Dopo un paio di episodi brutti e uno così così, mi sento di dire che Game of Thrones è tornata a produrre qualcosa di buono con The Book of Stranger, quarto episodio di questa sesta stagione. Sono successe tante cose interessanti e, soprattutto, ci sono stati sviluppi non indifferenti nella guerra che, presto o tardi, si scatenerà tra le forze di Westeros.

The Book of Stranger fa riferimento a uno dei sette divini, lo Sconosciuto, associato alla morte, all’ignoto, e protettore degli emarginati. Morte, ignoto ed emarginati abbondano da sempre in Game of Thrones, e questo episodio non fa eccezione.

Apriamo al Castello Nero. Dopo il momento “finale di The Breakfast Club” dello scorso episodio, Jon Snow non se n’è veramente andato dalla Barriera anche se pare sul punto di farlo. Il suo piano sembra essere quello di andare a sud (forse a riprendere Grande Inverno occupata dai Bolton?) e Edd giustamente gli ricorda che gli Estranei sono ancora un pericolo. I due vengono però interrotti dal suono di un corno che segnala un arrivo da sud.

Si tratta di Sansa, Brienne e Pod. Finalmente, dopo sei anni, assistiamo a una riunione tra due Stark. È un momento dolceamaro, perché Jon e Sansa non hanno mai avuto un vero e proprio rapporto. Sia nella serie tv che nei libri non si sono mai scambiati una parola e Sansa ha sempre visto Jon in maniera più affine a quella della madre Catelyn (no, non la Catelyn che in Game of Thrones a un certo punto ha confessato a Talisa di provare un certo affetto per Jon, la Catelyn dei romanzi, per la quale Jon è sempre stata la prova evidente dell’infedeltà di suo marito) che a quella di suo padre Eddard. Forse non si tratta della riunione che volevamo, ma impariamo a gioire delle piccole cose.

Tanto più che è Sansa a sostenere con maggiore tenacia che è necessario riconquistare Grande Inverno utilizzando le forze dei Bruti, mentre Jon si limita a essere il solito emo disfattista. Sansa, in queste scene, parla come una regina, un personaggio anni luce lontano alla Sansa dei libri. La Sansa dei libri è forse destinata a intraprendere la medesima strada della sua controparte televisiva, ma lo sta facendo con molta più gradualità.

Da notare anche che, parlando con Jon, Sansa dice che vorrebbe tornare al giorno in cui gli Stark hanno lasciato per l’ultima volta Grande Inverno per avvertire sé stessa dei pericoli e delle tragedie che sarebbero seguiti. Ho trovato divertente l’idea che Bran potrebbe effettivamente fare una cosa del genere con i suoi sogni verdi, dato che lo abbiamo visto “chiamare” Eddard nella scena della Torre della Gioia e essere toccato dal Re della Notte in uno dei trailer della sesta stagione. Casomai D&D si trovassero davvero impelagati nella storia (e non credo, visto che stanno uccidendo gente a destra e a manca per semplificare la trama) potrebbero far finire tutto con un bel paradosso temporale.

Proseguiamo spostandoci dalla Barriera fino ad arrivare alla Valle di Arryn, che compare per la prima volta in questa stagione. Qui troviamo Robert/Robin Arryn alle prese con il tiro con l’arco, attività che non sembra essergli del tutto congegnale. Il cavaliere anziano che lo addestra è lord Yohn Royce di Pietra di Runa. A interrompere l’addestramento è l’arrivo di Ditocorto che viene subito accusato da Yohn Royce di aver consegnato Sansa nelle mani dei Bolton. Ditocorto però non si lascia cogliere impreparato e, in una mossa sfrontata, ribalta le accuse di Royce dipingendo lui come il vero traditore e, subito dopo, appellandosi alla clemenza di lord Arryn, che ovviamente pende dalle labbra del patrigno e tutore. In tre o quattro frasi Ditocorto ha ribaltato la situazione in suo favore e ha riconquistato una posizione di potere.

Nei libri Yohn Royce, oltre a essere uno dei cavalieri più fighi dei Sette Regni, con la millenaria armatura bronzea sulla quale sono incise rune antiche, è anche uno dei Lord Dichiaranti, ossia quei nobili della Valle che più di tutti si oppongono al protettorato di Ditocorto. In particolare, Royce è il suo più strenuo oppositore e, nelle parole dello stesso Petyr Baelish, l’unico dei Lord Dichiaranti che teme di non riuscire a tenere sotto controllo.

Il piano di Ditocorto, sia nella serie televisiva che nei romanzi, in ogni caso, sembra essere quello di radunare i lord della Valle di Arryn e sollevarli contro i Bolton e i Sette Regni, per far sì che Sansa venga incoronata regina del Nord (e possibilmente anche delle terre dei fiumi, territori governati dai Tully, la famiglia di sua madre Catelyn). Nei libri esiste anche un personaggio di nome Harrold Hardying, che è l’erede di Robert/Robin, in quanto nipote di una sorella di Jon Arryn, e che Ditocorto è riuscito a far promettere in matrimonio a sua “figlia” Alayne, che altri non è che l’alter ego di Sansa. Il gioco delle alleanze e dei contrappesi politici è più elaborato nei romanzi, ma il succo non cambia: gli eserciti della Valle, gli unici a non essere stati toccati dalla guerra dei cinque re, si solleveranno per mettere Sansa sul trono del Nord. Resta da vedere cosa ci guadagnerà Ditocorto. E, mentre nei romanzi è tutto avvolto nel mistero, in Game of Thrones la sua posizione è un po’ più complicata, perché è stato lui a consegnare Sansa nelle mani dei Bolton, e immagino Sansa lo disprezzi per questo.

A Mereen, intanto, Tyrion, un silente Varys, Verme Grigio e Missandei negoziano con gli schiavisti di Astapor, Yunkai e Volantis. O meglio, Tyrion negozia, riuscendo a ottenere un accordo che prevede l’abolizione della schiavitù nella Baia degli Schiavisti entro sette anni e forse a scongiurare l’assedio di Mereen, mentre Verme Grigio e soprattutto Missandei si limitano a storcere il naso indignati da tale compromesso. Personalmente la soluzione di Tyrion mi è sembrata il male minore, ma siccome questo episodio è dedicato alle stronk & independent womyns di Planetos who need no men i sette anni di Tyrion sono male e bisogna trovare un’altra soluzione oh se le donne governassero loro andrebbe tutto meglio girl power trasferiamoci tutti a Dorne.

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(Sul serio, non ho problemi con personaggi femminili che si mostrino forti e proattivi, che rifiutino di essere il premio romantico e/o la damigella in pericolo, ma questa puntata di Game of Thrones tra Daenerys, Sansa, Missandei e Margaery ha veramente calato un po’ troppo la mano, quasi a scivolare nella parodia.)

Intanto, qualche lega più a nord (credo), Super Dahario e Jorah the Explorer arrivano a Vaes Dothrak, dove si preparano a trarre in salvo Daenerys. Pfff, come se DAENERYS NATA DALLA TEMPESTA DELLA NOBILE CASA TARGARYEN, REGINA DEGLI ANDALI E DEI PRIMI UOMINI, KHALEESI DEL GRANDE MARE D’ERBA, LIBERATRICE DI SCHIAVI E MADRE DI DRAGHI abbia bisogno di aiuto alcuno.

Ad Approdo del Re, nel frattempo, l’Alto Passero ci ricorda ancora una volta di essere Papa Francesco, ma Margaery, che viene condotta al suo cospetto, al contrario di Cersei, Tommen e Jaime, riesce a vedere oltre il suo velo di ipocrisia e ottiene di vedere suo fratello Loras, il quale invece sembra aver perso la voglia di vivere e combattere. Ma, ehi, in compenso c’è stata  una scena con Loras senza che D&D sentissero la necessità di ricordarci quanto sia ghiotto di cazzi il cavaliere di fiori.

Nei libri, la situazione di Margaery a questo punto è un po’ diversa, ma siccome in essa sono coinvolti personaggi che so di per certo vedremo in futuro, potrei involontariamente spoilerarla. Non che questi recap siano in genere spoiler free, però se tenete alla cosa, saltate immediatamente al paragrafo successivo. Avvertiti. Dunque, ora che ci siamo liberati da quei plebei che non hanno letto ADWD e siamo rimasti solo noi intellettuali, ricorderete che Margaery è stata riscattata e posta sotto la custodia di Randyll Tarly, che presto vedremo anche nella serie tv. Inoltre, per lei non è prevista nessuna walk of shame come per Cersei e il suo giudizio avverrà tramite il tribunale del Credo e non tramite duello ordalico. Inoltre i Tyrell hanno quasi certamente un piano. Inoltre Loras non è l’erede di Alto Giardino perché ha fatto il voto di celibato della guardia reale, inoltre i Tyrell stanno facendo di tutto per convincere Cersei che Loras è gravemente ferito nell’assedio della Roccia del Drago, inoltre Myranda Royce (che, lo ricordo, ha ucciso suo marito durante un amplesso) riferisce a Sansa che Delta delle Acque è caduta in mano ai Lannister mentre la Roccia del Drago no eppure a Cersei è stato detto che l’assedio della Roccia del Drago è bello che finito, inoltre tutta una serie di altre cose che Game of Thrones ha deciso di tagliare perché allungare la serie per un’altra stagione quando si fanno soldi a palate probabilmente pareva brutto. Pazienza.

Intanto, alla Fortezza Rossa continua la guerra tra Cersei e Jaime (sigh, povero Jaime, in che cosa ti hanno trasformato D&D) da una parte e Kevan Lannister e Olenna Redwyne dall’altra per il controllo di Tommen. Va detto che la serie tv sta procedendo a velocità diversa rispetto ai libri: alcuni eventi già visti nei romanzi ancora devono accadere e altri sono già accaduti stagioni fa, questo rende la cronologia dell’adattamento un po’ più confusa del dovuto. In questo momento (più o meno) la situazione di Approdo del Re nei libri è un po’ diversa. Cersei è priva di qualsiasi potere e pubblicamente svergognata, impazzita del tutto a causa della prigionia nel tempio di Baelor, deve essere giudicata attraverso un duello ordalico, ma il suo campione prescelto è Jaime (che si trova nelle terre dei fiumi ed è impegnato con una certa lady dal cuore di pietra), mentre è Kevan Lannister, lo zio di Cersei a essere il reggente di Tommen. Inoltre, il consiglio ristretto è costruito in equilibrio precario sui rapporti di potere che si sono venuti a creare nel regno, con Pycelle e Harys Swyft fedeli a Kevan Lannister, Randyll Tarly e Paxter Redwyne fedeli al Primo Cavaliere Mace Tyrell, e Nymeria Sand subentrata in qualità di osservatrice al padre Oberyn Martell (e quindi lì per fare gli interessi di Doran Martell e Dorne). La situazione ha poi subito un’altra evoluzione piuttosto repentina nell’epilogo di ADWD, che nella serie tv vedremo immagino nei prossimi episodi.

Spostiamoci alle Isole di Ferro, con il ritorno a casa di Theon Greyjoy. Il tono della sequenza è comprensibilmente diverso da quello della seconda stagione, anche perché le circostanze sono del tutto diverse. E, aggiungerei, Theon stesso è una persona diversa.

Arrivato da Asha/Yara, l’accoglienza non è delle migliori. Dite quello che volete dei Greyjoy, ma non che non sappiano come farti sentire un intruso a casa loro. Tra l’altro mi fa ridere che Asha rimproveri a Theon gli uomini che sono morti nel tentativo di salvarlo quando lei ha fatto irruzione a Forte Terrore nel più maldestro tentativo di liberazione ostaggi nella storia. Non per altro, è stata lei a sentirsi minacciata da Ramsay a torso biotto e a scappare dichiarando in seguito che Theon era morto.

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In ogni caso, i personaggi di una serie famosa per rancori anche generazionali tra famiglie che perdurano per secoli, decidono che si tratta di acqua passata e Theon si dichiara pronto a sostenere Asha nell’imminente elezione. Che per altro è una mossa saggia. Resta da vedere cosa farà Euron, se vincerà l’acclamazione, e se e come Asha e Theon cercheranno di rovesciarlo lo scopriremo, letteralmente, nelle prossime puntate.

A Grande Inverno, intanto, Ramsay si è fatto portare Osha in camera e Osha comincia a sedurlo. Ora, ricorderete che l’ultima volta che Osha ha sedotto qualcuno è stato per consentire a Bran e Rickon di scappare da Grande Inverno ai tempi occupata da Theon e dagli uomini di ferro. Qui non va per il verso giusto, perché Ramsay non è Theon e la sua plot armor (sorry, il link ridirige in quel buco nero che è TV Tropes) è invincibile. Osha va ad aggiungersi alla già lunga lista dei personaggi secondari uccisi dal bastardo di Bolton… solo che questa volta è diverso. Osha era il personaggio di Game of Thrones preferito da George R.R. Martin, tanto che pare abbia deciso di reintegrarla nei romanzi. Lasciate perdere Wyman Manderly, ora è George R.R. Martin il cicciopanzo da cui Ramsay deve guardarsi le spalle!

Anche se, devo ammettere, provo una sorta di piacere perverso per la morte di Osha. Non che non mi dispiaccia, badate, Osha mi piaceva. Ma è la prima volta che so di per certo che George R.R. Martin si è visto uccidere uno dei suoi personaggi preferiti all’interno della sua stessa storia. Magari possiamo prenderla come una sorta di vendetta da parte di D&D e del pubblico per le nozze rosse.

Proseguiamo nel nostro cammino verso nord e facciamo ritorno al Castello Nero, dove il gioco di sguardi tra Tormund e Brienne è il momento più bello dell’intera stagione.

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Mentre l’allegra combriccola formata da Jon, Edd, Tormund, Sansa, Brienne e Pod è intenta a mangiare frattaglie (cioè siamo nel trecentesimo anno dopo la Conquista di Aegon e volete dirmi che ancora non c’è un’alternativa vegan per i confratelli dei Guardiani della Notte? Ugh!) viene loro recapitata una lettera da Ramsay. Si tratta di un surrogato della famosa lettera rosa (di paternità incerta) che, nei libri, spinge Jon a rompere i suoi voti e dichiarare la sua intenzione di marciare verso Grande Inverno, decisione che, a sua volta, spinge ser Alliser e i suoi uomini a giuliocesararlo. Qui è tutto molto più lineare: la lettera è indubbiamente di Ramsay, che annuncia di avere Rickon prigioniero, e la sua richiesta è che gli venga riconsegnata Sansa, altrimenti sarà guerra. Jon è preso da un altro momento emo ed è Sansa a dover fare i conti con i piani di guerra: Ramsay dispone di 5000 uomini, mentre i Bruti di Tormund sono 2000. Per riuscire a pareggiare le forze in campo dovranno reclutare quei lord del Nord che ancora sono fedeli agli Stark.

Peccato che, tra i signori del Nord, quelli che tradizionalmente sono sempre stati fedeli agli Stark, ossia gli Umber, ora si trovino dalla parte di Ramsay. A chi potrebbero chiedere? Ci sono i Manderly, già nominati più volte e probabilmente destinati ad apparire, e forse anche i Reed, visto che nello scorso episodio abbiamo visto salvare la vita a un giovane Ned Stark. C’è però una complicazione. Jon e i Bruti si trovano all’estremo nord di Westeros, alla Barriera, mentre il seggio dei Manderly è Porto Bianco, e i Reed occupano i territori paludosi dell’incollatura, ed entrambi questi posti si trovano all’estremo sud dei territori un tempo retti dagli Stark. Per arrivare al Castello Nero, le forze dei Manderly e dei Reed sarebbero costrette a prendere la Strada del Re, che passa attraverso Grande Inverno. O teletrasportarsi come fa Ditocorto (e come farà presumibilmente nel prossimo episodio, visto che nel promo lo si vede parlare con Sansa).

E chiudiamo con Daenerys. A Vaes Dothrak è giunto il momento che i khal decidano cosa fare della vedova ribelle di Drogo. Dimenticano però che si trovano di fronte a DAENERYS NATA DALLA TEMPESTA DELLA NOBILE CASA TARGARYEN, REGINA DEGLI ANDALI E DEI PRIMI UOMINI, KHALEESI DEL GRANDE MARE D’ERBA, LIBERATRICE DI SCHIAVI E MADRE DI DRAGHI mica a una Kelly C. qualunque, e DAENERYS NATA DALLA TEMPESTA DELLA NOBILE CASA TARGARYEN, REGINA DEGLI ANDALI E DEI PRIMI UOMINI, KHALEESI DEL GRANDE MARE D’ERBA, LIBERATRICE DI SCHIAVI E MADRE DI DRAGHI ha un piano. Perché c’è il piccolo particolare che DAENERYS NATA DALLA TEMPESTA DELLA NOBILE CASA TARGARYEN, REGINA DEGLI ANDALI E DEI PRIMI UOMINI, KHALEESI DEL GRANDE MARE D’ERBA, LIBERATRICE DI SCHIAVI E MADRE DI DRAGHI è immune al fuoco (attenzione: solo Daenerys pare essere immune al fuoco, non è una cosa genetica della sua famiglia, perché sappiamo almeno di tre Targaryen morti a causa del fuoco: Aegon V e suo figlio Duncan nel rogo di Sala dell’Estate e Aerion il Mostruoso bevendo altofuoco) mentre i khal no. Daenerys, con la complicità di Super Dahario e Jorah the Explorer ha precedentemente cosparso di liquido infiammabile (don’t ask) il palazzo delle dos khaleen e durante l’assemblea dei khal da fuoco all’intero palazzo con lei stessa dentro.

Al termine del rogo, un body double con la faccia di DAENERYS NATA DALLA TEMPESTA DELLA NOBILE CASA TARGARYEN, REGINA DEGLI ANDALI E DEI PRIMI UOMINI, KHALEESI DEL GRANDE MARE D’ERBA, LIBERATRICE DI SCHIAVI E MADRE DI DRAGHI esce dalle fiamme e qualcosa come un milione di dothraki si inginocchia al suo cospetto. Ora Daenerys ha il suo esercito ed è pronta a marciare verso Westeros. Tra una o due stagioni. Con calma. Non c’è fretta.