Quando ho letto Half a King ne sono rimasto deluso. Era un romanzo banalotto, con una trama che mi è sembrata estremamente prevedibile. Ho ricevuto alcuni commenti qui sul blog e altrove che mi rassicuravano che in seguito la serie sarebbe migliorata, per cui ho letto Half the World, il secondo romanzo nella trilogia del Mare Infranto. E devo dire che la serie è effettivamente migliorata. Bravi i miei lettori.

Terminata nel volume precedente la storia di Yarvi, che ha (in parte) vendicato la morte di suo padre e suo fratello, risolto (sempre in parte) la situazione politica del Gettland e coronato il suo desiderio di diventare ministrante, in questo secondo romanzo Abercrombie sceglie di lasciarlo in una posizione secondaria, affidando la storia a due nuovi personaggi POV.

Thorn Bathu è una guerriera. In un mondo in cui le donne esercitano moltissimo potere, Thorn Bathu ha scelto di intraprendere una delle poche, se non l’unica, attività che per una donna non è assolutamente indicata: vuole combattere, partire per raid insieme agli altri guerrieri del Gettland, e vendicarsi dell’uomo che ha ucciso suo padre, il re del Vansterland Gorm-gil-Gorm. Thorn però si ritrova a essere responsabile di un incidente in cui un suo compagno d’armi perde la vita e Hunnan, il maestro d’armi di Thorlby, l’accusa di omicidio. Ci penserà però padre Yarvi a salvarla dalla condanna a morte, perché la situazione politica del Mare Infranto è in subbuglio, il Gettland è ai ferri corti con l’Alto Re di Skekenhouse e la guerra non è una possibilità così remota. Per combattere una guerra, però, Yarvi ha bisogno di procurare a suo zio il re degli alleati, per trovare i quali dovrà attraversare mezzo mondo.

In netta contrapposizione con Thorn, c’è Brand. Anche lui è un aspirante guerriero del Gettland ma, a differenza di Thorn, che è toccata da Madre Guerra, Brand è toccato da Padre Pace. Non è un errore dettato dall’impulso a farlo uscire dalle grazie di Hunnan, ma il desiderio di fare ciò che è giusto. Anche Brand viene reclutato da Yarvi nella sua missione in cerca di alleati e, insieme all’ex re del Gettland, a Thorn, e a una serie di personaggi, alcuni già comparsi in Il mezzo re, parte alla volta delle grandi città del sud.

Dunque, com’è questo libro paragonato al precedente? Mi azzarderei a dire migliore. Sebbene la storia sia ancora piuttosto lineare, e ben lontana dall’articolazione dei romanzi della First Law, Half the World risulta più avvincente e meno scontato del romanzo che lo precede nella trilogia del Mare Spezzato.

L’aspetto che sicuramente più mi ha convinto di questo romanzo è la scelta di spostare il focus da Yarvi a Thorn e Brand. In Half a King, Yarvi era il classico protagonista in cerca di vendetta che si ritrovava impegnato in determinate avventure che lo facevano maturare, eccetera eccetera, in quella che era una classicissima trama da romanzo di formazione. Non molto interessante, a mio giudizio. Qui Yarvi invece lo reincontriamo nei panni del ministrante, consigliere di suo zio e sua madre, la nuova (e vecchia) regina del Gettland. Si tratta ora di un uomo subdolo e astuto, che fa dell’intrigo la sua forza principale. E non avere un accesso diretto ai suoi pensieri rende il tutto più interessante e fa funzionare molto meglio la storia rispetto a quando vedevamo il mondo attraverso i suoi occhi.

In aggiunta a ciò, Thorn e Brand sono due personaggi particolarmente riusciti. Ovvero, se Thorn è la classica ragazzona combattente che abbatte lo stereotipo della femmina nel romanzo fantasy (salvo rischiare di cadere nello stereotipo della femmina nel romanzo fantasy che esiste per abbattere lo stereotipo della femmina nel romanzo fantasy), per lo meno alla sua abilità di combattente Abercrombie ha abbinato una serie di difetti ben marcati che la rendono ben lontana dal territorio della Mary Sue. Brand è, invece, il personaggio più gentile e positivo che Abercrombie abbia mai scritto nel corso della sua carriera. Se Thorn è un po’ (tanto) ruvida e difficile da trovare subito simpatica, con Brand vale il discorso opposto. Fa quasi strano trovare qualcuno come lui all’interno di un romanzo scritto da Abercrombie.

Thorn e Brand ci regalano anche un po’ di quella che in gergo si chiama teen angst che, a prescindere dal pubblico cui questo romanzo è indirizzato, fa parecchio strano trovare in un lavoro di Joe Abercrombie. Non è così terribile come possa sembrare, in ogni caso, perché al momento in cui scatta l’angst il lettore dovrebbe essersi già affezionato a Thorn o a Brand (o a entrambi) in modo da essere interessato a sapere come si risolverà tra di loro.

Per quanto riguarda la storia, è vero che, come nel romanzo precedente, ha la tendenza a percorrere binari scontati, ma devo dire che qui risulta molto meno prevedibile. Anche se, va precisato, sembra proprio di leggere un romanzo di raccordo tra l’inizio e la fine di una trilogia, dove Half a King è stato il set up e Half a War sarà, spero, il climax finale con la grande guerra del Mare Infranto.

Lo stile di Abercrombie è sempre più che valido. Non avrebbe la fama che ha se non fosse in grado di mettere decentemente in fila due parole. Ciò detto, che questo libro sia uno young adult, un libro per giovani lettori, non è necessariamente un bene, perché tende a ingabbiare la penna dell’autore. Ovvero, fa strano non leggere un fuck a ogni pagina, ma ci sono almeno due battute sulla masturbazione e numerose altre allusioni a sfondo sessuale. Non che sia male, è solo un po’ strano. Quello che un po’ mi ha dato noia è la tendenza di Abercrombie a far parlare tutti, ma proprio tutti, i suoi personaggi più che per vere e proprie frasi, per battute sagaci ed estremamente quotabili. Che finché lo fa il personaggio colto e arguto ci può anche stare. Ma quando anche il ragazzino di quindici anni o il guerriero brutto e cattivo si mette a sciorinare frasi con cui riempire la sezione “citazioni” di Goodreads, scusate ma mi cala un po’ la sospensione d’incredulità.

Quindi, per tirare le somme, Half the World è, in linea con il romanzo che l’ha preceduto, una storia semplice, ma con qualche guizzo creativo in più, il cui punto di forza sono i personaggi, dai protagonisti ai coprimari. Si tratta del secondo romanzo in una trilogia, per cui il suo ruolo, più che di raccontare una storia (cosa che, in ogni caso, accade), è quello di generare hype per la conclusione della serie, Half a War, e devo dire che, almeno in questo, l’impresa è riuscita.