Nel corso della sua sesta stagione, Game of Thrones ci ha abituato a quel genere di sceneggiatura pigra per cui lo scossone emotivo della puntata avviene quando un personaggio secondario ma potenzialmente importante viene ucciso all’improvviso per creare una sembianza di dramma. Doran e Trystane Martell, Roose Bolton e Fat Walda, Cagnaccio e Osha sono tutti stati sacrificati senza troppe cerimonie per creare shock di poco valore, semplificare le convolute trame della serie e sfoltire il già nutrito cast. Nel quinto episodio della stagione, intitolato The Door, accade qualcosa di molto strano. Ci sono due morti che considero rilevanti ai fini della storia, ed entrambe sono trattate con dignità, quando non con una certa dose di rispetto.

L’episodio è il solito alternarsi di scene da facepalm e scene più che valide, e in esso vengono “svelati” alcuni misteri della serie (tra virgolette perché, come gran parte dei misteri delle Cronache, la soluzione era già disponibile tra le righe nel testo dei romanzi). Si intitola The Door perché… ne parliamo meglio alla fine dell’articolo, ok?

Intanto apriamo al Castello Nero, con una scena brutta non perché mal scritta o mal organizzata ma perché è figlia e diretta conseguenza delle decisioni insensate che D&D hanno preso nel corso della precedente stagione. Sansa riceve un messaggio di Ditocorto che le chiede di incontrarsi in segreto a Città della Talpa e Sansa lo fa, portandosi però dietro Brienne. Daenerys avrà anche tre draghi sputafuoco, ma Ditocorto ha il potere di teletrasportarsi nelle zone di Westeros in cui la sua presenza è conveniente per la trama, come quando, stagioni fa, andava e veniva con noncuranza da Approdo del Re all’accampamento di Renly e dal Nido dell’Aquila alla corte di Cersei. Adesso lo troviamo, dopo averlo incontrato alla Porta della Luna durante lo scorso episodio, tra le rovine di Città della Talpa. Città della Talpa è quel villaggio poco a sud del Castello Nero dove Sam aveva nascosto per breve tempo Gilly e che era stato razziato dai Bruti prima che sferrassero il loro micidiale attacco ai Guardiani della Notte (in uno dei best episodi ever della serie).

In pratica il loro incontro va così:

DITOCORTO: hai presente quella volta che ti ho data in sposa al figlio di Roose Bolton senza un vero e proprio motivo senza sapere che Ramsay fosse un sadico psicopatico? Eh, colpa mia, avrei dovuto controllare la sua bacheca Facebook. Strano che una cosa del genere sia sfuggita proprio a me che faccio del sapere i fatti altrui una delle mie armi, ma che ci vuoi fare? Acqua passata, ok?
SANSA: Guarda, ho fatto del lavoro di crescita e introspezione personale dall’ultima volta che ci siamo visti e, no, le tue scuse non sono sufficienti.
DITOCORTO: Neanche se ti offrissi tutte le spade della Valle di Arryn, belle fresche e riposate?
SANSA: Allora, non so come tu faccia a sapere che a me e Jon servono per lo meno altri tremila uomini per sperare di eguagliare le forze schierate da Ramsay mentre stranamente non sapevi una fava delle tendenze sadiche del mio promesso sposo, però no, la risposta è no. Io e Jon raduneremo i piccoli lord del Nord che ancora sono fedeli alla nostra famiglia, anche se questo richiederà tempo e Ramsay potrebbe decidere di partire all’assalto del Castello Nero anche in questo stesso momento.
DITOCORTO: E se aggiungessi all’offerta tuo zio Brynden Tully, per gli amici il Pesce Nero, che ha da poco riconquistato Delta delle Acque.
SANSA: Aspetta, quand’è che Delta delle Acque è stato perso?
DITOCORTO: Dopo le Nozze Rosse.
SANSA: Ma mio zio non era alle Nozze Rosse, è rimasto a Delta delle Acque per prepararsi a riconquistare il Moat Cailin e ha tenuto la fortezza dopo la morte di mio fratello e mia madre anche quando le forze dei Lannister hanno dato assedio e poi è scappato nella notte e ora nessuno sa con precisione dove sia.
DITOCORTO: No, no, questo non è ancora successo.
SANSA: Ma nei lib—
DITOCORTO: Abbiamo già appurato che la cronologia interna è andata a farsi benedire più o meno intorno alla quarta stagione. Ora, torniamo a noi, le vuoi le truppe della Valle o no? Non dire di no, non potrei sopportare la faccia da te-l’avevo-detto di Yohn Royce.
SANSA: Spiacente, il mio nome è Sansa della casa Stark, prenderò ciò che mi appartiene con s—
DITOCORTO: Oh, no, non un’altra…

Insomma, la giustificazione di Ditocorto per aver dato Sansa in sposa a Ramsay è un “lol sorry errore mio” e, siccome non riesco a trovare nelle sue parole una possibile motivazione recondita, vado ad ascrivere le sue azioni nel grande libro delle Scelte Fatte A Culo da D&D Che Non Hanno Una Parvenza Di Senso E Rovinano Completamente Un Personaggio. È un po’ come il libro bianco della guardia reale, solo con più dettagli su Jaime Lannister. Da rilevare, però, che Ditocorto si è preso il tempo di commentare come Jon sia solo il fratellastro di Sansa. Ci saranno problemi tra Sansa e Jon per chi dei due diventerà re del Nord dopo la riconquista di Grande Inverno?

Segue un grosso spezzone dedicato ad Arya. La ritroviamo all’inizio a Braavos, intenta nel suo passatempo preferito: farsi prendere a mazzate dall’orfana. Poi interviene Jaqen, che la sottopone prima a una breve storia condensata degli Uomini senza Volto, poi le affida un secondo incarico, una seconda opportunità di servire il dio dai molti volti: uccidere un’attrice di none Lady Crane.

Arya si reca dunque a studiare l’attrice in questione, che fa parte di una compagnia teatrale intenta a rappresentare una commedia sugli eventi che hanno portato alla guerra dei cinque re. Avrei alcuni dubbi al riguardo. Intanto, siamo ancora a Braavos, giusto? No perché la location è simile a quella usata per filmare le scene di Mereen (mentre Braavos me l’ero sempre immaginata come Venezia in una giornata uggiosa). E, se siamo a Braavos, perché i braavosiani sono interessati a una commedia ambientata a Westeros? Capisco che sia difficile presentare e rendere interessante uno spettacolo teatrale sul Signore del Mare di Braavos, ma è questo che mi aspetterei da una compagnia teatrale braavosi. In ogni caso, questo sviluppo della storia di Arya sembra essere un adattamento del capitolo preview di TWOW intitolato Mercy, che però io non ho letto quindi, spiacente, non posso esservi utile in merito.

Viene anche da domandarsi se Jaqen abbia mandato di proposito Arya a guardare proprio quello spettacolo per testare la tempra della nuova accolita. Nella commedia, infatti, Ned Stark, defunto padre di Arya, viene presentato come un idiota debosciato e traditore, cosa che sembra essere ben accettata dall’opinione pubblica e che sembra riecheggiare quella sorta di “demitizzazione” di Eddard Stark cominciata qualche episodio fa con la visione di Bran della Torre della Gioia – e che immagino culminerà con la scoperta che Ned ha mentito a tutti per anni sulla vera identità dei genitori di Jon Snow.

Dietro le quinte dello spettacolo, dopo a un bel primo piano di un pene (dopotutto questa è la HBO) scopriamo che Lady Crane è l’attrice che interpreta Cersei. Qui trovo deliziosamente ironico che Jaqen abbia chiesto a Arya di uccidere una finta Cersei quando la vera Cersei è in cima ai suoi nomi dell’odio, e questo dettaglio aumenta la mia sicurezza che si tratti solo di una prova ordita da Jaqen per vedere quanto di Arya Stark sia rimasto in Arya.

Difatti, tornata al tempio del dio dei molti volti, Arya ha dei dubbi riguardo a quella che sarà la sua prossima vittima: le è sembrata una brava donna, che non merita di morire. Jaqen le ricorda che non tutti quelli che muoiono meritano di morire, e Arya comincia a sospettare che il mandante sia la giovane attrice che nello spettacolo interpreta Sansa. Già. Sansa uccide Cersei. È un presagio degli eventi che avverranno in futuro?

Saltiamo continente (e piano dell’esistenza) e troviamo Bran immerso in una delle sue visioni. Questa volta sembra di essere nell’estremo passato di Westeros, perché vediamo un albero diga in un luogo non prevalentemente nevoso. Ora, una piccola nota di colore storico. Westeros era in origine abitato dai figli della foresta che veneravano gli alberi-diga e gli antichi dei (gli stessi venerati nel Nord e dai Bruti oltre la Barriera). I figli della foresta erano magici, possedevano la vista verde e potevano possedere il corpo degli animali. Dodicimila anni prima della conquista di Aegon, i primi uomini hanno raggiunto a Westeros da Essos. Ai tempi esisteva un vero e proprio lembo di terra che collegava i due continenti dove ora si trovano le Stepstones (qui Martin si è probabilmente ispirato al Ponte di Adamo che in passato collegava l’India allo Sri Lanka, di cui ora sono rimaste solo alcune isolette). Arrivati sul nuovo continente, primi uomini hanno cominciato ad abbattere gli alberi-diga, inimicandosi i figli della foresta con i quali è scoppiata una guerra che è durata la bellezza di duemila anni. La leggenda vuole che sia Stepstones sia la palude dell’Incollatura siano il risultato della magia usata dai figli della foresta per fermare l’avanzata dei primi uomini. Infine, i figli della foresta e i primi uomini si ritrovarono sull’Isola dei Volti, nel lago di fronte a dove sarebbe sorta, millenni dopo, Harrenhall, e sigillarono il Patto che pose fine alla guerra, stabilendo che i primi uomini avrebbero avuto il controllo sul territorio di Westeros e si sarebbero impegnati a non bruciare più alberi-diga. E questo è quello che sappiamo degli eventi dell’Età dell’Alba. Per lo meno finora.

Assistiamo infatti a quella che forse è una delle scene più importanti della serie, quella in cui si scopre la verità sugli Estranei. Vediamo i Figli della Foresta trafiggere con una lama (magica? di ossidiana?) il corpo di un uomo legato all’albero diga e creare un estraneo. Ma non uno qualsiasi: si tratta del Re della Notte in persona. Tenendo conto che le visioni di Bran (nella serie tv) hanno finora riguardato solo gli Stark, e sapendo che c’è una sorta di leggenda/teoria che vuole che il Re della Notte sia un progenitore degli Stark, questa visione è doppiamente interessante, perché scopriamo non solo che gli Estranei sono un’arma creata dai Figli della Foresta nella loro guerra contro i primi uomini, ma anche che potrebbero essere legati agli Stark.

Che questa fosse la verità sugli estranei non è ancora stato esplicitamente rivelato nei romanzi, ma c’è un passaggio in ADWD in cui Asha Greyjoy ricorda un’antica leggenda degli uomini di ferro:

I boschi erano in movimento, strisciavano verso il castello come una lenta marea verde. Asha ripensò a una storia sentita da bambina, sui figli della foresta e le loro battaglie con i primi uomini, quando i figli della foresta avevano trasformato gli alberi in guerrieri.

E, se mentre leggevamo ADWD abbiamo pensato agli ent, la verità, deformata dal passare dei millenni e dal passaparola, deve essere più simile a quanto visto nella visione di Bran.

Ok, questa sequenza è stata interessante, vediamo di seguirla con qualcosa di potenzialmente figo ma macellato dalla scrittura idiota di D&D ok? L’acclamazione di re, per l’appunto.

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I lord delle Isole di Ferro si preparano a scegliere il successore di Balon Greyjoy e, guardando la folla, noto subito la prima magagna. No, non è l’assenza dello scheletro di Nagga, il leggendario drago marino ucciso dal Re Grigio, che per quanto stupenda come location può anche starci che l’abbiano rimossa in favore di una più semplice spiaggia scogliosa. È proprio che D&D non capiscono gli uomini di ferro. Probabilmente hanno dato una lettura veloce ai libri e hanno recepito Uomini di ferro = Pirati, quando invece la realtà è più complessa di così: lord come gli Harlaw, i Botley, gli Sharp, i Merlin sono più “civilizzati” dei Goodbrother, Kenning, Sparr, Stonehouse e Volmark, tanto che alcuni di loro hanno rinnegato il culto del dio abissale e si sono convertiti al credo dei sette, specialmente dopo che la fallita ribellione di Balon Greyjoy ha forzato molti primogeniti delle isole a essere spediti nel continente come ostaggi, come è accaduto a Theon. Nella serie tv gli uomini di ferro sono invece dipinti tutti dello stesso colore, il grigio della monotonia.

In ogni caso, Asha si fa avanti per diventare la prima regina nella storia delle isole, senza però fare il bel discorso che faceva nel libro. Anche qui, il discorso è stato omesso perché la Yara della serie tv è un personaggio ibrido di Asha Greyjoy e Victarion Greyjoy, suo zio. Quando, nei romanzi, Victarion si presenta per essere eletto re, lo fa con un discorso che potremmo definire tradizionalista, mentre Asha propone di fare pace con il continente e farsi dare delle terre sulle quali coltivare per espandere l’economia delle Isole di Ferro senza dover ricorrere per forza a razzie e pirateria. Inoltre, il piano di Asha prevede un’alleanza con il Nord, assieme al quale combattere per l’indipendenza dal Trono di Spade. Asha rappresenta i lord più ricchi e continentalizzati, mentre Victarion quelli più poveri e tradizionalisti. Nella serie tv, siccome gli uomini di ferro sono monocolore, non c’è bisogno di questa contrapposizione ideologica.

Anche Theon si schiera in favore della sorella e, per un momento, sembra che l’elezione di Asha sia cosa fatta. Però arriva Euron a guastare la festa. Nei libri Euron arriva preceduto dal suono di un corno che zittisce tutti quanti e il corno è ciò che vuole usare per domare e legare a sé uno dei draghi di Daenerys. Nell’episodio, invece, lo vediamo arrivare senza troppe cerimonie, fare un discorso tutto sommato modesto e di poco carisma, e confessare l’omicidio di Balon. Perché l’assassinio di consanguinei non è il peccato peggiore che un uomo possa commettere nel mondo delle Cronache, non lo è, nonostante Martin lo ripeta settemila volte nei libri, non lo è state zitti D&D hanno parlato.

Ora, due cose su Euron. Primo, non farlo interpretare da Mads Mikkelsen è l’errore più grave da quando non hanno preso Maggie Smith per interpretare Olenna Redwyne. Secondo, Pilou Asbæk sarà anche bravo ma il suo accento pare abbia vita propria peggio di quello di Aidan Gillen. Terza cosa (cosa bonus): Euron ha detto “Here I stand”, che è il motto di casa Mormont. Euron = Jorah confermato? ¯\_(ツ)_/¯

Alla fine Euron viene eletto re e Asha e Theon scappano via con una flottiglia mentre loro zio è intento a farsi battezzare. Già, a quanto pare Euron Greyjoy è il tipo di persona che ci tiene a essere battezzato nel nome del dio abissale. Quando invece nei libri Aeron Greyjoy ha indetto l’acclamazione dei re proprio per impedire al fratello Euron, noto senza dio, di sedere sul trono delle Isole di Ferro dopo che si era autoproclamato re.

Asha e Theon sono scappati per evitare di essere uccisi da Euron, cosa plausibile e simile a quanto accade a Asha nei romanzi. La differenza è che hanno una flotta che potrebbe tornare utile a più di un personaggio. Si dirigeranno a Mereen per anticipare Euron? O resteranno a Westeros prestando soccorso a Jon e Sansa? Dato che nessuna delle due scelte sembra avere più senso dell’altra, dobbiamo rimetterci al volere di D&D.

Piccola parentesi a Vaes Dothrak dove Daenerys… cioè, volevo dire DAENERYS NATA DALLA TEMPESTA DELLA NOBILE CASA TARGARYEN, REGINA DEGLI ANDALI E DEI PRIMI UOMINI, KHALEESI DEL GRANDE MARE D’ERBA, LIBERATRICE DI SCHIAVI E MADRE DI DRAGHI condivide un momento affettuoso? romantico? meta-friendzone? con Jorah, che le rivela di essere affetto dal morbo grigio. Daenerys, prima di partire alla testa di un milione di dothraki (nessuno dei quali apparentemente è un medico, un guaritore o perfino uno sciamano), gli ordina di andare a cercare una cura. Che cosa carina da parte sua. Sì, manda un uomo che sta lentamente morendo da solo per terre inesplorate alla ricerca della cura inesistente per una malattia che lo sta rendendo folle. Brava Dany, dieci più.

A Mereen, intanto, l’accordo stipulato da Tyrion con i maestri di Yunkai e Astapor sembra aver dato i suoi frutti, con buona pace delle rimostranze di Verme Grigio e Missandei, perché nella città non si sono avuti più omicidi. Ma non è abbastanza perché Tyrion vuole lavorare sull’immagine di Daenerys e, per farlo, si incontra con Kinara, l’alta sacerdotessa di R’hllor a Volantis (quindi una sorta di papa del culto del dio rosso – nei libri l’alto sacerdote era un uomo di nome Benerro, per la cronaca). Dato che per il culto di R’hllor, con l’eccezione di Melly Sanders, Daenerys è Azor Ahai rinato, Kinara propone di mandare i preti rossi a fare proselitismo tra la gente. Che è un po’ un’idea del menga perché a) è quello che stavano già facendo a Volantis e non mi sembra che abbia dato tutti ‘sti frutti e, soprattutto, b) la religione di Mereen è il culto delle grazie, non quello di R’hllor.

Questa scena è interessante perché potrebbe costituire un parallelo con quanto fatto da Cersei nella scorsa stagione con l’Alto Passero. Tyrion sarebbe il secondo Lannister a far invaedere la propria città da fanatici religiosi e, forse, potrebbe pagarne il prezzo.

Infatti Varys, che accompagna Tyrion nell’incontro, non se la beve e non ha grande simpatia per il fanatismo religioso e la magia in generale, e dà voce ai suoi dubbi. Ma Kinara lo prende in contropiede mostrando di essere a conoscenza di dettagli sul suo passato remoto. Il che non rende invalide le sue critiche (e mi dà un altro indizio sulla possibile pericolosità futura dei preti rossi) ma è qui che D&D decidono di interrompere la scena.

E se, per la cronaca, credete che Kinara sia badassa, aspettate che appaia in scena Moqorro. Solo due parole: tatuaggi fiammeggianti.

Oltre la Barriera, Bran approfitta di un momento in cui tutti stanno dormendo e si procura un’altra visione. Questa volta trova un albero che forse è proprio quello della visione precedente, solo che ora la zona è tutta innevata. Se fosse lo stesso albero, l’implicazione sarebbe enorme: non solo gli Estranei sono stati creati dai figli della foresta, ma anche il ciclo sballato delle stagioni potrebbe derivare dalla magia impiegata durante la guerra contro i primi uomini.

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Bran si trova al cospetto di un esercito di non morti e lo attraversa con una faccia che dice “sono finito per sbaglio sul set di The Walking Dead” per poi ritrovarsi al cospetto del Re della Notte in persona. E scopre che tutti quanti possono vederlo e che non si tratta di una vera e propria visione, perché quello è il presente.

Dopo essere stato toccato dal Re della Notte Bran si risveglia e il Corvo lo manda via, perché il tocco del Re della Notte è in realtà un marchio attraverso cui può essere rintracciato.

Smorziamo un filino la tensione con una scena al Castello Nero, dove Sansa e Jon (e quello che sembra essere il loro consiglio ristretto, ossia Tormund, Melly Sanders, Brienne e Davos) stanno pianificando la guerra contro Ramsay, in particolare la questione relativa a dove trovare i 3000 uomini che mancano a colmare il divario tra le loro due forze. Se solo ci fosse un esercito di soldati riposati e ben riforniti da qualche parte diciamo intorno al Moat Cailin, eh? Il piano di Jon è invece quello di riunire le case minori del nord, ancora fedeli agli Stark, e per la trecentesima volta ci vengono nominati i Manderly che se non li vediamo nella prossima puntata a questo punto la prendo sul personale.

Mentre Jon, Sansa e compagnia partono per cercare l’aiuto dei lord minori del nord, Sansa affida a Brienne l’incarico di andare a Delta delle Acque da suo zio Brynden per chiedere l’aiuto di ciò che resta dell’esercito delle terre dei fiumi. LADY STONEHART CONFERMATA QUESTA VOLTA È VERO NON C’È SCAMPO È L’UNICA COSA LOGICA.

Prima di arrivare al finale di episodio, lasciatemi dire una cosa. Il livello di sceneggiatura di D&D è sempre stato altalenante, ma una cosa è rimasta imperturbabilmente eccellente in Game of Thrones, e si tratta dei costumi. È dalla prima stagione che abbiamo avuto modo di apprezzarne non solo la bellezza e i dettagli, ma anche come si adattassero al contesto e ai personaggi. Ricordate il vestito armatura indossato da Cersei durante la battaglia della Baia delle Acque Nere? O il vestito-vaso di Margaery Tyrell (una famiglia legata tematicamente alle piante il cui motto è “Growing Strong”? Ecco, i costumi di Game of Thones sono sempre stati, a modo loro, importanti. E ho notato nel corso di questa puntata e le precedenti la tendenza a “scurire” i costumi di alcuni personaggi chiave: Sansa è ormai passata in pianta stabile al blu scuro e lo stesso ha fatto Melly Sanders con il rosso, nell’episodio di questa settimana abbiamo poi la nuova mise di Daenerys che è di un cuoio ben più scuro di quello che indossava ai tempi dei suoi pellegrinaggi nel mare Dothraki, e la nuova cappa che Sansa ha realizzato per Jon, anche lei di una tonalità più scura della precedente. Sembra quasi suggerire che stiano arrivando tempi oscuri.

E a proposito di tempi oscuri, lo sconvolgente finale dell’episodio. Una di quelle scene riuscite che ormai in Game of Thrones si contano sulla punta delle dita della mano della spada di Jaime Lannister.

Il Re della Notte ha raggiunto il nascondiglio del Corvo a tre occhi, mentre lui e Bran si trovano all’interno di una visione e Mera e Hodor cercano a fatica di portarli via. Nella visione, Bran è a grande inverno nel giorno in cui suo padre Eddard sta partendo alla volta della Valle di Arryn, dove sarà allevato insieme a Robert Baratheon da Jon Arryn. Ma dall’interno della visione Bran sente le grida di Meera e warga dentro Hodor sminchiandogli la testa però riuscendo a trarre sé stesso in salvo. Intanto, i figli della foresta hanno creato una barriera magica a protezione della caverna, ma il Re della Notte, grazie al marchio di Bran, riesce a varcarla senza problemi (questo significa che, se Bran varca la Barriera, il marchio renderebbe possibile al Re della Notte di varcare anche quella? Perché in tal caso sono cazzi amari). Asserragliati, Hodor e Meera si precipitano verso un’altra uscita, mentre Estate si sacrifica per dare loro del tempo in più per fuggire. Esatto, Estate è morta per una metafora (l’estate è finita e ora è il momento dell’inverno), ma per lo meno se n’è andata con più onore dei suoi fratelli canini (anche se ho come l’impressione che o D&D non sappiano cosa fare dei metalupi o non abbiano i soldi per la CGI).

Intanto, Mera e Hodor sono usciti dal retro della caverna e nel passato Bran warga dentro Walder/Wylas per fargli tenere chiusa la porta, sacrificandosi per far fuggire Bran e Mera. In inglese “tieni chiusa la porta” è “hold the door” che, nella mente sempre più confusa del bisnipote della vecchia Nan diventa per l’appunto “hodor”. E se credete sia una stronzata che si sono inventati D&D, sappiate che è stata più o meno confermata dallo stesso Giorgino Martin.

E questo mi porta a pensare per una volta con empatia ai traduttori italiani delle Cronache, che si ritroveranno a dover rendere Hold the door -> Hodor nella traduzione dei prossimi romanzi. Sì, gli stessi traduttori che hanno capito solo di recente che il rostro che ha ucciso la madre dei metalupi apparteneva a un cervo e non a un unicorno. Gli stessi traduttori che ancora non hanno realizzato che la porta rossa dei ricordi di Daenerys si trova (dice lei) a Braavos e non a Pentos, come viene invece più volte ripetuto. Sono sicuro faranno un buon lavoro.

Dunque, questo episodio di Game of Thrones si chiude con la morte di Hodor e la rivelazione del perché la sua mente fosse in quello stato. Alcune dichiarazioni di GRRM portano a pensare che sarà così anche nei romanzi e, se ciò venisse confermato, Hodor si rivelerebbe forse il più tragico dei personaggi delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco. Dimostrazione vivente che la magia non è qualcosa di fantastico e sorprendente, ma anche un affare sporco e pericoloso, che fa più male che bene, e che danneggia le persone.

Inoltre, ora che sappiamo che Bran ha il potere di interferire con il passato, si aprono diecimila nuove possibilità, come sempre accade quando entrano in scena viaggi nel tempo e cose simili. Ad esempio, Aerys II potrebbe essere diventato folle proprio perché Bran ha tentato in malo modo di manipolare la sua mente per evitare che uccidesse il padre e il fratello di Ned Stark, scatenando la rivolta che ha portato Robert Baratheon sul Trono di Spade e gli eventi come noi li conosciamo al loro compimento. O magari no, però va puntualizzato che la manipolazione mentale, per lo meno nei libri, è qualcosa che potrebbe essere avvenuta e aver motivato le azioni di alcuni personaggi. Non penso che la serie tv si spingerà a tanto, soprattutto per la volontà di D&D di semplificare all’estremo, ma per chi segue i libri l’idea che personaggi come Quaithe e Marwyn per mezzo delle candele di vetro influenzino le menti di Daenerys, Catelyn, Jaime e altri, potrebbero essere non soltanto strampalate teorie.