E torniamo all’autore che ha aperto la nostra (lenta ma inarrestabile) maratona nei meandri della serie Cosmo Oro pubblicata in tempi più gloriosi per la letteratura di genere dall’Editrice Nord.

Stella Doppia di Robert A. Heinlein è un romanzo breve del 1956 e si colloca in una posizione di raccordo tra le storie giovanili del suo primo periodo, e i temi più adulti e maturi che hanno fatto seguito alla pubblicazione di Starship Troopers del 1959. Stella doppia non fa parte pienamente né di un gruppo né dell’altro perché presenta al suo interno una struttura narrativa estramamente semplice e lineare, sia l’analisi di alcuni temi morali e politici. Si tratta inoltre del primo lavoro di Heinlein a vincere il premio Hugo. Il che per quanto mi riguarda è un’ulteriore conferma che non sono quasi mai d’accordo con chi assegna il premio più importante della speculative fiction americana, perché a me Stella Doppia, in tutta onestà, non è che sia piaciuto granché.

Stella Doppia è la storia del Grande Lorenzo, un attore smargiasso e squattrinato ma anche piuttosto talentuoso, che incontra per caso uno spaziale in un bar della terra. Solo che l’incontro non è affatto casuale e lo spaziale in questione lo assolda per interpretare quello che forse sarà il ruolo più difficile della sua carriera. Il Grande Lorenzo dovrà infatti assumere i panni dell’importante uomo politico Joseph Bonforte, che è stato rapito da ignoti poco prima di una sua importante apparizione alla cerimonia di adozione che avrebbe fatto di lui il membro onorario di una tribù marziana. E quello che sembrava un incarico arduo ma non impossibile, si trasforma ben presto, per il Grande Lorenzo, nel ruolo di una vita.

Ci troviamo in presenza di una classica storia di fantascienza della Golden Age- scritta per l’appunto da uno degli autori più rilevanti dell’intero genere. Preso in sé stesso, tuttavia, Stella Doppia presenta sia aspetti positivi che negativi. Una delle cose che mi sono piaciute del romanzo, ad esempio, è senza dubbio il suo protagonista. Heinlein è solito – per lo meno, stando a quello che di suo ho letto fin’ora – far narrare le sue storie in prima persona al suo protagonista, che non di rado è un giovane uomo piuttosto blando e generico. Il Grande Lorenzo è invece un narratore e un protagonista molto più completo rispetto ai suoi predecessori. Ha una personalità esagerata e a tratti esorbitante, ma fin dalle prime pagine rimane subito impresso al lettore, nel bene o nel male. Parte come un personaggio xenofobo, sciovinista e sessista, e ora della fine della storia ha risolto almeno in parte le caratteristiche negative della sua personalità. Non tanto il maschilismo, però, perché Stella Doppia rimane sempre e confortevolmente in zona Mad Men.

Non ho trovato di questo romanzo così interessante la storia, tuttavia. Al di là dell’idea che sta alla base, attore che impersona un importante uomo politico e poi si trova intrappolato nel ruolo, ci sono troppe cose che avrebbero meritato un approfondimento e che invece sono state lasciate all’immaginazione del lettore – o comunque sono state accantonate perché Heinlein ovviamente non voleva risolverle.

Ma al di là di questo, il vero problema di Stella Doppia è che la storia, pur essendo piuttosto semplice e scorrendo veloce, non è così interessante se raffrontata all’ambientazione in cui ha luogo. Ci troviamo in un sistema solare che è un unico impero, governato da una monarchia costituzionale retta dalla casa d’Orange. Voglio dire, è interessante la sequela di inganni che coinvolge Lorenzo, ma sarebbe ancora più interessante sapere come ha fatto il granduca di Lussemburgo a diventare imperatore del sistema solare. Durante tutta la lettura mi è sembrato che quella fosse una storia assai più interessante.

Torneremo a incontrare Heinlein ancora quattro volte, nel corso della lettura della serie Cosmo Oro, in più è probabile che mi metta, nel mio piccolo, a leggere Fanteria dello spazio, visto che ho trovato una copia del lirbo che girava per casa. In ogni caso, questo Stella Doppia non mi sembra uno dei migliori romanzi di Heinlein (con tutti i suoi problemi, Cittadino della Galassia mi era piaciuto di più, ad esempio) non fosse altro perché la storia, nonostante la caratterizzazione del protagonista sia migliore, e il romanzo affronti con più maturità temi quali la xenofobia e le colpe e le responsabilità della politica, pur essendo ben ritmata e lineare, non realizza mai il proprio potenziale.