Inauguriamo una nuova rubrica, o meglio serie di recensioni tematiche, vi va?

Dal 1970 al 2003 la veneranda Editrice Nord ha pubblicato una collana chiamata Cosmo Oro che collezionava i grandi classici della narrativa di fantascienza. Da Arthur C. Clarke a Isaac Asimov, da Larry Niven a Philip K. Dick, da Orson Scott Card a Lois McMaster Bujold, nel lunghissimo catalogo della Cosmo Oro ce n’è per tutti i gusti. Per cui, mi sono detto, perché non leggerli tutti? Sono un po’ digiuno di fantascienza classica, a parte la trilogia della Fondazione e il primo Dune letti da piccolo, e qualcosa di Dick letto più avanti, non posso certo considerarmi un esperto del genere. Che non è senz’altro un bene. I classici sono le basi su cui poggiano le opere della moderna narrativa fantascientifica e yadda yadda.

Per cui, leggiamo la collana Cosmo Oro, ok? Sì, tutti e DUECENTODUE i volumi. Conoscendo i miei ritmi mi ci vorranno millenni. Ammettiamo di leggerne uno al mese, utilizzando complicatissime e sofisticatissime operazioni matematiche, il mio software supersegreto e onnipotente (ovvero il calcolatore di Google) mi dice che ci vorranno quasi 17 anni per portare a termine il lavoro. Al che la mia risposta non può che essere: Oh, beh…

Il primo romanzo della collana Cosmo Oro è Cittadino della galassia di Robert A. Heinlein. E se devo essere onesto non posso proprio definirlo un inizio col botto.

Heinlein è famoso per altri romanzi e, nel corso della serie, avremo modo di ritrovarlo con una certa frequenza, ma Cittadino della galassia non credo possa annoverarsi tra i suoi lavori migliori. Scritto nel 1957 e influenzato dal Kim di Kipling (ovvero: il romanzo che mia madre ha sempre cercato di convincermi a leggere ma che non ho mai letto), fa parte delle cosiddette “opere per ragazzi” di Heinlein, quella serie di romanzi dati alle stampe tra il 1947 e il 1958 destinati a un pubblico di giovini lettori e tuttavia risultati leggibili anche per gli adulti per la tendenza di Heinlein di inserire un certo grado di complessità al di là delle storie di ragazzi avventurosi.

Il protagonista di Cittadino della galassia è Thorby, un giovane schiavo acquistato per pochi denari dal mendicante Baslim che lo cresce in seguito come suo figlio, sul pianeta Jubbul, capitale dei Nove Mondi. La relazione tra Baslim e Thorby, però, è più complessa di quella tra padre e figlio o tra tutore e mentore, non fosse altro che Baslim è solito scambiarsi messaggi cifrati con gli spaziali e sottopone Thorby a misteriose sedute di ipnosi. In seguito, su Jubbul, le cose prendono una brutta piega e Thorby, rimasto solo, deve scappare.

Thorby finisce (non certo per caso) sulla nave appartenente a una famiglia di mercanti interplanetari, dove viene addirittura adottato dal capitano. Sulla nave Thorby impara a vivere come un mercante spaziale, con il loro particolarissimo e complicato codice di comportamento, ma scopre anche di cavarsela bene in tutte quelle attività volte a proteggere la nave-famiglia da eventuali assalti di pirati spaziali. Ma la ricerca della verità riguardo alla sua famiglia d’origine lo porterà a vivere ancora molte avventure.

Cittadino della galassia è un romanzo di formazione che, come quasi tutti i romanzi per giovini lettori di Heinlein, segue un protagonista adolescente attraverso una serie di avventure che contribuiranno a farne un uomo. Come molti altri protagonisti, Thorby è intelligente, brillante, e poco disposto ad arrendersi nonostante le avversità. E questo è un bene perché rende il libro una lettura facile e veloce, ma si tratta anche di un’arma a doppio taglio perché, con i continui cambi di ambientazione e personaggi, si ha quasi l’impressione di leggere tre romanzi brevi incollati l’uno all’altro.

Un aspetto senz’altro negativo di Cittadino della galassia è per l’appunto l’estrema disunità della storia. Heinlein ha la capacità di portarci in due scenari interessanti e ricchi di potenziale – più un terzo non altrettanto interessante né così tanto ricco di potenziale – ma si tratta di visite alquanto brevi, della durata di pochi capitoli ciascuna, in cui viene messa tanta carne al fuoco ma che poi siamo costretti ad abbandonare prima di iniziare il pranzo (perdonatemi, ma siamo nel pieno della stagione delle grigliate). Ho trovato, ad esempio, molto interessante la società quasi tribale dei mercanti spaziali, tanto che non mi sarebbe spiaciuto leggere un intero romanzo al riguardo, ma dato il tono picaresco delle avventure di Thorby, non c’è stata occasione di approfondire granché.

Il che mi porta al secondo difetto di questo romanzo. Per via della sua natura fortemente erratica, Cittadino della galassia lascia troppe domande senza risposta. Qual era la missione di Baslim su Jubbul? Che cosa è successo realmente ai genitori di Thorby? Quello che il libro ci offre è solo la possibilità di indovinare leggendo tra le righe, che a mio avviso è di ben poco conto quando si tratta, come in questi casi, di due interrogativi che muovono la storia sin dall’inizio.

Ciò detto, Cittadino della galassia ha anche i suoi aspetti positivi. Prima di tutto, come ho già menzionato, è un romanzo energetico e che di rado annoia, Thorby è un buon protagonista e fa piacere seguirne non solo le avventure ma anche la crescita e maturazione interiore.

Il romanzo affronta il tema della schiavitù in una maniera che ho trovato interessante. All’inizio pare che la tesi fondamentale di Heinlein sia “la schiavitù è cattiva”, al che la mia reazione non può che essere un duuuh gutturale pronunciato mentre con la mano mimo il gesto di spiaccicarmi un cono gelato alla fragola sulla fronte per trasformarmi in un unicorno (sorprendentemente, è una cosa che faccio nella vita reale). Però, più si va avanti, più il tema assume nuove complessità. Dato che la storia la vediamo dalla prospettiva di Thorby è naturale che, con la maturazione del personaggio, avvenga anche una costruzione più complessa dei temi. Per cui all’inizio della storia per Thorby la schiavitù è solo quella che prevede collari, catene e tatuaggi identificativi, mentre una volta che Thorby è cresciuto e ha maturato nuove esperienze e conoscenze, arriva a porsi la domanda se la schiavitù non sia lo stato di sottomissione a un’autorità a prescindere dalla fisicità della coercizione. Che è un ragionamento niente male, per il protagonista di un romanzo originariamente dedicato ai lettori più giovani.

Per cui, tirando le somme, Cittadino della galassia non è un romanzo malvagio, soffre solo di un certo deficit di attenzione e iperattività che fa sì che a situazioni interessanti non vengano debitamente approfondite e certi interrogativi non abbiano una risposta definitiva. Si tratta pur sempre di una storia di facile e veloce lettura, abbastanza interessante e con un buon protagonista. L’avrei utilizzato per dare l’avvio alla mia ipotetica collana di classici della fantascienza? Probabilmente no, ma è anche vero che a) io non posseggo una collana di classici della fantascienza, e b) se non fosse stato inserito nella serie Cosmo Oro probabilmente non ne avrei mai sentito parlare, o per lo meno non ne avrei intrapreso la lettura. Quindi, nell’ottica secondo cui una collana editoriale debba fornire non solo i soliti dieci Grandi Romanzi di Fantascienza (e ristampe di Marion Zimmer Bradley ALL’INFINITO), ma anche espandere gli orizzonti letterari dei propri lettori, l’inserimento di Cittadino della Galassia è tutto sommato una buona mossa.

Il prossimo episodio di questa rubrica, il SECONDO di D U E C E N T O D U E sarà dedicato a Aarn Munro il gioviano di John W. Campbell, che comincerò a leggere e in seguito commentare una volta finito quel fermaporte (HOLD THE DOOR! HOLD THE DOOR! HOLDDOOR! HODOR!) del terzo e ultimo volume della Trilogia del Novecento di Ken Follett.