Henry Kuttner è principalmente conosciuto come un autore horror. Famoso per la sua collaborazione con la moglie C.L. Moore, Kuttner ha scritto diverse storie di orrore cosmico che fanno parte del Ciclo di Cthulhu. Una buona fetta delle sue pubblicazioni, in ogni caso, è composta da storie di fantascienza, e la qui presente Furia (che in realtà è una raccolta che compone la novella Furia e il racconto lungo Scontro nella notte che con Furia condivide l’ambientazione ma si svolge alcuni secoli prima) è stata pubblicata per la prima volta nel 1947 sulle pagine di Astounding Science Fiction. E una sola cosa ci viene in mente quando abbiamo una rivista letteraria e gli anni ’40: la narrativa pulp.

Furia è una storia pulp nella più tipica delle accezioni, e in ciò risiedono sia la sua forza, sia il suo limite.

Premesso che io adoro la narrativa pulp, per questa concezione del mestiere di scrivere un po’ romantica che ho, con lo scrittore che scrive storie una dietro l’altra, chino sulla macchina da scrivere, per una decina di ore al giorno. È un immagine che mi è sempre piaciuta, più di quella dello scrittore che scrive in una baita isolata dal mondo e festeggia il completamento del proprio romanzo annuale stappando una bottiglia di champagne (per poi finire rapito da un’infermiera mentalmente instabile che si proclama la sua fan numero uno).

Da una parte, la narrativa pulp – tutta, dalle storie fantascientifiche, ai racconti hard-boiled coi detective nerboruti e dal pugno facile, alle storie horror e weird – è fottutamente divertente, con vette di assurdità e trovate che sono in grado di far passare in secondo piano lo stile traballante della maggior parte delle storie. Inoltre, da scrittore, sapere che personaggi come Walter B. Gibson, l’autore di The Shadow, erano in grado di cacciare fuori anche due romanzi al mese per soddisfare la domanda di nuove storie da parte dei lettori mi mette una certa invidia. Sapete quanti Euro potrei ricavare se scrivessi con la stessa rapidità e costanza di Gibson in royalty su Amazon? Decine, vi dico! Dozzine, perfino!

Ma torniamo al volume numero sei. Furia è ambientato su Venere molti secoli dopo che la Terra è stata resa inabitabile da una guerra nucleare. Ciò che resta degli umani vive in riserve sottomarine ed è diviso in due nette classi sociali: gli umani e gli Immortali, questi ultimi belli, ricchi e soprattutto potenti. Sam Reed è, per nascita, un Immortale. Figlio di Blaze Harker, della famiglia Harker, una delle più potenti – se non la più potente – tra gli Immortali, venendo al mondo Sam ha inavvertitamente causato la morte di sua madre e il padre, non essendo molto stabile, ne ha alterato il DNA per nascondere i tratti somatici propri degli Harker e lo ha condannato a una vita tra gli umani dalla vita breve.

Crescendo negli ambienti della criminalità organizzata venusiana, Sam sviluppa un intenso rancore (una Furia, se vogliamo) nei confronti degli Immortali. Quando Zacharias Harker lo incarica di uccidere l’Immortale Robin Hale, reo di stare organizzando la colonizzazione della superficie di Venere, Sam si trova davanti un’occasione d’oro per realizzare il suo piano di destabilizzare lo stantio ordine sociale imposto dagli Immortali.

Come avrete notato, Furia è una storia pulp. Abbiamo scienza datata, quasi ridicola se vista con il senno di poi, soprattutto per quanto riguarda la descrizione di Venere; abbiamo un protagonista che non è un eroe nel senso proprio del termine, ma è comunque un duro mosso da forti sentimenti ed emozioni, pronto a sporcarsi le mani prima e a dialogare poi; abbiamo un’ambientazione esotica pregna di mistero e pericoli (la superficie di Venere è letteralmente piena di creature mostruose, ibride tra piante e animali); abbiamo la donzelletta procace protagonista di diversi momenti non proprio erotici ma vagamente titillanti, come richiedeva il periodo in cui la storia è stata scritta. Ci sono anche alcuni aspetti che non sono così comuni nell’era dei pulp, ad esempio il modo in cui è affrontato il tema (marginale) della dipendenza.

La politica venusiana è semplificata all’inverosimile, ma si tratta pur sempre di un elemento che contraddistingue la storia e la separa (vorrei dire “eleva”, ma non sono sicuro sia il termine giusto, visto il mio giudizio sulla stessa) da gran parte della narrativa pulp sua contemporanea. La politica, e in particolare il rapporto tra gli umani e gli Immortali è il focus principale della storia e mostra una maturità che non tutti i racconti del periodo hanno. Non per niente Furia è giunto fino a noi, perfino tradotto in italiano, mentre tanti altri si sono perduti per la strada.

Ciò detto, personalmente ho trovato la storia datata e poco interessante. Al di là di avere apprezzato il tentativo di infondere Furia con una sorta di morale politica, ho trovato il suo protagonista e gran parte dei personaggi abbastanza insopportabili, lo stile farraginoso e la storia in sé dimenticabile. Inoltre, un po’ come per Aarn Munro il gioviano, continuo a non capacitarmi del perché il genocidio nelle storie fantascientifiche del periodo non sia visto come un problema morale. Ma vabbè.

Un’ultima nota riguarda la paternità della storia. Quando Furia è stato pubblicato su Astounding Science Fiction, ne era indicato come autore Lawrence O’Donnell. Si tratta ovviamente di uno pseudonimo. Il problema è che lo pseudonimo non è solo di Henry Kuttner, ma anche di sua moglie C.L. Moore, usato per le loro storie a quattro mani insieme a quelli di Lewis Padgett e C.H. Liddell. E visto che il nome di Henry Kuttner si trova, giustamente, sulla copertina delle svariate edizioni italiane, mi domando perché non succeda altrettanto con quello di C.L. Moore, che non è propriamente una signora nessuno della speculative fiction. Così io, nel mio piccolo, l’ho aggiunta nel titolo di questo post, anche se nel libro vero e proprio (in questa edizione né in quelle successive, inclusa la più recente in Urania Collezione) il suo nome non compare.

E, sempre in tema di fantascienza del periodo pulp, il prossimo romanzo della serie sarà Slan di A.E. van Vogt, anch’esso pubblicato su Astounding Science Fiction negli anni Quaranta. Non ho mai letto niente di van Vogt per cui non so cosa aspettarmi. Provo invece una sorta di consapevole terrore nei confronti del romanzo che verrà dopo quello di van Vogt, ossia il leggendario Dune di Frank Herbert.