Si parlava nello scorso post, la recensione di Furia di Henrry Kuttner e C.L. Moore, di narrativa pulp e veniva nominato anche The Shadow, l’iconico personaggio creato da Walter B. Gibson e protagonista di oltre trecento tra romanzi e racconti. Oggi reperire qualche storia di Gibson avente come protagonista il giustiziere mascherato che, come da tagline, conosce quali mali si annidano nel cuore dell’uomo è letteralmente una scopa in culo (come ho tristemente scoperto la settimana scorsa dopo una ricerca infruttuosa sul Kindle Store). Ciò non toglie che il lascito di The Shadow, e soprattutto la sua influenza sulla narrativa di genere, sia viva e presente ancora adesso.

In effetti, è più facile trovare avventure di The Shadow in formato fumettistico che non in un libro. La Dynamite Entertainment pubblica tutt’ora le storie di parecchi eroi pulp, tra cui appunto The Shadow (tra l’altro uno degli autori era Garth Ennis), anche se il successo incontrato da queste serie è spesso di nicchia, per non dire irrisorio. Ma c’è un altro supereroe che deve tantissimo alla narrativa pulp in generale e a The Shadow in particolare che si trova sempre e costantemente in cima alle classifiche dei fumetti più venduti, uno dei supereroi più conosciuti e amati al mondo. Sto ovviamente parlando di Batman.

L’uomo pipistrello è innegabilmente la punta di diamante dell’universo DC e si trova sempre in primissimo piano nelle storie che puntualmente lo sconvolgono. La recentissima Rebirth inclusa. Per dire, era Batman che nello speciale DC Universe: Rebirth scopriva non solo che qualcosa non andava nel flusso temporale dell’universo DC ma trovava anche un fondamentale indizio sull’identità del responsabile.

Nella sua serie principale, invece, Rebirth ha potato un importante cambiamento: dopo 52 numeri e qualche speciale Scott Snyder ha lasciato il timone a il nuovo sceneggiatore, Tom King, che si è presentato al pubblico con un primo arco narrativo intitolato I Am Gotham.

Di Tom King ho già avuto modo di tessere le lodi quando ho parlato del suo Visione (ovvero l’unica serie decente della disastrosa Nuovissima Marvel), ma penso che qui sarò costretto a ripetermi. Ex agente della CIA, King è già stato autore per la DC (insieme a Tim Seeley) della serie che vede Dick Grayson nei panni di un agente segreto doppiogiochista al soldo della Spyral di Helena Bertinelli. Da là il passo a Batman è in realtà un balzo non indifferente, perché si tratta del titolo costantemente più venduto della DC, e la decisione di farlo succedere a Scott Snyder ha lasciato più di qualche dubbio a più di una persona. In molti, me incluso, si aspettavano che a prendere il timone di Batman dopo Snyder fosse James Tynion IV, o perfino Genevieve Valentine, che sembrava stessero venendo preparati a tale scopo, uno su Batman Eternal e l’altra su Catwoman, ed entrambi su Batman & Robin Eternal. La scelta di King è stata un po’ una sorpresa, perché fino a quel momento si era occupato di serie di secondo piano, e la sua Omega Men era sempre e costantemente la meno venduta delle serie DC.

Con Batman: I Am Gotham, però, King dà prova non solo di quanto sia valido come sceneggiatore, ma anche di quanto sia perfettamente in grado di capitanare una testata del calibro di Batman.

Batman: I Am Gotham si apre con una sequenza con la qualche chiunque sia pratico di fumetti e supereroi avrà per lo meno un minimo di famigliarità: un aereo di linea minaccia di cadere nel pieno centro di Gotham City. Ora, in una qualsiasi altra città dell’universo DC, tipo Metropolis o Coast City, il supereroe locale ci metterebbe un niente ad alzarsi in volo, afferrare la fusoliera dell’aereo e salvare tutti quanti. Ma qui siamo a Gotham City. Il protettore di Gotham è Batman, e Batman è semplicemente un lunatico in calzamaglia con svariati miliardi nel conto corrente. Ciò nonostante Batman tenta il tutto per tutto per salvare l’aereo e i suoi passeggeri. Ma, quando tutto sembra perduto, riceve un aiuto inaspettato.

Gotham City ha due nuovi supereroi a proteggerla, appropriatamente chiamati Gotham e Gotham Girl, che scelgono proprio l’incidente dell’aereo per rivelare alla città (e a Batman) la loro presenza. Ma chi sono? Da dove vengono? E c’è davvero da fidarsi di loro? Sono tutte domande che, dal momento dell’incontro, Batman è costretto a porsi. Ma non solo. Ora che anche Gotham sembra avere i suoi due supereroi veramente superpotenziati di fiducia, c’è davvero ancora bisogno di un miliardario in calzamaglia?

I Am Gotham mi è piaciuto molto, e lo considero un ottimo inizio per la nuova serie. Dove Scott Snyder aveva più l’inclinazione all’horror e al grottesco, Tom King sceglie di rimanere in un territorio più classico per Batman e ne analizza la relazione con la città di Gotham. La storia in sé è semplice ma molto efficace, riesce a bilanciare bene escapismo e introspezione psicologica dei personaggi in essa coinvolti. Inoltre ci sono degli efficaci richiami al Batman classico, e un po’ campy, degli anni ’60 (pensate alla serie tv con Adam West), e momenti di umorismo particolarmente azzeccati che vedono protagonista un Alfred spesso e volentieri sarcastico nei confronti di questa o quest’altra nuova trovata di master Bruce. Senza dimenticare che Batman è awesome. Ovviamente il momento lol dell’intero arco non può che essere la breve sequenza in cui è Alfred stesso, per necessità di un diversivo, a indossare i panni del cavaliere mascherato.

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La storia enfatizza anche l’idea, sulla quale mi manterrò vago because spoiler, che c’è sempre un prezzo da pagare per il proprio potere. Il potere fisico di Batman, ad esempio, è stato ottenuto dopo anni e anni di durissimo addestramento, e in I Am Gotham viene contrapposto a quello di Gotham e Gotham Girl, che solo in apparenza è privo di aspetti negativi.

Una frase che mi ha particolarmente colpito, e che secondo me è il cuore stesso della storia, viene pronunciata proprio da Batman all’inizio dell’arco: “Sei spaventato e questo va bene, perché ora hai l’opportunità di essere coraggioso”. Questa frase, nella sua semplicità, descrive alla perfezione non solo Batman stesso, un personaggio la cui intera esistenza è basata sull’equilibrio tra paura e coraggio, ma anche l’intera Gotham City, ovvero il luogo in cui, tra clown, pinguini, mostri di argilla e spaventapasseri, le opportunità di essere spaventati, e da ciò di tirare fuori il proprio coraggio, abbondano.

I Am Gotham è pensato per essere la prima parte di un maxi-arco che sarà seguito da altri due archi intitolati I Am Suicide e I Am Bane. Il che significa che il Batman di Tom King durerebbe circa diciotto numeri. Ovviamente, visto che secondo me I Am Gotham è stata una partenza coi fiocchi, mi auguro che King mantenga la qualità a questi livelli e che possa rimanere alla guida di Batman per tanto quanto Scott Snyder, se non perfino più a lungo.

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