Senza troppo timore di sbagliare, mi sento di affermare che la trimurti del fantasy moderno è costituita da Le Cronache del ghiaccio e del fuoco di George R.R. Martin, La ruota del tempo di Robert Jordan, e Il libro Malazan dei caduti di Steven Erikson. Ora, se stiamo ancora aspettando con ansia i volumi conclusivi della serie di Martin, mentre quella di Jordan è stata portata a termine, dopo la morte del suo autore, da Brandon Sanderson, Steven Erikson ha già concluso tutti e dieci i volumi della sua convoluta e complicata storia.

Erikson, però, non è l’unico creatore del mondo dell’impero Malazan. È stato Ian C. Esselmont a collaborare alla genesi del mondo e della storia in cui si svolgono le vicende della serie. Nato in origine nel 1982 come scenario per una campagna di gioco di ruolo, le storie del Libro Malazan non sono altro che una piccola parte degli eventi di quel mondo. Una piccola parte che, certo, con le sue ottomilanovcento pagine e tre milioni e trecentoventicinquemila parole, ridefinisce il significato stesso dell’aggettivo “piccolo”. Eppure c’erano ancora storie da raccontare, sull’impero Malazan, sull’ascesa al potere di Kellanved e Dancer, e sulle vicende dei Tiste trecentomila anni prima dell’inizio della serie principale.

Non stupisce, quindi, che anche Esslemont seguisse le orme di Erikson e pubblicasse storie ambientate nell’universo Malazan. Night of Knives, del 2007, è il primo dei suoi lavori, che attualmente comprendono sette Novels of the Malazan Empire e Dancer’s Lament, il primo volume della trilogia Path to Ascendancy.

Night of Knives si colloca cronologicamente tra il prologo e il primo capitolo di Gardens of the Moon di Erikson, che sarebbe I giardini della luna – io cito tutti i titoli in inglese non per fare il figo ma perché sto leggendo la serie in inglese, per il semplice motivo che a) in italiano non è completa; b) in italiano i romanzi di Esslemont e le novelle di Erikson non sono tradotte; c) mi drogo e quando mi drogo mi autoconvinco di essere invincibile il che include la capacità di districarmi tra ottocento pagine di prosa di Steven Erikson.

Ok, a dire la verità la cronologia interna di Malazan è un vero e proprio rompicapo. Su internet sono in circolo almeno un paio di ordini di lettura combinati tra Book of the Fallen, i romanzi del Malazan Empire di Esslemont e le novelle di Bauchelain & Korbal Broach di Erikson, ma siccome io sono fissato con gli ordini di lettura e le liste, me ne sono creato uno personale che, escludendo la trilogia di Kharkanas e quella del Path to Ascendency (solo perché non sono ancora complete), va più o meno così:

  1. Gardens of the Moon (I giardini della luna, BotF #1)
  2. Deadhouse Gates (La dimora fantasma, BotF #2)
  3. Night of Knives (ME #1)
  4. Blood Follows (B&KB #1)
  5. The Lees of Laughter’s End (B&KB #3)
  6. The Wurms of Blearmouth (B&KB #5)
  7. Memories of Ice (Memorie di ghiaccio, BotF #3)
  8. The Healthy Dead (B&KB #2)
  9. House of Chains (La casa delle catene, BotF #4)
  10. Midnight Tides (Maree di mezzanotte, BotF #5)
  11. The Bonehunters (I cacciatori d’ossa, BotF #6)
  12. Reaper’s Gale (Venti di morte, BotF #7)
  13. Return of the Crimson Guard (ME #2)
  14. Toll the Hounds (I segugi dell’ombra, BotF #8)
  15. Stonewielder (ME #3)
  16. Dust of Dreams (La polvere dei sogni, BotF #9)
  17. Orb, Sceptre, Throne (ME #4)
  18. The Crippled God (BotF #10)
  19. Blood and Bone (ME #5)
  20. Assail (ME #6)

Naturalmente, l’ordine di lettura è a scopo personale e suscettibile a variazioni, dal momento che ho letto solo i primi due libri di Erikson e il qui presente Night of Knives. E, a proposito, torniamo a Night of Knives.

Ambientato, come dicevo, tra il prologo e il primo capitolo di Gardens of the Moon, Night of Knives è il resoconto di ciò che è successo a Malaz City nella fatidica notte in l’equilibrio dei poteri dell’impero Malazan è stato sconvolto definitivamente (e lo so che questa frase sembra non voler dire molto, ma voglio evitare spoiler nel caso qualcuno parta a leggere Malazan cronologicamente da questo libro). Questa fatidica notte è anche la Notte delle Ombre, un evento raro, che accade due o tre volte ogni cento anni, durante il quale le vie della città si riempiono di demoni e fantasmi e tutti i Canali e i portali aprono uno spiraglio nel mondo. In pratica c’è un sacco di magia incontrollata, un sacco perfino per gli standard di Malazan, e la gente ha cura di starsene ben chiusa in casa.

Non tutti, però, perché durante la notte in cui ha luogo questo romanzo è anche profetizzato il ritorno dell’imperatore Kellanved e del suo fedele e temibile compagno Dancer, ritorno che Surly, la donna a capo dell’Artiglio, gli assassini imperiali, ha intenzione di impedire a ogni costo.

Invischiati (più o meno loro malgrado) in tutto questo, troviamo due personaggi: Temper, un soldato dell’impero veterano della conquista delle Sette Città (ovvero il continente in cui si svolge Deadhouse Gates e il suo seguito), nonché ex membro della guardia personale di Dassem Ultor, il famigerato comandante supremo delle forze militari dell’impero; e Kiska, una giovane e intraprendente ragazza desiderosa di provare sé stessa e diventare una spia imperiale.

Anche se Night of Knives ha luogo nel passato dell’impero Malazan, ovvero prima della serie del libro dei caduti, che considero la cronologia principale, ho deciso di leggerlo dopo Deadhouse Gates per il semplice motivo che in entrambi occorre una certa rivelazione che avrebbe immancabilmente spoilerato il libro letto per secondo. Dato che Deadhouse Gates fa parte della cronologia principale, ha la precedenza su Night of Knives, che è, se vogliamo, uno spin-off.

Ciò detto, com’è Night of Knives?

Possiamo considerarlo sotto due punti di vista: come romanzo a sé stante, e come romanzo di Malazan.

Se prendiamo Night of Knives in sé, come potrebbe fare un lettore casuale in cerca di un fantasy piuttosto breve e autoconclusivo, potremmo definirlo un romanzo adeguato. Racconta una storia, e questa storia ha un sacco di magia, e personaggi particolari, ed è ambientata in un posto strano. Si tratta, tutto sommato, di un’avventura fantasy che si legge con facilità per poi dimenticarsela altrettanto facilmente.

Come parte integrante dell’universo Malazan, invece? Bisogna partire dal presupposto che Esslemont non è Erikson e che è ingiusto giudicare l’uno sulla base dell’altro. Perché più leggo Erikson, più mi convinco che è folle e geniale, nella migliore accezione possibile. Esslemont, invece, ha uno stile più scolastico – che non significa meno sofisticato, ma soltanto meno complicato di Erikson, il che, posso capirlo, non vuol dire granché. Le istruzioni del mio ferro da stiro sono meno complicate dello stile di Erikson, e le istruzioni del mio ferro da stiro sono solo in coreano e portoghese. Con Esslemont è tutto molto palese, non si fa remore a spiegare al lettore quello che sta succedendo, ti descrive il perché e il percome di una determinata situazione. Erikson invece ha la tendenza di non voler parlare del mondo in cui ha luogo la sua storia, in primo luogo perché per i personaggi che lo inabitano quel mondo è l’unico mondo che esiste e le cose che a noi lettori appaiono strane per loro sono quotidianità (come se mi mettessi a fornire spiegoni sull’unificazione d’Italia o sulle due guerre mondiali quando scrivo una storia ambientata nell’Italia contemporanea), in secondo luogo perché secondo me a Erikson piace fornire grattacapi ai lettori. E come in Dark Souls, il momento in cui abbatti il boss di turno, dopo essere morto cinquecento volte, è estremamente gratificante, così in Malazan quando colleghi due personaggi o eventi grazie al magico potere di leggere tra le righe. Esslemont è più… standard, per cui più facile e immediato da leggere. È differente. Non un brutto stile in sé, ma tonalmente diverso da quello di Erikson che spadroneggia nella cronologia principale della serie.

Va detto che, tra i due modi di leggere Night of Knives, quello di prenderlo come parte integrante della saga di Malazan, e non come romanzo a sé, è il migliore.

La maggior parte dei personaggi del romanzo è interessante, quelli che già compaiono nella serie di Erikson e quelli che vediamo qui per la prima volta. L’unico punto debole direi è Kiska, che si rivela essere non così interessante, e più una spettatrice di eventi che il motore dell’azione. Tra i personaggi secondari, ovviamente risaltano Kellanved e Dancer, ma il mio preferito è Agayla, la zia e mentore di Kiska, uno dei pochi maghi rimasti a Malaz City dopo la purga voluta da Surly.

Per cui, tirando le somme, Night of Knives è stata una lettura interessante, che aggiunge qualche nuova sfumatura di colore all’universo Malazan e che, preso in sé, è una adeguata avventura fantasy. Consiglio di leggerlo come parte integrante della serie di Erikson, però, piuttosto che come un romanzo a sé stante, perché è il modo in cui dà più gratificazione. Tra l’altro, letto nell’ordine che sto seguendo io, fornisce, assieme a tre delle novelle di Bauchelain e Korbal Broach, un più che necessario cuscinetto tra i due mostri che sono Gardens of the Moon e Deadhouse Gates, e il leviatano che è Memories of Ice.