Il nono episodio di una stagione di Game of Thrones è quello grandioso per antonomasia. Il qui presente Battle of the Bastards non fa eccezione ed è quasi totalmente incentrato sul cosiddetto Bastardbowl, ovvero l’epica battaglia che contrappone le forze di Jon Snow a quelle di Ramsay Bolton per il controllo di Grande Inverno e del Nord. Abbiamo anche, tanto per spezzare un po’, un paio di scene ambientate a Mereen, durante e dopo la battaglia contro gli invasori schiavisti. Del tutto assenti, invece, i personaggi di stanza a Braavos, Approdo del Re e in giro per le terre dei fiumi.

Dunque, dopo quella ciofeca terribile della settimana scorsa, il Bastardbowl è stato all’altezza di un episodio nove di Game of Thrones?

Orbene, spettacolare lo è stato senza dubbio, con scene d’azione memorabili e più di un paio di dialoghi ben riusciti. Ma, parlando onestamente, non lo reputo un episodio all’altezza di Baelor, Blackwater, The Rains of Castamare o The Watchers on the Wall. Era buono, ma non eccezionale.

Che il livello di scrittura di questa stagione di Game of Thrones sia ai minimi storici penso sia sotto gli occhi di tutti, e questo si ripercuote sull’episodio che della stagione doveva essere il climax. Il problema della battaglia dei bastardi non è che non è tecnicamente ben eseguita (perché cazzarola se lo è stata) ma che la costruzione degli eventi che hanno portato a essa è stata, diciamolo papale papale, più che deludente.

La dice lunga che D&D siano riusciti a farmi empatizzare con un personaggio comparso in un solo episodio e coinvolto in una gigantesca battaglia (Karsi in Hardhome) e abbiano fallito a fare altrettanto con personaggi storici della serie durante il Bastardbowl. E non solo tra i due episodi c’è una distanza temporale di soli tredici mesi, ma si tratta anche di eventi che non sono narrati nei libri e che quindi D&D hanno dovuto improvvisare (il Bastardbowl avverrà, forse, in TWOW, mentre i fatti di Aspra Dimora sono solo riferiti per sentito dire nel corso di ADWD).

Penso che, visto il successo più che meritato di episodi quali Blackwater, The Watchers on the Wall e Hardhome, D&D si siano convinti che le spettacolari scene di azione e battaglia siano il fulcro di Game of Thrones. Non è che non siano importanti, perché lo sono, si tratta in effetti di un vero e proprio dono per la televisione in generale, dal momento che mai prima si erano viste scene di guerra di tale maestosità, il punto che sembra sfuggire a D&D è che l’azione non ha lo stesso impatto senza un crescendo che la porti a essere il climax della storia. Blackwater è stato un grande episodio perché le motivazioni dei Lannister e dei Baratheon erano ben chiare e la battaglia era solo l’ovvia conclusione delle azioni che i vari personaggi in essa coinvolti avevano intrapreso fino a quel momento. Lo stesso dicasi per The Watchers on the Wall. Non a caso si trattava di due battaglie scritte da George R.R. Martin.

La battaglia dei bastardi è invece l’unica conclusione possibile per le storie di Jon e Ramsay? No, tanto è vero che Jon e Sansa litigano proprio sull’opportunità di combattere i Bolton con un numero di forze inferiori alla vigilia stessa della battaglia.

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Quello che manca a Game of Thrones, e che ha fatto sì che questo episodio a mio avviso avesse meno impatto dei precedenti “episodi nove”, non sono le grandi scene d’azione con effetti speciali e comparse, ma le piccole scene che evidenziano le personalità dei protagonisti, che poi sono quelle che ci fanno tifare per o contro di loro quando le battaglie avvengono. Invece di dedicarsi ad approfondire le motivazioni di questo o quell’altro personaggio, D&D preferiscono attenersi al canovaccio di PERSONAGGIO FEMMINILE = GIRL POWER = FEMMINISMO = BUONO; PERSONAGGIO MASCHILE = O LETTERALMENTE HITLER O MASCHIO BETA CHE HA BISOGNO DELLA GUIDA DI UN PERSONAGGIO FEMMINILE FORTE E INDIPENDENTE = CATTIVO e questa è tutta la caratterizzazione che avremo. Fateci caso. In questo episodio, dedicato alla battaglia, attività storicamente maschile per eccellenza, ci sono state ben tre scene di empowerment femminile.

C’è molto altro da dire al riguardo, ma prima andiamo a vedere cos’è successo di preciso nell’episodio.

Cominciamo con Mereen che abbiamo lasciato assediata dai maestri schiavisti di Astapor e Yunkai e con una Daenerys rediviva ritornata proprio sul più bello della gara di barzellette tra Tyrion, Missandei e Verme Grigio.

Inizialmente pensavo che la battaglia non fosse presente e venisse raccontata ex post nel finale di stagione, così per lo meno suggerivano i trailer e la sinossi ufficiale dell’episodio, e invece eccoci qua nel mezzo dell’azione.

Ovviamente Daenerys non è ritornata da sola a Mereen ma ha portato con sé Drogon e l’orda Dothraki, per cui Dracarys motherfuckers, per gli schiavisti non c’è speranza. La battaglia in sé è stata una gran bella sequenza, con effetti speciali decisamente migliori di quelli della fossa di Daznak la scorsa stagione. Non saremo a livello cinematografico (non che lo pretenda, mi basta che gli effetti non siano risibili) ma sta di fatto che Game of Thrones è quanto di più sofisticato vi sia dal punto di vista degli effetti speciali in televisione. Con forse l’eccezione di KING MOTHERFUCKING SHARK. La mia lamentela verte infatti sull’editing, a causa del quale si ha l’impressione che la battaglia sia durata in tutto poco meno di quindici minuti.

Due cose vorrei sottolineare sulle scene della battaglia di Mereen. Innanzi tutto i tre draghi dovrebbero avere forme e colori diversi ma mi sono sembrati più o meno simili. E qui vabbè, il budget è quello che è, non pretendo che una serie tv che non pago per guardare spenda l’equivalente del PIL dell’Estonia per intrattenermi. Secondo e forse più importante, il breve dialogo tra Tyrion e Daenerys, durante il quale Tyrion ha l’ardore di paragonare Daenerys a sui padre Aerys II il Folle, solo perché Daenerys ha riassunto la sua politica estera in pratica con Yunkai delenda est.

(Piccola nota ironica: chi ha la meglio tra il personaggio che tutti i telespettatori incondizionatamente amano e un personaggio femminile forte e indipendente? Sembra lo scopriremo la prossima stagione.)

Tyrion ricorda a Daenerys che il suo stesso padre, in una situazione più o meno simile, aveva preso la decisione di dare fuoco all’intera Approdo del Re con l’altofuoco e solo il tradimento di Jaime Lannister è riuscito a evitare il disastro. Questo è importante, a mio avviso, per due motivi. Primo, torna a instillare il dubbio che Daenerys non sia del tutto sana di mente, e non necessariamente la sovrana ideale per Westeros. E secondo, ricorda al pubblico che l’altofuoco esiste e suggerisce che ce n’è ancora un quantitativo residuo ad Approdo del Re (cosa che Tyrion dovrebbe sapere bene visto che era primo cavaliere durante la battaglia della baia delle Acque Nere), e questo dettaglio unito alla “diceria” investigata da Qyburn per conto di Cersei nell’episodio scorso ci lascia intendere che dobbiamo aspettarci un finale di stagione letteralmente esplosivo.

Quello che penso accadrà è che Cersei deciderà di far esplodere l’altofuoco sotto il tempio di Baelor, uccidendo l’Alto Passero e Loras e distruggendo buona parte di Approdo del Re e probabilmente anche la Fortezza Rossa (questo per via della visione di Daenerys nella Casa degli Eterni), ma non l’intera città, perché più l’altofuoco è vecchio più è debole il suo effetto, e quello di Aerys II ha per lo meno diciotto-vent’anni. Jaime probabilmente raggiungerà Approdo del Re troppo tardi e si ritroverà in una situazione simile a quella di quando era a servizio di Aerys II. In qualche modo Jaime sarà di nuovo costretto a scegliere tra rompere un giuramento di fedeltà o lasciare che altri innocenti periscano e alla fine deciderà di uccidere Cersei, per altro realizzando la profezia del Valonqar, l’unica che la serie si è premurata di includere. È anche probabile che Tommen muoia in qualche modo durante l’episodio (magari si trovava al tempio di Baelor all’insaputa di sua madre?) perché la profezia di Maggy la Rana prevede che tutti i figli di Cersei muoiano prima di lei.

Spostiamoci sulla scena dell’altra grande battaglia. Su al Nord, Ramsay e Jon parlamentano prima dello scontro. Qui Ramsay fa notare a Jon quello che tutti hanno capito, ovvero che le sue forze sono numericamente inferiori a quelle dei Bolton. Jon lo ammette e sfida Ramsay a singolar tenzione, sfida che Ramsay, forte di un esercito più numeroso, rifiuta. Si tratta di un parallelo a quanto accaduto tra il fratello di Jon, Robb, e Jaime Lannister durante la guerra dei cinque re, solo che lì i ruoli erano invertiti.

Seguono le solite minacce di Ramsay, e qui devo dire che D&D hanno perso un’occasione d’oro. Quando Ramsay si domanda quale parte del corpo di Jon e dei suoi uomini i suoi cani da caccia mangeranno per primi, il Tormund che tutti conosciamo e amiamo avrebbe dovuto dire qualcosa sulla falsariga di «con la mia virilità ci mangiano per un mese» non guardarlo torvo.

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A seguito del negoziato fallito, c’è un momento in cui Jon, Stannis e Davos discutono i piani di battaglia (ossia attendere che i Bolton attacchino per primi per, presumo, piallarli con gli arcieri) e, in seguito, una bella scena tra Jon e Sansa, in cui ci viene confermato che, in effetti, pur essendo ligio al proprio dovere e pieno di buone intenzioni, Jon non è questo gran genio tattico. Non capisco la pretesa di Sansa di essere invitata ai tavoli di guerra, però. Lasciamo perdere che è una donna e in quanto tale non ha nessuna educazione militare, ci sarebbe anche il fatto che tiene nascosto a Jon di avere preso accordi con Ditocorto per far intervenire gli uomini della Valle di Arryn a fianco delle truppe di Jon. Ancora non capisco il motivo di questo segreto, e penso non sia del tutto improbabile che Sansa e Ditocorto abbiano stretto degli accordi (matrimoniali, forse?) che prevedano l’esclusione di Jon e l’incoronazione di Sansa a regina del Nord. Ma lo dico solo perché è mia opinione che questo sia il piano di Ditocorto anche nei libri, per cui prendete questa informazione con le pinze.

Girovagando fuori dall’accampamento, Davos si ritrova casualmente nel preciso punto in cui, su ordine di Melisandre, Stannis ha bruciato al rogo sua figlia Shireen e rinviene anche il cervo che lui stesso le aveva intagliato. In breve Davos fa due più due ma prima che possa agire viene interrotto dai corni che chiamano a raccolta le truppe perché la battaglia sta per cominciare.

Intanto, Theon e Asha/Yara sono arrivati a Mereen, giusto in tempo per mancare di un pelo la battaglia navale. Daenerys e Asha/Yara legano subito perché GURL POWAH e quindi i negoziati per l’alleanza tra gli uomini di ferro esuli e Daenerys cominciano con i migliori auspici. Tanto più che unendo le cento navi di Theon e Asha/Yara alle navi degli schiavisti scampate al fuoco dei draghi, forse Daenerys può contare su una flotta abbastanza grande per trasportare gli Immacolati e i dothraki e muovere finalmente il culo verso Westeros.

Per cui Daenerys accetta l’offerta di alleanza e di sostenere Asha/Yara contro suo zio Euron, ma non la pretesa di indipendenza delle Isole di Ferro. Inoltre il suo sostegno alla causa di Asha/Yara è vincolato a che gli uomini di ferro la smettano con la pirateria gli stupri e i saccheggi, perché nel nuovo regno di Daenerys non ci saranno né stupri né saccheggi. Qualcosa che sono convinto Daenerys abbia convenientemente omesso di menzionare ai millemila dothraki che la seguono e per i quali stupro e saccheggio è la risposta a “cosa si fa di bello questa sera, amici?”.

Ma torniamo alla parte succosa dell’episodio, ovvero il Bastardbowl. Dopo che le forze dei Bolton e degli Stark si sono dispiegate sul campo di battaglia, ecco che arriva la prima sorpresa. Ramsay ha con sé Rickon e apparentemente lo libera incitandolo a correre verso Jon mentre lui cerca di centrarlo con arco e frecce.

Ora, Rickon, so che è una situazione di merda e sei spaventato e praticamente già morto perché per D&D sei solo un peso morto da gestire, ma se io fossi nei tuoi panni, diciamo che non mi metterei a correre in linea retta? Correre a zig zag sarebbe un filino più efficiente. Vista la distanza, perfino correre all’indietro con le spalle rivolte verso Jon per guardare da che parte tira Ramsay e schivare la freccia avrebbe funzionato. Ma, niente, Rickon era uno degli altri personaggi morti che camminano per cui era senza speranza. Ora a fare da peso morto a D&D sono rimasti solo i Tyrell, che verranno sistemati presumibilmente nel prossimo episodio.

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La mossa con Rickon, però, non era solo un gioco perverso di Ramsay, ma anche un modo per costringere Jon e le sue truppe a cavalcare per primi (l’unica cosa che Jon NON doveva fare, in pratica). E questo dà un ulteriore vantaggio ai già numericamente più forti Bolton contro Jon e i suoi.

La battaglia in sé, l’ho detto e lo ripeto, è spettacolare. È riuscita, e l’ho apprezzato molto, a rendere bene il caos dello scontro, ma il vero momento figata è stato il piano sequenza con Jon dopo l’attacco della cavalleria. La scena mi ha ricordato una delle migliori sequenze d’azione degli ultimi anni, quella all’inizio di The Revenant quando i trapper sono attaccati dai guerrieri Ree. Ho trovato un po’ eccessiva la montagna di cadaveri che intrappola ciò che rimane delle forze di Jon, specialmente perché la sua inclusione è stata fondamentale per il piano d’attacco di Ramsay.

Come ci aspettavamo un po’ tutti, nel momento in cui per Jon e soci sembra essere tutto perduto, ecco che arriva l’esercito della Valle di Arryn guidato da Ditocorto che attacca i Bolton, rovesciando le sorti della battaglia. E si tratta dello stesso identico stratagemma già visto nella battaglia della baia delle Acque Nere (quando furono i Tyrell ad arrivare in soccorso ai Lannister) e durante la battaglia della Barriera (quando Stannis attaccò i Bruti). È un deus ex machina, ma per lo meno non casca dal cielo come un meteorite, un po’ come l’arrivo della cavalleria in Ombre rosse. Difatti non è questo il mio problema con la battaglia (anche se si poteva evitarlo, e c’erano svariati modi di far vincere Jon grazie alle sue stesse forze e senza l’intervento magico di Ditocorto). Al di là dei fallimenti di D&D con il crescendo che avrebbe dovuto portare al climax, di cui ho già detto all’inizio, c’è anche la questione che, wow, la plot armor di Jon è più resistente di un’armatura in acciaio di Valyria. Sul serio. Facciamo un drinking game: uno shot di superalcolico a piacere ogni volta che Jon sarebbe dovuto morire nella battaglia e invece è sopravvissuto. Anzi, non facciamolo, non voglio che finiate in coma etilico a causa mia.

Ma torniamo alla battaglia, o a quel che ne resta. Realizzata la propria sconfitta, Ramsay batte in ritirata dentro le mura della fortezza di Grande Inverno, dove pianifica di resistere all’assedio coi pochi uomini di cui dispone, ma WUN WUN SMASH, Jon & Co. riescono a penetrare nel castello e per Ramsay questa volta è davvero la fine. Tanto più che, legato e imprigionato, non gli resta che venire sbranato dai suoi stessi cani di fronte a Sansa. Cosa che si merita. FAT WALDA È STATA VENDICATA.

E qui si conclude l’episodio. La battaglia è finita, ma adesso? Chi governerà il Nord? La logica mi porta a indicare Sansa, visto che, in assenza di Bran e Arya, è l’ultima figlia legittima superstite di Ned Stark, ma al termine della battaglia nessuno sembra riconoscerla come legittima lady di Grande Inverno – senza contare che Sansa è ancora legalmente sposata con un Lannister, cosa che tutti, inclusi D&D sembrano aver convenientemente scelto di dimenticare. Inoltre, che cosa ha promesso Sansa a Ditocorto per ottenere la sua partecipazione alla battaglia?

E, soprattutto, ora che Ramsay è uscito di scena, chi sarà il “cattivo” delle prossime stagioni di Game of Thrones? Cersei? Il Re della Notte? Euron? Danenerys?

Manca solo un episodio e ci sono ancora tante cose da scoprire, come l’esito del processo a Margaery, il futuro di Arya, se Cersei andrà o meno in modalità Aerys il Folle, ma soprattutto la verità sulla Torre della Gioia e come essa impatterà una storia che, lentamente e con qualche difficoltà di percorso, finalmente comincia ad avviarsi verso la sua conclusione.