Era un po’ che non leggevo qualcosa di quel sozzo comunista di China Miéville, così dopo aver finito la Trilogia del Mare Infranto di Abercrombie ho deciso di passare a qualcosa di completamente diverso e leggere il recentissimo The Last Days of New Paris.

Ora, che leggiate uno dei suoi primi romanzi, poniamo Perdido Street Station, o uno dei più recenti, come La Città e la Città, o una delle sue incursioni fantascientifiche, tipo Embassytown, o ancora un romanzo per giovani lettori, ad esempio Railsea, c’è sempre qualcosa che accomuna i lavori di China Miéville: esiste in essi sempre e comunque un elemento che va dall’estremamente bizzarro al mindfuck più totale. Inoltre, sono piuttosto ardui da leggere in lingua originale.

The Last Days of New Paris è una tipica storia alla China Miéville, nel senso che è strana, creativa e ostica.

Ambientata su due piani temporali, The Last Days of New Paris è la storia di Thibault, un combattente della resistenza e un Main à plume, che si muove in una Parigi alternativa dove, nove anni prima, è stata detonata una bomba surrealista che ha liberato una serie di mostri, chiamati manifs. Oltre al pericolo rappresentato dalle creature surrealiste, ci sono anche i nazisti con cui fare i conti, perché anche sei anni dopo la fine della seconda guerra mondiale (nel nostro mondo) a New Paris lo scontro con i ribelli continua a infuriare. E potrebbe essere arrivato a una svolta quando, nel nono arrondisement, Thibault incontra una fotografa che potrebbe essere al corrente del vero motivo per il quale i nazisti ancora non si sono rassegnati ad abbandonare la città devastata dall’incubo surrealista.

Questo è più o meno un riassunto semplificato di una storia che è in realtà piuttosto nebulosa e a tratti difficile da seguire. Nonostante The Last Days of New Paris non sia un romanzo ma una novella, lunga appena centosettanta pagine o poco più, richiede non meno attenzione di un tomo di ottocento. Sconfiggere il demone dell’inaccessibilità per seguire il filo della storia è anche gratificante, perché alla fine della fiera, The Last Days of New Paris è un carrozzone immaginifico con mostri impossibili e nazisti che combattono tra di loro per la supremazia. Il che come concetto dovete ammettere che è assolutamente fantastico.

The Last Days of New Paris non è solo un tributo al surrealismo e all’arte in generale, ma anche una riflessione più ad ampio respiro (e meno marcata, devo ammetterlo) su cosa succede quando un potere superiore, diciamo un governo, tenta di manipolare e utilizzare per i propri scopi i sogni e l’arte degli uomini.

Il che non significa che sono centosettanta pagine di pipponi metafisici. Niente affatto. Ci sono mostri, e sono strani, e nazisti, e si picchiano (ok, si sparano più che altro, ma capite il concetto). Pur essendo, come lo è da sempre, China Miéville interessato a parlare con le sue storie di qualcosa che va oltre il testo, non dimentica mai di essere innanzi tutto un narratore, e che in quanto tale il suo obiettivo primario è quello di dare al suo pubblico una buona storia. Cosa che in The Last Days of New Paris accade.

Devo ammettere che, dal momento che sul surrealismo conservo solo qualche memoria di quando ho visitato la casa-museo di Dalì a Figueres (e la mia fascinazione di lunga data con gli elefanti in La tentazione di Sant’Antonio, sempre di Dalì), mi è riuscito un po’ ostico immaginarmi di volta in volta i vari manifs, tutti di chiara ispirazione surrealista. Il libro ha alcune illustrazioni e svariate note a margine, e avere Google a portata di mano è tornato utile, ma senza dubbio mi sono perso almeno qualche allusione e easter egg.

Se siete interessati all’arte, specialmente a quella surrealista, se siete fan di China Miéville e state aspettando dal 2012 che se ne esca con un nuovo romanzo, o anche solo se vi piace l’idea di leggere di mostri d’arte surrealisti che si picchiano con i nazisti, vi consiglio caldamente di sfidare la lingua inglese e leggervi The Last Days of New Paris.