Dato che si è presentata l’occasione, sono andato al cinema a vedere Suicide Squad. E devo dire che è stato molto meglio di quanto mi aspettassi.

Ora, i problemi dietro le quinte, tra Ayer e la Warner, che avevano ciascuno una propria visione del prodotto – con Ayer che voleva fare un film d’azione realistico e adrenalinico, mentre la WB, dopo le disastrose (e in parte immeritate) critiche ricevute da Batman v Superman, preferiva un film più leggero, divertente, e in buona sostanza marvelloso – sono saltati fuori quasi subito, quando ancora una volta la critica si è messa a stroncare il film (questa volta a ragione) per via del tono incostante.

Sentite le critiche ero pronto a guardare un film terribile. Una copia sbiadita di Deadpool (che, preciso, già a me Deadpool non è piaciuto, figuriamoci una copia sbiadita). Ero spiritualmente pronto a odiare il Joker di Jared Leto, a rabbrividire alle battute di Harley Quinn, a facepalmare per via dell’azione senza senso. E invece niente di tutto questo. Suicide Squad si è rivelato un film d’azione perfettamente adeguato.

Il che non significa eccellente, ma nemmeno significa 26% su Rotten Tomatoes.

In realtà Suicide Squad ha i suoi problemi ma, almeno per quanto mi riguarda, non sono stati abbastanza per uccidermi l’entusiasmo.

Eccetto per una cosa. Che è una cosa molto piccola per qualcuno che ha visto solo il film, ma se avete letto anche i fumetti risalta come una scoreggia a un funerale.

Per chi non lo sapesse Suicide Squad è un fumetto della DC Comics nato in origine sul finire degli anni ’50 come parte dell’antologia The Brave and the Bold, in cui la DC testava le acque per i nuovi personaggi da presentare ai lettori. La Suicide Squad originale era un gruppo di individui senza superpoteri, guidati da Rick Flag Jr., impegnati a combattere supercattivi, di solito al soldo dell’Unione Sovietica. Poi sono arrivati gli anni Ottanta e John Ostrander ha recuperato il concetto, però con un team costituito da supercattivi utilizzati dal governo, nella persona di Amanda “The Wall” Waller, in missioni top secret e di altissimo rischio, in cambio di uno sconto di pena. Di questa nuova versione della Task Force X fanno parte personaggi di secondo e terzo piano come Deadshot, Captain Boomerang, Enchantress, Bronze Tiger, Count Vertigo e Vixen. Harley Quinn, per la cronaca, è entrata a far parte della squadra solo dal 2011, con il fumetto che serviva a testare le acque per un potenziale lancio di una serie solista (che poi è stata realizzata nel 2013 – e, se vi interessa la mia opinione, è completamente merda ma per lo meno è facile da ignorare all’interno della continuità DC).

Con un team composto da gentaglia della peggiore risma, va da sé che una delle dinamiche che rendono una serie come Suicide Squad interessante sarà il gioco di pugnalate alle spalle tra i membri del team. Nessuno vuole davvero fare parte della Task Force X, non è come la Justice League, dove i più grandi eroi della terra mettono da parte le loro differenze per fare quello che dice Batman ciò che è giusto e salvare il mondo e non di rado l’universo e/o il multiverso. I tizi di Suicide Squad sono i cattivi. Si comportano da cattivi, ed è questo il bello.

Il problema è che nel film questo aspetto è stato parecchio edulcorato. Il Captain Boomerang del fumetto, ad esempio, non solo è un insopportabile razzista, ma è anche responsabile della morte della sua compagna di squadra Mindboggler, rea di essersi servita dei suoi poteri di manipolazione mentale per tappargli la bocca durante uno dei suoi sproloqui prima dell’inizio della missione. Quando sei nella Task Force X non puoi fidarti dei tuoi compagni di squadra.

Questa è una dinamica a mio avviso molto interessante che però nel film si perde. Guardando Suicide Squad si ha invece l’impressione di trovarsi davanti quei film hollywoodiani in cui una banda di disadattati trova forza nel loro essere diversi e rifiutati dalla società normativa, e scopre al termine di una grande avventura il vero significato dell’amicizia. Il che non solo è noioso, ma è anche non da Suicide Squad.

Ovvio, se c’è da biasimare qualcuno la colpa va imputata alla WB, che ha macellato il film in post produzione. Penso che abbia per certi versi funzionato, perché in sala ho sentito gente ridere ogni volta che Harley Quinn apriva la bocca quando le sue battute sembravano cose che perfino i “””””comici””””” di Colorado Café avrebbero scartato perché non facevano ridere (mentre solo io ho riso quando Captain Boomerang prendeva per il culo El Diablo agitandogli davanti l’accendino, che era oggettivamente il momento ilarità del film). Inoltre, quello che ho sentito dire in giro, anche da gente che ha detestato BvS, è che Suicide Squad era ok. Non grande ma ok.

Il che per il DCEU è positivo, suppongo.

Adesso lasciamo passare Wonder Woman, che personalmente mi interessa pochino, e attendiamo al varco la WB con Justice League e, soprattutto, Batman. Entrambi i film sono più o meno opera di Geoff Johns, e se mi hanno portato via Geoffino dal fumetto della Justice League per poi ravanare nel suo lavoro cinematografico e fare su un casotto, tanto vale che lo restituiscano alla divisione fumetti.