Martin Mystère è un nome con cui, sono abbastanza sicuro, buona parte dei lettori di questo blog avrà una qualche famigliarità. Il detective dell’impossibile, creato da Alfredo Castelli e ispirato a Allan Quartermain, diletta le edicole italiane dal 1982 con le sue avventure che lo hanno condotto, di volta in volta, in luoghi come Atlantide e Mu, oppure a confrontarsi con teorie del complotto e casi di archeologia misteriosa più o meno noti.

Per quanto mi riguarda, albi totali letti di Martin Mystère: due.

Il motivo è semplice. Prima di tutto preferisco leggere fumetti americani. Sono meno imbalsamati di quelli italiani, ed escono una volta a settimana e sono velocissimi da leggere, cosa che va a braccetto con il mio deficit di attenzione. Ma leggo anche fumetti italiani, per ragioni sia professionali che personali. Sapete, ad esempio, che mi piace Dragonero, ma leggo anche Dylan Dog (continuo ad aspettare la rivoluzione promessa da Recchioni, anche se sono passati un paio di anni e ancora non ce n’è traccia), di tanto in tanto Dampyr e, guilty pleasure personale, Zagor.

Con Martin Mystère è un caso diverso. A parte Topolino, l’Almanacco del Mistero 1995 è il primo fumetto che ho memoria di avere letto. Deve averlo portato a casa mio padre, e più che letto l’ho letteralmente consumato a furia di sfogliarlo. Non mi ricordo nemmeno di cosa parlasse (so che c’era una società segreta composta da membri della Milano bene e dei tunnel misteriosi – pardon, mysteriosi – sotto il Castello Sforzesco) ma ricordo che mi era piaciuto parecchio. Tuttavia non è mai scoccata la scintilla che ha fatto di me un fedele lettore di Martin Mystere – anzi, di lì a poco avrei abbandonato del tutto i fumetti per concentrarmi sui romanzi.

Due mesi fa, però, è successo qualcosa. Ero all’Esselunga a fare la spesa. Stavo comprando dei cracker, per la precisione quelli con il riso soffiato della Galbusera. Per qualche strana ragione, feng shui suppongo, l’espositore dei cracker con il riso soffiato della Galbusera è direttamente di fronte a quello dei fumetti. E l’occhio mi è caduto sulla copertina dell’albo numero 345 di Martin Mystère, che aveva una struttura simile a quella delle cover dei vecchi Gialli Mondadori, solo con lo sfondo blu per qualche motivo che tutt’ora ignoro. Incuriosito, mi sono soffermato a dare un’occhiata. Il titolo era Il Nilo giallo e con mia grande sorpresa parlava di Agatha Christie. Ohibò. Che cosa hanno in comune la versione seria e professionale di Roberto Giacobbo con la mia scrittrice di gialli preferita? L’unica cosa vagamente mysteriosa (scusate, ormai ci ho preso il vizio) è la breve sparizione del 1926, ma quella era causata dalla scoperta dell’infedeltà del marito, non da alieni, Men in Black, atlantidei o popoli del mare. Insomma, mi interessava vedere dove si sarebbe andato a parare. Dopo un breve conflitto per via del prezzo (cinque Euro e trenta), ho infine deciso di metterlo nel carrello. Poi sono tornato a casa, ho sistemato la spesa, e Martin Mystère numero 345 è rimasto a prendere polvere da qualche parte nell’orrore escheriano che è la mia pila di cose da leggere.

La scorsa notte, però, botta d’insonnia. Piuttosto che stare a rigirarmi nel letto preferisco alzarmi e fare qualcosa. Ogni tanto scrivo (l’idea romantica dello scrittore che lavora nel silenzio della notte), più spesso leggo. Ho notato il fumetto e mi sono detto: sta prendendo la polvere da un po’ troppo tempo, leggiamolo e archiviamolo in qualche armadio.

La storia in realtà è risultata facilmente comprensibile anche per me che non ho mai seriamente seguito le gesta di Martin Mystère, ed è inoltre riuscita a solleticare il mio interesse per il mistero e l’archeologia misteriosa collegando Agatha Christie, e in particolare i suoi numerosi viaggi in Africa, con alcune leggende locali. È riuscita nel suo scopo, che è quello di intrattenere senza risultare pesante.

Ma in realtà non è di questo che voglio parlare. La ragione per cui sto dedicando questo post a Martin Mystère è che, a lettura terminata, mi è sorta spontanea una riflessione. Martin Mystère parla di archeologia misteriosa, alieni, civiltà dimenticate, grandi misteri della scienza. Agli italiani questo genere di cose piace, basti ricordare il successo di programmi quali Voyager, Mistero, più tutti quei documentari che ogni tanto passano su History Channel e che non hanno nulla a che vedere con la storia (o con Hitler). Se mi sono riferito al BVZM (Buon Vecchio Zio Martin, come è affettuosamente chiamato il personaggio dai suoi fan) come la versione seria e professionale di Roberto Giacobbo non è un caso. Perché allora Martin Mystère è una delle serie regolari meno lette della Bonelli?

Certo, il fumetto in generale non tira più come una volta. Gli anni Ottanta sono finiti e non torneranno forse mai più. Ogni tanto qualche notizia di carattere fumettoso irrompe nei media generalisti, come quando Zerocalcare o Gipi vengono candidati a qualche premio letterario generalmente riservato ai romanzi (e lì tutti a usare il termine graphic novel, perché fa profèscional e soprattutto separa il fumetto letterario da quello da edicola, senza sapere che è una definizione che si è inventato di sana pianta Eisner per darsi un tono nel proporre i suoi fumetti all’editore). In questi giorni c’è stato un po’ di battage per il trentennale di Dylan Dog, con una serie di eventi a Milano che hanno catturato l’attenzione anche di giornali e telegiornali. Anche se mi domando in quanti sappiano che l’albo vero e proprio del trentennale, Mater Dolorosa, esce oggi in edicola. In ogni caso, come è raro che di questi tempi un romanzo diventi mainstream, che ciò accada a un fumetto è ancora più raro.

In più, dal giugno del 2005, Martin Mystère non è più pubblicato con i consueti formato e cadenza Bonelli, ma è diventato un albo doppio, di 164 pagine, che esce ogni due mesi. Non solo un “tomone” grande il doppio della norma può scoraggiare un potenziale lettore, ma va anche tenuto conto che nelle opere seriali il ritmo di uscita è importante. Se si deve tentare in qualche modo di dare a nuovi lettori un punto d’entrata, è anche necessario non fornire a quelli vecchi una via d’uscita, come potrebbe esserlo il buco di un mese, quando tutte le altre serie regolari in genere escono ogni trenta giorni.

C’è anche da dire che, ai tempi della sua concezione, Martyn Mystère era sì una serie innovativa per la Bonelli, qualcosa di nuovo e diverso rispetto a Tex, Zagor, Mister No o Il comandante Mark, che difatti ha poi portato l’editore a esplorare altri generi con Nathan Never, Dylan Dog e Nick Raider, o per certi versi a decostruire il tanto caro fumetto western con Magico Vento di Manfredi. Ma questa innovazione oggi è andata perdendosi. Un esempio: come ho detto prima gli anni Ottanta si sono belli che conclusi. E anche i Settanta, i Sessanta e i Cinquanta prima di loro. In Martin Mystère la gente si dà ancora del voi, neanche fossimo nel Ventennio, datando in modo impercettibile ma nello stesso tempo marcato il testo.

Vorrei dire anche, per spezzare una lancia in favore di Martin Mystère, che per lo meno il personaggio titolare della serie riesce a sfuggire a quell’orrenda caratterizzazione che contrappone l’assoluto eroismo autoritario di un Tex o uno Zagor, con l’assoluto anti-eroismo dei loro avversari. L’eroe Bonelli per antonomasia è lo stoico maschio bianco che sa sempre qual è la cosa giusta da fare e non lesina l’utilizzo dei propri pugni pertiniani per far sì che anche gli altri la vedano alla sua maniera (voglio dire, io amo Zagor, ma certe volte vorrei strozzarlo). Nella storia che ho letto Martin Mystère non mi è sembrato di questo stampo. Certo, non ho nemmeno avuto l’impressione si trattasse di un protagonista complesso con una moralità in scala di grigi, perché non sia mai, ma è anche vero che non ho letto abbastanza storie che lo riguardano per avere un’opinione più articolata al riguardo.

La necessità di rilanciare la serie, tra l’altro, l’ha avuta anche Alfredo Castelli (il quale secondo me, pur essendo un “grande vecchio” del fumetto, ha una delle menti più moderne in Bonelli), che ha annunciato una nuova serie dedicata a Martin Mystère, di dodici albi e tutta a colori, che sarà presentata al Lucca Comics e uscirà in edicola a novembre. Non ne avevo idea prima di cominciare a scrivere questo articolo, ma ora che l’ho scoperto mi sembra una gran buona idea. Questa nuova serie potrebbe essere in grado di svecchiare e riportare in primo piano un personaggio che ha le potenzialità, viste le avventure che lo coinvolgono, di fare ancora una volta presa anche su un pubblico più casuale e generalista. Che, mi sembra, è proprio ciò di cui Martin Mystère in questo momento ha bisogno.