Quest’oggi parliamo di un romanzo di formazione edito da Salani popolato di maghi, stregonerie e oscure minacce soprannaturali che si nascondono nella relativa sicurezza del nostro mondo. No, non sto parlando di Harry Potter e la maledizione dell’erede – voglio dire, c’è tanto di titolo e immagine gigante qui sopra, avreste come minimo dovuto sospettarlo – ma di L’età sottile, ultimo e più recente romanzo dell’italiano Francesco Dimitri.

Dimitri è una sorta di nerd dell’incanto e della magia casereccia, stile new age, tanto che gran parte dei suoi romanzi ne parlano. Ma sono sicuro che la maggior parte della gente si ricorda Dimitri a causa di Alice nel Paese della Vaporità, quella specie di romanzo steampunk, che ci è stato inflitto da Salani perché nel 2010 andava di moda infliggere romanzi steampunk alla gente, che era così al di fuori della zona di comfort del suo autore da rivelarsi tollerabile solo perché Dimitri tutto sommato è un bravo scrittore.

Io ho comprato L’età sottile di Francesco Dimitri appena è uscito, nel 2013. L’ho letto solo una settimana fa. Motivo? Parte di me preferisce incolpare Alice, perché è razionale provare una certa diffidenza nei confronti di un autore il cui precedente romanzo ti ha lasciato piuttosto freddino, quando non infastidito per il potenziale sprecato. In realtà, devo ammettere, che non mi andava di leggere roba italiana.

Nel 2013 esisteva ancora Scrittevolmente, e avevo molto più a che fare con l’editoria italiana di quanto non ne abbia ora. Nel 2013 ancora recensivo Terry Goodkind. Per dire, è un’eternità fa. Quell’anno ho letto una serie di romanzi italiani, la maggior parte dei quali decisamente terribili. Il sogno della bella addormentata di Luca Centi, una stellina; I vivi, i morti e gli altri di Claudio Vergnani, una stellina; L’ira funesta di Paolo Roversi, due stelline; L’inganno della morte di Guglielmo Scilla, una stellina e abbandonato dopo tipo 50 pagine. Non c’è da stupirsi che negli anni successivi di libri italiani ne avrò letti forse tre in tutto. Non sto dicendo che i libri fantasy italiani sono brutti, sto dicendo che ho beccato una sequela di brutti libri italiani che mi ha ucciso la voglia di leggerne altri. E a farne le spese è stato L’età sottile di Dimitri. Purtroppo. Perché non solo L’età sottile di Dimitri è un eccellente romanzo, è anche il miglior romanzo fantasy italiano che io abbia mai letto. Ebbene. Potete scrinsciottare questo paragrafo e usarlo contro di me in futuro, ma la mia opinione per il momento non cambia.

L’età sottile è la storia di Gregorio, Greg per gli amici, che un giorno, a seguito di una delusione d’amore durante le vacanze estive a Portodimare, incontra un uomo intrigante e misterioso di nome Levi. Un incontro casuale, giusto uno scambio di battute tra un adolescente e un adulto che non ha alcun significato e che si comincia a dimenticare il momento stesso in cui si conclude. Se non fosse che Greg incontra di nuovo Levi, sempre a Portodimare, solo due anni dopo. E questa volta Levi riesce a sconvolgergli il mondo. Levi afferma di essere un mago, e offre a Greg la possibilità di diventare il suo apprendista, di addestrarlo a padroneggiare – o ad avere l’illusione di padroneggiare – le meraviglie di un mondo soprannaturale che si trova nascosto tra le ombre del nostro. La scelta di Greg, ovviamente, metterà in discussione la stessa struttura della sua vita, dalla scuola agli affetti, sia in famiglia che con la sua ragazza, e lo porterà a scoprire e perfino fare cose che non avrebbe mai creduto possibile. Ma, come spesso accade, Greg scopre anche che ogni cosa ha un prezzo, e la magia, in quanto cosa grandiosa per eccellenza, ne ha uno piuttosto elevato.

Dunque, L’età sottile è un romanzo di formazione, come si evince dalla trama, ma non è propriamente un romanzo di formazione. Nel senso che non si attiene al canovaccio spesso stucchevole di tanti altri romanzi di formazione che fanno del loro essere “di formazione” la loro stessa identità. L’età sottile è un romanzo in cui il protagonista subisce una maturazione anagrafica, fisica ed emozionale, ma questo avviene perché Francesco Dimitri è stato in gradi di creare un protagonista umano e credibile, che si comporta, appunto, da essere umano e non da personaggio di un romanzo di formazione.

L’età sottile è uno young adult, perché il suo protagonista e la maggior parte dei coprimari sono adolescenti o giovani adulti, ma non è propriamente uno young adult. Nel senso che, sebbene possa strizzare l’occhio a quella fascia di pubblico, è un romanzo che chiunque, dal ragazzino al pensionato, può leggere e ottenerne in cambio qualcosa di bello. Proprio come non si autoesilia nel dominio dei romanzi di formazione, L’età sottile prende quanto di buono, utile e creativo c’è nei romanzi per giovani lettori e lo usa per essere qualcosa di più. Prende situazioni, atmosfere e conflitti tipici dell’adolescenza e li manipola con una certa accortezza, fino a creare qualcosa di completamente sincero e genuino.

L’età sottile è uno urban fantasy, perché è popolato da potenti maghi e rituali esoterici, ma non è propriamente uno urban fantasy. Nel senso che si serve sapientemente della mitologia sulla quale sono costruiti anche altri romanzi di Dimitri con una buona padronanza, il che rende tutto più coerente e credibile. Viene molto più facile sospendere l’incredulità quando si legge di quattro tizi che vogliono evocare un demone, se sembra che chi racconta la storia sappia che cosa sta dicendo. Come ho detto, Francesco Dimitri è una sorta di nerd della magia casereccia, per cui mi fido implicitamente di lui, almeno quando parla di questo argomento. Come scrittore, a questo punto Dimitri ha raggiunto una maturità e una padronanza del mestiere che non possedeva ai tempi di La ragazza dei miei sogni e di Alice nel Paese della Vaporità.

Insomma, L’età sottile è un romanzo eccellente sul quale, lo giuro, l’unica cosa negativa che ho da dire riguarda la grafica impiegata dalla Salani, che è un po’ una poracciata, tipo che i capitoli sono formattati malissimo, in numeri romani nemmeno evidenziati con un grassetto e appiccicati al paragrafo che viene dopo. Ma se l’unica critica che posso muovere al romanzo è che l’editore l’ha formattato un po’ alla carlona, significa che l’autore ha fatto più che bene il proprio lavoro.

E mi secca che Dimitri da L‘età non abbia più scritto niente (a parte, stando a Goodreads, la sceneggiatura di un fumetto). Non per altro, perché tra le pagine di L’età sottile si suggerisce che qualcosa di grosso sta arrivando, nella Roma magica di Dimitri. Qualcosa che, accidenti, mi interesserebbe leggere, e non poco.