Se i primi tre volumi della collana Cosmo Oro ci hanno riservato storie afferenti al genere della space opera, ovvero quella fantascienza classica fatta di navi spaziali, razze aliene e pianeti sconosciuti, con il qui presente Abisso del passato ci spostiamo nel territorio della storia alternativa. La storia alternativa, o ucronia, è un sottogenere della fantascienza in cui uno o più eventi storici hanno luogo in maniera differente dalla realtà.

Nel caso di Abisso del passato, però, non ci troviamo solo in presenza di uno scenario alternativo che parte da un “what if”, come succede per molti celebri romanzi ucronici (“E se i nazisti avessero vinto la seconda guerra mondiale e conquistato gli Stati Uniti?” in La svastica sul sole, “e se la peste nera avesse decimato il 99% della popolazione?” in Gli anni del riso e del sale, “e se Charles Lindberg si fosse candidato alle elezioni presidenziali statunitensi del 1940 e avesse sconfitto Roosevelt?” in Il complotto contro l’America), ma vediamo l’aggiunta dell’elemento del viaggio nel tempo.

In Abisso del passato, infatti, un archeologo americano di nome Martin Padway, che si trova a Roma sul finire degli anni ’30, è vittima di un singolare evento atmosferico per cui, a seguito della madre di tutti i fulmini, si ritrova trasportato nell’anno 535. In quel periodo l’Italia si trovava in un punto particolare della sua storia: l’Impero Romano d’Occidente si era appena dissolto sotto il peso delle continue invasioni barbariche, e gli ostrogoti di re Teodato governavano il paese dalla nuova capitale Ravenna, mentre l’imperatore bizantino Giustiniano pianificava la riconquista della penisola.

Martin Padway, che non è un uomo forte ma può fare conto sul proprio ingegno e sui millequattrocento anni di tecnologia che separano il luogo da cui proviene dall’antica Roma, comincia pian piano a farsi un nome e acquistare una certa fama, che lo porterà a rimanere coinvolto nelle guerre gotiche che di lì a poco (nel nostro continuum) avrebbero severamente colpito l’Italia.

Abisso del passato è chiaramente influenzato da Un americano alla corte di re Artù di Mark Twain, non fosse altro perché l’inizio di entrambi i romanzi è piuttosto simile. Quello che de Camp fa, però, con il suo romanzo breve del 1941, è creare una delle prime opere della golden age della fantascienza e ispirare parecchi autori, tra cui Harry Turtledove, che cita esplicitamente Abisso del passato come il romanzo che ha dato il via alla sua passione per il genere della storia alternativa, di cui poi è diventato uno dei massimi esponenti.

Per avere oltre settant’anni, Abisso del passato rimane comunque una letteratura più che piacevole, che mi sento di consigliare caldamente. È un libro molto divertente e che riesce più che bene nella sua missione di intrattenere il lettore.

Ho trovato il protagonista, Martin Padway, un’involontaria caricatura dell’americano arrogante, con la smania di portare la civiltà ai popoli barbari del passato. C’è un punto nella storia in cui Padway suggerisce all’imperatore sassanide Cosroe (o Khosrau, come è chiamato in Crusader Kings II, che come ben sapete è la mia prima e unica fonte storica di riferimento) di eliminare Maometto prima che abbia la possibilità di diffondere l’islam – o nascere, vista la data in cui avviene la storia. Fa specie che questa cosa sia stata scritta negli anni ’40, perché penso riecheggi un sentimento con il quale molti concorderebbero. È anche un’idea tutto sommato sensata, logisticamente parlando, ma uno non può leggerla in un romanzo senza ammirarne l’arroganza tipicamente murikana.

Al di là di questo, però, le avventure di ingegno di Martin Padway sono deliziosamente divertenti e un piacere da seguire. Ci sono anche alcune battute ricorrenti che condiscono il tutto, tipo quando, ogni volta che gli viene chiesto a quale confessione religiosa appartenga, Martin rivolge la stessa domanda all’interlocutore e, sulla base della risposta, riferisce di essere un congregazionalista, che nel luogo da cui proviene è la religione più simile a quella della persona con cui sta parlando.

Probabilmente gli amanti della storia troveranno millecinquecento errori per i quali storcere il naso. Io stesso ne ho individuati almeno un paio, tra cui il fatto che Padway se la cava nella Roma dei secoli bui parlando latino, quando il latino scolastico che impariamo oggigiorno non è lo stesso latino parlato all’epoca, e inoltre parla latino indistintamente con i ricchi e i poveri, quando invece mi risulta che i ricchi ai tempi parlassero tra di loro in greco, che era la lingua patrizia per eccellenza. In ultima analisi però, il libro è stato scritto oltre settant’anni fa, e non pretendo da de Camp di essere a conoscenza di simili minuzie, che è anche possibile non fossero note all’archeologia a lui contemporanea.

E, per concludere, ho apprezzato parecchio la scelta di ambientare il romanzo in un periodo storico in cui l’Impero Romano d’Occidente è già caduto e l’Italia è governata dagli ostrogoti. Non ne conosco il motivo preciso ma, anche adesso, i romanzi d’avventura ambientati nell’antichità classica sono estremamente popolari, ma sono tutti ambientati durante il periodo dell’impero o della repubblica romana. Che, lo capisco, è probabilmente il punto più alto mai raggiunto nella storia da questa nazione, ma lettori e scrittori sembrano dimenticare che da Romolo Augustolo a Carlomagno corrono trecento anni di storia in cui il mondo non se n’è stato con le mani in mano. Senza dimenticare che l’Impero Romano, nella sua incarnazione bizantina, ha continuato a esistere per altri mille anni dalla caduta di Roma, E, mi preme aggiungere, i bizantini spaccavano i culi. Per cui che esistano letteralmente zero romanzi storici ambientati a Costantinopoli sarà per me sempre qualcosa di sconcertante.

In ogni caso, torniamo ad Abisso del passato. Ve lo consiglio caldamente. È una fantascienza classica ma che si discosta dal sottogenere predominante della space opera. È davvero divertente e scorre che è un piacere, nonostante il romanzo abbia una certa età. L. Sprague de Camp ci sa fare e parecchio e, dato che questo è il primo dei suoi lavori che leggo, mi è anche venuta voglia di recuperare qualcos’altro di suo (la trilogia fantasy Jorian re di Iraz sembra essere un buon candidato).

Noi, intanto, continueremo la carrellata di romanzi della serie Cosmo Oro con un ritorno all’autore che ha aperto il nostro viaggio, Robert Heinlein, con il suo romanzo vincitore del premio Hugo Stella doppia.