Non ho ancora visto Suicide Squad, né onestamente conto di farlo molto presto. Ma posso dirvi che cosa mi aspetto: Fast and Furious che cerca disperatamente di essere Deadpool. Questo perché ho visto sia Fast and Furious sia Deadpool e nessuno dei due mi è piaciuto neanche un po’, anche se riconosco che a una certa fetta di pubblico possano piacere (una fetta molto grossa visto il successo economico che entrambi hanno riscontrato).

Al momento in cui scrivo Suicide Squad ha incassato 130-150 milioni di dollari, che sono un sacco di soldi. Inoltre, al momento in cui scrivo, la critica ha bocciato quasi all’unanimità Suicide Squad con uno spettro di definizioni che va da “mediocre” a “letteralmente la reincarnazione di hitler intenta a stuprare cuccioli di panda e ogni ricordo di felicità dall’universo”.

Sempre poco tempo fa è uscito il remake di Ghostbusters, con Melissa McCarthy (che a me non fa ridere), Kristen Wiig e Kate McKinnon (che sono solite farmi ridere parecchio), e Leslie Jones (con la quale, scusate, non ho alcuna famigliarità). Il regista è Paul Feig, che già ha messo il suo nome su una sequela di commedie murikane che ho visto e trovato divertenti come una colonscopia (Bridesmaids, The Heat e Spy). Basandomi su ciò, ho deciso di non andare a vedere al cinema Ghostbusters. In ogni caso il film ha incassato pochino (relativamente) al box office e ha polarizzato la critica, con gente che lo definiva “letteralmente la seconda venuta del Cristo Nostro Redentore, also femminismo” oppure “letteralmente la reincarnazione di hitler intenta a stuprare il corpo senza vita di Harold Ramis costringendo Bill Murray a guardare, also le femmine puzzano”.

Un blockbuster che ho visto recentemente invece è stato Warcraft. Che, ammetto, mi è piaciuto più per un intrinseco effetto nostalgia (mi sono ritrovato più volte a esclamare “Un murloc!”, “I draenei!”, “L’incantesimo della pecora!”, “WTF, quella era Glenn Close?!”) che non per le qualità intrinseche del film. Lo considero comunque un ottimo modo per trascorrere un pomeriggio in cui non si ha niente di meglio da fare, se vi interessa. Ovviamente, la critica non era d’accordo con me. In particolare quelli che, come il Guardian, lo hanno stroncato perché (tra gli altri – innegabili – difetti):

The prospect of a predominantly white, European realm being invaded by foreign, primitive, darker skinned hordes (they are actually called the Horde) might set alarm bells ringing in our current climate of immigration anxiety. Is this a veiled Ukip broadcast? Or a pro-Trump one? Nobody suggests the orcs are there to steal Azeroth’s jobs or exploit its benefits system, thankfully, though they are intent on overrunning their adoptive country and sucking the souls out of all its living creatures.

Un film che invece ho visto qualche mese fa, che mi è piaciuto e che difenderò 5ever a spada tratta da bravo fanboy quale sono è Batman v Superman. Anche se non posso in tutta coscienza negare che c’erano dei problemi di montaggio e consistenza, e che Snyder ha insistito un po’ troppo sui suoi soliti temi trascurando di curare le motivazioni dei personaggi, tutto questo è passato in secondo piano nel momento in cui sullo schermo sono apparsi Superman Batman e Wonder Woman intenti a unire le loro forze e combattere Doomsday. Sul serio, sto sogghignando anche ora che ci ripenso. Perché, da fan della DC e di Batman in particolare, è stata la coronazione di un qualcosa che aspettavo da tempo.

Quando dico che mi è piaciuto, intendo che è piaciuto a me individualmente. Non è un discorso oggettivo, perché non sono un critico cinematografico né mi autoproclamo tale. E si vede, perché se lo fossi stato la mia reazione sarebbe dovuta essere o “BVS è la seconda venuta del Cristo e Snyder è il suo profeta, also la marvel puzza” oppure “BVS è letteralmente la reincarnazione di hitler intenta a stuprare il cartone animato di Batman e tutti i ricordi felici delle mattinate della nostra infanzia trascorse a guardarlo su Italia 1, also tutti i film di supereroi dovrebbero per legge essere marvel”.

Cominciate a intravedere un filo logico?

Non è tanto un divario tra gusti della critica cinematografica e pubblico quello che sto osservando – quello c’è sempre stato e sempre ci sarà – ma più che altro un abisso tra critici cinematografici e il concetto stesso di critica.

Io non credo di essere un esperto o un professionista, ma nel mio piccolo sono sei anni che leggo e recensisco libri fantasy. Che in pratica faccio critica. E ultimamente mi sembra che questo abisso tra critica e concetto stesso di critica si riproponga con sempre più insistenza.

Siamo arrivati al punto in cui una cosa o è letteralmente cristo o è letteralmente hitler. Le vie di mezzo non esistono o non hanno più orecchie disposte ad ascoltarle. Si tratta di un atteggiamento che è esploso dopo la diffusione capillare dei social media, mi sembra. Quando il giornalismo è morto ed è stato rianimato, tipo zombie, sotto forma di clickbait, che si serve di titoli altisonanti creati ad arte per indignare il lettore e convincerlo a cliccare sull’articolo, perché il click porta visite e le visite portano pubblicità e la pubblicità porta denaro. E quindi bisogna fabbricare indignazione e controversia e poco importa se questo crea un ambiente tossico.

Ovvio, il clickbait c’è sempre stato, anche se una volta aveva l’aspetto di titoli scandalistici sui tabloid. Ma in passato c’era anche lo stigma sociale associato a questi tabloid, che erano riviste da parrucchiere, buone al massimo per incartarci il pesce. Adesso, invece, se un sito dal dubbio nome di ilmessaggerodellasera.sarcazzo.it proclama a tutta pagina che agli immigrati vengono dati televisione satellitare auto di lusso e massaggi ai piedi mentre i pensionati letteralmente devono combattere nella fossa per fornire intrattenimento ai sopracitati immigrati, allora presto presto, fate largo che devo condividerlo su Facebook.

Non crediate nemmeno che ciò si fermi ai blockbuster estivi o alle cose di poco conto. O davvero non ci siamo resi conto che il cancro che è il movimento cinque stelle e il cancro che è salvini sono solo un’altra faccia della stessa cultura dell’indignazione?

E lo so che, come si suol dire (indignandosi, nientemeno), i veri problemi sono ben altri, andate a figa piuttosto (ma non a cazzi, care lettrici signorine del blog, perché andare a cazzi vi rende delle zoccole inadatte a essere devote madri di famiglia tutte casa e chiesa come si comanda, sorry non le faccio io le regole), però posso almeno dire che, nel mio piccolo, questa costante cultura di polarizzazione e indignazione mi ha un po’ scartavetrato le palle?

No, non è la seconda venuta del cristo. No, non è la reincarnazione di hitler. È solo un film che ha tutta l’aria di essere un Fast and Furious che tenta disperatamente di incanalare il suo Deadpool interiore. È solo un remake di una commedia degli anni Ottanta. È solo un blockbuster estivo basato su un videogioco. Trattatelo come tale.

E sappiate anche – anzi, INDIGNATEVI – che per colpa di questo post questa settimana vi siete giocati un articolo sulla stasi medievale nel fantasy.