Sto procrastinando la stesura di questo post da decisamente troppo tempo. E avrei continuato a farlo, se non fosse che quell’“episodio 1” attaccato all’articolo su I nuovi classici del fantasy dedicato a Il trono del drago di Tad Williams mi osserva e mi giudica come un cuore rivelatore da troppo tempo.

Per cui, eccoci qua. Il capitolo 2. I giardini della luna. Malazan. Steven Erikson.

Come già ho detto nella recensione di Night of Knives di Ian C. Esslemont, ci tengo a ribadire, a scanso di equivoci, che sto commettendo la follia di leggere Malazan in inglese. Questo per il semplice motivo che in Italia non è ancora uscito The Crippled God, e anche che sto seguendo un ordine di lettura che include, oltre alla serie principale (Il libro Malazan dei caduti) anche le novellette di Bauchelain e Korbal Broach scritte da Erikson, e le Novels of the Malazan Empire scritte da Esslemont, che con la sequenza principale vanno a intersecarsi, condividendo personaggi, eventi e situazioni.

Ovviamente questa non è una recensione. Stiamo parlando di uno dei più famosi romanzi fantasy mai scritti, di recensioni sarà zeppo l’internèt. Voglio usare questo post per parlare di come, partendo da I giardini della luna, Erikson ha saputo strutturare efficacemente un mondo secondario. Inoltre, dato che una delle critiche mosse più di frequente a Malazan è: è ostico per i nuovi lettori perché Erikson dà troppe cose per scontate, magari una panoramica generale relativa a storia e personaggi può fare comodo. Tenete però presente che io di Malazan ho finora letto solo i primi due romanzi, quindi questo articolo proviene dalla mia prospettiva limitata.

Uno dei grandi meriti di Steven Erikson e del ciclo di Malazan, nonché una delle prime ragioni a essere menzionate quando si chiede a qualcuno perché è fan della serie, è l’architettura del mondo in cui si svolge la vicenda.

malazan2bworld

Il mondo di Malazan non ha un nome ufficiale, anche se Erikson e alcuni fan a volte ci si riferiscono usando il nome Wu (cosa che, per comodità, ho deciso che farò anch’io). Nonostante esistano, in apertura ai singoli romanzi, mappe anche abbastanza dettagliate di regioni, continenti e città rilevanti per il romanzo stesso, non esiste una mappa “unificata” di Wu (visto? ve l’avevo detto che l’avrei usato anch’io). Sappiamo tuttavia che Wu è grande come la nostra Terra, e forse più grande, e che su di esso esistono dalle sei alle dodici masse continentali o sub-continentali di terre emerse. Il continente più grande (indovinate un po’? Esatto, è senza nome) è quello che ospita le Sette Città, più o meno al di sotto del quale si trova Quon Tali, che è la patria dell’Impero Malazan e ospita la capitale imperiale, Unta. Mentre poco più a sud si trova l’isola di Malaz che è il luogo dal quale ha avuto origine l’impero.

genabackis

I giardini della luna, in ogni caso, si svolge (quasi) per intero nel continente di Genabackis, situato a est delle Sette Città e a nord-est di Quon Tali. Genabackis è controllato a nord dall’impero Malazan e nella sua parte centrale da una serie di città-stato, la più importante delle quali è Darujhistan.

Il fulcro della serie è, come il titolo stesso suggerisce, l’impero Malazan e le guerre di espansione e consolidamento in cui è coinvolto. La cosa interessante dell’impero Malazan è che si tratta di un impero relativamente giovane e che ha origini piuttosto umili.

Tutto ha inizio quando un mago di nome Kellanved decide di formare intorno a sé una compagnia composta da uomini abili e molto potenti: dal fidato Dancer a Surly, una formidabile assassina che comanda un’organizzazione chiamata l’Artiglio, da esperti comandanti come Whiskeyjack e Dassem Ultor, a un altro potente mago di nome Tayschrenn (e si tratta, per la cronaca, di personaggi che avranno un peso rilevante nel corso della serie). Kellanved, i suoi uomini e l’esercito di Malazan riescono a conquistare in rapida sequenza Quon Tali, Kartool e le Sette Città.

A questo punto, però, l’imperatore Kellanved scompare misteriosamente e Surly assume il potere prima come reggente, poi proclamandosi a sua volta imperatrice con il nome di Laseen. Uno dei suoi primi provvedimenti è mettere al bando la magia non sanzionata e questo causa una rivolta a Malaz City. Durante questo evento ha luogo il prologo di I giardini della luna, primo romanzo della serie, che, per altro, ci fornisce un esempio dello stile di Erikson. Tutti i personaggi del prologo sono rilevanti ai fini della storia, e li reincontreremo nei romanzi successivi. Due di essi, però, non sono identificati con il loro nome, ma solo con il grado militare che occupano e con alcune caratteristiche fisiche. È compito del lettore interessarsi a questi due personaggi e cogliere, nel corso di I giardini della luna, i dettagli che lo porteranno a identificare i due (e come collegamento è alquanto semplice, una sorta di tutorial per quello che aspetta il lettore).

Il resto di GOTM si svolge nel continente di Genabackis, tranne per una piccola sequenza che ha luogo durante il massacro di Itko Kan, una cittadina a Quon Tali. Per il resto, ci ritroviamo a seguire la campagna di Genabackis a partire dall’assedio e la caduta della città di Pale, che assieme a Darujhistan è una delle principali del continente. L’assedio di Pale, che si è protratto per anni perché la città aveva trovato un formidabile alleato nei Tiste Andii, una sorta di elfi metallari, e nella fortezza volante della Progenie della Luna, in cui risiede il potentissimo Anomander Rake. La battaglia finale per Pale è una cosa gigantesca, tra getti di fuoco, rocce cadenti, immensi stormi di corvi, demoni di ogni sorta, e la cosa divertente è che il capitolo ha inizio a battaglia terminata, e noi lettori sappiamo quello che è successo solo attraverso i ricordi della maga Tattersail.

Ora, ho avuto occasione di menzionare i Tiste Andii, abbiamo dato per scontato che i cittadini di Malazan siano umani, inoltre sappiamo che Surly/Laseen ha la pelle azzurra perché viene da Napan: è arrivato il momento di parlare di razze.

C’è un intero specchietto che funge da schema esplicativo per sapere quale razza deriva da quale e si è incrociata con quale altra, ma è piuttosto complicato per un articolo introduttivo. Vi basti sapere, per una più agevole lettura di I giardini della luna, che ci sono quattro razze antiche, gli Imass, i Jaghut, i Forkrul Assail e i K’Chain Che’Malle. Ci sono poi anche altre razze, come i Tiste, che però non fanno parte delle quattro antiche. Per quale motivo? Io che sono arrivato solo al secondo libro ancora non lo so. In ogni caso, delle quattro razze antiche ci interessano per ora principalmente le prime due.

Gli Imass sono una razza umanoide dalla quale discendono tutte le razze umanoidi che incontriamo nel presente della serie, per cui gli umani (termine ombrello che delinea i cinquecento tipi diversi di umani che affollano le pagine di Malazan), ma anche i Barghast e i Moranth nativi di Genabackis. Poi ci sono i T’lan Imass che sono una sorta di Neanderthal non-morti , e la loro origine è avvolta nel mistero (per lo meno all’inizio della serie).

I Jaghut sono invece una razza dall’aspetto simile agli orchi, con tanto di pelle verde e zanne sporgenti; sono estremamente longevi, tanto da potersi quasi considerare immortali. Un Jaghut mezzosangue si chiama Jhag, e ne incontreremo uno nel corso del secondo libro della serie, La dimora fantasma. I Jaghut sono nemici giurati dei Tlan’Imass.

Dei Forkrul Assail e i K’Chain Che’Malle è sufficiente sapere, per il momento, che anche loro sono due delle quattro razze antiche.

siege_of_pale

E ora veniamo alla parte un po’ più complicata. Il ciclo di Malazan è pieno di magia potentissima e sovente letale. Ci sono anche qui cinquecento nomi e concetti ma, a differenza delle cinquecento specie umanoidi, questi vengono menzionati più di frequente nel corso del libro.

Come funziona, dunque, il sistema magico escogitato da Erikson. Ci sono delle dimensioni chiamate Canali, che sono fisiche e possono essere dotate di abitanti e veri e propri ecosistemi e all’occorrenza traboccano di magia. Il mago è quella persona in grado di attingere all’energia magica del Canale e manipolarla. In genere un mago riesce ad attingere solo a un Canale, e di solito si specializza in quello, perché attingere a più di un Canale è estremamente difficile. In ogni caso un mago che sa padroneggiare un solo Canale è immensamente più potente di un mago che riesce ad accederne a più di uno ma non sa padroneggiarli.

Le quattro razze antiche, in buona sostanza, hanno ciascuna il proprio Canale riservato, al quale solo loro possono accedere. Questi sono i Canali Antichi, o Fortezze. La fonte della magia dei Jaghut proviene dal Canale Antico del ghiaccio (Omtose Phellack), quella dei T’lan Imass dal Canale Antico del fuoco (Tellan), quella dei Forkrul Assail dal Canale Antico della psiche (Ahkrast Korvalain) e quella dei K’Chain Che’Malle dal Canale Antico della luce e del suono (Kaschan). In realtà è possibile che, ad esempio, un non Jaghut usi Omtose Phellack, ma si tratta di una situazione estremamente rara.

I Canali accessibili agli umani, invece, si chiamano Sentieri e, come sono riportati nell’appendice, sono: Denul, il Sentiero della guarigione; D’riss, il Sentiero della Pietra; il Sentiero della Morte (Hood’s Path); Meanas, il Sentiero dell’ombra e dell’illusione; Ruse, il Sentiero del Mare; Serc, il Sentiero del cielo; Tennes, il sentiero della Terra; e Thyr, il Sentiero della luce. Questo in parole povere significa che se uno vuole imparare a volare deve specializzarsi del Sentiero del cielo.

Lo spazio tra queste dimensioni è il Sentiero del Caos. E, come il nome suggerisce, non è la meta ideale per le vacanze natalizie.

Poi abbiamo gli dèi, che nel ciclo di Malazan non sono entità astratte ma vero e propri agenti che sono soliti interferire nelle vicende umane per loro tornaconto e avranno un peso importantissimo nel corso della saga. Svariati personaggi nel corso dei romanzi usano il Mazzo dei Draghi, una sorta di tarocchi, per la divinazione. Inutile specificare che ogni lettura del mazzo dei draghi, per quanto criptica, è importante ed è bene prestarci particolare attenzione.

Invece di fare parte di un pantheon unificato, gli dèi di Malazan sono divisi in Alte Case, delle sorta di mini-pantheon. La divinità è in genere il re dell’Alta Casa, e poi ha una serie di Ascendenti (la Regina, il Campione, il Sacerdote, l’Araldo, la Vergine, e così via) che possono essere altre divinità oppure degli agenti mortali.

Nella pratica, per I giardini della luna, basta che ci focalizziamo su Shadowthrone/Ammanas, Rope/Cotillon e Oponn. Shadowthrone, che viene chiamato intercambiabilmente Ammanas, è il re della Casa dell’Ombra e Rope, che viene chiamato anche Cotillon, è uno dei suoi ascendenti, l’Assassino. Oponn non fa parte di nessuna Alta Casa ma controlla la fortuna (l’appendice lo definisce il Giullare della Fortuna). È “composto” da due gemelli, un maschio, la cui spinta significa cattiva sorte, e una femmina, la cui spinta significa invece buona sorte.

Tanta roba? Sappiate che fino a qui abbiamo solo grattato la superficie. E, con tutto questo parlare di geografia, razze e magia, ancora non abbiamo affrontato l’argomento principale, ossia: di che cosa parla questo benedetto I giardini della luna?

Si tratta dell’inizio di una grande storia, che si dipana per continenti, millenni e punti di vista, che è incentrata all’inizio sull’espansione e il consolidamento dell’impero di Malazan, guidato dall’imperatrice Laseen. GOTM è ambientato nel continente di Genabackis, dove la conquista dell’impero è in pieno svolgimento e c’è una feroce guerra tra l’impero e i suoi alleati contro le locali città-stato. Dal momento che la serie è parecchio influenzata dalle Chronicles of the Black Company di Glen Cook, il focus principale non è sulle vicende politiche dell’impero ma su quelle umane dei suoi soldati e della gente comune.

last_ones_out_final

In GOT impariamo a conoscere i Bridgeburners, una compagnia di soldati altamente specializzati famosi per essere i primi a entrare in battaglia e gli ultimi a uscirne. Molti dei Bridgeburners sono la vecchia guardia dei fedelissimi dell’ex imperatore Kellanved, e per questo il loro rapporto con Laseen non è dei migliori. Quando incontriamo i Bridgeburners per la prima volta, infatti, è subito dopo l’assedio di Pale, dove gran parte delle loro forze è stata “accidentalmente” sterminata dal fuoco amico.

Tra i Bridgeburners ci sono talmente tanti personaggi fantastici che potrei sproloquiare a lungo su ognuno di loro (e magari lo farò, più avanti nella serie). Abbiamo Whiskeyjack, il veterano degradato, Ganoes Paran, capitano riluttante mal visto dai suoi uomini perché di alto lignaggio, Quick Ben, il mago più badasso ever, Tattersail, Fiddler e, ovviamente, Sorry.

Poi abbiamo il variopinto gruppo di fazioni e personaggi che affollano la città di Darujhistan (e, nella fattispecie, la locanda della Fenice) tra cui spiccano Crokus Younghand, un giovane assassino adorabile ma anche terribilmente ingenuo, e soprattutto Kruppe, che parla di sé sempre in terza persona e, al di sotto della sua aria affabile e paciosa, nasconde l’affilatezza mentale di un vero maestro d’intrighi.

Ci sono anche personaggi più misteriosi e imprevedibili, come il già menzionato Anomander Rake, leader dei Tiste Andii, e Caladan Brood, che più che comparire in scena viene menzionato e lo riporto solo perché è da millenni in possesso di un martello che è l’unica arma in grado di risvegliare Burn, la Dea Dormiente. Così, giusto per gradire.

Se non siete famigliari con il ciclo di Malazan e, dopo aver letto fino a qui, non vi è venuta per lo meno la voglia di dare un’occhiata a I giardini della luna è solo perché sono io a essermi spiegato male. Malazan ha tutto ciò che a un amante del fantasy può interessare e anche di più. Abbiamo un enorme universo più intravisto che raccontato, una mole di personaggi, magia da tutte le parti, millenni di storia, segreti e complotti. E non bisogna dimenticare anche i temi che la storia affronta tra le righe e che fanno un po’ da cornice filosofica non solo a questo romanzo ma a tutta la serie: la natura distruttiva della guerra e il suo rapporto non solo con il potere ma anche con chi vi si trova invischiato suo malgrado.

Quello di Erikson è un fantasy brutale e che non lascia scampo, che nulla ha a che vedere con Tolkien e derivati. Siamo in una dimensione in cui non solo, tra i personaggi, chiunque può morire, ma può anche essere riportato in vita per poi essere ucciso di nuovo o condannato all’immortalità e alla sofferenza eterna.

Se dovessi proprio avvicinare Erikson a Tolkien lo farei partendo dal presupposto che il successo di entrambe le opere si basa su un sapiente e certosino lavoro di worldbuilding. Come ogni dettaglio del Signore degli Anelli era basato sugli anni di ricerche compiute da Tolkien prima di mettersi a scrivere, così è per Malazan.

Il ciclo di Malazan viene considerato un fantasy difficile per il semplice motivo che Erikson non si perde in dettagli e lascia che sia il lettore a raccogliere dal testo gli indizi che gli permetteranno di contestualizzare ciò che sta leggendo nel grande affresco della storia del mondo. Anche se io per primo ammetto di averlo trovato in certi momenti frustrante, in realtà non si tratta di un romanzo “difficile”, è solo una storia che richiede un minimo di attenzione al dettaglio, scritta per chi non ha pretese di avere la pappa pronta.

Vorrei rimarcare, in conclusione, che ho scritto questo articolo (davvero troppo lungo, ma mi sono lasciato trasportare) quando ancora devo cominciare a leggere Memories of Ice. Inoltre, sto leggendo la serie in inglese e non in italiano. Per cui potrebbero esserci delle imprecisioni dovute all’aver parlato troppo presto o degli errori di traduzione. Se ne sapete più di me e trovate qualche magagna, non esitate a segnalarlo nei commenti. Solo, per piacere piacerino con lo zucchero sopra, limitate gli spoiler dei libri successivi a GOTM.