È quasi la fine di ottobre, il che significa che è legalmente accettabile indossare i calzini anche in casa, riprendere a usare il forno per preparare la pizza, e ricominciare a seguire le serie tv della DC (con l’eccezione di Arrow, perché Arrow fa cagare). Ma fine ottobre è anche il momento in cui si fanno i conti con la Goodreads Reading Challenge.

Per chi non lo sapesse la Reading Challenge di Goodreads funziona in maniera abbastanza lineare: a gennaio si determina la quantità di libri che si intende leggere nel corso dell’anno e Goodreads tiene conto dei progressi e del tempo restante. In genere punto sempre a leggere 52 libri all’anno, uno a settimana, ma di rado supero i cinquanta. Quest’anno, però, sono a quota 44 libri e, per il momento, il traguardo mi sembra raggiungibile.

Il che significa anche che, mentre mi trovo ancora impelagato tra le pagine di Memories of Ice (tra parentesi, sto cercando di capire perché Anomander Rake non è intervenuto nell’assedio di Capustan, visto che Crone ha riferito che la Progenie della Luna si trova da quelle parti, e il suo intervento era bastato a far durare anni l’assedio di Pale), mi restano ancora otto romanzi da leggere, e devo decidere quali.

Ogni anno cerco sempre di leggere il maggior numero possibile di libri appena pubblicati, un po’ perché mi piace tenere d’occhio cosa va di moda nel mercato della speculative fiction internazionale, un po’ perché nutro la recondita fantasia che qualcuno che magari lavora nel settore legga uno dei miei post e dica, ehi, questo libro non sembra male, dovremmo portarlo in Italia. Quest’anno, ad esempio, ho già letto e segnalato una serie di romanzi inediti nel nostro Paese – da Disappearance at Devil’s Rock a The Wolf in the Attic, da The Three-Body Problem a The Senility of Vladimir P. – e ho in mente, prima che l’anno si sia concluso, di leggerne ancora altri.

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1) Children of Earth and Sky di Guy Gavriel Kay

La prima novità in lingua originale che voglio intraprendere una volta terminato con Memories of Ice è senza dubbio Children of Earth and Sky di Guy Gavriel Kay. Guy Gavriel Kay è uno dei miei autori fantasy preferiti, nonché uno dei principali motivi per cui scrivo fantasy storico senza magia. Children of Earth and Sky è il suo ultimo romanzo, dopo l’escursione asiatica di Under Heaven e River of Stars, e condivide la stessa ambientazione, un equivalente dell’Europa medievale, di Sailing to Sarantium e Lord of Emperors (che insieme formano la duologia The Sarantine Mosaic, di ispirazione bizantina), The Last Light of the Sun (vichinghi vs. anglosassoni) e il mio personale preferito, The Lions of Al-Rassan (che rievoca la Spagna medievale e la Reconquista).

Children of Earth and Sky è ambientato un po’ più avanti nel tempo rispetto agli altri libri menzionati, e segue le avventure di personaggi che si muovono tra la città mercantile di Seressa (ovvero Venezia), il mare Seressini (l’Adriatico) e Asharias, che un tempo si chiamava Sarantium.

Al di là dello stile ricco ed evocativo, che di GGK mi ha sempre affascinato, mi piace e ammiro la sua capacità di creare qualcosa di innovativo e originale partendo da elementi e momenti storici non tanto conosciuti o esplorati dalla narrativa di genere e non.

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2) City of Blades di Robert Jackson Bennett

In tutta sincerità non mi aspettavo che questo libro spuntasse fuori. Robert Jackson Bennett è prevalentemente un autore di horror con una prosa che, per me, lo rende un pretendente al titolo di Stephen King della nuova generazione. Quando se n’è uscito con un romanzo fantasy, City of Stairs, mi sono detto, magari vorrà sperimentare qualcosa di nuovo, o magari vorrà dimostrare di non essere solo uno scrittore horror. E, porca pupazza, City of Stairs è stato probabilmente il mio libro preferito del 2015. Un romanzo che parla delle tensioni politiche in una città che un tempo dominava il mondo intero e che in seguito è collassata su sé stessa, con in più divinità morte che vengono usate come armi di distruzione di massa, non può che risultarmi gradito. In più RJB è uno scrittore efficace, e il mondo che ha costruito è strano e interessante. La storia di City of Stairs è abbastanza autoconclusiva, ma ha luogo in un continente in cui Bulikov (la città delle scale in questione) non è l’unica delle cosiddette Città Divine.

Questo significa che, quest’anno, Robert Jackson Bennett se n’è uscito con un secondo romanzo ambientato tra le Città Divine, intitolato City of Blades. Con mio sommo piacere. La città delle lame in questione è Voortyashtan, un tempo abitata dal dio della guerra e della morte e ora in preda a violenze e sommosse quotidiane. City of Blades porta con sé un cambio di protagonista (ma la nuova protagonista il generale Turyn Mulaghesh era un personaggio secondario del romanzo precedente, e ai tempi mi era piaciuta assai) ma promette di mantenere invariato tutto ciò che ha fatto di City of Stairs una delle mie letture preferite dell’anno passato.

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3) The Spider’s War di Daniel Abraham

The Spider’s War è il tassello conclusivo della pentalogia The Dagger and the Coin di Daniel Abraham, che funge da seguito e conclusione a The Dragon’s Path, The King’s Blood, The Tyrant’s Law e The Widow’s House. Dato che si tratta dell’ultimo romanzo di una serie di cinque non spoilererò molto della trama, perché costruisce sulle basi delle precedenti, ma parla, a grandi linee, dell’epica guerra per la conquista di un continente e delle avventure di un gruppo di personaggi per scongiurarla. Il focus della serie è sempre stato da una parte sull’esercito (il Dagger) e dall’altra sulle banche (il Coin), e ora questi due elementi si incontrano per l’esplosivo (almeno spero) gran finale.

Devo ammettere che la serie è andata un po’ in calando, con i due libri precedenti e se ho procrastinato la lettura (il libro è uscito in primavera) è anche un po’ a causa di questo. Ciò nonostante mi piace la prosa semplice e movimentata di Abraham e ormai mi sono affezionato almeno un po’ ai personaggi principali della storia, quindi provo nei loro confronti un senso di lealtà che mi spinge a voler sapere come va a finire la loro grande storia. Dato che questo è l’ultimo libro, mi aspetto da Abraham qualche scossone e colpo di scena, che latitano un po’ dall’inizio della serie.

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4) The Fireman di Joe Hill

Oh, The Fireman di Joe Hill. Joe Hill è abbastanza famoso e NOS4A2 era uno dei migliori romanzi del 2013, e The Fireman è il suo ultimo libro, che parla di una epidemia che causa la morte per autocombustione. Questo è tutto quello che vi serve sapere.

Ah, no, c’è un’altra cosa.

Non comprate questo libro.

Sul serio. Se siete in libreria nei pressi dello scaffale horror (o thriller, perché è lì che ho trovato NOS4A2) e vi trovate davanti un romanzo che asserisce di essere The Fireman – L’uomo del fuoco di Joe Hill non sfogliatelo nemmeno e passate oltre. Piuttosto comprate qualcosa di Baricco. Leggetelo in inglese, se ne avete la possibilità. Piratatelo, se siete in tal senso inclini. Fate che i vostri soldi, i vostri 14.90€, siano un messaggio alla Sperling & Kupfer e quel messaggio sia un accorato vaffanculo. Perché non c’è nessun motivo logico di spezzare in due parti un romanzo che, nella sua edizione originale, conta poco meno di 750 pagine (non 980, 1136 o 1203, proprio settecentocinquanta – volete davvero dirmi che non ci stava nella legatura?). Perché The Fireman non è stato pensato per essere spezzato in due. Perché si tratta solo di una becera mossa commerciale per spillare con l’inganno quattrini ai lettori più sprovveduti (tipo me).

Per cui, in sostanza, The Fireman è un libro che suona interessante di un autore che ormai ha acquistato un certo favore di pubblico indipendentemente dalla figura paterna. Merita di essere letto. Merita anche un editore meno disonesto della Sperling & Kupfer.

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5) Guiscardi senza gloria di Mauro Longo

Questo libro è italiano, come i più scaltri avranno senz’altro notato. È edito dalla Acheron Books ed è uscito il mese scorso. È un romanzo basato su Ultima Forsan che è un’ambientazione made in Italy per il gioco di ruolo Savage World. Di norma abbinare la parola “romanzo” a “gioco di ruolo” mi causerebbe brividi e sudori freddi (ciò detto, anche Malazan era l’ambientazione di un gioco di ruolo in origine, per cui…) ma in questo caso non mi interessa granché perché ho letto la trama e suona fantastica, creativa ed estremamente divertente.

Ambientata centosettant’anni dopo l’arrivo del Flagello dei Morti (che non so cosa sia ma in copertina ci sono degli zombie, quindi spero sia un’epidemia zombie) vede protagonisti un manipolo di manigoldi, i guiscardi senza gloria del (più che azzeccato) titolo alle prese con una serie di avventure per impedire a un condottiero del Sacro Impero di Francia di mettere le mani sull’eredità di Marco Polo. Il blurb promette “spadaccini meccanici, automi vitruviani e abomini senza nome generati dal Flagello” il che mi suona parecchio caciarone e divertente, ossia la lettura perfetta per staccare dal grimdark di Malazan.

In tutta onestà starei già leggendo Guiscardi senza gloria tra un capitolo e l’altro di Memories of Ice, se non fosse che il romanzo, a quasi un mese dalla sua uscita, figura ancora come non disponibile su Amazon (e sono a tanto così dallo scrivere all’editore al riguardo). Magari me lo faccio comprare da qualcuno che va al Lucca Comics.