché gli Yronwood, gli Uller, i Santagar e i Dayne non esistono e tutti sono disposti a seguire in guerra un gruppo di figlie illegittime e la loro madre.

Sempre a King’s Landing, Tommen è in visita all’Alto Passero. Curiosamente, non chiede la liberazione della regina Margaery, ma solo che sua madre Cersei possa visitare la tomba di Myrcella. Qui, per la seconda volta nel corso dell’episodio, si fa menzione del duello ordalico che Cersei dovrà sostenere per provare la sua innocenza negli occhi degli dei. E ormai sappiamo che quando Game of Thrones ripete per più di una volta qualcosa, significa che acquisterà importanza nelle puntate successive. In altre parole CLEGANEBOWL GET HYPE!!!

No, ma scherzi a parte, la scena tra Tommen e l’Alto Passero è un po’ tirata per le lunghe ma non è male, e si contrappone a quella, nello scorso episodio, in cui Tommen va da Cersei in pratica a chiederle: “Madre, insegnami a diventare un cattivo da cartoni animati del mattino come te”. Serve forse a enfatizzare, insieme all’arrivo di Kevan e alla sua estromissione di Cersei e Jaime dal tavolo delle decisioni, che per Tommen – e quindi per i Sette Regni – non tutto è perduto, con la giusta guida.

(Tra parentesi, solo io comincio a trovare le similitudini tra l’Alto Passero e il corrente Papa inquietanti ben oltre la sola somiglianza estetica? Sono entrambi due ipocriti manipolatori interessati a mantenere lo status quo e ad ammassare il potere nelle loro mani, ma dotati di una buona macchina di pubbliche relazioni, che fa presa sul sentimento del popolino che li legittima.)

Spostiamoci a Braavos. Arya è ritornata nella casa del Bianco e del Nero, dove l’orfana continua ad addestrarla in maniera molto simile a come aveva fatto per le strade della città. Forse si era stufata di picchiarla in bella vista?

Alla fine, dopo un montaggio che onestamente ho trovato una boccata d’aria fresca nella staticità quasi formulaica delle scene che l’hanno preceduta, Arya è finalmente pronta per diventare a tutti gli effetti Nessuno. E questo la porterà a diventare presto qualcun altro, probabilmente Mercy, il suo alter-ego nel capitolo preview di The Winds of Winter.

Andiamo a Grande Inverno dove Ramsay è signore del nord e ai Frey non frega niente che abbia ammazzato Fat Walda e suo figlio. Neanche a Smalljon Umber importa molto, visto che è lì a porgere i suo omaggi al nuovo lord protettore del Nord. Ovviamente nei romanzi Smalljon è morto durante le Nozze Rosse e suo padre Greatjon è ancora vivo ma prigioniero dei Frey, a contendersi le redini della famiglia, e a giurare con riluttanza fedeltà ai Bolton sono i due cugini Mors e Hother Umber, entrambi castellani di Ultimo Focolare.

Smalljon Umber ha anche portato un regalo a Ramsay! Che bello, Ramsay ama i regali! E il regalo è nientemeno che Rickon Stark! Oh che bello, Ramsay ama quando gli regalano degli Stark! E Cagnaccio è morto!

Ora, lo so che questo avrà lasciato molti di voi a gridare NO NO NO NO NO NO NO senza ritegno allo schermo del vostro computer, ma non temete! D&D sanno quello che fanno! Ovviamente si tratta di una cospirazione ordita dagli Umber e i Manderly per riportare gli Stark al potere, la testa mozzata era troppo piccola per essere quella di un metalupo, e gli Umber sono sempre stati fedeli vassalli degli Stark. Pensate davvero che D&D arrivino a stravolgere la personalità di un intero casato, o che facciano subire a un bambino indifeso le torture e i soprusi che lo aspettano con Ramsay solo per l’esigenza di scioccare lo spettatore?

Ugh.