È passato un po’ dall’ultima volta che ho affrontato l’argomento dei progetti in lavorazione (Un duello per l’impero è uscito il mese scorso ed è sempre disponibile su Amazon) e mi sembra doveroso un rapido aggiornamento sulla situazione.

Il lavoro su Agents of F.R.E.A.K.S. – Attacco ad Atlantide (un’altra avventura di Rebecca Carter dopo le vicende di Agents of F.R.E.A.K.S. – La mano invisibile) si è momentaneamente arenato in quota 40.000 parole e ho deciso di riprenderlo all’inizio del 2017, per dedicarmi nel frattempo alla scrittura di più brevi novellette.

In particolare ora sto lavorando alla prima stesura di una novelletta il cui titolo di lavorazione è Progetto Dark City, e si tratta di un genere (o meglio, di un sottogenere del fantasy) con il quale finora non mi sono mai misurato, pur trovandolo da sempre affascinante. Il sottogenere è “supereroi”, con il cavillo che il provvisoriamente intitolato Progetto Dark City è una storia ibrida che mischia le storie di supereroi della golden age con la narrativa pulp e noir, il tutto in uno scenario retrofuturistico e postapocalittico. E qui sembro quello che dice parole altisonanti a caso per mascherare l’intrinseca debolezza della sua storia.

Il Progetto Dark City è ambientato in una città futuristica – Darkwall City, che però tutti chiamano Dark City – ma per molti versi ferma agli anni ’30 e ’40 (la morale pubblica è quella di quel periodo, ad esempio, e la gente ascolta la radio anziché guardare la televisione). Darkwall City è anche una città – l’unica, per quanto ne sappiamo – a essere sopravvissuta a un non meglio precisato evento apocalittico che ha reso il pianeta un inferno inospitale ricoperto da una nebbia tossica perenne dentro la quale si celano mostri e orrori inimmaginabili. Darkwall City è protetta dalla nebbia da un’enorme muraglia, il muro nero da cui prende il nome, che la circonda per intero ed è stata costruita in un tempo immemore da una figura quasi divina che tutti chiamano Padre.

Dopo la costruzione della muraglia, chiamata anche il Confine, Padre ha continuato la sua opera di protezione della città fornendo sostentamento e risorse alla popolazione. Quando però la città si trova minacciata dalle presenze inquietanti che vagano nel mare di nebbia (cosa che accade spesso), Padre è costretto a creare un’arma che sia la prima e più potente difesa della città in caso di attacco esterno. Quest’arma è il Miracolo, un abitante di Dark City scelto da Padre e potenziato con una frazione del suo potere, che lo rende superforte, capace di volare e, soprattutto, più resistente alla tossicità del mare di nebbia.

La storia del Progetto Dark City, tuttavia, inizia quando il Miracolo viene trovato morto in una piazza alla periferia della città. Sugli eventi che hanno causato la morte di un eroe che tutti credevano invincibile indagano uno spietato vigilante dal personalissimo senso di giustizia e privo di empatia che si fa chiamare la Vendetta, e Eric Bedlam, un detective disilluso e dalle tendenze suicide. Durante l’indagine, Bedlam e la Vendetta si ritroveranno ad affrontare gang criminali, scienziate in grado di manipolare la materia, e perfino la ragazzina adolescente scelta da Padre per diventare il nuovo Miracolo. Il tutto per scoprire una verità che potrebbe scuotere nel profondo l’intera Dark City e perfino il suo posto nel mondo.

Questa, a grandi linee, la trama della storia. Come è facile intuire, è ispirata al recente trend (che esiste da eoni nei fumetti ma è diventato mainstream grazie a film quali Batman v Superman e Civil War) di mettere un supereroe contro l’altro e farli pestare a sangue. Indubbiamente la visione del director’s cut di BvS è stata la scintilla che mi ha spinto a elaborare la storia nella mia testa – e si vede chiaramente che il Miracolo è la mia personale versione di Superman e la Vendetta una sorta di Batman (anche se un po’ più mentalmente instabile).

Ma Batman e Superman non sono le uniche ispirazioni che hanno acceso in me la scintilla del Progetto Dark City. L’idea di una città popolata da supereroi che influenzano la vita quotidiana della gente normale deriva da uno dei miei fumetti preferiti che è Astro City di Kurt Busiek. Astro City, che vi consiglio caldamente di reperire a prescindere dal fatto di averlo usato come ispirazione, perché è davvero un gran bel fumetto, presenta un universo piuttosto compatto e coerente popolato da supereroi (ispirati a loro volta a quelli DC e Marvel) che è un po’ il parco giochi di Busiek e per questo funziona a meraviglia (oddio, tranne i due archi intitolati The Dark Age che erano un po’ pesantucci).

La Vendetta, il vigilante dall’intelletto fino e il grilletto facile, più che Batman è, come il cavaliere oscuro, ispirato al personaggio di The Shadow, nelle sue iterazioni letterarie e fumettistiche. Il mondo che lo circonda è quello della narrativa pulp degli anni Trenta e Quaranta, popolato da uomini duri, pugni e mascelle serrate e gente che prima picchia e poi parla. Per entrare nel mood mi sono letto uno dei millemila Megapack tematici pubblicati dalla Wildside Press.

Il Confine, la muraglia nera alta trecento metri che separa Dark City dal mare di nebbia sorvegliata da tempo immemore dall’ordine delle Sentinelle, un gruppo di derelitti spesso coscritti non per loro iniziativa, che si fanno carico di vigilare, proteggere ed esplorare la frontiera tra la civilizzazione e l’ignoto, potrebbe ricordarvi i Guardiani della Notte delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di George R.R. Martin. Ma vi assicuro che, per lo meno in questo caso, ogni similitudine è puramente dovuta al fatto che c’è una gigantesca Barriera e un ordine di derelitti che la sorveglia. Giurin giurella.

Al momento in cui sto scrivendo questo post, il Progetto Dark City conta poco più di 13k parole, il che significa che sono più o meno a metà della prima stesura. Se tutto va come previsto vorrei terminarla entro fine ottobre, di modo da procedere alla revisione e alla seconda stesura nel corso di novembre e pubblicarla prima di Natale. Tenete le dita incrociate da parte mia.

Il secondo progetto a cui sto lavorando è qualcosa che, in effetti, esiste solo nella mia mente. Si tratta di un’altra novelletta fantasy ambientata nel mondo di Un duello per l’impero, solo qualche secolo dopo. O meglio, in origine dovevano essere due novellette fantasy: una doveva essere una sorta di mystery procedurale ambientato tra le aule di tribunale di una Venezia rinascimentale alternativa, mentre l’altra è una più classica avventura in parte ispirata alle novellette di Bauchelain e Korbal Broach di Steven Erikson. Alla fine ho optato per dedicarmi alla seconda, ma solo perché un mystery procedurale non è propriamente una storia che grida “fantasy!” ai quattro venti. In ogni caso si tratta di un lavoro che esiste, per ora, solo nella mia testa e in qualche appunto qua e là sul mio bloc notes, e che comincerò a scrivere non prima di dicembre.

Sentirete ancora parlare, intanto, del Progetto Dark City – anche perché prima o poi dovrò trovare un titolo decente – prossimamente su questo blog (o su Facebook o su Twitter), quando vi aggiornerò su stato e completamento dei lavori, sinossi ufficiale, titolo e copertina.