Lo vedi, Game of Thrones, che quando non perdi tempo con Daenerys, le Serpi, i monologhi arguti di Tyrion o le finte morti scioccanti qualcosa riesci a combinare? Certo, ci è voluto un attore del calibro di Ian McShane, ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Il settimo episodio della sesta stagione di Game of Thrones si colloca decisamente al di sopra della media.

L’episodio si intitola The Broken Man, e non serve neanche attendere i titoli di testa per sapere perché. Iniziamo infatti con un cold opening che ci porta in una pacifica valle dove delle genti tranquille vivono in pace con il mondo e sono impegnati a costruire quello che sembra un tempio. Il contrasto con il Game of Thrones che tutti conosciamo è stridente. Vediamo un septon Meribald (ok, si chiama septon Ray, ma è chiaramente Meribald), che dirige i lavori, e poi ecco che appare un redivivo Sandor Clegane. Si trattava di una rivelazione talmente importante da meritare una scena pre crediti? Probabilmente no, ma non avrete lamentele da parte mia. Tanto più che Ian McShane, in qualsiasi ruolo lo mettiate, è assolutamente grandioso e perfetto. Quando era giunta voce che si sarebbe unito al cast per la sesta stagione, ho pensato sarebbe andato a vestire i panni di Randyll Tarly, invece ora sono soddisfatto che sia stato, per così dire, relegato al ruolo più marginale e decisamente meno sostanzioso di septon Meribald, perché va ad aggiungersi alla lista di guest star che hanno lasciato il segno, come Brigitte Hjort Sørensen in Hardhome o Miltos Yerolemou nei panni di Syrio Forel.

Nei romanzi, il fato di Sandor Clegane è lasciato incerto, anche se Brienne incontra un personaggio, il becchino dell’Isola Silenziosa, che potrebbe essere lui. È quasi ironico che mentre nei libri Brienne sia colei che ha “scoperto” che il Mastino è ancora vivo, nella serie tv sia responsabile della sua presunta morte.

Ad Approdo del Re, ci troviamo ancora nell’Unica Stanza del tempio di Baelor e assistiamo all’ennesimo dialogo tra Margaery Tyrell e l’Alto Passero. In particolare quest’ultimo domanda alla regina se sia vero che dalla sua liberazione si stia rifiutando di andare a letto con Tommen. Si tratta di uno scambio di battute ricco di sottotesti. In pratica è come se l’Alto Passero avesse detto: “Tommen mi ha rivelato un segreto molto privato, ora sono io la sua figura di autorità di riferimento, non più suo nonno suo zio o sua madre”. E Margaery gli ha risposto: “Sì, ma ci sono alcuni posti dove nemmeno tu hai potere, nella fattispecie, all’interno della camera da letto di un adolescente”. Si tratta quasi di un momento che George R.R. Martin avrebbe potuto scrivere (e in netto contrasto con le scene politiche nel Nord che lo seguiranno).

Tra parentesi, ancora vivi complimenti al reparto costumi, perché la corona (tiara?) di Margaery è bellissima.

In seguito, Margaery informa nonna Olenna Redwyne delle condizioni avanzate dall’Alto Passero per ottenere la liberazione di Loras, che prevedono, in particolare, la sua rinuncia al titolo e al nome di famiglia. Mentre Margaery lei è stata liberata per consentire all’Alto Passero di fare buona impressione su Tommen, Loras non solo è l’erede dei Tyrell (nella serie tv) ma anche un ostaggio che garantisce di evitare scene come quelle sugli scalini del tempio nell’episodio precedente, e le condizioni per il suo rilascio sembrano proprio una vendetta da parte dell’Alto Passero nei confronti di chi ha osato sfidarne il potere. Inoltre, quando sembra che la conversione di Margaery sia sincera, Margaery passa di nascosto alla nonna un messaggio. Si tratta di un semplice pezzo di carta con il disegno di una rosa dei Tyrell, ma vale più di mille parole. Margaery, lo sospettavamo da tempo, ha tutte le caratteristiche per essere una delle più abili a giocare (e vincere) il gioco del trono.

In realtà la finta conversione di Margaery mi ha creato non poca ansia, e il messaggio mi ha praticamente tolto un peso dalla coscienza. Sì perché D&D hanno trattato talmente male la caratterizzazione di alcuni personaggi che non è l’eventualità che chiunque possa morire a generarmi apprensione, ma la possibilità che qualche personaggio che a me piace subisca una macellazione di personalità. Tipo Jaime, che nei promo del prossimo episodio dice qualcosa tipo “Io amo Cersei e non importa quanti Tully dovrò ammazzare per provarlo” che L’ESATTO OPPOSTO del Jaime dei romanzi.

Eniuei, spostiamoci a nord dove, nelle terre del Dono, un Jon particolarmente emo, Sansa e Davos convincono i Bruti a unirsi a loro per sottrarre Grande Inverno ai Bolton. Ora hanno duemila soldati contro i cinquemila e passa dei Bolton, e sono pertanto costretti, cosa che già sapevamo, a chiedere aiuto alle case minori del Nord.

Ad Approdo del Re assistiamo a una bella scena tra Olenna Redwyne e Cersei, probabilmente creata al solo scopo di dare più spazio a Lena Heady che in questa stagione, oggettivamente, non ha avuto molto da fare. Nonostante – incredibile incredibile! – Cersei arrivi ad ammettere che ha commesso un errore abolendo la legge di Maegor, quella che vietava agli uomini del credo di armarsi, Olenna la pialla completamente, generandomi una discreta soddisfazione. D’altro canto, la regina di spine annuncia la sua intenzione di fare ritorno ad Alto Giardino. Si tratta di una ritirata strategica, per consentire a Margaery di portare avanti il proprio piano o c’è sotto dell’altro?

A Delta delle Acque, visto l’ultima volta un paio di stagioni fa, le armate dei Lannister comandate da Jaime e da un redivivo Bronn, vanno a unirsi a quelle dei Frey nel dare l’assedio all’ultimo bastione dei Tully nelle terre dei fiumi. Cersei evidentemente non sa della presenza di Bronn, perché, per lo meno nei libri, lo detesta, in quanto lo vede come un uomo a servizio dell’odiato fratello Tyrion.

I Frey sono intenti a minacciare di uccidere Edmure Tully se il Pesce Nero non consegnerà loro il castello, ma hanno dimenticato una cosa fondamentale: il Pesce Nero è un po’ uno stronzo. Jaime subentra al comando, prende a schiaffi (con la mano metallica) un Frey insubordinato, e dà ordine a Bronn di organizzare un negoziato con il Pesce Nero.

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Intanto facciamo una capatina all’Isola dell’Orso, ovvero LETTERALMENTE SKYRIM. I tre dell’avemaria, Emo Jon Snow, Sansa e Davos sono a colloquio con lady Mormont. Per chi non se lo ricordasse, Lyanna Mormont è la stessa che, una stagione fa aveva sfanculato via lettera Stannis che le chiedeva di giurargli fedeltà. Jon e Sansa falliscono il check di carisma e lady Mormont si rifiuta di dare loro dei soldati. Va meglio a Davos, che però riesce a ottenerne solo sessantadue, un numero assai esiguo.

Jon e Sansa, al di là del fatto che uno è emo e l’altra pensa di poter arruffianarsi una Mormont trattandola come una nobildonna e non come un’orsa mannara, stanno commettendo un errore fondamentale. Vogliono stringere alleanze militari richiedendo aiuto senza offrire nulla in cambio. Tipo, per quanto ne sanno loro, Rickon è il legittimo erede di Grande Inverno. Perché non lo offrono in matrimonio a lady Mormont? Magari sarebbero riusciti a cavarle qualche soldato in più. Certo, Jon è il figlio di suo padre (fino a prova contraria) e quindi da lui ha imparato l’onore e la diffidenza per gli intrighi di corte, ma Sansa? Sansa ha passato anni tra le grinfie di Cersei prima e di Ditocorto poi e ancora non ha imparato la sottile arte del do ut des?

Inoltre, posso dire che trovo parecchio ironico che i due migliori personaggi femminili di questa stagione siano una donna di ottant’anni e una bambina di dieci, ossia gli unici due personaggi femminili che non è stato deciso a tavolino di appiattire sullo stereotipo della donna-forte-e-indipendente del femminismo contemporaneo?

Di ritorno a Delta delle Acque, è cominciato il negoziato tra Jaime e il Pesce Nero. Dato che la sequenza è una delle migliori in AFFC, ho grandi aspettative per questa scena, che puntualmente non vengono disattese (anche se nei libri il monologo di Jaime è di gran lunga più badasso). In pratica i due si lasciano con un nulla di fatto e l’assedio di Delta delle Acque può continuare.

A Nord, i tre dell’avemaria sono arrivati a Deepwood Motte per incontrare Robett Glover e domandargli – indovina indovinello – un po’ soldati. Ancora una volta emo Jon viene zittito e qualcun altro deve vestire i panni del diplomatico. Questa volta è Sansa, che però fallisce nel suo intento. Nei libri Stannis, con l’aiuto dei clan delle montagne, ha liberato Deepwood Motte dall’occupazione degli uomini di ferro riuscendo a catturare Asha Greyjoy. Robett Glover mostra gratitudine per la liberazione del feudo della sua famiglia quando incontra Davos al Castello Nuovo di Porto Bianco, ed è inoltre uno dei tutori di Wex Pyke, l’ex scudiero muto di Theon Greyjoy, che ha rivelato a lord Manderly che Rickon e Bran non sono morti a Grande Inverno.

E, a proposito di Theon Greyjoy, scopriamo che lui e Asha sono sbarcati a Volantis assieme agli uomini di ferro scappati da Euron e si stanno godendo (Asha più di Theon) la sosta prima di ripartire alla volta della Baia degli Schiavisti per offrire un’alleanza a Daenerys. Non capisco perché Daenerys dovrebbe allearsi con loro, visto che non hanno da offrirle che un numero insufficiente di navi, ma del resto ci sono parecchie cose che non capisco.

Tipo, perché ora Asha è lesbica? È vero che ha appetiti sessuali “maschili”, ma questo significa solo che le piace il sesso spinto. Mi fa ridere che un personaggio che viene presentato come sessualmente liberato nei libri, diventi una lesbica all’interno di un adattamento televisivo che ogni due per tre, e con gradi di successo variabili, tenta di presentare un messaggio di egualità sessuale – come dire, va bene essere una donna-forte-e-indipendente, ma non puoi contemporaneamente esserlo senza essere anche un pochino lesbica. Nei libri, Asha ha mostrato interesse solo nei confronti di personaggi di sesso maschile, inclusi Tristifer Botley e Qarl la Fanciulla. Anzi, l’ultimo incontro con Qarl l’ha forse lasciata incinta.

Viceversa ho apprezzato lo scambio di battute tra Theon e Asha, con Theon palesemente ancora traumatizzato dagli anni trascorsi come Reek, e Asha che cerca di mostrargli solidarietà ma alla maniera degli uomini di ferro.

Torniamo ai tre dell’avemaria che tirano le somme sul tour delle case minori del Nord. Alla fine sono riusciti a raccogliere sotto i loro vessilli duemila Bruti, duecento Hornwood, centoquarantatrè Mazin e sessantadue Mormont. Nei libri la famiglia Hornwood si è estinta per via maschile e il titolo è passato a Ramsay Bolton, che ha sposato la precedente lady Hornwood, si è fatto nominare erede e l’ha poi lasciata morire di fame prigioniera in una torre. Esiste un bastardo del primo marito di lady Hornwood che potrebbe aspirare al titolo, ma si trovava prigioniero a Deepwood Motte e dopo la liberazione da parte di Stannis se ne sono perse le tracce. La famiglia Mazin, invece, nei libri non esiste ed è un tributo a un amico di D&D che ha dato loro consigli su come migliorare l’episodio pilota della serie (che, a detta di molti, nella versione originale era parecchio brutto).

Jon ancora una volta si dimostra un pessimo comandante (e sinceramente non ne capisco il motivo) perché manifesta a Sansa la sua intenzione di attaccare Grande Inverno non solo con un numero di forze di netto inferiori a quelle dei Bolton, ma soprattutto senza degnarsi di aspettare i Manderly o i Reed. Sansa obietta che servono più uomini, ma non fa menzione dell’offerta di Ditocorto delle armate della Valle di Arryn. In seguito, però, la vediamo scrivere una lettera probabilmente indirizzata a Petyr Baelish. Che Sansa stia cercando di scavalcare Jon per mostrarsi come la salvatrice del Nord, colei che ha radunato le forze della Valle e permesso la vittoria contro i Bolton? O sta agendo in segreto perché sa che l’aiuto di Ditocorto avrà un prezzo e quel prezzo sarà probabilmente lei stessa?

Torniamo alla valle incantata da septon Meribald e Sandor Clegane, che vengono interrotti da uomini appartenenti alla Fratellanza senza vessilli, quella capeggiata da Beric Dondarrion e Thoros di Myr. I nuovi arrivati richiedono un “contributo volontario” in cavalli e cibo che septon Meribald prontamente rifiuta. A questo punto chiunque ha capito come andranno a evolversi gli eventi nella valle incantata. Sandor Clegane tornerà a essere il Mastino e prenderà parte al Cleganebowl… scusate, volevo dire CLEGANEBOWL GET HYPE!!!

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Ora, posso essere sincero e dire che spero che il duello tra Sandor e UnGregor non avvenga nei libri? Può anche essere una scena figa nella serie televisiva, ma trovo che nei romanzi l’arco narrativo di Sandor Clegane sia concluso, e l’epilogo che lo vede come becchino tra i novizi dell’Isola Silenziosa sia un buon modo di concludere le sue vicende: il Mastino è finalmente morto e Sandor può espiare le sue colpe in pace.

A Braavos, intanto, scopriamo da un mercante al porto che la flotta di ferro, presumo quella di Asha e Theon, non quella ancora in cantiere di Euron, ha raggiunto la Baia degli Schiavisti, per cui nel prossimo episodio potremmo vedere un confronto tra Theon e Varys. EUNUCHBOWL GET HYPE!!!

Arya approccia il mercante e ottiene un passaggio per Westeros poi, invece di mantenere un basso profilo e magari nascondersi come farebbe una persona dotata di senno dopo aver lasciato la locale gilda degli assassini, se ne va a passeggio per le strade della città. Manco a dirlo, viene raggiunta dall’orfana che la pugnala e la lascia cadere nel canale. In quanto abile assassina, l’orfana non perde tempo a controllare che la sua vittima sia, insomma, morta, e se ne va. E infatti Arya emerge dall’acqua tipo tre secondi dopo.

Ora, ho letto in giro che molti pensano che l’Arya che abbiamo visto venire mortalmente pugnalata non sia affatto Arya ma Jaqen H’gar (o perfino Syrio Forel) con indosso la faccia di Arya, in virtù del fatto che il suo modo di camminare non assomiglia affatto a quello di Arya e soprattutto manca Ago. Sinceramente, potrebbe trattarsi di un altro dei facili colpi di scena di D&D e un modo per eliminare gli uomini senza volto dalle trame della serie, per cui non mi sento di escluderlo a priori. Ma in tal caso, che ne è stato della vera Arya?

E chiudiamo con la valle incantata. Che non è più la valle incantata in Alla ricerca della valle incantata, ma piuttosto la valle incantata in Alla ricerca della valle incantata V – L’isola misteriosa. E se non avete idea di cosa sto parlando, andate a reperire tutti e quattordici i film della valle incantata, vili marrani che non siete altro.

Mentre Sandor Clegane era nel bosco a raccattare fragole, la Fratellanza senza vessilli ha attaccato la valle incantata uccidendo tutti quanti, incluso septon Meribald. Il che spinge Sandor ad armarsi e ripartire, perché gli dei (leggasi D&D) ancora non hanno finito con lui. Da notare che la scena si è conclusa con il tema musicale di Brienne, che non solo lega il fato di questi due personaggi ancora una volta, ma li collega anche a Lady Stoneheart. E, quindi, lasciatemi uccidere l’hype. Non ci sarà nessuna Lady Stoneheart, nemmeno in questa stagione. Ne sono sicuro perché, interrogato in merito a un evento, George R.R. Martin in persona ha detto di non essere a conoscenza di piani per adattarla. Il che significa che LSH è praticamente confermata GET HYPE!!!