Quando nel 2008 Cloverfield è uscito al cinema, ricordo di esserne stato genuinamente terrorizzato. Ho sempre avuto un rapporto amore/orrore per i film catastrofici, specialmente quelli in cui una città viene rasa al suolo da un terremoto o da un mostro gigante o da alieni o da una combinazione in parti variabili dei tre, ma con Cloverfield era diverso.

Nel 2008 i film in formato found footage non erano niente di nuovo. A fare da pioniere è stato Ruggero Deodato con il suo celeberrimo Cannibal Holocaust del 1980, ma il genere è diventato sul serio popolare nel 1999 con The Blair Witch Project e da quel momento è diventato una costante più o meno fastidiosa dell’horror del nuovo millennio, come abbiamo visto ad esempio in due film di successo del 2007, REC e Paranormal Activity.

Cloverfield, che è uscito l’anno seguente, a rigor di logica non avrebbe dovuto essere nulla di nuovo. E invece lo è stato. Preceduto da una campagna di viral marketing e un teaser trailer che è stato in grado di generare un hype assurdo, Cloverfield è un monster movie dal budget di 25 milioni di dollari che sembrava esserne costati il quadruplo. Ed è stata proprio la trovata di abbassare il punto di vista al livello dei protagonisti consentendo con essi un’immedesimazione massima, tramite la tecnica del found footage, a chiudere la partita a mio avviso. Ripeto, niente di nuovo, ma usato al massimo del suo potenziale. Tanto che ora è stato talmente ripetuto da risultare più un fastidio che altro.

Era da parecchio tempo che la gente si aspettava un sequel di Cloverfield e che puntualmente, con Abrams alle prese con due dei più iconici franchise esistenti, Star Trek e Star Wars, non arrivava. Poi all’inizio dell’anno è arrivato a sorpresa l’annuncio di 10 Cloverfield Lane.

10 Cloverfield Lane non un sequel di Cloverfield nel senso proprio del termine. Si tratta però di un’espansione dei temi e degli elementi del primo film che lo stesso Abrams ha chiamato un “successore spirituale” del primo film. La cosa più rilevante da segnalare è che 10 Cloverfield Lane non sono due ore di survival horror con mostri giganti che tentano di uccidere i protagonisti, ma un thriller psicologico con un cast di soli tre personaggi e una singola location.

La storia è, in breve, quella di una ragazza di nome Michelle che viene coinvolta in un brutto incidente d’auto e si risveglia, un imprecisato lasso di tempo dopo, chiusa in un bunker con due uomini, Howard e Emmett. Howard, il proprietario del bunker, nonché complottista che gli sciachimisti di Facebook sono gente sana al confronto, le impedisce di uscire perché, le dice, la Terra ha subito un attacco chimico o nucleare e l’aria all’esterno uccide all’istante chiunque la respiri. Una nozione incredibile che Michelle ha difficoltà ad accettare, pensando invece di essere stata fatta prigioniera da uno psicopatico. Nel corso del film, assieme a Michelle, cerchiamo di capire quale sia la verità nelle parole di Howard e se questi costituisca o meno un pericolo.

L’epilogo è abbastanza rivelatore del perché questo film faccia parte del Cloververse, ma preferisco approfondire la questione in un’apposita sezione spoiler in coda all’articolo.

Per ora concentriamoci su cosa ne penso del film. 10 Cloverfield Lane è chiaramente formato da una storia, quella ambientata nel bunker, e la già menzionata coda, ovvero l’epilogo. Si ha la chiara impressione che siano due film (un film e un cortometraggio, a dirla giusta) attaccati con il nastro adesivo. Non onestamente, non l’ho trovato un problema, perché entrambi i pezzi da cui è composto il film mi hanno soddisfatto.

10 Cloverfield Lane è un film claustrofobico, come è lecito aspettarsi visto dove è ambientato, e dal ritmo incalzante, che invece, sempre in virtù della location, è qualcosa di più stupefacente. Il regista del film è Dan Trachtenberg, che è alla sua prima esperienza dietro la macchina da presa, e devo dire che se l’è cavata abbastanza bene, perché sarebbe bastato niente per far sembrare monotono un film che ha luogo per la sua interezza in un singolo ambiente. Il merito, in ogni caso, va soprattutto agli attori. Michelle è interpretata da Mary Elizabeth Winstead, che tutti conosciamo come la Ramona Flowers di Scott Pilgrim vs. The World, che riesce a dare profondità e spessore a un personaggio di cui, all’inizio, conosciamo poco o niente.

La vera stella del film, ovviamente, è John Goodman. Che è assolutamente strepitoso. Se John Goodman non fosse stato bravo quant’è a incanalare l’ambiguità e la velata minacciosità che sono tratti fondamentali del personaggio di Howard, il film sarebbe stato un disastro. La scelta di Goodman funziona anche da un punto di vista visivo: sia che ti fidi sia che non ti fidi di lui una cosa è certa, grosso com’è non ci metterebbe niente a sopraffare una ragazza mingherlina come Mary Elizabeth Winstead. Io lo so che premi prezzolati tipo gli Oscar i film horror di solito non se li cagano neanche di striscio, ma qui John Goodman è davvero materiale da Oscar.

Il terzo membro del cast è John Gallagher Jr., che quest’anno ho già visto in un altro film horror a basso budget e particolarmente ben riuscito che si chiamava Hush e vedeva una scrittrice sordomuta braccata in una casa isolata nel bosco da uno spietato serial killer (è molto meglio di come questo riassunto lasci intendere, fidatevi, perché il film gioca proprio a rielaborare situazioni già viste come questa). Qui Gallagher finisce un po’ adombrato dai due coprimari, nonostante abbiano cercato di dargli una backstory. Se devo essere del tutto onesto, inoltre, il suo accento della Louisiana, dove il film è ambientato, non mi ha del tutto convinto.

In ogni caso, 10 Cloverfield Lane funziona sia come film a sé stante, sia come successore spirituale di Cloverfield, anche se consiglio di guardarlo senza aspettarsi Cloverfield 2, per evitare di restarne delusi. È un bel thriller, molto coinvolgente e claustrofobico – le stesse sensazioni evocate ai tempi da Cloverfield – che è diretto piuttosto bene da un regista esordiente e vede la sua punta di diamante nella fantastica interpretazione di John Goodman.

E ora le chiacchiere spoiler.

Spoiler Alert!

Al termine del film, quando Michelle esce dal bunker, si trova davanti quelle che sembrano proprio creature aliene impegnate nelle fasi finali di un invasione del pianeta Terra. La mia opinione al riguardo è che il climax finale di 10 Cloverfield Lane abbia luogo qualche mese dopo gli eventi di Cloverfield.

Un indizio fondamentale al riguardo si trova nelle parole di Howard che, da bravo complottista, è convinto fin da subito che quella sia un’invasione aliena. Cercando di spiegare a Michelle e Emmett quello che sta succedendo, Howard dice qualcosa sulla falsariga di: all’inizio vengono colpite le città più grandi, per eliminare quanta più popolazione possibile, e poi si passa ad azioni a tappeto sul territorio. Che in pratica è un riassunto del primo Cloverfield e dell’epilogo di 10 Cloverfield Lane.

Inoltre, pur essendo un complottista che levati, Howard sembra subito propendere per la teoria dell’invasione aliena. Che è qualcosa di un po’ bizzarro, perfino per uno come lui. Perché non incolpare il governo degli Stati Uniti, i Rothschild, gli Illuminati, il Nuovo Ordine Mondiale, il gruppo Bilderberg, gli ebrei o i soliti target dei complottari? Perché subito gli alieni? Beh, c’è un particolare scambio di battute tra Howard e Michelle che secondo me è rivelatore. Quando Michelle gli chiede che lavoro facesse prima del bunker, Howard le risponde che lavorava con i satelliti. Alla richiesta di specificare le sue mansioni della ragazza, Howard ripete evasivamente “satelliti”. Ora, il mostro di Cloverfield era stato risvegliato proprio dalla caduta di un satellite, e questo dettaglio (unito a un’evasività curiosa, seppure compatibile con la caratterizzazione di Howard fino a quel momento) mi portano a pensare che potrebbe esserci un qualche labile collegamento.

Certo, tutto questo sarebbe potenzialmente in conflitto con la teoria predominante ai tempi del primo Cloverfield secondo la quale il mostro si trovava già da parecchio tempo nelle profondità oceaniche. Spero personalmente che si riesca a sapere di più al riguardo negli inevitabili sequel – e spero che ciò non richieda altri otto anni di attesa.